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     Stand-by   
     Tuesday, 10 September 2019 @ 10:15
     Leggi il profilo di: dario moletti
     Visualizzazioni: 319

    Poesie

    Carissima/
    un vento farsesco
    ha ingoiato l’angolo del mio breve giardino
    in cui di solito mi rintano.
    Ha appiattito il basilico
    e fatto sanguinare i gigli.
    Sono furibondo anche per il vestito di fogliame
    con cui sconfissi Montezuma.
    Aspro, recupero dal pozzo
    ciò che scriverò sul diario
    da cui difficilmente mi divido,
    magari mentre la pioggia incardina
    quel picchiettare conciliante
    o le nuvole nascondono il sole a tratti
    creando momenti fulgidi
    ed altrettante ombre
    sicuramente diverse da come le vedi tu.
    Lo sai come scendo nel metodico
    segnando tutto,
    perfino gli anticorpi,
    unico chiasso che emetto dalla penna
    in questa vita così abituale
    da sfiorare la noia, che tu odi.
    Mi domando se hai già letto
    la penultima lettera che ti ho spedito,
    magari sorseggiando il caffè all’americana
    nella tua vestaglia rosa,
    seduta sul terrazzino
    affacciato alla riviera di ponente,
    le gambe accavallate con malizia
    tanto da permettere una sbirciatina.
    Se chiudo gli occhi vedo mentre sbuffi,
    con in una mano la busta strappata
    e nell’altra il foglio
    contenete le curiosità ( si fa per dire )
    che ti espongo.
    Forse addirittura preghi
    che io perda la speranza d’attirarti
    e mi uccida con le pietre in tasca
    in qualche torrentello in piena
    come fece Virginia Woolf.
    Ma non illuderti
    sono troppo stupido
    per tentare un gesto così estremo.
    Vero che altri,
    non riuscendo a intraprendere
    una vita troppo dissimile
    dalla loro voglia d’amare,
    son finiti su quella discesa
    a velocità smisurata.
    Io al massimo rischio di strozzarmi
    con qualche boccone mal masticato
    o prendo una congestione
    dopo aver tracannato acqua dal frigo.
    Ah! Passando in rassegna le stanze
    ho scoperto come l’acqua si sia infiltrata
    da una finestra socchiusa
    radunandosi sotto il tappeto persiano
    che tu ami tanto
    e che io da tempo penso di buttare.
    Anche oggi termino di scriverti
    nel silenzio serale
    di questo paese montano.
    Prima di cena
    farò la solita passeggiata fino al crinale
    invece di masturbarmi,
    sperando d’incontrare
    un tasso o una volpe frettolosi
    anche se la mia vera speranza rimane il lupo.
    Qualche miserabile
    s’è mangiato un altro gatto,
    i resti gettati alla rinfusa nella pineta
    parlano umano.
    Spero tutto bene dalle tue parti…
    Frequenti sempre certi salotti
    decorati d’oro,
    dove il pettegolezzo entra a dismisura
    nelle scommesse clandestine
    di cani e galli massacrati
    per la follia attorno?
    Forse sarebbe meglio un tresette
    col vino a caricare barzellette becere,
    avresti quel gancio in su al lato delle labbra,
    di ritorno faremmo sesso
    dove ci capita.
    Ok, ok rischio di inacidire
    e non voglio… ti lascio
    forse è l’ultima che scrivo,
    o…forse…mai!

    DARIO MOLETTI lunedì 19 agosto 2019

     



    Stand-by | 6 Commenti | Crea un nuovo Account

    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
    Stand-by
    Contributo di: Carmen on Tuesday, 10 September 2019 @ 18:00
    Troppo lunga questa lettera.
    Non mi piace come la tua precedente, devo
    dire, non tanto per l'eccessiva lunghezza
    del testo ma soprattutto perché lo trovo
    inutilmente intriso di volgarità, di
    sentimenti terra terra. Ho come
    l'impressione di un secchiello di pattume
    che si è riempito oltre l'orlo.
    Nel contempo, mi ispira compassione,
    desiderio di capire, isolamento.

    La donna a cui accenni mi pare di vederla:
    bruttina, sfatta e trasandata, con
    qualche parte che ti attizza ancora
    perché....... sei quello che sei.
    Anche il tuo ritratto emerge, almeno pare,
    in tutta la sua nerezza. Non si ha bisogno
    di indovinare nulla, lui è lei due facce
    uguali e fosche in cui si sono perse le
    sfumature,le gradazioni di colore.
    Insomma, senza riscatto e nessun anelito
    ad esso rivolto.



    ---
    Non c'è amore del vivere senza disperazione del vivere. Albert Camus

    [ ]

    Stand-by
    Contributo di: vincenzocusimano on Wednesday, 11 September 2019 @ 12:42
    Sono d'accordo con Carmen. Aggiungo quanto già scritto per Kenji. L'autore ha certamente molto da dire ma non credo il mezzo "poesia" sia adatto. Questa e prosa, punto. --- «Hai la debolezza di voler stupire. Cerchi versi splendidi per cose lontane; dovresti trovarli per cose che ti sono vicine» (Basho, dopo aver letto una

    ---
    Vincenzo Cusimano

    [ ]

    Stand-by
    Contributo di: jane on Wednesday, 11 September 2019 @ 18:44
    E' una lettera, il diario di Dario! L'ho letta volentieri
    e con interesse. E' spontanea, non finge, non si finge
    altro da se stesso.
    Quale migliore rapporto potrebbe esserci con la donna
    maliziosa in vestaglia sul terrazzino con vista mare. Così
    come è raffigurata. Non capisco perchè debba essere
    considerata volgare, questa prosa poetica forse perchè
    hai usato il termine
    masturbazione? E allora Bukowski e tutta la letteratura
    americana on the road? La dobbiamo bruciare? Non c'è
    cattivo gusto, piuttosto qualcuno deve sentire il richiamo
    di qualche setta cattolico oltranzista. O peggio, stanno
    valutando ed ascoltando il richiamo dell'Islam. Già me la
    immagino la Carmen col velo, con lo shador!

