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     Rare immagini di me - La mia storia   
     Wednesday, 27 November 2019 @ 16:30
     Leggi il profilo di: lendam
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    Racconti

    RARE IMMAGINI DI ME La mia storia +++


    Contadino, zappatore senz'o sciaraballo, ca me fa onore. Si va be ma senza enfatizzare molto, sarebbe stato meglio una laurea in ingegneria, vista la mia innata inventiva, mi sarei sentito come un pisello in un baccello, diceva Stalio. Con la sola voglia di fare qualcosa di utile, passavo le mie nottate nel dormiveglia. Ho costruito il ristorante inchiodando ogni chiodo due volte. La prima volta per vedere, nel dormiveglia, come veniva il risultato. E, se pur con la sola immaginazione, riuscivo a capire se quel lavoro sarebbe stato fattibile o meno. Una volta stabilito come procedere, passavo, sempre nel dormiveglia, a dove potere andare per avere credito perché non c’era una lira a mia disposizione. Un amico fidato, veniva spesso a fare uno scambio di assegno perché non aveva la cifra mancante per coprire un assegno precedentemente firmato, praticamente a vuoto. E siccome io ero sempre nella sua stessa situazione, il favore ce lo facevamo entrambi. Ho dovuto superare ostacoli che i pionieri del lontano west mi facevano ridere. Fatto sta che senza una specifica preparazione ho costruito la struttura del ristorante. Unico ma validissimo sostegno morale e materiale mia moglie Gianna, che per ringraziarla ci vorrebbe un’altra vita. Spesso mi verrebbe voglia di rimproverarla perché non mi ha saputo frenare quando stavo per commettere sbagli troppo grandi per poter essere riparati con le nostre forze. C’è da dire che da parte della mia famiglia, mio padre in primis non solo non ho avuto nessuno aiuto, ma hanno fatto di tutto per ostacolare il mio cammino. Pensate, mio padre ha avuto il barbaro coraggio di confessarmi solo dopo avermi visto vinto dalla disperazione, dovuta all’impossibilità di potermi estendere di più per rendere il locale capace di ospitare cerimonie nel periodo invernale, cosa che avrebbe coperto il vuoto tra una estate all’altra, essendo posizionato in luogo prettamente turistico.
    Nell’andare via definitivamente, ebbe il coraggio, non solo di non volermi intestare il suolo su cui era posizionato il locale. Questo mi avrebbe dato la possibilità di vendermi l’attività che in zona aveva un nome invidiabile. Ma su un suolo non mio cosa vendevo, aria fritta? E mi spiegò perché non ebbi la titolarità del suolo, pur sapendo che questo mi avrebbe messo in una situazione fallimentare. Ebbene aprite bene le orecchie. Disse: tu hai sbagliato fin dall’inizio. Hai intestato l’attività a tua moglie. Escludendomi ti sei giocato tutto il mio aiuto. “O patre deve sempre risultare sulla insegna dell’attività. “TIZIO SEMPRONIO E FIGLI”. Sentire questo che per me era una novità assoluta, mi sono letteralmente cascate le braccia. Fu tale la delusione mista a rabbia che giurai qui non mi rivedrai nemmeno il giorno del tuo funerale. E per me, questo è un mio limite, un giuramento è come una condanna a morte. Lasciai tutto com’era. Se avete fantasia potete immaginare cosa ho lasciato. Ma vi voglio aiutare: L’attività com’era il giorno che ho chiuso definitivamente, l’abitazione con mobilio e suppellettili varie. Una officina completa di tutto. Tutta l’attrezzatura per fare il vino per me e il ristorante. Per la cronaca, il grande maestro Roberto Murolo, dopo avere registrato un recital nella tv libera di Battipaglia, per essere sicuri di portarlo in un posto fidato, lo portarono da noi. Dove trovò oltre che on ottima e ancora insuperata pizza, un ambiente talmente familiare e accogliente, che dopo la pizza imbracciò la sua fidata chitarra e si mise a cantare per un’ora almeno, facendo duetto con una cantante napoletana e accompagnato al piano dal nostro pianista. Questo giusto per far capire che nonostante i bastoni fra le ruote posti da chi ti aspetti in vece, aiuto, consensi, benedizione, incoraggiamento. Nonostante tutto questo, avevo portato il locale ai massimi livelli. Ma l’inverno era troppo lungo. Non si riusciva a coprire le spese morte. Il personale era valido e per non perderlo lo pagavo a spese mie e con qualche fine settimana riuscita bene.
    La storia della mia vita potrebbe chiudersi qui, mi sarebbe bastato un ben architettato fallimento e anziché pagare tutti i miei creditori, li mandavo tutti a scopare il mare. Ma mi ha impedito di fare ciò, la mia parola d’onore, che per me ha un valore inestimabile al pari di un’opera di Michelangelo.
