club.it
clubpoeti.it
club.it
 Benvenuto su ..::Il Club dei Poeti::.. Thursday, 19 September 2019 @ 21:51 
Invia il tuo racconto | Invia la tua poesia | Faq | Contatti
Argomenti  
Home
Poesie (2684/1)
Racconti (1021/0)
Saggi (15/0)

Eventi  
Eventi nel sito

Tuesday 08-Jan -
Friday 20-Sep
  • Premio di Poesia Città di Monza 2019

  • Thursday 10-Jan -
    Monday 30-Sep
  • Premio Letterario Città di Melegnano 2019

  • Friday 11-Jan -
    Saturday 30-Nov
  • Premio Il Club degli autori 2019-2020 Trofeo Umberto Montefameglio

  • Sunday 20-Jan -
    Monday 30-Dec
  • Premio Jacques Prèvert 2020
  • Ultime novità  
    CONTRIBUTI
    1 Contributo nelle ultime 24 ore

    COMMENTI
    nelle ultime 48 ore

  • Di foglie sparse [+2]
  • In un caffè di Be... [+7]
  • Mil-ano (ovvero l...
  • Quando l'acqua no... [+2]
  • Batticuore

  • LINKS
    nelle ultime 2 settimane

    Nessun nuovo link


     Fiaba dislessica   
     Monday, 02 September 2019 @ 08:15
     Leggi il profilo di: Empatia
     Visualizzazioni: 72

    Racconti

    Non tanto tempo fa, in un’altra realtà, piuttosto vicina, esisteva una piccola scuola come tante altre; era una scuola minore, non più grande di una scatola di scarpe ma al suo interno lo spazio si moltiplicava infinitamente; qui gli alunni imparavano le pozioni e le magie basse.

    La scuola era frequentata da fanciulli dai sette ai dodici anni provenienti da ogni parte del paese e contemplava tantissime sezioni divise in base alle predisposizioni della classe.

    Ogni classe era composta da almeno nove alunni ed ogni alunno si lamentava di avere troppe materie da studiare; che in realtà non erano poi neanche così tante! In prima si cominciava con: magia bassa 1, figure con bacchetta 1 e 2, chimica bassa 1 (riconoscere gli elementi), chimica bassa 2 (composti esplosivi da evitare), educazione civica 1 (diritti e doveri per chi somministra pozioni di giovinezza e d'amore) e cura dell’animale.

    Ogni alunno infatti, a seconda della sezione, aveva un proprio animale da accudire. Ad esempio la sezione C si prendeva cura delle maestose ed intelligentissime Civette. La sessione D ammaestrava i nobili e scaltri Draghi. La sezione G si occupava degli agili, indipendenti Gatti. La sezione R aveva a che fare con i saggi e pacati Rospi. Ogni alunno era affezionatissimo al proprio animale.

    Quando Andrea fu portato per la prima volta a scuola era felicissimo di cominciare a studiare. Durante la prima ora aveva visitato l’intero edificio, poi aveva incontrato tutti i Maghestri ed infine era stato portato con gli altri alunni nella grande aula principale per essere inserito nella sezione più adatta al suo temperamento.

    Sul palco davanti ai bambini c'erano il preside Lapis e tutti i Maghestri e sullo sfondo si stagliava lo stemma della scuola: un bellissimo lupo argentato che sembrava quasi vero, tanto era stato ben disegnato.

    Andrea era un bambino un po’ fifone e non ne andava fiero, sperava di finire in una sezione “via di mezzo” non troppo nascosta, come i timidi topolini, ma di sicuro nemmeno appariscente, come i temutissimi leoni. Quando giunse il suo turno era trepidante, le sezioni erano davvero tante, chissà cosa gli sarebbe capitato?
    Attese col cuore in gola finché non sentì declamare dal preside Lapis: Andrea sarà un Drago!

    Di sicuro non era ciò che si voleva sentir dire. «Ma come Drago?» Aveva provato a bofonchiare; ma non volendo svelare il suo timore, si era rassegnato a tacere.

    Il primo giorno di scuola Andrea dovette incontrare Beatrice, la sua dragonessa. L’incontro lo spaventava a morte ma Beatrice era davvero bellissima, con delle splendide scaglie argentate che sulle ali viravano al blu cobalto, un muso poco accentuato (molto femminile per la sua specie) ed uno strano ricciolo dorato in fondo alla coda. Beatrice era sempre stata molto introversa, non si era mai relazionata troppo con gli altri esemplari della sua razza ma per questo era diventata ben presto organizzata ed autosufficiente.

