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     Jack Hirschman: The Red Poet   
     Monday, 17 February 2020 @ 13:30
     Leggi il profilo di: marco cinque
     Visualizzazioni: 176

    Saggi

    Jack Hirschman è un ragazzo ottantasettenne, tra le voci poetiche contemporanee più alte e combattive della controcultura statunitense. Poeta, scrittore, artista e perfomer a tutto tondo, la sua poetica è un lungo percorso di coerenza, nella febbrile ricerca di quella che lui definisce la “verità dell’essere”.
    Nato il 13 dicembre 1933 a New York, nel Bronx, in gioventù insegnò presso la UCLA University di Los Angeles e tra i suoi studenti figurava anche un certo Jim Morrison, poi leader dei Doors. Nel 1953 Hirschman inviò alcuni suoi racconti a Ernest Hemingway, che gli rispose incoraggiandolo a continuare a scrivere. Anni dopo, in seguito alla morte di Hemingway, la Associated Press diffuse la lettera che venne pubblicata sui giornali di tutto il paese, compreso il New York Times, come “Lettera a un giovane scrittore”.

    Amico di molti poeti della Beat Generation, viene spesso confuso con quel movimento, ma
    Hirschman si differisce politicamente da una corrente letteraria che lui ha sempre definito una “rivoluzione borghese fatta di misticismo orientale e droghe”, ma anche un “business letterario”, mentre è stato sempre più vicino a poeti come il compianto Amiri Baraka (ex Leroy Jones) e a movimenti radicali come il Black Panther Party. In un’intervista ha dichiarato senza mezzi termini che “la Beat Generation non è un’avanguardia. La vera avanguardia è quella capace di lottare contro le ingiustizie ed è vicina alle istanze dei poveri nel mondo. Questa è la responsabilità dei veri poeti.”

    Pur boicottato dal mercato editoriale statunitense, Hirschman ha pubblicato più di cento libri ed ha curato un’infinità di traduzioni, da nove diverse lingue, di autori come Majakovskij, Dalton, Pasolini, Scotellaro, Laraque, Celan, Heidegger, Artaud, Neruda e molti altri. A proposito di Pasolini, in una recente intervista Hirschman aveva affermato: “Penso che la più grande tragedia della poesia del ventesimo secolo sia stata il suo assassinio. Dopo Pasolini c’è un vuoto enorme, un buco gigantesco. Tanti negli Stati Uniti lo conoscevano per i suoi film, ma lui era un poeta fino in fondo. Il cinema del resto è stata una continuazione della poesia con forme espressive diverse. La sua morte è stata una grande tragedia.”

    Ebreo e comunista, Hirschman è stato definito in diversi modi, tra cui “poeta rosso”, nomignolo che dà anche il nome al film documentario Red Poet, dedicatogli qualche anno addietro dal filmaker Matthew Furey’s (il filmato è facilmente reperibile e scaricabile dal web). Ma anche questa suggestiva definizione sta stretta ad Hirschman, che è molto di più e a testimoniarlo ci sono le scelte della sua stessa vita; scelte senza compromessi o ambiguità, che gli sono costate una brillante carriera di docente universitario. Infatti fu espulso dalla UCLA University perché promuoveva col massimo dei voti gli studenti passibili d’arruolamento per evitar loro la guerra in Vietnam. Tuttora Hirschman vive un’esistenza condotta ai margini della povertà, ma a lui poco importa del successo perché si sente già ricco con la sua poesia e perché tra i suoi versi e la sua vita non si vede nessuna distinzione, dal momento che riesce ad essere tutto ciò che scrive.

    Nel 1972 Hirschman ha iniziato a scrivere gli Arcani, cioè i suoi poemi più lunghi, che egli descrive come una “trasformazione dialettica materialistica di ciò che è spesso alchemico o mistico. In essi cerco di portare avanti il significato spirituale del pensiero e del sentimento dialettico in un senso personale e politico.” Oggi “The Arcanes” è diventata un’opera monumentale bilingue (inglese/italiano), pubblicata in tre volumi di 1000 pagine ciascuno, per le Edizioni Multimedia di Salerno. Tra i suoi tantissimi Arcani, spicca quello del 2001 sulle Twin Towers. Quell’11 settembre Hirschman era a Bologna e assistette alla tragedia guardando uno schermo televisivo, consapevole che sua figlia Celia era nei pressi. Il testo si srotola su due registri: nel primo un lucido e spietato atto d’accusa contro il suo stesso Paese, nel secondo le rivendicazioni lasciano spazio all’amore paterno per Celia, alla paura, alla commozione.

