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     Non sono quello   
     Monday, 20 January 2020 @ 14:30
     Leggi il profilo di: marco cinque
     Visualizzazioni: 454

    Poesie


    C’è una geografia del dolore
    sul mio corpo promesso al nulla
    ogni poro, ogni ruga, ogni lembo di pelle
    senti? Sono il grido sordo
    del conto alla rovescia.

    Quando la bocca sarà asciutta
    e il terrore insostenibile, allora
    potrò pensare: “non sta accadendo a me”
    non sono io questa vena aperta
    con l’ago a scavarmi dentro

    non io gli elettrodi che friggono
    i pensieri come scintille e
    gli organi interni in ebollizione
    non io questo rantolo strozzato
    nel cappio che schizza via la vita
    dalle orbite e la lingua penzoloni

    non io a cagarmi nei calzoni
    non io lo sguardo di mia madre
    stravolta dietro il vetro e mio figlio
    che batte i pugni disperato
    non io che incontro gli occhi compiaciuti
    i parenti dell’assassinato, a godersi il circo
    in prima fila sgranocchiando pop corn seduti

    non io il boia che stanco torna a casa:
    “anche oggi ho guadagnato da vivere, cara”
    non io la bara, la fossa, la croce bianca
    il mio nome è “nessuno” e la morte
    l'ho già vissuta in vent’anni di attesa.

    Oh miei, miei coraggiosi papaveri
    risorti al grano acerbo
    adesso sì che vi piangerei, uno ad uno
    come le labbra morbide di un ballo promesso
    come i bicchierini pieni, le pisciate all’aperto
    e i passi a respirare strade fino all’alba.

    Come l’eco di risate allontanarsi, io, seduto al ciglio
    con l’inferno a squassarmi dentro
    e il capo sporto sull’abisso.
    Sì, è esattamente l’abisso a governare il tempo
    dicono duri pochi istanti e via, poi più nulla
    ma è in quegli istanti che ci abita l’eterno

    non sono io
    non sono quello.


    ---

    (testo tratto da “At The Top Of My Voice”, Marimbo Press, Berkeley)

     



    Non sono quello | 14 Commenti | Crea un nuovo Account

    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
    Non sono quello
    Contributo di: Carmen on Monday, 20 January 2020 @ 16:19
    Dopo tutto questo sproloquiare, non ho però capito chi sei e dove sei. Componimento ricchissimo e oscillante da un sentimento all'altro, dolore, rabbia, speranza che tutto si plachi presto, nessun appiglio provvidenziale, nessun Dio. Bella l'immagine dei papaveri, le cose che si lasciano e per questo ancor più amate. Bello direi tutto il componimento. --- Non c'è amore del vivere senza disperazione del vivere. Albert Camus

    [ ]

    Non sono quello
    Contributo di: Riflessi on Monday, 20 January 2020 @ 17:09
    Immagini crude e ancora più incisive nella presentazione in soggettiva che raccontano gli orrori della pena di morte. Grazie per averne condiviso la traduzione

    [ ]

    Non sono quello
    Contributo di: zio-silen on Tuesday, 21 January 2020 @ 08:52

    Poesia di sicuro impatto emotivo. Fui e sono d'accordissimo con quanti (anche in versi) gridano: "Nessuno tocchi Caino".
    Certo, nel componimento si avverte l'assenza di visione della vittima/e e dei suoi parenti, dei fgli, dei genitori: "quelli" del fine pena mai.
    Dubito che questi ultimi possano riconoscersi nella terzina:

    "non io che incontro gli occhi compiaciuti
    i parenti dell’assassinato, a godersi il circo
    in prima fila sgranocchiando pop corn seduti"



    ---
    zio-silen

    [ ]

    Non sono quello
    Contributo di: Elysa on Tuesday, 21 January 2020 @ 14:57
    nessuno tocchi Caino e mi sta bene...ma ricordiamoci
    ragazzi, di coloro che i vari Caino del mondo hanno
    toccato...la poesia non mi piace ridicolizza il dolore
    delle vittime.

    ---
    Elysa

    [ ]

    Non sono quello
    Contributo di: A.Sal.One on Wednesday, 22 January 2020 @ 12:50

    Dire che mi sia piaciuto
    questo intervento...no.

    Dire che mi sia piaciuto
    l'argomento...no,
    mi dispiace

    Non sono quello

    ---
    L'intelligenza poetica non e`
    ne` di tutti ne` da tutti.