    Andrea e Beatrice si erano trovati subito in sintonia ed avevano cominciato a dialogare col pensiero con molta naturalezza, sotto lo sguardo vigile e compiaciuto del preside Lapis, che ben sapeva abbinare ad ogni alunno il proprio animale.

    Alla fine del bimestre Andrea e Beatrice erano quelli che avevano stretto il più forte legame; ma Andrea aveva ricevuto una comunicazione, i suoi insegnanti si erano accorti che faticava ad imparare le lezioni e che si distraeva assai facilmente.

    Nonostante fosse molto intelligente, Andrea era lento a leggere e scrivere. Alcune parole nella sua mente non si volevano bloccare. Le lettere si scambiavano in continuazione e a volte si nascondevano, le dispettose! Ed anche le righe ballonzolavano su e giù, tanto che per leggere doveva usare un righello con una finestrella che lo costringeva a concentrarsi su poche parole alla volta.

    Scrivere gli piaceva, aveva una fervida immaginazione ma era davvero faticoso e si stancava facilmente. Beatrice aveva lo stesso problema, era un po’ goffa e faceva fatica a camminare, così Andrea, per sdrammatizzare le diceva: «Ci hanno assortiti proprio bene!».

    Trovato il modo di compensare ed un banco lontano dall’interessantissima finestra sul cortile, Andrea e Beatrice andavano alla grande, ma nella classe c’era chi aveva da ridire. Alcuni alunni si lamentavano che ad Andrea venisse facilitato il lavoro, dicevano che se ne approfittasse. Ovviamente Andrea ci rimaneva male e la sua Maghestra, la signorina Novella, che doveva avere l'età della scuola stessa, gli spiegava: «Non ti sto facilitando, ti giudico come tutti gli altri, ma dato che ci metti di più nel fare i compiti, lascio che ti prenda i tuoi tempi e preferisco programmare con te le interrogazioni. Non ti preoccupare, loro non lo sanno, ma potrebbero avere le interrogazioni programmate esattamente come te, basterebbe che imparassero ad uscire volontari. Ma devono arrivarci da soli.»

    Andrea non si sentiva meno intelligente dei suoi compagni, lo dicevano anche i test, doveva solo farlo capire a quei bambini della classe che lo allontanavano continuamente.

    Il giorno della gita erano tutti molto euforici, sarebbero volati al mare ognuno in groppa al proprio drago. In realtà non avrebbero volato, non tutti i draghi appartenevano alla razza del cielo: c'erano draghi lacustri, draghi marini, draghi cavernosi e molte altre specie. Comunque per i draghi era ancora troppo presto, erano troppo giovani per capire il loro dono.

    Gli alunni potevano restare in groppa o accompagnare il proprio amico a lato. Beatrice era preoccupata, così Andrea aveva deciso di non montarle in groppa e l’aveva rassicurarla dicendole che preferiva camminare.

    Giunti al luogo della partenza il gruppo era ben compatto, in testa c'era la Maghestra Novella e di seguito tutta la classe. Avrebbero preso il tunnel 27 che portava dritti, dritti a destinazione. Quando furono al casello c'era parecchia confusione, i tunnel erano davvero tanti e tanta era anche la gente che voleva andare al mare.

    I bambini della prima D furono indirizzati verso il tunnel 27 con destinazione Pietra Lilla; ma Andrea aveva cominciato a parlare con Beatrice di come sarebbe stato bello nuotare insieme ed aveva perso di vista la direzione presa dalla classe.

    Quando ormai pensavano di dover tornare a casa, Andrea aveva intravisto un cartellone, c'era scritto -Pietra Lilla, via del mare-. Fu così che imboccarono il tunnel 17 e si incamminarono alla ricerca della classe.

    La prima D proseguì spedita verso la destinazione ed in meno di un ora si ritrovò a Pietra Lilla. All’arrivo alcuni alunni si accorsero che Andrea mancava e lo dissero subito alla Maghestra. Così lei spiegò loro: «Andrea è dislessico, quindi ha preso un'altra strada. È un po’ più lunga e farà sicuramente più fatica ma quando arriverà gli potrete domandare com'è andata»

    Andrea e Beatrice si addentrarono nel tunnel e dopo una quindicina di minuti si accorsero che era diverso da tutti gli altri, era diventato trasparente così da lasciar intravvedere i bellissimi paesaggi che si susseguivano fino alla linea del mare. Nel percorso ammirarono tantissime creature strane: c'era l’armadeone, un armadillo di buona stazza con una splendida criniera rossa; poi videro una cicognepre, una lepre lacustre con un bellissimo becco allungato ed infine si sedettero per ammirare un maestoso papegno, splendido cigno dai colori del germano reale, alle prese con la sua prole. Avevano perso un po’ di tempo ma lo spettacolo era stato eccezionale.

