club.it
clubpoeti.it
club.it
 Benvenuto su ..::Il Club dei Poeti::.. Thursday, 17 October 2019 @ 13:02 
Invia il tuo racconto | Invia la tua poesia | Faq | Contatti
Argomenti  
Home
Poesie (2685/0)
Racconti (1020/0)
Saggi (15/1)

Eventi  
Eventi nel sito

Friday 11-Jan -
Saturday 30-Nov
  • Premio Il Club degli autori 2019-2020 Trofeo Umberto Montefameglio

  • Sunday 20-Jan -
    Monday 30-Dec
  • Premio Jacques Prèvert 2020
  • Ultime novità  
    CONTRIBUTI
    Nessun nuovo contributo

    COMMENTI
    nelle ultime 48 ore

  • La rivoluzione [+2]
  • Josh 3 [+2]
  • Lu mègghiu tempu [+2]
  • S. Vito Chietino
  •                  ... [+3]
  • Memoria migrante
  • Sotto il cielo de... [+2]
  • A mia madre
  • Buio incombente
  • La scelta
  • Estate (?) [+2]
  • Di foglie sparse [+2]
  • Youth
  • 1972 prove di div...
  • Batticuore

  • LINKS
    nelle ultime 2 settimane

    Nessun nuovo link


     -   
     Thursday, 04 July 2019 @ 15:15
     Leggi il profilo di: telemaco
     Visualizzazioni: 449

    Poesie

    Quando viaggi e viaggi
    alla corolla di membrature
    che apre la torre Velasca
    risponde un cantofermo pungente.
    Sollevo lentamente il braccio
    come un cenno d’addio o una burla
    o una mano nell’ora battente
    il tuo canto pronubo si aggriccia
    tra le buche pontaie
    nella cesura maschile di spilli cardiaci
    trasviandone la melodia.
    Quando tu viaggi
    non ci sono a Milano barricate
    solo terra, e i resti del mercato
    agglutinati alla via dei Transiti
    per l’osservazione delle viscere
    e passanti quatti e guardinghi lungo via Bagnera.
    A moi!, vorrei dire, Il mondo non ha segreti
    ma restano difficili le vie deserte
    gli appunti senza nome
    i venti che vanno e vengono senza parlarmi.
    Sembrano in tanti davanti al casermone occupato
    gli scarponi sollevati al perimetro di gronda
    tra rami e dirupi di cartongesso
    due biker sul discammino dell’impianto planimetrico
    riconoscono i precari che escono dalle centrali
    per le mani secche.
    C’è la bandiera rossa, dietro i capannelli della carovana facchini,
    dal movimento avvolgente.

    Madame ha chiuso i giardinetti con un cancello
    si passa all’antica sui corpi laterali
    all’incastro della porta
    sotto il diluvio universale sulla controfacciata
    di avviso ai naviganti.
    Scopriamo così che non c’è festa
    sopra e sotto la galleria
    per la vittoria dei due perdenti
    sui catenacci abbassati.

    Ma quando viaggi e viaggi
    si va con allegrezza al giorno splendente.

     



    - | 9 Commenti | Crea un nuovo Account

    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
    -
    Contributo di: Carmen on Friday, 05 July 2019 @ 14:57
    Mi meraviglia che un testo così ricco, così pregnante sia privo di titolo. Veramente la cosa mi suona assurda. Non ho capito a quali situazioni vissute ti riferisci in particolare, ma il componimento possiede un tale gettito di immagini che pare di comprendere tutto, di vedere le bandiere rosse e gli scarponi e la pioggia e i resti del mercato e provare noia, nostalgia, speranza. Non ti perdòno due licenze che schiaffeggiano la nostra lingua: cantofermo (ma quando mai si scrive così?) e il discammino che qualunque dizionario accreditato si rifiuta di cercare. Poi ci sono delle strofe complicate come questa: il tuo canto pronubo si aggriccia tra le buche pontaie nella cesura maschile di spilli cardiaci trasviandone la melodia che fanno esclamare: Ammazza! Ma che cavolo sono gli spilli cardiaci? E la cesura maschile? Sono certa che per te tutto ciò ha un senso ed è nella bellezza complessiva del componimento che questo senso pare trasmettersi anche a me, che resto perplessa ma non senza meraviglia.

    ---
    Non c'è amore del vivere senza disperazione del vivere. Albert Camus

    [ ]

    -
    Contributo di: joshua on Saturday, 06 July 2019 @ 12:57
    Io non credo che OGNI poesia sia POLITICA.

    Politico lo è, e tout court, concordo coi guru della linguistica, il linguaggio verbale, in quanto medium sociale e interazionale, ma ammetterai che, pur equivalendosi mezzo e messaggio, non è lo stesso messaggio un: ‘Io amo Atene’ messo in bocca a Crizia o a Teramene.

    Voglio dire che l’ambigua natura del linguaggio fa sì che mai si corrispondano l’interpretante – in senso peirceiano - e l’interpretato. Così, neanche tanto paradossalmente, la poesia (e dunque ogni poesia, in quanto le sia proprio un tale scopo) è, semmai, IMPOLITICA, nel senso in cui sfrattando al massimo l’ambiguità congenita al linguaggio, ne altera il potere - diciamo la velleità di potere - di scambio, gioca col falso o lo falsifica, proprio come fa la scienza quando cerca di dare verità, o consistenza, a un fenomeno che, per sé, potrebbe anche non averne.
    In questo senso potremmo anche dire che il poeta, come lo scienziato è (deve essere) neutrale o perfino impermeabile alla realtà del linguaggio ‘sociale’, se non vuole rischiare di scrivere di falsari, mentre spaccia falsità (consapevolmente o, che è più grave, con ingenuità ridicolamente soave).