    L’ARCANO DELLE TWIN TOWERS

    1.
    Un lutto tale dal quale
    potremmo svegliarci
    (essendo stati risvegliati da una tale luce)
    per vedere la luce
    alla fine:
    che noi siamo ora
    non più
    né meno ma siamo stati più di altri

    una terra violenta

    nei nostri mercati monetari
    nella nostra “legge ed ordine”
    nei nostri “Quotidiani” quotidiani
    nei nostri letti

    una vita violenta

    fingendo un’innocenza impenetrabile
    e il potere simbolizzato
    da quelle gigantesche
    Twins.

    La loro distruzione:
    sogno di Hitler, sognato persino
    prima che fossero costruite,
    prima che il suo suicidio
    cominciasse a combattere al fianco
    del fanatismo religioso.

    E noi
    che avevamo ereditato tanto
    della sua violenza ed anti-comunismo,
    noi, che infine abbiamo persino
    finanziato l’attacco
    alla nostra pretesa innocenza
    – noi così a nostro agio
    con il fascismo (negato, naturalmente)
    con la brutalità (rinnegata naturalmente)
    con la libertà sentimentalizzata
    da un nucleo di vuoto distruttivo,
    disperazione,
    cinismo in fondo,

    figli di un nichilismo
    a stelle e strisce (naturalmente negato e rinnegato)

    “dalla California
    all’isola di New York”

    fratelli e sorelle,
    i miei
    così tristemente colpiti,
    così profondamente colpiti.

    2.
    L’Israeliano dice: “Ora lo sanno”
    lui che è stato infestato
    dai geni
    di una siringa di male indimenticabile
    lunga dodici anni.

    Probabilmente siamo noi ora a sapere
    che cosa significhi essere totalmente detestati
    fino all’apocalisse.

    Ed è una difesa fascista contro
    un attacco fascista che il mondo
    sta preparando, perché non c’è altro
    che quel nulla
    di un pianeta scorpione che si mangia
    la coda;

    ed è la consapevolezza di questa verità
    che raddoppia il lutto
    e rende più profonda la paura
    della perdita dell’innocenza
    che già prima era una bugia.

    Questa volta siamo davvero intrappolati
    dalla verità e ci addolora
    noi che siamo stati così a nostro agio
    nella libertà della menzogna.
    Questa volta la mobilitazione totale
    della consapevolezza della guerra dice:
    anche se il pacifismo cresce,
    anche se esso impedirà attacchi in risposta,
    anche se la non violenza trionfa,
    il futuro sarà
    come un uomo di colore,
    o come l’erotismo,
    che pur non più linciato o censurato,
    comunque non si sentirà
    mai completamente a proprio agio
    in questa vita terrena.

    Il dominio del nulla
    è completo ora.
    Dio assassinato da un lato.
    Dio suicidato dall’altro.

    Il trionfo del fascismo.

    Siamo condannati a vivere
    le nostre vite non-violente
    comprando e vendendo
    e pregando la violenza
    nostro malgrado

    perché non c’è nient’altro,
    nulla è cambiato,
    è solo più chiaramente rivelato.

    3.
    Celia,
    so che sei corsa verso
    non via da,
    per aiutare, salvare.

    E che hai visto il
    secondo aereo svanire
    nel muro mentre correvi
    in quella direzione.

    E che hai visto, per
    la prima volta nella tua vita,
    esseri umani saltare giù
    da finestre altissime.

    E le Twins collassare
    in un’unica montagna ripiegata
    di una morte moltiplicata per mille
    e macerie e polvere.

    Nulla di ciò che ho visto
    su uno schermo televisivo
    migliaia di miglia lontano
    in un altro continente

    può avvicinarsi all’orrore
    di ciò che tu hai visto mentre
    correvi verso la scena
    fin quando non hai più potuto,

    nuvole di polvere si espandevano
    nelle strade e
    quelli che correvano
    via dal nucleo per salvarsi

    ti dicevano che non potevi
    andare oltre, non potevi aiutare,
    non potevi salvare, o mia
    coraggiosa, coraggiosa figlia.

    So che il tuo dolore non viene
    da lontano. In vano, in vano
    sono morti! gridi e
    la tua disperazione allora forse

    ci risparmia, forse addirittura ci salva
    dallo shock che
    ha trasformato il futuro in un
    arcaico scavo archeologico.

    4.
    La notte che è arrivata, la notte tecnologica, lunga tutto il giorno,
    e con essa il lutto,
    il digiuno dei veloci,
    il gusto amaro
    del proprio deserto.