    Dopo poco incontrarono un laghetto, copriva tutto il fondo del tunnel e per passare bisognava nuotare. Andrea non era preoccupato, adorava nuotare e con il caldo che faceva i vestiti gli si sarebbero asciugati all’istante, così si tuffó immediatamente.

    Beatrice era più restia, lei non si sentiva pronta per provare. Quando Andrea si trovava già a metà strada Beatrice si decise ad entrare in acqua, ma dopo solo due bracciate era già stanca. Andrea se ne accorse e fece per tornare indietro ma Beatrice era intraprendente e con un poderoso battito d'ali riuscì a saltare fuori dal laghetto e si mise a volteggiare sulla testa dell’amico. Andrea era estasiato, guardava la dragonessa volare delicata come una piuma e le gocce d'acqua che scendevano dalle sue ali creavano arcobaleni luminescenti, sembrava che avessero intrappolato l’essenza argentata delle sue squame. «Bravissima Beatrice» le gridava Andrea.

    Quando giunsero entrambi sull’altra riva la riempì di complimenti così Beatrice rispose: «Ora ho capito! Sono un drago del cielo. Sono goffa a nuotare e a camminare ma non significa che non sia capace a fare nulla. Dovevo solo capire quale fosse il mio dono» E che dono! Pensava Andrea, Beatrice era veramente brava.

    Il resto del viaggio la dragonessa lo aveva passato a volare, ma spesso scendeva da Andrea per tenergli compagnia. Vedendo Beatrice così felice Andrea aveva deciso di superare le sue paure e di montarle in groppa. Fu davvero stupefacente, dall’alto tutto sembrava differente. Fecero diversi giri, si fermarono sulle chiome degli alberi a parlare coi parrocchetti ed ammirarono le colorate pianure che si estendevano sotto di loro. Alla fine, dopo due ore dalla partenza, giunsero a destinazione.

    Quando i compagni li videro arrivare corsero subito loro incontro. La Maghestra Novella era stranamente tranquilla e chiese ad Andrea di raccontare ciò che gli era successo. Si misero tutti in cerchio e Andrea cominciò a parlare e a descrivere la sua avventura con dovizia di particolari, senza tralasciare nulla, né le splendide creature né la paura di salire in groppa a Beatrice e volare.

    Tutti pendevano dalle sue labbra e quando ebbe finito fu subissato di complimenti. Poi intervenne la Signorina Novella: «Allora bambini ora vi spiego: Andrea è dislessico, si distrae facilmente e fa fatica a scrivere e leggere ma ad esempio è molto bravo a raccontare ed è per questo che nei temi ha sempre dei bei voti. Gli dò un po’ più di tempo, ma penso ne valga la pena, non credete?».

    Uno dei bambini, che allontanava sempre Andrea, gli chiese se d’ora in avanti potevano leggere i suoi temi a tutta la classe. Andrea si sentì un leone anzi un vero Drago.

    La Maghestra quindi continuò a spiegare: «Quando andiamo al mare, la maggior parte di noi prende il tunnel 27, perché è più veloce e si arriva agevolmente senza far troppa fatica. I dislessici si distraggono facilmente e quindi non imboccano la strada maestra ma si inoltrano sulla via del mare, quella panoramica. È più lunga, piena di curve, di imprevisti e quindi più faticosa…ma quante cose possono vedere!» Un’alunna allora intervenne: «Maghestra, allora è per questo che lascia ad Andrea più tempo per fare i compiti, perché deve fare una strada più lunga? Ma lei non era preoccupata?» e la signorina Novella rispose: «La dislessia è assai comune, ogni anno almeno un alunno della mia classe prende il tunnel 17, l’importante è che con il giusto impegno, prima o poi tutti arrivino a destinazione ed abbiano compreso che nonostante le difficoltà devono far emergere il proprio talento, come quello per la narrazione di Andrea. Anni fa un mio alunno dislessico descrisse il suo viaggio con un disegno, è lo splendido lupo appeso nell’aula maggiore dove siete stati assegnati alla vostra classe. Ma se volete saperne di più potete chiederglielo voi stessi, sono sicura che il preside Lapis sarà felicissimo di raccontarvelo».