    A dirla con Gide: la réalité ne m'intéresse, mais elle me gêne

    Quanto al tuo testo (titolo: IFENAZIONE?) è un trait d’union di cose mute e senza nome non perché non abbiano denominazione, a volte hanno perfino il nome proprio, ma perché la trasalgono (fanno trasalire?) o ne tralignano lungo il periprezioso periplo.

    È di qui che m’è venuta un’ idea definitoria (chissà se definitiva) su un certo tipo di poesia di questo primo ventennio del duemila: potremmo definirla, come certa nuova modalità della ricerca scientifica, model-independent o model-free.
    Non si parte da nessuna parte ( o si parte da qualsiasi parte), né si sa dove si vuole arrivare ( o si vuol arrivare dovunque). Si salpa dal linguaggio e ci si fa dentro un viaggio o una crociera, a volte d’alto bordo, altre anche di piccolo cabotaggio e chissà se, alla Finis Terrae, incontriamo Venerdì o Atahualpa (o se sbarchiamo allegri e felici a Serendipity. Anche se confesso che il mio incontro ideale sarebbe con la mia vicina, una strafiga a nome Alcina…).
    n

    [ ]

    -
    Contributo di: Armida Bottini on Monday, 08 July 2019 @ 08:02
    Ognuno ha diritto di scrivere come vuole. Per me è una poesia che dice tutto, ciao. --- Midri

    [ ]

    -
    Contributo di: frank69 on Tuesday, 09 July 2019 @ 18:32


    Un panoramico e accorto viaggio nel tempo attraverso la Città,
    dalle angolose stradine del centro storico alla semi periferia,
    nelle sue peculiarità passate prossime e future.
    Ripeto: “Penna importante la tua” anche entro in nostri confini.

    [ ]

    -
    Contributo di: bellinverno on Wednesday, 10 July 2019 @ 02:38
    Uno scritto notevole. Sono rimasto affascinato dall'amarognolo retrogusto di nostalgia che hai impresso lungo il corso di questo tuo viaggio. Poesia in fondo triste e disincantata. Non vi è titolo poiché non vi è destinazione se non quella di un ritorno. L'incipit "Quando viaggi e viaggi" prefigura una sorta di disillusa rassegnazione (viaggi e viaggi, ma per andare dove?) rientra poi nel finale a rappresentare una sorta di ritorno che ci ricorda che in fondo l'unico vero viaggio è dentro sé stessi. Un saluto

    [ ]

    -
    Contributo di: frame on Wednesday, 10 July 2019 @ 11:38
    Bella l’immagine della Torre Velasca, con quelle lunghe
    membra a sorreggere la corolla. Emozionante, soprattutto per
    uno che ha studiato in Santa Marta, ricordare il vicolo più
    stretto di Milano. Non tutto mi è arrivato con la stessa
    intensità e chiarezza, il linguaggio è ricercato e molti
    versi restano piuttosto oscuri, tuttavia, credo di averne
    afferrato il senso generale, quel tanto che basta per
    apprezzarla. Complimenti.

    ---
    Frame

    [ ]

    -
    Contributo di: PattiS. on Sunday, 14 July 2019 @ 13:18
    sarà quel à moi! che mi ha spinta ad andare a rileggermi le poesie di Rimbaud sulla Commune de Paris come il famoso bateau ivre (mica parlava solo di droghe Rimbaud ahhhh). Certo, la tua è sereniana, il piglio è maturo. Tornare nei luoghi dove un tempo c'era fermento, vita, voglia di cambiamenti e trovare che i luoghi ci sono ancora, accadono sempre delle cose, ma la vitalità giovanile, rimbaudiana se vogliamo, non esiste più e nemmeno si può ricreare forse. Gli ideali sono perduti? Così ho inteso questa bella, quasi, se non, perfetta poesia dal punto di vista contenutistico, lessicale e musicale.

    [ ]

    -
    Contributo di: cordaccia on Monday, 15 July 2019 @ 23:26
    Una splendida passeggiata poetica dal
    sapore nostalgico,direi in bianco e nero(a
    parte la bandiera :) ),dove l'occhio
    dell'osservatore fotografa il tutto
    attraverso il ciò che è rimasto.
    Non c'è traccia di modernità ma solo il suo
    effetto indiretto su
    mercati,strade,edifici.
    Una poesia con ottimi tempi e misura.
    Complimenti.
    ciao:)

    [ ]

    -
    Contributo di: Anais on Saturday, 10 August 2019 @ 15:33
    È una poesia strana, per le sensazioni che provoca a me, quei
    passaggi laterali e la pioggia che batte sulla controfacciata
    (se ricordo bene) ...non so penso alla grande chiesa in via
    kolbe ad esempio, a questi paesaggi urbani che sembrano cosi
    poco umani e che racchiudono tanta umanità, anche quella ai
    margini (della società), e gente che ogni giorno x vivere,
    sopravvive in qualche modo, insomma questa poesia sembra
    riuscire a trasmettere un'impalpabile sofferenza, così ben
    cucita sotto la patina della "normalità".
    Suggestiva.
    Ciao.

    [ ]

    Opzioni  
  • Invia il Contributo a un amico
  • Contributo in Formato Stampa

  •  Copyright © 1999-2019 ..::Il Club dei Poeti::..
     Associazione Culturale Il Club degli autori Partita Iva e Codice Fiscale 11888170153
    Tutti i marchi e copyrights su questa pagina appartengono ai rispettivi proprietari.