    La mia vita è continuata così con un perenne tentativo. Le ho provate tutte, niente mi appariva impossibile. Ovviamente mi sbagliavo perché se una cosa ti sembra facile senza averla mai fatta prima e senza una istruzione apposita. Vuol dire che qualcosa non torna.
    Ma mio padre si è voluto vendicare. Lui aveva un talento naturale per la musica. Faceva di un organetto un’orchestra e aveva una voce da frantumare il cristallo. Una vera potenza della natura. Ma quella sprovveduta di sua madre, vedova fin da giovane, mio padre aveva solo 8 anni quando rimase orfano di padre. Sua madre non sapendo cosa si giocava disse di no ad un signore che lo voleva lanciare nella difficile arte della recitazione che, visto la sua potenzialità lo avrebbe portato tra le stelle del firmamento. A me seppe dire solo: tu soffrirai figlio mio, perché sei intelligente. E aggiunse: chi capisce patisce. E mi avviò verso il mio futuro fatto di vani tentativi tutti caduti nel vuoto, anche perché essendo io un emerito testone e vanaglorioso non mi sono mai fermato difronte agli ostacoli. Anzi quanto più erano alti tanto più mi mettevano pepe in corpo.
    I tentativi sono andati a vuoto anche perchè ho sempre voluto dare un'impronta personale alle mie cose. Dovevo poter mettere la firma sulle mie cose. Sopratutto la pizza che ho impiegato anni per imbroccare il giusto impasto. Ma nemmeno questo è bastato. Un vero pizzaiolo fa la pizza buona tutte le sere e non a tentativi. Quando s'impasta la pizza, almeno la mia, si deve tener presente tutta una serie di cose, sopratutto l'atmosfera. Vento, pioggia, freddo, caldo. Alla fine deve avere la stessa consistenza tutte le sere. Questo faceva della mia pizza, una pizza doc. Ovviamente, la cottura era un elemento importante. Una buona cottura e gli ingredienti genuini e freschi completano quello che definirei il piatto più complicato della gastronomia. Non ve ne meravigliate, stiamo parlando di una pizza vera.
    Fin qui i preamboli della mia storia Prima però dobbiamo tornare indietro, agli anni della mia adolescenza. Il mio anno di nascita coincise con l'anno dell'ultima eruzione del Vesuvio, anche se si trattò di sbuffi di cenere e lapilli. Nacqui nel comune di Battipaglia, in una località chiamata Porta di ferro. Poi uno dice il destino. Erano tutte porte di ferro quelle che ho dovuto sfondare a capocciate.
    Cose favorevoli, ne ho avute tanto poche da poterle contare con una mano. La cosa di maggior valore imbroccata, è mia moglie, che pur essendo, come la maggior parte delle donne, una gran rompina, perchè dotata di un ferreo carattere e fermezza nei principi, è stata ed è insostituibile, affidabile ed onesta fin nel midollo. Nei miei riguardi aveva una sorta di dipendenza, non sapeva dirmi di no. Lei dice che avevo un caratteraccio e non ammetteva intromissione nelle mie decisioni. Avrebbe dovuto imporsi e fermare il mio treno in corsa con ignota destinazione. Lei metteva tutte le sue energie a far si che quanto stavamo realizzando riuscisse al meglio. Si fidava di me ciecamente, al contrario dei miei genitori e fratelli e sorelle, con i quali avevamo avuto un rapporto invidiabile per unione e complicità, affetto e stima reciproca. Un dissapore tra noi, per me non era neppure immaginabile. Questo perchè lasciai la famiglia troppo giovano per arruolarmi in finanza, e non potevo capire quanto possano cambiare i caratteri di un fratello o di una sorella, con l'avvento del matrimonio. Praticamente, subentra un estraneo, che guardando le cose dal suo punto di vista e con la testolina appoggiata sullo stesso cuscino dava disposizioni al partner circa il comportamento da tenere per evitare fregature da parte del fratello che, magari non si sarebbe nemmeno mai sognato di fregare suo fratello/a, con il quale aveva trascorso gli anni più belli della sua vita. Ma la persona che subentra e che non sa cosa significhi il termine fratellanza, infila una vorace pulce nell'orecchio di tuo fratello che lo convince che quella determinata cosa che sta facendo tuo fratello lo danneggi.