    E che non è solo nostro
    perché tutti parliamo con bocche di sabbia,
    e le dune crescono, a onde con le parole
    di un’oscurità abbagliante nel sole
    che è infranto in ciascuno di noi.

    Per tutta la notte, aeroplani ed elicotteri hanno volato
    sui portici terra bruciata di Bologna,
    dove mi ritrovo
    in lutto.

    È diventato lo Stato
    dell’Essere.

    Una bandiera nera
    a mezz’asta.

    Sospesa a mezz’aria.


    (2001) Traduzione di Raffaella Marzano


    La sua ispirazione politica lo conduce da sempre a fianco degli ultimi, tra poveri, senzatetto, emarginati, immigrati e carcerati. L’idea di poesia di Hirschman infatti è ben lontana dai salotti letterari e dalle accademie, i suoi ambiti naturali sono le strade, le piazze, i teatri, i centri sociali, le scuole, le carceri e le periferie. Il suo attivismo militante e non violento a fianco dei diseredati gli è costato diversi arresti negli Stati uniti, cosa ben difficile da immaginare per un poeta o uno scrittore italiano.

    Ricordo ancora quando portai Hirschman nel carcere di Pesaro, per un incontro poetico assieme a detenute e detenuti: uno di loro si alzò dalla sala gremita, credendo di avere a che fare con un qualunque affermato personaggio della cultura, e gli chiese in maniera un po’ ruvida: “ma tu il carcere lo conosci? Ci sei mai stato?”. Hirschman, a quel punto, semplicemente sorrise, aprì il palmo della mano e rispose: “sì, cinque volte”. Dall’auditorium si alzò allora un boato collettivo, quasi come fossimo in uno stadio di calcio e la squadra del cuore avesse fatto goal. Quelle che chiamano “affinità elettive” si materializzarono all’istante e la partecipazione che ne seguì fu straordinaria, commovente. A incontro terminato, i semi lasciati iniziarono a germogliare tra i detenuti, tanto che nel volgere di pochi mesi curai, per le Edizioni Pellicano, la pubblicazione di una raccolta di versi sul carcere intitolata “liberAzione poEtica”, con testi scritti dagli stessi detenuti e una bellissima prefazione del loro amico americano.

    La scrittura per Hirschman non dev’essere un linguaggio “innocuo”, teorico e retorico, ma deve vivere materialmente anche al di fuori dei contenitori in cui le parole sono rinchiuse in veste tipografica, disposte in bella fila su pagine silenziose. La sua voce potente, spesso intrecciata a percorsi sonori e ritmici, è un’esperienza che chi ha avuto la possibilità e la fortuna di vivere non può dimenticare. Epico un suo reading a San Francisco, che dedicò ai senzatetto, declamando versi roventi davanti a un pubblico di settecento homeless.

    Nel 2002 la Before Columbus Foundation attribuì ad Hirschman l’American Book Award for Lifetime Achievement. Nel 2006 la città di San Francisco gli conferì finalmente il riconoscimento di “Poeta Laureato”, poi lo stesso anno ricevette a Reggio Calabria il “Premio Città dello Stretto”, mentre nel 2007 gli venne consegnato a Salerno il “Premio Alfonso Gatto” e l’anno successivo ricevette, ancora in Italia, la cittadinanza onoraria di Baronissi.
    Quando nel 2007 andai a San Francisco per un documentario (poi trasmesso dall’emittente italiana La7) sui detenuti amerindiani richiusi nel braccio della morte di San Quentin, detenuti con cui avevo una relazione epistolare, incontrai Hirschman nello storico Caffè Trieste e non mancammo di improvvisare un reading davanti al penitenziario, subito prima che entrassi in visita ai prigionieri. Ma il suo impegno più grande è da sempre quello contro la guerra: “Sono nato durante la seconda guerra mondiale, quando si diceva “uccidi i nazisti”. Conosco l’esperienza della guerra in Vietnam, della guerra in Corea e di tutte le guerre. E le guerre sono un’esperienza che non bisogna ripetere, favorire o aiutare. Mai!”
    In Italia Hirschman ha una collaborazione storica con la Casa della Poesia di Baronissi (Salerno) e i suoi libri sono tradotti da Raffaella Marzano e pubblicati da Multimedia Edizioni, mentre i suoi frequenti reading italiani, realizzati nel vivo del tessuto sociale, sono promossi e organizzati da Sergio Iagulli, marito della Marzano. Dal 1992 Sergio e Raffaella sono praticamente diventati la sua famiglia italiana.

