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     Bodymarket II   
     Wednesday, 12 June 2019 @ 09:45
     Leggi il profilo di: Empatia
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    Racconti

    C’è una strada ferrata che circumnaviga il pianeta. La carovana di camion sta procedendo incanalata tra scintille e bestemmie, l’aria è fetida, calda ed opprimente, niente di realmente respirabile. Siamo nuovamente su Malia e Doe sta viaggiando su di un carro bestiame legato, bendato, ignaro del proprio destino, adagiato su un bel carico di guai.

    Porco sballo! Come faccio ad esserci ricascato di nuovo. La testa fa un male cane. Questa volta credo di ricordare ogni dettaglio, niente “pozioni”, devono aver cercato di fracassarmi il cranio.
    La testa rimbomba come se il cuore avesse preso il posto del cervello e sento qualcosa che mi incrosta l’occhio destro. Direi che mi hanno rotto un sopracciglio o qualcos’altro.

    Ho provato a rialzarmi ma ho i polsi legati dietro alla schiena e le gambe devono essere rimaste bloccate in modo innaturale per troppo tempo.
    Devo aspettare un attimo, se provassi a scappare ora farei sicuramente un casino, meglio non far sapere a tutti che sono sveglio. Magari riesco a filarmela prima di finire nuovamente al “Muro”, non ci tengo a partecipare ad un’altra asta alimentare.

    L’ultima volta sono stato fortunato, si fa per dire. Sono stato acquistato dalla Contessa De Shade, proprietaria del bordello più esclusivo del pianeta. La sua casa di piacere si trova nella zona Oscura di Malia, nel distretto 36.

    Esistono in tutto 40 distretti nella zona Oscura ed io, che non sono schizzinoso, non mi sarei mai sognato di oltrepassare il ventunesimo.

    Madame De Shade mi aveva acquistato ad un’asta alimentare che si svolge ogni quarto di luna al “Muro”. Grazie al cielo mi aveva reputato più che “appetibile” ed aveva deciso di tenermi tutto per sé nella sua alcova, almeno per qualche tempo sarei stato al sicuro. La Contessa ha dei gusti bizzarri, ma niente in confronto ai suoi clienti. Ho visto degli schiavi togliersi la vita pur di poter scappare da quell'incubo.

    Madame De Shade era stata generosa con me, avevo avuto la possibilità di muovermi liberamente all’interno del suo “Impero”, anche se non credo sarei stato il suo cucciolo in eterno, prima o poi mi avrebbe scaricato in uno dei gironi del suo bordello vizioso.

    Fortunatamente, potendo bazzicare gli appartamenti privati, avevo conosciuto Nara, sua figlia. Nara era l’esatto opposto della madre: timida, introversa, magrissima, con un corpo quasi adolescenziale a dispetto dei suoi venticinque anni, vestita quasi esclusivamente con abiti color rosa, colore che detesto ma perfettamente in tinta con i suoi cortissimi capelli a spazzola. Raramente mantenevano a lungo la stessa sfumatura, le piaceva cambiare ma sempre entro certi limiti, se volevo scappare dovevo convincerla a superare i suoi limiti.

    Di nascosto dalla Contessa avevo cominciato a frequentare Nara durante le sue scappatelle per ammirare le albe artificiali riprodotte dai documentaristi di Terra, il mio pianeta natio.

    Ogni giorno proiettavano le più belle albe dell’universo con lo scopo di riprodurre il ciclo giorno notte, così da non farti andare il cervello in pappa a causa del persistere di una vita avvolta dal buio. Nara non aveva mai visto una vera alba perciò avevo sfruttato questa sua debolezza come un alieno che promette ad un abitante di Dune di mostrargli l’oceano, troppo facile!

    Dopo neanche due lune ero felicemente in viaggio verso la mia nuova vita con l’eccitatissima fanciulla al mio fianco.

    Avevamo deciso di cercare un pianeta tranquillo per evitare di essere raggiunti dall’ira della Contessa, che di certo non era stata felice di sapere che mi ero prodigato per far emancipare la figlia.

    Troll, il pianeta che avevamo scovato per cercare scampo, era una via di mezzo tra una pietraia sterile ed una palude semi bonificata, non c’era di certo da stupirsi se vi erano pochissimi insediamenti umani. Essendo un pianeta abitato da strane creature autoctone, non proprio amichevoli, vigeva la regola di edificare casa assieme ad altre unità famigliari.

    Al nostro arrivo Nara aveva fatto subito amicizia con due tizi, Rama e Miche, piuttosto anonimi e gentili.