    [ ]

    Non sono quello
    Contributo di: LoSpettro on Wednesday, 22 January 2020 @ 13:02
    La cosa che mi lascia perplesso del tuo punto di vista,leggendo anche il racconto, è la univoca direzionalità, bastian contraria alla comune razionalità di - credo - qualsiasi altra persona. Il monito di elysa "ma ricordiamoci ragazzi, di coloro che i vari Caino del mondo hanno toccato..." non è un caso. Vero che, leggendo il tuo blog, hai "a pelle" esperienze non comuni direttamente legate a persone in attesa di fatidichi giudizi di morte, ma no credi che le tue parole propense alla condanna dell'esecuzione capitale - che considero pure io una assurdità umana - abbraccino con esagerata umanità il condannato dimenticando che questi, abbia comunque commesso un crimine omicida e rechi addosso una macchia di disumana proporzione? La civiltà umana abbassa sì la sua dimensione intellettiva nell'applicare questa forma abominevole di giustizia, mostra una pari atrocità rispetto ad una complessità che fatica a metter in ordine, ma le parole di cui fai uso, e soprattutto il modo in cui le strutturi, fanno pensare che i tuoi soggetti fanno hanno sempre l'ammissione della colpa omicida e si plasmano dando una scontata redenzione che scontata, a parer mio, non può essere. Il perdono di un condannato omicida passa molto attraverso forti atti di ragionevolezza, attraverso una sospensiva dimensione del rancore, passa oltre risentimenti personali, passa attraverso considerazioni epistemologiche complesse. Io credo di esserne privo. E nono trovo la necessità di averla. La poesia delle tue parole, in sostanza, la trovo non equamente distribuita sulla ragionevolezza de dilemma del "saper perdonare". I tuoi condannati sono lucidi, ne dai voce personale e poetica ma omette molto. Sembrano che a loro vengano omsse delle colpe. Ecco come deriva il commento di Elysa. Concludo, anche se c'è da dire molto, con una considerazione credo molto efficace: "La radicale gratuità e straordinarietà insite nell’essenza stessa dell’atto del perdono credo che sconfessino a priori la possibilità che questo atto possa essere pubblico, cerimoniale[...]nel latino classico il termine usato per indicare il perdono è oblivium, il quale richiama evidentemente la dimenticanza, l’oblio, la fine della memoria."[Andrea Tortoreto_ Il dilemma del perdono_ https://www.filosofiadellareligione.it/index.php/2-primo-piano/51-il-dilemma-del-perdono]. Una forzatura - parere personale - non esattamente insita nell'uomo. E la tua poesia cosa vuole forzare? Che pur se condannati e omicidi, si debbano perdonare le colpe? Passa attraverso questi principi la condanna della pena di morte? Questa poesia creda che sia in realtà inefficace e per certi aspetti marginale per smuovere l'intera coscienza ed la faticosa estirpazione della pena di morte dalla faccia della terra.

    [ ]

    Non sono quello
    Contributo di: marco cinque on Wednesday, 22 January 2020 @ 14:24
    Che il testo non piaccia ci sta. Che lo stile sia indigesto mi va benissimo. Che sia scritto in modo lontano dai gusti di chi commenta non mi disturba affatto. Che l'argomento deprima e si preferisce parlare di nuvolette, stelline e uccellini mi va pure bene, dato che tutti gli stili e i modi nella poesia hanno diritto di cittadinanza ma, per favore, mi si risparmi la retorica stereotipata e i facili moralismi.

    Sono trent'anni che mi occupo di pena di morte ed ho collaborato (continuo a collaborare) attivamente con centinaia di istituti scolastici di ogni ordine e grado e promosso progetti che uniscono i movimenti abolizionisti, mettendo assieme condannati, ex condannati e associazioni dei famigliari delle vittime. Non mi sono mai sognato di idealizzare o mitizzare i criminali da una parte e “ridicolizzare il dolore delle vittime” dall'altra.

    Se solo si riflettesse sul fatto che la stragrande maggioranza dei condannati a morte sono anch'essi vittime: vittime di abusi, di discriminazione, di contesti tragici, di miseria e povertà, di errori e orrori giudiziari, di disagi psichici e tanto altro ancora, non cadremmo nel facile, scontato, superficiale stereotipo dei “buoni” e dei “cattivi” e capiremmo che tra le vittime, così come tra i carnefici, così come in tutte le “parrocchie” ci sono persone buone e persone meno buone, e capiremmo che pure ciascuno di noi, nessuno escluso, ha i suoi lati oscuri con cui fare i conti.