    Personalmente ho avuto la gioia e la fortuna di poter collaborare con Hirschman in tante diverse occasioni, con letture sposate a interazioni musicali. Soprattutto i concerti poetici realizzati all’interno degli istituti scolastici hanno avuto un impatto emotivo speciale, come quando nel Liceo Scientifico Morgagni di Roma gli studenti parteciparono attivamente alle letture e Jack non poté nascondere la sua profonda commozione. In quell’occasione lesse una delle poesie a cui è più legato: “Mother”, registrata dal vivo e scaricabile da questo link: https://www.youtube.com/watch?v=hdEleDTfXQI

    Per non parlare delle molteplici improvvisazioni realizzate dopo gli incontri ufficiali, spesso in locali e bettole dove andare a far grandi bevute e declamare a braccio, anche senza musica, come si può ascoltare in questa registrazione, dove leggemmo, tra un bicchiere e l’altro, una delle poesie che Hirschman propone sempre per introdurre i suoi recital, cioè quella che parla del luogo in cui è nato, “New York”:
    https://www.youtube.com/watch?v=gXfBPfH-3Gs

    Nel 2009, assieme a Sarah Menefee, Bobby Coleman e Cathleen Willams, Hirschman fondò le Revolutionary Poets Brigade: un’organizzazione internazionale di poeti politicamente e socialmente impegnati, che oggi conta gruppi in diverse città: Los Angeles, Albuquerque, Chicago, Burlington, Parigi, ma anche Roma, Bari, Pesaro e svariate altre città italiane. Oggi persino un gruppo di detenute e detenuti hanno costituito un gruppo di RPB nelle Marche. La sezione romana delle RPB, di cui faccio parte, ha già prodotto due raccolte antologiche e realizzato numerosi reading.

    Nel 2014, in occasione del suo ottantunesimo compleanno, assieme ad Alessandra Bava curai una raccolta di testi e fotografie a lui dedicata, intitolata “Jackissimo”, che raccoglieva le poesie di molti suoi amici e amiche italiani. È stato un regalo attraverso cui si è voluto manifestare l’affetto, ma anche celebrare l’umanità e l’impegno di un uomo che, seppur colpevolmente ignorato dai grandi circuiti letterari, lascerà un segno profondo e indelebile nella storia e nella poesia di questo secolo.

    §§§

    SENTIERO

    Vai al tuo cuore infranto.
    Se pensi di non averne uno, procuratelo.
    Per procurartelo, sii sincero.
    Impara la sincerità di intenti lasciando
    entrare la vita, perché non puoi, davvero,
    fare altrimenti.
    Anche mentre cerchi di scappare, lascia che ti prenda
    e ti laceri
    come una lettera spedita
    come una sentenza all’interno
    che hai aspettato per tutta la vita
    anche se non hai commesso nulla.
    Lascia che ti spedisca.
    Lascia che ti infranga, cuore.
    L’avere il cuore infranto è l’inizio
    di ogni vera accoglienza.
    L’orecchio dell’umiltà ascolta oltre i cancelli.
    Vedi i cancelli che si aprono.
    Senti le tue mani sui tuoi fianchi,
    la tua bocca che si apre come un utero
    dando alla vita la tua voce per la prima volta.
    Vai cantando volteggiando nella gloria
    di essere estaticamente semplice.
    Scrivi la poesia.

    §§§

    BLU

    L’amore mi travolge
    come colei che è andata via
    e ha lasciato il suo vestito bianco
    a fiorellini blu
    dietro. Dietro, dietro
    andando verso il futuro
    radiosamente nuda. Cosa
    devo farne? Indossarlo?
    Io non indosso abiti. Amo
    quello che c’è dentro. Ma
    questo è così triste e solo
    che lo lascerò posato
    per un po’ sul mio petto,
    contro la curva del mio braccio
    e lascerò che i fiori blu
    siano blu.

    §§§

    UN GIORNO

    Un giorno smetterò di scrivere e dipingerò soltanto
    smetterò di dipingere e canterò soltanto
    smetterò di cantare e me ne starò seduto soltanto
    smetterò di stare seduto e respirerò soltanto
    smetterò di respirare e morirò soltanto
    smetterò di morire e amerò soltanto
    smetterò di amare e scriverò soltanto

    (Jack Hirschman)

     



    Jack Hirschman: The Red Poet | 5 Commenti | Crea un nuovo Account

    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
    Jack Hirschman: The Red Poet
    Contributo di: indio on Wednesday, 26 February 2020 @ 10:11
    molto molto interessante, grazie per avermi dato questa
    opportunità
    ...non conoscevo così tanti dettagli di questo poeta... mi
    hai incuriosito parecchio e adesso intendo approfondire
    ancora di più.
    complimenti marco cinque
    un saluto.

