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     State a casa   
     Monday, 23 March 2020 @ 16:30
     Leggi il profilo di: Empatia
     Visualizzazioni: 157

    Racconti

    Giorgia si è destata, fissa il soffitto bianco della tenda allestita nel posteggio dell’ospedale S. Raffaele. Guarda in alto, i pensieri come immagini proiettate su uno schermo asettico si susseguono vorticose.

    “ È un sogno, solo un brutto sogno”.

    Giorgia è spaventata, sente la gola raschiare contro l'aria che ancora fatica a giungere ai polmoni e percepisce l'eco delle strette che le ingabbiavano il torace. Ha bisogno di sapere, ma non riesce a voltare il capo. Il collo rigido, quel male che si irradia dalle spalle alla base della nuca la distoglie da un dolore più grande. Ha gli occhi gonfi, le ciglia cercano di trattenere i ricordi, ma infine, come un torrente che tracima dagli argini sente le lacrime fluirle sul viso.

    Giorgia torna con la mente a quando era piccola, al mercato di piazza Gobetti: i banchi carichi di frutta profumata, le caramelle che giravano vorticose e colorate nelle ruote di plastica appese ai chioschi di dolciumi e Umberto che le allungava una michetta ancora tiepida di nascosto da nonna Bice. Lei staccava la parte superiore, rigonfia e fragrante e la cedeva a Giulia, mentre soddisfatta rosicchiava la base del panino.

    Giulia è identica a lei nell'aspetto, sono gemelle, per tutto il resto sono completamente differenti è come se si completassero a vicenda. Giulia è timida, riservata, non ama la confusione, mentre Giorgia non perde occasione per attaccare bottone con chiunque le capiti a tiro. Da piccole finivano spesso in castigo per le marachelle architettate da Giorgia, ma la sorella non si è mai lamentata. Giulia era una bambina dalla salute cagionevole, così Giorgia le allestiva dei piccoli spettacoli teatrali per incoraggiarla. Giorgia adolescente amava correre, nuotare e cantare a squarciagola mentre Giulia la guardava sdraiata dal plaid sotto la betulla posta al centro del giardino, distesa a pancia sotto con un libro di Tolkien attorcigliato tra i pensieri. Giorgia ha frequentato per tre anni un istituto professionale ed oggi lavora presso un fotografo del centro, organizza eventi. Giulia sta finendo l’università alla Statale, lettere moderne.

    Due settimane fa è stato reso noto l'arrivo in Italia di una nuova influenza virale molto contagiosa, si è propagata da oriente e colpisce le persone più anziane e fragili. I responsabili sanitari hanno chiesto alla popolazione di rallentare la socialità per evitare di arrivare al collasso delle strutture mediche. I macchinari idonei ad affrontare l’emergenza cominciano a scarseggiare, i posti in terapia intensiva sono quasi tutti occupati ed i medici e gli infermieri sono sottoposti a turni estenuanti.

    Questo è ciò che i media riferiscono stia accadendo all'interno degli ospedali.

    Giorgia è sempre stata molto attiva socialmente, mentre per Giulia la sorella è l’unica vera amica. Giorgia non crede alle notizie riportate dai telegiornali ed in accordo con il suo datore di lavoro organizza un aperitivo “intimo”, solo venticinque persone, per mostrare le foto scattate un anno fa nella provincia di Wuhan, epicentro del contagio. Sono giorni che Giulia non esce di casa, le scuole sono chiuse da una settimana e lei, a differenza della sorella, è spaventata a morte dalle notizie che si susseguono su tutti i mezzi d’informazione.

    Ma poi nelle tribune si minimizza, qualcuno asserisce che si tratti solo di un complotto per affondare l'economia italiana, c’è chi afferma che il nuovo virus sia poco più invasivo di una comune influenza. Il problema economico diventa più ingente del propagarsi del contagio e le persone continuano ad uscire. Si chiede alla gente di rallentare la socializzazione, ma negozi bar e parchi sono ancora tutti aperti. Giorgia pensa che finché non vi è l'obbligo di stare in casa, finché si tratta solo di suggerimenti, la scelta dipenda dalle esigenze del singolo cittadino.

    Giorgia è convinta che nulla potrà accaderle, il virus attacca solo alcune categorie di persone; Giulia è giovane e non ha contatti con persone anziane o gravemente malate, così cede all'invito della sorella e domenica sera, di nascosto dal virus, si allontanano insieme dall'appartamento che condividono poco distante dal campus.