    ---
    “Due cose ci salvano nella vita: amare e ridere. Se ne avete una va bene. Se le avete tutte e due siete invincibili”

    [ ]

    Stand-by
    Contributo di: nat on Friday, 13 September 2019 @ 12:02
    Grande! --- nat

    [ ]

    Stand-by
    Contributo di: frame on Monday, 16 September 2019 @ 13:04
    Lo stile pagina di Diario/Lettera mi mette sempre a
    disagio anche in prosa, in poesia la digerisco con
    difficoltà. La sostanza invece è incommentabile perchè
    trattasi di cose, cosine, cosette intime vostre, anzi più
    TUE che SUE di lei, dal momento che sei tu a sentire il
    bisogno di raccontarle in bella forma e in pubblico.
    Comunque, si scrive "Tressette", con due esse, mettetevelo
    in testa una buona volta (stile Carmen).
    In modo più conciliante: C'è molto materiale interessante,
    e
    con una sfoltita radicale, risulterebbe meno pesante.

    ---
    Frame

    [ ]

    Stand-by
    Contributo di: LoSpettro on Tuesday, 17 September 2019 @ 13:03
    Innanzitutto sorrido. A veder la perseveranza di Vincenzocusimano, fermo e convinto e fiducioso: “[…]Aggiungo quanto già scritto per Kenji. L'autore ha certamente molto da dire ma non credo il mezzo "poesia" sia adatto. Questa è prosa, punto.” La discussione dovrebbe essere chiusa non perché il suo parere afferra senz’altro verità ma più che altro perché oggi (ma era anche dalla fine dell’800) far distinzione tra prosa e poesia e denunciare una poesia prosastica come non poesia è ignorare che realtà e percezione siano continuamente influenzate e che conseguentemente la poesia sia preda di immutabilità ed esclusività di modelli formali. Lei considera quindi il poeta Arthur Rimbaud un non poeta e tutto il contenuto di Illuminations e la Saison en enfer non poesia? Si faccia una ragione su questa di dario moletti, su quel kenji e valuti come poesia non solo per la presenza di versi, degli accapo o di qualsiasi metrica. Non sono per l’abolizione di tutto ciò, ma stare fermo oggi, nel 2019 sulla sua ferma convinzione ha dell’assurdo. Detto questo, Stand-by di moletti può essere soltanto poesia perché rispecchia una forma disusa e lo fa comunicando con l’odierno. Alza quindi la sua prosa lirica sotto forma di lettera a strumento artistico: non si può negargli una precisa ricercatezza nei versi ad esempio: “un vento farsesco /ha ingoiato l’angolo del mio breve giardino/in cui di solito mi rintano” oppure “[…]mentre la pioggia incardina/ quel picchiettare conciliante/o le nuvole nascondono il sole a tratti /creando momenti fulgidi /ed altrettante ombre[…]”. D’accordo che questa tensione espressiva si appiattisce man mano che la poesia procede, ma negare che esista poesia. Personalmente, qualsiasi tipo di approccio del moletti alla parola mi affascina. Carico di pluralità offre al lettore una sorta di adagiamento alla situazione che descrive, a quel suo Io che vive di vita a volte artificiosa, spesso ambigua offre immagini, situazioni che fluttuano indipendenti ma con una indiscutibile coerenza di stile. Chiudo con un frammento, a dirlo alla VincenzoC., assolutamente non poesia:

    “[…]Nella grande casa di vetro ancora grondante i bambini in lutto guardarono le meravigliose immagini. Una porta sbattè, - e sulla piazza del borgo il fanciullo roteò le braccia, compreso dalle banderuole e dai gal- li dei campanili di ogni dove, sotto l'acquazzone splendente. La Signora*** collocò un pianoforte sulle Alpi. La messa e le prime comunioni vennero celebrate ai centomila altari della cattedrale. Le carovane partirono. E lo Splendid-Hôtel fu costruito nel caos di ghiacci e di notte del polo. Da allora, la Luna udì gli sciacalli gemere nei deserti di timo, - e le egloghe con gli zoccoli brontolare nel frutteto. Poi, nella fustaia violetta, germogliante, Eucari mi disse che era primavera. - Sgorga, stagno, - Schiuma, rotola sul ponte e sopra i boschi; - drappi neri e organi, - lampi e tuono, - salite e rotolate; - Acque e tristezze, salite e ridestate i Diluvi. - Perché da quando sono svaniti, - oh le pietre preziose che sprofondano, e i fiori aperti! - è una noia! e la Regina, la Strega che accende la sua brace nel vaso di terra, non vorrà mai raccontarci quello che sa, e che noi ignoriamo. “ (A.Rimbaud_Dopo il diluvio)”

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