    ---
    mitakuye oyasin

    indio

    [ ]

    Jack Hirschman: The Red Poet
    Contributo di: Elysa on Thursday, 27 February 2020 @ 10:26
    le poesie sono davvero stupende...non conoscevo questo autore e ora cercherò di approfondire perchè mi ha colpito davvero molto, grazie di avercelo presentato così bene --- Elysa

    [ ]

    Jack Hirschman: The Red Poet
    Contributo di: Lorens on Thursday, 27 February 2020 @ 15:15
    ..."Jack Hirschman: The Red Poet..." ricordo che questo sito
    credo sia una opportunità per scrivere poesie o racconti di
    proprio pugno.

    Questa proposta mi sembra semplicemente essere una ricerca
    da wikipedia di un autore menzionato nel titolo.

    Ringraziando per la citazione così fornita di questo
    J.Hirschman, del quale per altro non mi piacciono le sue
    poesie, seppur condividendo in generale il suo pensiero
    politico, mi aspetto per il futuro un tuo racconto con
    propria originale sceneggiatura, attori protagonisti e "non"
    per un brano che possa soddisfare le peculiarità e lo stile
    della tua penna al momento ancora anonima non rappresentata.

    ... “La Marco Cinque Universal film entertainment” è lieta
    di presentare :

    "Ricerche da wikipedia" (citazioni & affini))

    Lingua originale = Marco Cinguettante (penna timorosa)
    Paese di produzione = Italia
    Anno = 2020
    Durata = lunga (noia nelle sale)
    Colore = Marching Cinque color (era meglio in bianco e nero)
    Audio = Bella Ciao (canzone partigiana)
    Rapporto = 2,35 : 1
    Genere = ricerca da siti connessi (giornalismo in copia)
    Regia = Marco Cinque
    Soggetto = Jack Hirschman (poesie noiosette ripetitive)
    Sceneggiatura = Marco Cinque (da wikipedia o affini)
    Produttore = Marco Cinque (mutuo chirografario)
    Casa di produzione = La Marco Cinque Universal film
    entertainment
    Distribuzione(Italia)= nei centri di assistenza anziani
    Fotografia = Marco Cinque (obbiettivi già noti ai più)
    Montaggio = Marco Cinque (copia e incolla)
    Musiche = be molle e diesis copiativi (lai stridenti)
    Scenografia = Marco Cinque (piattume giornalistico)
    Costumi = no abiti solo quello che si ha dentro (arrestato
    per oltraggio al pudore) n.b. vedi poesia "Blu"

    ciao
    Lorens


    ---
    Lorens

    [ ]

    Jack Hirschman: The Red Poet
    Contributo di: Riflessi on Thursday, 27 February 2020 @ 15:58
    Molto interessante, grazie...

    PS
    Lorens forse non ti sei accorto che l'autore ha pubblicato nella sezione dei saggi: ci sta. Ancor di più se consideri la biografia di Marco Cinque...

    [ ]

    Jack Hirschman: The Red Poet
    Contributo di: marco cinque on Friday, 28 February 2020 @ 14:41
    Caro Pierluigi Terra, alias Lorens, temo tu stia
    prendendo lucciole per lanterne e non una, ma ben due
    volte: i testi postati nell’apposita sezione “saggi” su
    Jack Hirschman e Claribel Alegria non sono racconti e non
    hanno la minima presunzione di essere considerati tali.
    Per ciò che riguarda le facili allusioni sul copia-
    incolla wikipediano, ti sfido a trovare notizia di molte
    delle cose scritte, soprattutto quelle vissute
    direttamente e in prima persona. Poi, se parliamo di un
    autore o un’autrice di poesia, un’intervista come ad
    esempio quella a Claribel Alegria serve proprio per dar
    voce ai protagonisti dei pezzi proposti, voci che non
    trovi certo su wikipedia o simili, con buona pace del
    copincollismo che così superficialmente mi attribuisci.
    Che poi gli scritti o gli autori proposti non ti
    piacciano ci sta, figuriamoci, il mondo è bello perché
    vario e nella varietà ciascuno può scegliere quel che più
    gli garba. Per le prossime volte però ti consiglierei di
    correggere le diottrie prima di scattare foto, altrimenti
    vengono sfocate, così come i commenti.
    Un caro saluto a te e a tutte le anime belle in Vetrina.


    ---
    marco cinque

    [ ]

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