    La serata è splendida, l'aria comincia a profumare di primavera, il vento tiepido gioca con le ciocche ribelli fuoriuscite dalle code di cavallo: tesa e alta sulla nuca quella di Giorgia, abbandonata fluidamente sulle spalle quella di Giulia.

    Il buffet allestito da Giorgia per l’evento: sushi, nervetti e un caleidoscopico pinzimonio, ottiene un gran successo. Giulia dopo un po’ vorrebbe rientrare a casa, non si sente bene, forse è solo ansia, eppure non crede più sia stata una buona idea uscire quella sera. Giorgia cerca di tranquillizzarla, è ancora presto e lei non comprende la sindrome di Cenerentola che contraddistingue da sempre la sorella.

    Giorgia non ricorda come tutto sia cominciato, facevano entrambe fatica a respirare, l'ossigeno pareva insufficiente, i polmoni continuavano a reclamare aria. Erano già due giorni che Giulia aveva la febbre , ma perché non poteva essere un’influenza normale?

    Giulia e Giorgia sono state soccorse dal 118 alle prime luci dell'alba. I posti in terapia intensiva all’interno dell’ospedale non erano più disponibili perciò sono state collocate nella tensostruttura allestita nell’ex area parcheggio.

    Giorgia non riesce a voltare il capo, il casco per la respirazione artificiale le rende complicato muovere il collo, sul letto affianco dovrebbe esserci Giulia, sono state portate via dall’ambulanza insieme.

    Giorgia non riesce a percepire la gemella, sente un vuoto pervaderla da dentro ma non comprende di che si tratti, fino ad ora non ha mai avuto paura di nulla.

    Le infermiere all’interno della tenda si susseguono freneticamente. Sembra non possano fermarsi un istante. Giorgia le vede girare attorno al letto senza poterle fermare, vorrebbe sapere che fine a fatto Giulia eppure è bloccata dal casco e ancor di più dal timore di ricevere una risposta.

    Un’infermiera tra mille tubi, flebo e mascherine nota le lacrime di Giorgia e le si avvicina. Si accosta al casco e ascolta l'ennesima tragedia della giornata. L’infermiera scompare fra mille incombenze e Giorgia rimane nuovamente sola mentre una moltitudine di camici le girano attorno. I medici passano tra i lettini e danno disposizioni al personale. Tutti si muovono all’unisono come un meccanismo formato da mille ingranaggi, alcuni più piccoli, altri più grandi, tutti essenziali. È miracoloso ciò che insieme e con così pochi mezzi siano in grado di realizzare.

    Dopo un tempo indefinito l'infermiera che ha ascoltato le preghiere di Giorgia fa capolino sullo sfondo della tensostruttura e le si avvicina. Giorgia ora la riesce a vedere meglio ha i capelli grigi raccolti in una stretta crocchia, gli occhi sono piccoli, azzurrissimi e lucidi, devono essere rimasti aperti per troppe ore, due borse bluastre ne sottolineano la spossatezza. L’infermiera si appoggia alla sponda del letto, è evidente che è allo stremo delle forze, eppure è raggiante ed entusiasta le comunica che Giulia è stata ricoverata in una stanza all’interno dell’ospedale perché la sua situazione inizialmente era stata ritenuta critica, ma sembra che ora stia meglio.

    Giorgia è stata fortunata, l'infermiera le confida di essere riuscita a rintracciare la gemella solo perché sono identiche. Continuano ad arrivare centinaia di persone, i posti letti scarseggiano, lei ha già fatto tre turni di fila per sopperire ai colleghi che si sono ammalati a loro volta, ma è contenta di essere riuscita ad aiutarla.

    Giorgia fa fatica a parlare vorrebbe ringraziare l'infermiera, ma la gola le duole da morire, deve scegliere bene cosa dirle, non può sprecare le parole. Si volta e sinceramente affranta le sussurra - Scusa. -


     



    State a casa | 5 Commenti | Crea un nuovo Account

    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
    State a casa
    Contributo di: Armida Bottini on Monday, 23 March 2020 @ 18:14
    Che incubo Empi! Attuale ed agghiacciante, mi sento Giorgia. Ciao piccola, ciao. --- Midri

    [ ]

    State a casa
    Contributo di: Riflessi on Tuesday, 24 March 2020 @ 11:46
    Giorgia e Giulia incarnano due modi di rapportarsi agli altri e alle situazioni che in questo caso possono fare la differenza tra vita e la morte di milioni di persone. Oggi dobbiamo tutti fare uno sforzo e capire che la responsabilità e la solidarietà sono le uniche chance che possono impedire a di noi di trasformarci in un'arma contro se stessi. L'invisibile si combatte con l'invisibile, togliere i ponti al virus affinchè esso si estingua... solo così potremo riappropriarci della nostra prerogativa di esseri sociali! Intreccieremo di nuovo i respiri, scambiaremo i calori tra le mani, metteremo da parte le nostre maschere. Forza e unione... soli... ma insieme!