    Costruite le case e messa a regime l’attività di Miche, che consisteva nell’estrazione di roccia di diamante, non rimaneva un gran che da fare su Troll. I diamanti non fornivano dei grandi guadagni e sul pianeta c’era poco da inventarsi. Fu così che quando arrivò una nuova famiglia desiderosa di stabilirsi nei pressi del nostro insediamento, mi lasciai incuriosire dalla giovane Lari, una diciottenne molto estroversa con un fisico da bomba sexy.

    Credo che Nara avesse compreso fin da subito il mio interesse per la nuova arrivata, era diventata scontrosa e poco incline a lasciarsi andare. Inoltre stava diventando una delle relazioni più lunghe che avessi mai avuto, così onde evitare spiacevoli discussioni avevo deciso di non aspettare oltre e di partire con Lari e l’astronave di Nara verso una nuova avventura.

    Io e la mia nuova amica ci spostammo su Vega, un pianetino poco più grande di un asteroide ma con una densità di popolazione da formicaio.

    Eravamo sicuri di aver trovato il nostro angolo di paradiso. Eravamo riusciti a farci assumere presso il casinò di Venice.
    Si trattava di un lavoretto facile e ben remunerato, se di lavoro si può parlare: venivo pagato per controllare e tenere lontani i clienti bavosi dalle conigliette che regalavano gadget agli ospiti titubanti davanti alla sala degli “Spettacolini”.
    Lari ovviamente era una delle conigliette e come butta dentro ci sapeva davvero fare.

    Era stato un periodo divertente, forse troppo divertente! Perché quando Lari si era accorta che non mi limitavo a fare la guardia alle sue colleghe, aveva avuto uno scatto d'ira così possente da fracassare metà locale.

    Non avrei mai pensato che una donna potesse essere così abile con una mazza di ferro.

    Comunque avevo recepito il messaggio ed avevo lasciato il pianeta Vega a bordo della navicella di alcuni nuovi amici, che grazie a me, erano riusciti a concludere con le ragazze del Venice.

    Ovviamente alle conigliette avevo raccontato che si trattava di ricchi commercianti di resina Ancoriana in cerca di possibili mogli, mentre quest’ultimi mi pagavano il compenso pattuito per le prestazioni ricevute: un giochetto da ragazzi.

    A Lari avevo comunque lasciato l'astronave di Nara. Credo di essere stato più che generoso. Sono quasi sicuro che con la vendita del mezzo avrebbe potuto ripagare i danni del locale.
    Oppure sarebbe potuta divenire parte dello “Spettacolino”, aveva il fisico adatto.

    I ragazzi mi avevano dato un passaggio sino al lussureggiante pianeta Wippie, dominato dalle praterie di Poseidone, immense distese di piante erbacee che potevano arrivare anche a tre metri d'altezza.

    Perdersi su Wippie era estremamente semplice, non solo per la vegetazione che invadeva a ritmo serrato ogni costruzione antropomorfa del pianeta ma anche per l’abitudine dei suoi abitanti di calarsi acidi sintetizzati dai funghi che crescevano spontanei alla base delle piante stesse.

    Data la mia abilità nel districarmi in ogni situazione ero stato “adottato” da una comunità indigena per aiutarli a mantenere sgombri i campi di vegetali coltivati al centro del villaggio.

    L’aspetto più eccitante delle comunità locali era che non contemplavano coppie fisse, ognuno era libero di scambiare effusioni con chi voleva, senza gelosie di sorte. Solo la matriarca, Zoe, dovendo rimanere completamente imparziale non poteva avere rapporti intimi con gli altri membri della comunità.

    Pensavo di aver trovato la mia società ideale.

    Pensavo, perché alla la fine era prevalso il mio ego. Non avere sfide e non aver bisogno di conquistare le attenzioni di una donna, mi aveva reso apatico ed anche un po’ bast*ardo. Ad un certo punto mi ero reso conto che cercavo di mettere zizzania tra i membri della tribù, senza tra l’altro riuscirci.

    Volevo solo vedere un po’ d’azione, di sana competizione, ma non vi era nulla da fare, erano tutti troppo ammansiti dal fungo acido.

    Finché, non ebbi la pessima idea di appartarmi con Zoe. Non pensavo sarei mai riuscito a smuovere qualcuno del villaggio, invece l’intera comunità si era scagliata contro di me e così ero dovuto ripartire.
    Perlomeno ero riuscito a farli reagire ed anche Zoe aveva reagito molto bene, ma non credo le abbiano lasciato mantenere il suo ruolo di Matriarca.