    Non voglio raccontarvi quanto ho fatto per mio fratello, sembrerebbe voler rinfacciare di averlo aiutato. Posso solo dire che nulla gli avrei rifiutato e mi sarei gettato nel fuoco per aiutarlo. Fu questa convinzione che mi fece prendere la decisione di ritornare a casa lasciando la finanza in seguito ad una stupidaggine che a confronto di cosa avevo fatto per risistemare il reparto dove ero in servizio, era se pur serio, una quisquiglia. Mi trovavo al comando dell'ufficio servizio dell'aeroporto di Fiumicino, dove per diciotto anni, cioè fin dal suo esordio, vi era stata una perenne richiesta di personale che risultava sempre insufficiente. Nessuno aveva capito che chi aveva diretto quell'ufficio prima di me regolava il servizio a seconda del pensierino che riceveva dallo sfortunato onesto finanziere che per accompagnare la sua signora dal ginecologo, doveva munirsi di un certificato medico di almeno 3 giorni, mentre lui aveva chiesto solamente un cambio di turno per soddisfare la sua richiesta. E questo succedeva spesso, e da trecento unità, almeno 50 al mese venivano a mancare per esigenze personali e famigliari che tutti abbiamo. Subentrato, dopo due anni di rospi ingoiati per quell'andazzo intollerabile. Immediatamente cacciai dall'ufficio tutti coloro che non si volevano piegare alle nuove direttive. Che fin dal primo mese di mia dirigenza passai da 50 certificati a mese a zero. Aumentando così di 50 unità. A queste bisogna aggiungere tutti i turni che riguardavano il servizio a disposizione della dogana. Dogana che apriva i propri uffici alle 8/9, ebbene l'ufficio servizio cosa combinava, impiegava un turno di 6/12 e un altro di 12/18, anzi chè disporre un turno di 8/14, che avrebbe fatto risparmiare due unità. Di questi uffici ce n'erano parecchi. In poche parole a me avanzavano circa un centinaia di militari al mese. La mia innata onesta che rasentava il ridicolo, anziché fare carte false, ossia facendo risultare in servizio gente che bivaccava a casa. E concedevo dai 4- ai 5 riposi mensili anziché 3 o addirittura 2. Questo fece talmente incazzare i miei superiori che mi sbattettero fuori dall'ufficio servizio. Ufficio dal quale dovevo lo stesso uscire perchè io stesso avevo organizzato istituendo per i vari settori un proprio ufficio autogestito con a capo un maresciallo. Questo succedeva circa 40 anni fa e credo che tutt'ora sia organizzato come io avevo disposto, con l'approvazione del capitano comandante che fidandosi ciecamente di me non controllava i registri che inviavamo mensilmente al comando superiore. Sono sicuro che per questa sua leggerezza subi non pochi grattacapi. Ciononostante nel salutarmi disse con voce strozzata, conserverò per sempre la stime che ho per lei. Se si vive per piccole soddisfazioni, grazie a questa non piccola soddisfazione, dovrei vivere due volte per pareggiare i conti. I comandi superiori che come è ben noto non capiscono niente punirono me per aver scoperto una cloaca puzzolente di mal servizio che facevo così guadagnare un sacco di soldi all'amministrazione e si o no tirarono le orecchie ai due tenenti che avrebbero dovuto collaborare con me per realizzare quanto dovetti fare da solo.
    Ovviamente quella per me fu tutt'altro che una punizione. Per me è stato il più grande encomio che si potesse ricevere. Mi ritengo creditore di un grazie da parte della Guardia di Finanza per la dimostrazione di serietà e onestà da me dimostrata. Il grazie in compenso lo ricevetti dai miei uomini che per mesi se non anni mi ricordarono con molto rammarico, e mi portavano sempre ad esempio quando qualcosa non era fattibile secondo il nuovo uffici, che non escluderei fosse tornato ai vecchi usi poco ortodossi.
    Non sopportai quell'affronto, dispiaciuto per le rogne arrecate al mio capitano. Convinto che a casa mia avevo la possibilità di realizzare un'attività che mi avrebbe lo stesso permesso di vivere degnamente come vivevo in finanza, se non meglio.
    Seguendo il mio istinto, confidando sull'approvazione dei miei, abbandonai il servizio, fregandomene della carriera, alla quale non avevo mai dato importanza. Dopotutto mi arruolai con un titolo di studio che mi faceva vergognare di pronunciare: quinta elementare. Figuratevi che avendo avuto fin da sempre il fascino della scrittura, portavo con me sempre un quaderno , dove mi esercitavo a fare la mia firma- L'unica cosa che saper scrivere. Solo anni dopo a Palermo dove scoprii un scuola privata, pare si chiamasse dei fratelli Del Vecchio. Talmente bravi da farmi realizzare il sogno di prendere il diploma di terza media, che unito al fatto di essere messo in servizio con la qualifica di dattilografo, mai visto una macchina da scrivere. Ma come un mugnaio che s'infarina senza volerlo, anch'io mi infarinai di un po di cultura che mi permise di non fare della figuracce con i miei amici miei coetanei tutti più istruiti.