    Tutti rimasero di stucco perché non immaginavano che anche il loro preside fosse dislessico.

    Ora ad Andrea era tutto più chiaro, il Signor Lapis aveva deciso di affiancargli Beatrice per insegnargli ad avere più fiducia in se stesso. Egli sapeva bene che la dislessia può essere un dono prezioso, poiché nonostante si faccia più fatica o a volte proprio per questo, si possono vedere le cose in modo diverso.

    Il preside gli spiegò che ciò è molto importante non solo nell’arte ma anche nella scienza, nella medicina e in molte altre discipline. «La genialità arriva dalle idee originali» gli aveva detto, «In fondo i dislessici non fanno altro che prendere strade alternative per giungere a destinazione ed è interessante conoscere la loro versione, com’è successo a te sulla via del mare.»

    Andrea passò una magnifica giornata ed al rientro fu aiutato da tutti i suoi compagni a non distrarsi e ad imboccare insieme il tunnel 27 a condizione che avrebbe raccontato ancora tante splendide storie una volta arrivati in classe.

     



    Fiaba dislessica | 2 Commenti | Crea un nuovo Account

    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
    Fiaba dislessica
    Contributo di: vincent on Sunday, 08 September 2019 @ 15:56
    La narrazione è chiara, la lettura
    piacevolissima.
    E la chiusura sulla dislessia rispondente
    al vero.

    [ ]

    Fiaba dislessica
    Contributo di: Armida Bottini on Wednesday, 11 September 2019 @ 12:48
    Fai piangere, fremere, sobbalzare ad ogni rigo, la
    vecchia naghistra, mia grande-piccola, ragazza. Sei
    da "SUPEROTTIMO"sottolineato tre volte il massimo dei
    voti per gli alunni della scatola, come lo era una volta
    per i miei allievi. Dopo averti assegnato il voto, ti
    parlo e giurin-giurello,ogni parola che uscirà dal mio
    dito, corrisponderà a verità. Una volta, quando non
    c'erano tutte queste facoltà, una ragazzina, appena
    diplomata, poteva decidere di frequentare al Gaslini di
    Genova tre anni di specialità, per diventare un'esperta
    in ortofrenia. In poche parole doveva impare il Braille,
    la lingua dei gesti, psicologia, pedagogia, fisioterapia,
    insomma diventare un'esperta per insegnare
    ai"diversamenti abili". Mi fermai nella scatola, un
    abbandonato,vecchio ed enorme refettorio per 10 anni,
    con l'ordine perentorio di chiudere a chiave la porta,
    per il timore che qualcuno dei lazzaroni fugisse.Dovevamo
    andare ai servizi alle ore 11, quando il campo era
    sgombro e lo si faceva attraversando una passerella di
    legno,che copriva un torrente. I ragazzi erano di
    frontiera,eppure s'impegnavano al massimo, non sempre si
    applicavano, giocavano a fare Tarzan sulle corde che
    reggevano le paratie, consumavamo il pasto al sacco sulle
    lunghe tavole, gridavano, cantavano, cercavano coccole e
    baci, ma imparavano tutti, anche i dislessici e i
    disgrafici. L'arte del buco l'ho usata anch'io, come
    usavo segnare con la penna rossa le righe dei quaderni
    per evidenziarle. Era una pluriclasse , ma in prima
    c'era solo Fabio, segnalato dai servizi sociali, come
    autistico. Era sempre da solo, non comunicava con alcuno,
    non scriveva, non faceva niente. Un giorno assegnai una
    consegna ai più grandi e scrissi il testo dietro la la
    lavagna. Fabio gironzolava, ad un certo punto. si mise a
    scarabocchiare su un foglio, come faceva spesso. Poco
    tempo dopo mi venne vicino, mi guardò negli occhi, per la
    prima ed ultima volta sussurrando:per te. Era un compito
    esatto. Miracolo, sapeva scrivere, ragionare, leggere e
    nessuno l'aveva scoperto. Basta, ciao Empi.


    ---
    Midri

    [ ]

    Opzioni  
  • Invia il Contributo a un amico
  • Contributo in Formato Stampa

  •  Copyright © 1999-2019 ..::Il Club dei Poeti::..
     Associazione Culturale Il Club degli autori Partita Iva e Codice Fiscale 11888170153
    Tutti i marchi e copyrights su questa pagina appartengono ai rispettivi proprietari.