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     Rileggendo vecchie lettere d'amore   
     Wednesday, 06 November 2019 @ 12:30
     Leggi il profilo di: gricio
     Visualizzazioni: 62

    Racconti

    Spostavo antiche bottiglie polverose, alla luce stanca di una lampadina coperta di ragnatele; cassette di legno mi scricchiolavano tra le mani, ricolme di vecchi libri scolastici un poco ammuffiti dall’umidità, e scatole con giochi di altra età, mischiati a cartoline serbate come ricordo di viaggi una volta sorprendenti.
    Un giardino delle meraviglie e del ricordo questa cantina da troppo tempo abbandonata; nell’angolo gli attrezzi da lavoro di mio padre, quelli del suo passatempo preferito, fare l’orologiaio.
    Lo rivedevo, chino sotto ad una luce che gli illuminava il tavolo, con quelle rudi mani da manovale in ferrovia, che mai avresti detto potessero delicatamente maneggiare un minuscolo bilanciere quasi fosse piuma. Ed attivare ingranaggi e meccanismi come giostre in miniatura, movimenti opposti ma sincroni, ticchettii e ronzii sommessi. Che spettacolo per me bambino, ed oltretutto gratis.
    E mentre fantasticavo, spostando l’ultima scatola, improvvisamente un rumore secco ed un fruscio di fogli …… il fondo aveva ceduto ed il contenuto era sparso a terra.
    In un primo momento avevo soffocato un’imprecazione, poi, ad uno sguardo più attento, avevo riconosciuto le buste: quella calligrafia minuta, con le lettere incerte e un po’ disordinate a formare l’indirizzo:

    Al Soldato
    …………………
    Caserma Paglieri
    Codroipo (UD)

    Oddio, che colpo. Mi accovacciai per raccogliere quel tesoro di cui non ricordavo l’esistenza.
    Come in trance, e con la paura nelle mani e nella testa aprii la prima busta; dal foglio cadde un fiore rinsecchito, un ramo di pesco. Sulla carta una sola frase scritta a mano:

    Sei come il legno di sandalo
    che profuma anche
    la scure che l’ha tagliato

    Me l’aveva data lei il giorno della partenza per il servizio di leva, dicendomi di aprirla solo a destinazione. Ed era ciò che avevo fatto, conservandola poi gelosamente tra le cose più preziose per tutto quel maledetto anno passato lontano.
    Come avrei potuto non innamorarmi di lei, come……?
    Con delicatezza aprivo le buste una dopo l’altra, rileggendo frasi e pensieri di tanti anni prima.
    Scrittura a volte precisa e descrittiva, a volte disordinata e confusa; frasi lasciate volutamente a metà o lunghi periodi a parlare di noi, e del nostro futuro, mischiando sensazioni di tutti i giorni a poesie di Baudelaire con la stessa noncuranza con la quale una fata può indossare uno straccio qualunque.
    Rivedevo il suo volto mentre scriveva, con la neve fuori dalla finestra, i capelli neri sciolti lungo le spalle in rivoli confusi, tra il fumo lento di una sigaretta ed una musica dolce e malinconica in sottofondo.
    Leggevo, riscoprendole, le sue sensazioni al mutare della vita quotidiana, i litigi con la madre ed i fratelli, la scuola, le solitudini intense, la mia mancanza vissuta quasi come tradimento...
    E rivedevo anche me, le lunghe sere passate ad inseguire fantasmi per taverne ed osterie, fra beoni puzzolenti coi quali mischiarmi e rivoltarmi per chiedere perdono al mondo di non potere essere con lei.
    Il tempo passava, ed era ormai giunta sera ; l’ora di andare arrivava a togliermi dalle mani quelle carte ancora così pure ed intatte nel loro significato. Erano sentimenti vecchi ma non invecchiati, quelli che riemergevano tra le righe mescolandosi ai miei.
    Ed io non sapevo che fare, mi sembrava una vigliaccheria quella di infilare le buste tra le cose da gettare, ed allo stesso tempo avevo ancora paura di ciò che avrei potuto provare proseguendo nella lettura.
    Lentamente, come fosse un rito pagano, presi un’altra scatola e ve le posai dentro. La richiusi e la rimisi con cura al posto occupato dalla prima.
    Ogni cosa era tornata al suo posto.
    No, non ogni cosa.
    Io non ero al mio posto, forse non c’ero mai veramente stato.
    Certe cose maturano vite proprie a nostra insaputa, ed è meglio sia così, non è vero?

     



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    Rileggendo vecchie lettere d'amore
    Contributo di: vincent on Thursday, 07 November 2019 @ 13:18
    Non è che sei affetto dalla Sindrome di
    Proust?
    ;)

    ---
    Vincent Darlovsky

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