    [ ]

    State a casa
    Contributo di: Empatia on Tuesday, 24 March 2020 @ 12:57
    Voglio augurare una splendida giornata a tutti quanti,
    ho scritto questo racconto poiché
    volevo dare il mio contributo per sottolineare quanto sia
    importante stare in casa in questo momento, e nei prossimi
    giorni quando, speriamo, il trend delle vittime continuerà
    a diminuire, perché mentre il numero dei contagiati è
    relativo solo alle persone che hanno eseguito il tampone i
    morti sono reali, non sono numeri. Purtroppo in Lombardia
    in molti abbiamo parenti, amici o conoscenti che sono
    deceduti a causa del corona virus. Per lo più sono
    persone che avevano problematiche pregresse ma non sarebbero
    morte se non fossero state infettate. Abito tra Milano e
    Bergamo, nelle ultime tre settimane sono uscita due volte,
    per fare la spesa. Faccio trenta minuti di camminata attorno
    al divano tutti i giorni, poi preparo i biscotti con mio
    figlio così vanifico qualsiasi possibile risultato. Ho
    provato le consegne on line ma il
    sistema è in tilt. Abito in centro, vedo in tv i medici e
    gli infermieri che piangono e implorano aiuto, e poi
    sbirciando dalla finestra noto persone che passeggiano, si
    siedono sulle panchine, una nonna porta il nipotino in giro
    per la piazza con la carrozzina...perché l'aria sul balcone
    dovrebbe essere meno salutare? State a casa, è l'unico
    modo per uscirne prima possibile ed evitare altri focolai in
    giro per l'Italia.
    Comunque ultimamente la sera per sfogarmi e per sopperire al
    senso di impotenza che mi fa star male, quando sento
    movimento sotto il balcone accendo il telefono, seleziono su
    internet "sirena dei vigili" e sporgo il telefono dalle
    persiane socchiuse.
    Oh funziona!
    Un salutone a tutti, ce la faremo.

    [ ]

    State a casa
    Contributo di: marco cinque on Wednesday, 25 March 2020 @ 14:51
    Quella che si sta vivendo è una tragedia al cui interno ce ne sono molte altre, magari meno visibili, ma non meno tragiche.
    Tra queste la frustrazione del personale sanitario, la rabbia di sentirsi chiamare “eroi”, con la consapevolezza che un paese che ha bisogno di eroi è un paese sbagliato.
    Tra queste l'impossibilità dei famigliari di assistere i loro congiunti malati.
    Tra queste la solitudine di chi si ammala e soffre e muore.
    Tra queste il non poter nemmeno fare un funerale per ricordare i propri cari.
    Tra queste il sentire voci di persone che riducono la tragedia ad una complottistica esagerazione.
    Per il lavoro che faccio (sono tra quelli che debbono continuare a lavorare) leggo continuamente lettere e testimonianze strazianti, per le quali non c'è nemmeno spazio per darne voce. Quindi, letture doppiamente strazianti, condannate a soffrire in silenzio, a perdersi nell'oblio.

    Poi leggo questa storia di Giorgia e Giulia, che sintetizza un po' tutte le storie, dove si è costretti a condividere lo stesso inferno, lo stesso dolore, le stesse frustrazioni.
    E trasformare quella che viene considerata una sottrazione insopportabile della propria libertà in un'occasione per rinunciare ai prorio piccoli egoismi per una ragione collettiva, ben più importante dei propri personali diritti, come ad esempio restare semplicemente a casa, non mi sembra un prezzo così alto e doloroso da pagare, almeno pensando all'altrui dolore.

    Grazie, un abbraccio virtuale

    ---
    marco cinque

    [ ]

    State a casa
    Contributo di: Elysa on Friday, 27 March 2020 @ 08:44
    davvero una narrazione coinvolgente e forte, mi è piaciuto
    molto!

    ---
    Elysa

    [ ]

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