club.it
clubpoeti.it
club.it
 Benvenuto su ..::Il Club dei Poeti::.. Saturday, 24 August 2019 @ 15:23 
Invia il tuo racconto | Invia la tua poesia | Faq | Contatti
Argomenti  
Home
Poesie (2683/6)
Racconti (1021/0)
Saggi (15/0)

Eventi  
Eventi nel sito

Tuesday 08-Jan -
Friday 20-Sep
  • Premio di Poesia Città di Monza 2019

  • Thursday 10-Jan -
    Monday 30-Sep
  • Premio Letterario Città di Melegnano 2019

  • Friday 11-Jan -
    Saturday 30-Nov
  • Premio Il Club degli autori 2019-2020 Trofeo Umberto Montefameglio

  • Sunday 20-Jan -
    Monday 30-Dec
  • Premio Jacques Prèvert 2020
  • Ultime novità  
    CONTRIBUTI
    Nessun nuovo contributo

    COMMENTI
    nelle ultime 48 ore

  • Tempi duri

  • LINKS
    nelle ultime 2 settimane

    Nessun nuovo link


     Tra il dire e il fare   
     Thursday, 27 June 2019 @ 11:00
     Leggi il profilo di: gricio
     Visualizzazioni: 184

    Racconti

    L’idea gli venne una sera mentre vagava per la città senza meta (Già, da sempre avrei voluto avere una meta).

    Sì, era proprio una buona idea: avrebbe scritto un romanzo di fantascienza (Bè, ad essere sincero ci credevo molto più allora di adesso)

    Lo torturava la mancanza di qualcosa di diverso dall’eterna monotonia dei suoi giorni: le solite, quanto, peraltro, naturali azioni di sempre come nutrirsi, accoppiarsi (quando c’era l’occasione), dormire, insomma, tutto l’insieme delle attività quotidiane che lui definiva un normale “agitarsi”, ma che in fondo non gli davano nessun nuovo stimolo.

    Aveva cercato di distrarsi con lo sport (mi accorsi ben presto di essere un fallimento in qualsiasi disciplina), con l’arte (meglio non parlarne, visti i risultati) e con i viaggi (bella roba, in ogni pianeta era come sfogliare le pagine di un libro che conosci a memoria….) ma aveva sempre trascurato, chissà perché, la letteratura.

    Così fu sorpreso di sé quando quella sera in città gli venne in mente l’idea che poteva anche cimentarsi nella stesura di un romanzo. Doveva però decidere quale “filone” seguire. Subito scartò la storia, per l’evidente motivo che una razza immortale non ha storia; lo stesso valeva per la cronaca, le avventure non lo attiravano, e così pure le storie d’amore.

    Non gli restava che una scelta, la più ovvia per lui (che sarei io), cioè la fantascienza. E naturalmente l’impresa più ardua da compiere: la scelta del soggetto, della storia da narrare.

    E qui cominciarono i guai.

    Pensò ad una storia ambientata in un sistema monosolare, per esempio, dove avrebbe fatto vivere una ipotetica razza di creature all’inizio della loro evoluzione che avrebbe potuto chiamare uomini (Mi sembrò assurdo quasi subito, pensando che era molto difficile narrare una storia simile, a volte non riuscivo a risolvere i miei di problemi, figuriamoci quelli di un’intera razza in evoluzione…..).

    La scartò quindi molto presto per attaccarsi a quella di un mondo, magari lo stesso di prima, abitato da esseri intelligenti, gli uomini stessi, dove veniva a nascere un uomo più intelligente degli altri che li avrebbe come stregati (o abbindolati) al punto da farsi credere……uhm, vediamo un po’…..da farsi credere….. perché no….. figlio di Dio (Avevo persino pensato al suo nome, lo avrei chiamato Cristo e gli avrei fornito un finale su misura, dove avrebbe fatto la parte dell’eroe).

    Cominciò così a scrivere di buona lena, ma già dopo poche pagine si accorse che avrebbe dovuto fornire troppi alibi ai suoi personaggi, avrebbe dovuto creare tradizioni e credenze agli uomini ed almeno un fondo di verità al figlio di Dio.
    Il lavoro da fare era oggettivamente un po' troppo, quindi a malincuore abbandonò anche quest’idea per dedicarsi a qualcosa di più semplice, senza peraltro allontanarsi troppo dal tema iniziale: la razza umana.

    Avrebbe potuto dotare gli umani intelligenti di compagni mostruosi come animali dalle forme orribili e che avrebbe chiamato Cane, Gatto, ecc. (proprio come sul mio pianeta) ma con caratteristiche decisamente più mostruose: arti ricoperti di pelo, denti aguzzi, code e altre diavolerie del genere (Dovetti abbandonare anche quest’idea per paura di cadere troppo nel ridicolo creando, con la fantasia, mostri talmente inconcepibili…..)