    Ma tra le persone che frequentano un sito culturale ci si aspetterebbe almeno una capacità di ragionamento che vada oltre i moralismi bigotti e che queste persone almeno chiedano o si informino sulla ferocia insita nel biblico principio dell'occhio per occhio e sull'orrore del protocollo dell'omicidio legalizzato, che per giustificare la sua ferale natura alza un muro tra vittime e carnefici, impedendo tra le parti qualsiasi processo di ri-umanizzazione o almeno di comprensione.

    Naturalmente gli inquisitori armati di moralismo non hanno mai lavorato assieme ai congiunti delle vittime e a quelli dei carnefici, non hanno mai visto madri e figli di tutte e due le sponde abbracciarsi, piangere assieme e lottare per opporsi all'omicidio di stato. Non hanno mai fatto progetti educativi con un ex condannato a morte (Shujaa Graham) e il congiunto di una vittima (Bill Pielke). Naturalmente non sono mai entrati in un carcere o peggio in un braccio della morte (io sì, purtroppo o per fortuna) o assistito al circo sadico di un'esecuzione capitale, che mette i famigliari del condannato da una parte e quelli della vittima dall'altra. Non credo abbiano avuta alcuna di queste esperienze dolorose e laceranti, altrimenti non emetterebbero giudizi così superficiali e gratuiti.

    La cosa che ritengo più sciocca e meschina è quando si pensa e si scrive, non so a che titolo, che un testo che cerca in qualche modo di trasmettere i sentimenti e le paure che prova il condannato (pure si trattasse di un'orrida persona, ma è proprio a questo che il processo di disumanizzazione dell'istituzione penale mira), automaticamente se ne diventa complici e, di converso, automaticamente si offendono mortalmente le sue vittime. E son certo che queste sono le stesse persone che si impegnerebbero e firmerebbero appelli solo se il condannato è un presunto innocente o pentito o vittima di un sistema, non credo che lo farebbero mai per un reo confesso. Io sono contro la pena di morte, ma... sì, proprio come coloro che dicono io non sono razzista, ma..., mi sembra di scorgere le stesse dinamiche ipocrite.





    ---
    marco cinque

    [ ]

    Non sono quello
    Contributo di: Serenella on Thursday, 23 January 2020 @ 11:21
    Caro marco cinque,
    la tua poesia è lacerante, e scuote senz’altro le coscienze portandole a riflettere
    sul reo, ma permettimi una contestazione al tuo commento.
    Tu condanni i facili moralismi e dici che ti aspetteresti maggiore capacità di
    ragionamento in un sito culturale portando l’esempio dei congiunti delle vittime e
    dei carnefici che, talvolta, sono portati ad abbracciarsi, piangere assieme e lottare
    per opporsi all'omicidio di stato. Molto bene, credo che tutti saremmo d’accordo su
    questa visione di capacità di comprensione fra familiari di vittime e carnefici una
    volta che siano portati a conoscersi, però…
    Però, quanto riporti nella poesia è tutt’altra visione che ci offri:
    “non io che incontro gli occhi compiaciuti
    i parenti dell’assassinato, a godersi il circo
    in prima fila sgranocchiando pop corn seduti”.
    Ecco che ci fai vedere parenti aridi, distanti, che si godono lo spettacolo come ad
    un circo. Ti contraddici, sembra che, attraverso la rappresentazione dei suoi
    parenti cinici e insensibili, tu voglia mettere in secondo piano la pietà per la vittima,
    e indurci a partecipare per il suo carnefice.
    Io penso che tu debba esprimerti meglio, altrimenti si crea incomprensione.

    In quanto “io non sono razzista, ma…” anche qui, cerchiamo di non essere davvero
    ipocriti.

    [ ]