    Fine del primo episodio

     



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    Rare immagini di me - La mia storia
    Contributo di: vincenzocusimano on Wednesday, 27 November 2019 @ 17:18
    Caro concittadino. La tua è una storia appassionante, comune a tanti figli del Sud. Cosa importa il titolo di studio nella poesia? Montale era ragioniere, Quasimodo geometra, e allora? Non cadere però nell'errore di enfatizzare la circostanza di NON posederlo questo titolo (è già evidenziato nella tua scheda). L'argomento rischia di divenire stucchevole. Attendo con ansia il seguito. Un abbraccio.

    ---
    Vincenzo Cusimano ---
    «Hai la debolezza di voler stupire. Cerchi versi splendidi per cose lontane; dovresti trovarli per cose che ti sono vicine» (Basho)

    [ ]

    Rare immagini di me - La mia storia
    Contributo di: Lorens on Friday, 29 November 2019 @ 17:54
    ..."Rare immagini di me-La mia storia"...in attesa della
    seconda puntata, devo dirti che al di la del contenuto
    storico di questo tuo vissuto piuttosto variopinto di
    situazioni particolari come i tuoi affetti, il desiderio da
    imprenditore per un lavoro personale, la pizzeria, tuo
    padre, la finanza e tua moglie Gianna, oltre ad altri
    personaggi protagonisti e "non", la narrazione si estrinseca
    a tratti con una sintassi precaria e punteggiatura
    rivedibile.

    Non vorrei fare il professore di turno, ma leggere un
    racconto laddove per capire al meglio l'argomento, occorre
    tornare indietro per afferrarne il senso compiuto, mi sembra
    un'operazione che può creare al lettore qualche difficoltà
    di ricezione dello scritto e stanchezza nella lettura.

    E' solo il mio modesto parere, condivisibile o meno, a
    rileggerti con vivo interesse.

    ciao
    Lorens

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    Lorens

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    Rare immagini di me - La mia storia
    Contributo di: Armida Bottini on Monday, 02 December 2019 @ 12:56
    eh sì Lendam, la laurea è solo un pezzo di carta, ma serve, eccome se serve. Conoscendoti bene, penso che le piccole "imperfezioni" siano sicuramente volute da te medesimo. Amo la pizzeria, la finanza l'adoro (merito di mio marito). Mi fa sognare l'ambiente e l'atmosfera che hai saputo creare. Su tutto i miei omaggi vanno a Gianna, vera Donna del dolce stil novo. Ciao Lendam, fai Buone Feste, baciami Gianna. Una per cento. --- Midri

    [ ]

    Rare immagini di me - La mia storia
    Contributo di: nino vicidomini on Tuesday, 03 December 2019 @ 15:21
    Sempre fieri delle nostre radici.
    È stato bello leggerti

    ---
    nino vicidomini

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