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     Il silenzio dei piccoli   
     Thursday, 01 August 2019 @ 11:00
     Leggi il profilo di: nino vicidomini
     Visualizzazioni: 65

    Racconti

    Tre bassi a destra e tre a sinistra separati da un piccolo palazzo, ben messo, abitato da una sola famiglia con due figlie femmine: Franca e Lia, sempre affacciate su di noi come partecipe ai nostri svaghi, alle nostre marachelle, ma tassativamente segregate in quel podere solitario, vuoto e taciturno come appariva nella mia fantasia.

    Era il nostro cielo quel vasto giardino che abbracciava i due cortili prospettandosi su di essi con folti rami grevi di agrumi.
    Un gran bello spettacolo sia alla fioritura che con i frutti maturi

    Una ricchezza di aranci, mandarini e limoni e tante altre piante da frutta.
    I cortili, considerando il muro di cinta, risultavano sottomessi, ma quei rami invitanti erano a portata di mano, con l’ausilio di un trespolo.

    Quel pomeriggio, sicuramente il diavolo fece la sua parte.
    Ce la mise tutta la sua coda.
    Una scala poggiata al muro arrivava a quei mandarini dal profumo inebriante ma ancora verdi di scorza.
    In quello spazio di nostra pertinenza, nelle ore libere, ci muovevamo agili e sicuri senza controllo alcuno.
    I nostri erano fiduciosi, sapendoci tranquilli e intenti agli svariati giochi.
    Ma, quel giorno, fummo falsati da continuati inviti.

    Quei mandarini stuzzicavano tanto appetito da portare acquolina alla bocca.
    Fu così che macchinammo la bravata dopo appena qualche sguardo d’intesa.
    Mio fratello Pasquale ebbe la spiccata idea di andarne a coglierne alcuni e lo fece con tanta destrezza che subito dopo ci appartammo al nascosto e cominciammo a sbucciarli, quei frutti ancora acerbi ma così invitanti, e ne mangiammo a più riprese; ogni qual vota l’arrampicatore ritornava dalla successiva scalata.

    Con noi, non poteva mancarci, c’era anche Antonio, nostro fratello minore che prese parte alla scorpacciata. Pachi e soddisfatti, poi, incominciammo ad intercalarci nei nostri svaghi usuali; di lì a poco subentrarono al gruppo altre bambine e dovemmo macchinare ogni cosa d’accapo.

    Sapevamo organizzarci benissimo per trascorrere il tempo e arrivare alla sera.
    I giochi li inventavamo all’occasione ed impersonavamo, quasi sempre, i ruoli che ci erano più consoni.

    Non calcolavamo il tempo; quello lo scandivano le nostre mamme con una chiamata tassativa al calare della sera.
    E così fu che, all’imbrunire, la voce giunse ed immediatamente rientrammo in casa per lavarci per bene e sederci attorno al grande tavolo.

    Allora si smetteva ai pastifici, allora si tornava dai mulini.
    Puntuale arrivò nostro padre che, dopo aversi dato una sistematina cominciò subito ad aiutare per approntare la cena.
    Mangiammo ed il tempo trascorse ancor più velocemente, esausti, di consuetudine, andammo a sprofondarci sui lettini con la stanchezza di sempre, senza neppure indossare il pigiama; ci avrebbe pensato mamma a sistemarci per il sonno.
    Il giorno seguente sia io che Pasquale ci recammo a scuola; Antonio e

    Al ritorno sapemmo delle prime avvisaglie di Antonio.
    Aveva rimesso più volte un liquido giallognolo e qualche lineetta di febbre lo teneva smanioso.
    E noi zitti; silenzio di tomba.

    Neppure ci demmo peso; nemmeno ci preoccupammo, né facemmo alcun legamento con la nostra malefatta.
    L’arrivo del medico, ci aveva finanche distolto da qualsiasi altro pensiero.

    Ma i giorni successivi suonarono come un Calvario: la frequenza assidua del dottore e la grande preoccupazione di mia mamma che non si allontanava dal capezzale di Antonio, sempre più febbricitante che ancora rimetteva quel liquido giallo.

    Pasquale taceva ed io pure, non saprei dire se per ingenuità o per innata reticenza; comunque non dicemmo nulla di quanto era accaduto neppure nei giorni successivi che cominciarono a procurarci qualche turbamento.

    Nostro fratello giaceva in silenzio, nel lettone, con una grave forma di infezione viscerale e nostra mamma gli somministrava ripetutamente uno sciroppino viscido e bianco che il medico gli aveva prescritto.
    Mai stanca nostra madre trascorreva ore intere al capezzale di Antonio, accendeva lumini e recitava silenziose preghiere.

    La passammo di brutto per qualche settimana durante le quali casa nostra assunse l’aria di un nosocomio vuoi per la continua frequenza del medico che per il disinfettare continuo di mamma che doveva proteggere anche noi altri.

    Per grazia di Dio, l’ipertermia cominciò a calare i valori sino a scomparire del tutto,
    Antonio, gradatamente, riacquistò il suo colorito e, finalmente, ritornò a giocare con noi, incoscienti di aver cagionato tutto l’accaduto.
    E ancora silenzio a seguire.
    Un infinito silenzio protrattosi sino a questi ultimi tempi; sino ad oggi che me ne sono potuto finalmente liberare.
    E quanti ce ne sarebbero ancora di episodi da raccontare riportandoli finalmente alla luce.

    Quanti e quanti misfatti, imputabili all’incoscienza di una età critica e non sempre ben considerata dagli adulti.
    I bambini sono come vulcani in quiescenza, ma a differenza di essi, in svariate circostanze, implodono senza emettere alcun segnale.
    Silenziosamente lo fanno.


     



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    Il silenzio dei piccoli
    Contributo di: Armida Bottini on Friday, 02 August 2019 @ 07:46
    Silenziosamente lo fanno, ieri come oggi. E noi genitori veniamo a scoprire le malefatte dopo e spesso, quando è troppo tardi. Bel racconto, ben scritto e veritiero. Ciao. --- Midri

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