    Oppure avrebbe potuto supporre gli umani provvisti di caratteristiche psicologiche del tutto inconsuete quali, ad esempio, l’avversione per i propri simili (l’avrei chiamata “odio”) e l’amore sfrenato verso cose senza senso (questo l’avrei chiamato “avarizia”) o il desiderio del comando verso tutto e tutti (forse l’avrei chiamato “potere” e vi avrei inscenato intorno dei giganteschi movimenti sociali che avrei chiamato “guerre”)

    Ma anche questo non andava. Lo avrebbero chiamato pazzo se avesse scritto cose talmente inconcepibili, rischiando di farsi emarginare persino dall’avanguardia più sfrenata in campo fantascientifico. Simili fantasie potevano nascere solo nella mente di un malato o di un pervertito (ed io non ero né l’uno né l’altro).

    Gli restava solo una soluzione: cercare di rendere plausibile, nel romanzo, il fatto che gli umani avessero raggiunto un livello di perfezione tecnologica tale da permettere loro non solo di raggiungere le stelle, ma anche di poter dominare, coi loro mezzi, qualsiasi altra forma di vita (Trattandosi di fantascienza l’idea non era malvagia, non trovate?)

    Ma mentre pensava ai dettagli di quest’ultima soluzione fu distratto dal vociare, irregolare ma potente, di una grande folla assiepata davanti ad uno strano oggetto cilindrico molto grosso. Si avvicinò e captò qualche brano di conversazione, qua e là tra la folla.

    -...guarda che grande, è alto almeno otto piani

    -...arrivato due ore fa, sembrava una palla di fuoco...

    -... metallo sconosciuto...

    -...abitato da alieni intelligenti...


    In quel mentre una porticina si aprì dal fondo del cilindro, ed uscì il primo mostro



    Bèh, il romanzo non l’ho mai scritto, nè penso che lo scriverò mai, dal momento che i “mostri” mi hanno tagliato la testa della fantasia e le quattro chele dell’attuazione dicendomi che c’era un contatto sbagliato tra di essi.
    Mi hanno poi rinchiuso, non so perché, una specie i gabbia molto piccola ed ogni tanto mi portano del cibo che serve a tenermi in vita.
    Li chiamo mostri perché il loro aspetto è decisamente repellente, anche ai meno schizzinosi: il loro corpo è molliccio e munito di quattro prolungamenti altrettanto molli e viscidi, la testa, una sola, è piccola e munita di due…………...

     



    Tra il dire e il fare | 4 Commenti | Crea un nuovo Account

    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
    Tra il dire e il fare
    Contributo di: gricio on Thursday, 27 June 2019 @ 12:37
    Ho ritrovato questo che è il mio primissimo racconto, avevo circa 17 anni.... Mi ha intenerito rileggerlo, con le ingenuità tipiche di quegli anni in cui la fantascienza più spinta era rappresentata dalla serie tv spazio 1999. Bèh, pur conscio di ciò e della scrittura acerba lo ripropongo senza alcuna correzione, e mi appello alla vostra clemenza.... :) :)

    ---
    "parlare di musica è come ballare di architettura" (F.Zappa)
    http://gricio-gricio.blogspot.com/

    [ ]

    Tra il dire e il fare
    Contributo di: Armida Bottini on Friday, 28 June 2019 @ 06:02
    A me piace, eri e sei bravo. Ciao. --- Midri

    [ ]

    Tra il dire e il fare
    Contributo di: Riflessi on Saturday, 29 June 2019 @ 20:27
    Immedesimarsi nella mente di uno scrittore alieno che si immedesima nella mente di un alieno terrestre: ottima idea, tra l'altro nell'autocommento hai criticato te stesso da giovane, quindi con il tuo altro te del passato... ormai alieno a ciò che sei oggi :) Ciao

    [ ]

    Tra il dire e il fare
    Contributo di: Empatia on Monday, 01 July 2019 @ 09:16
    Bello, ha in sé tutta la forza dei diciassette anni, dove si ha il coraggio di immaginare che la vita sia solo frutto di una fantasia altrui e che prima o poi finirà perché chi decide si è fatto fregare. Ci fosse stato il libero arbitrio sarebbe stato tutto diverso...meglio dare la colpa all'alieno! (Purtroppo da grandi bisogna imparare ad accettare la responsabilità delle proprie azioni) Empatia

    [ ]

    Opzioni  
  • Invia il Contributo a un amico
  • Contributo in Formato Stampa

  •  Copyright © 1999-2019 ..::Il Club dei Poeti::..
     Associazione Culturale Il Club degli autori Partita Iva e Codice Fiscale 11888170153
    Tutti i marchi e copyrights su questa pagina appartengono ai rispettivi proprietari.