    Non sono quello
    Contributo di: Empatia on Thursday, 23 January 2020 @ 12:19
    Bella. Credo che una poesia non debba mai essere esaustiva. Spesso ho sentito criticare poesie perché non toccavano ogni dettaglio ogni sfaccettatura del tema trattato. Questa poesia non parla di tutti i condannati a morte, è scritta in prima persona e a quella si riferisce. Credo sia stata una scelta molto intelligente perché ci sono milioni di casi differenti e non avrebbe mai potuto riunirli tutti in un solo testo. Traspare molto l'angoscia per ciò che deve succedere e per le conseguenze che si porterà dietro, i pensieri rivolti a moglie e figlio. La rabbia per la spettacolarizzazione della propria morte. Ma ciò che mi fa più pensare è il titolo. Ho sempre creduto che arrivasse un momento in cui un condannato si sentisse schiacciato dall'angoscia dell'attesa, che arrivasse ad accettare, forse a desiderare una fine ma da quello che scrivi nell'autocommento tu hai una conoscenza diretta del tema e ciò mi fa pensare. Sono contro la pena di morte senza ma. Non voglio essere un'assassina a mia volta. Se una persona è innocente, un errore di giudizio diventa un'azione senza redenzione. Se una persona è colpevole ma pentita voglio che continui a pentirsi per il resto dei propri giorni, la morte sarebbe liberazione. Se si tratta di uno psicopatico che pensa di aver fatto ciò che doveva la privazione della libertà, regole dure e un inquadramento di tipo militare saranno peggio delle fiamme dell'inferno. Ovviamente le carceri devono essere riformate e deve esserci la certezza della pena. Detto questo, mi piace anche la forma e il linguaggio. Consiglio un racconto di Benni sul tema della spettacolarizzazione della pena di morte: tratto da L'ultima lacrima, Papà va in TV. Empatia

    [ ]

    Non sono quello
    Contributo di: cordaccia on Thursday, 23 January 2020 @ 21:24
    Già dal titolo si capisce quando l'autore scrive di sé ,per far parlare di sé attraverso una poesia.L'argomento fa solo da tramite e potrebbe essere un qualsiasi argomento. Non mi piace. ciao

    [ ]

    Non sono quello
    Contributo di: Lorens on Monday, 27 January 2020 @ 19:03
    ..."Non sono quello"...
    Limitandomi semplicemente a giudicare il contenuto dei
    versi, mi viene naturale osservare un personale trasporto
    dell'autore nella stesura lirica del componimento.

    Ovviamente non voglio entrare nel merito di "favorevole o
    contrario alla pena di morte" ma ricordo che vittime e
    carnefici sono persone umane con debolezze, amori, odio ed
    atrocità possibili.

    La poesia usa termini forti d'intensità enfatica che attira
    attenzione prosciogliendo rei e "non", condannando vendette
    e quant'altro.

    Non mi sembra di vedere nulla di nuovo all'orizzonte per una
    collettività di genti affamate di giustizia che mai
    troveranno pace proprio perché incapaci di gestirla fino in
    fondo tra perdono, certezza della pena e possibilità del
    carcere nel riabilitare i colpevoli.

    ciao
    Lorens

    ---
    Lorens

    [ ]

    Non sono quello
    Contributo di: frame on Thursday, 30 January 2020 @ 09:39
    Non ho potuto fare a meno di leggere tutti i commenti,
    soprattutto il tuo dove togli ogni dubbio sulla tua
    posizione in materia di pena capitale e non solo. A mio
    parere, le poesie a tesi, soprattutto quando il tema è
    così delicato da coinvolgere nel profondo la coscienza di
    tutti, sono le più difficili da scrivere e da concepire.
    Il rischio maggiore, quando si portano molti elementi a
    favore della propria causa, è quello di apparire un po'
    troppo autoreferenziali. In ogni caso il testo è ben
    scritto e ho trovato dei passaggi, in quella zona dei
    papaveri rossi soprattutto, di buona poesia.
    Un saluto

    ---
    Frame

    [ ]

    Non sono quello
    Contributo di: Titta on Friday, 31 January 2020 @ 12:13
    Ciao Marco ho riletto piu'
    volte la tua poesia e a me e'
    piaciuta. Non mi sembra si
    ridicolizzi nessuno, anzi sento
    l' isolamento, la tragedia
    umana di chi sta per essere
    giustiziato. Incredibile e
    suggestiva l' immagine dei
    papaveri che riconferma
    umanita' laddove sembra essere
    spento ogni ricordo.
    A volte scegliamo una voce
    soltanto in poesia ma questo e'
    punibile ? Basita davvero da
    alcuni commenti.

    ---
    Titta

    [ ]

    Non sono quello
    Contributo di: indio on Monday, 10 February 2020 @ 15:23
    ...questa mi era sfuggita.
    molto bella, tosta, cruda anzi al dente a punto giusto

    "non sono quello neanch'io e non potrei mai esserlo
    e qualora lo diventassi proverei vergona di me stesso fin da adesso..."
    (tratto da una mia vecchia poesia sull'argomento)

    ---
    mitakuye oyasin

    indio

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