    Durante i lunghi pomeriggi a calpestare le piante di Poseidone, perché non invadessero i campi coltivati, mi ero accorto che estirpando i funghi alle radici delle piante, queste diventavano meno invasive, così avevo finito per procurarmi una bella scorta di funghi acidi e con questi mi ero pagato un passaggio su Vitro.

    Vitro è un pianeta artificiale nato dopo il collaudo di Evol. Si tratta di un mega centro ospedaliero con un’orbita particolare, studiata appositamente per passare ciclicamente vicino ai pianeti più popolosi del sistema Antàre.

    Ho un amico su Vitro, Ado, un ragazzo fenomenale e consapevole di esserlo, ho sempre potuto contare su di lui.
    Vigono due sole regole tra me e Ado: la prima è che dopo due lune ci si deve assolutamente autoeliminare dalla circolazione, siamo troppo simili per bazzicare gli stessi ambienti e la seconda regola naturalmente riguarda Vanessa, la sua sorellina è off limits.

    A Vitro, Ado è di casa, si sarà rifatto il naso almeno quindici volte, per non parlare dei vari ritocchini al corpo. Così ha acquistato un appartamento per essere più comodo durante i periodi post-operatori.
    A volte faccio persino fatica a riconoscerlo, ma i suoi occhi lo tradiscono. L’iride di colore ocra e la pupilla, un ovale orizzontale, sono unici. Eppure Ado è umano, o così perlomeno gli hanno detto quelli dell’anagrafe. Fatto sta che anatomicamente è più simile ad un umano che a qualsiasi altra specie, quindi finché non sarà trovato nell’universo un altro pupilla a mandorla, la terra rimarrà il suo pianeta natio.

    Tutti vorrebbero avere origini terrestri, siamo i migliori.

    Ado aveva organizzato per me un ritorno in grande stile, eravamo andati al Balika per bere un po’ di Mistral e poi avevamo strisciato fino al Mignon: Teatro d'essai molto ben frequentato dove ad una certa ora gli spettacoli diventavano piccanti e interattivi.

    Non avevo idea di cosa fosse successo, avrei dovuto essere ancora a teatro ed invece mi ero ritrovato a casa di Vanessa con lei vestita da infermiera sexy che cercava di ficcarmi la lingua in gola.

    Per fortuna era arrivato il mio amico Ado e mi aveva riportato a casa sua. Una volta rientrati, mi aveva confessato che Vanessa aveva una cotta per me da sempre e che doveva averci seguito fino in teatro. Approfittando del mio stato poco vigile mi aveva caricato sulla sua auto e portato a casa. Per fortuna Ado non era arrabbiato con me, direi che fosse imbarazzato e comunque era certo che non l’avrei mai tradito.

    Per fortuna era arrivato in tempo... perché io me la sarei fatta di sicuro.

    Avrei accampato la scusa che ero troppo ubriaco per capire veramente cosa stesse succedendo, non avrei avuto colpe, dopotutto era lei che voleva abusare di me.

    Abbandonato Ado dopo le canoniche due lune, senza drammi famigliari da giustificare, ero rientrato su Troll; non che volessi riallacciare i contatti con Nara ma mi dispiaceva averla mollata senza un mezzo con cui andarsene dal pianeta più noioso del sistema. Inoltre avevo nascosto alcuni crediti in una buca dietro la baita e speravo di poterli recuperare; sempre che lei non li avesse già trovati, in quel caso non glieli avrei richiesti indietro.

    Arrivato alla mia vecchia casa mi ero accorto subito che qualcosa non andava. La nostra baita e quella dei genitori di Lari erano chiuse da un pezzo e Rama e Miche non si vedevano da nessuna parte. La loro casa era l’unica che mostrasse segni di vita, ma dovevano essere rimasti da soli e per parecchio tempo, non andava bene. Anche se era il loro sogno sin dall’inizio nessuno su Troll dovrebbe mai abitare isolato, è troppo pericoloso.

    Dopo questo mio altruistico pensiero non ho ricordi ed ora mi ritrovo ancora su questo maledetto camion.
    In questo momento il mezzo si sta’ fermando, porco sballo, ho aspettato troppo ad alzarmi.

    Un tipo tutto nervi e completamente glabro mi grida da dietro: - Scendi principessa, siamo arrivati. Scusa per l’occhio ma non stavi fermo. -

    Dunque è stato il trasportatore a conciarmi in questo modo, effettivamente dubitavo fosse stato Miche, è la persona più schifosamente gentile che conosca.

    -Ah, dimenticavo, mi hanno detto di riferirti, quando ti saresti svegliato, che Rama e Miche ti salutano tanto e che sono felici per te. -

    Fanno pure gli spiritosi, ovviamente c’è l’avranno con me a morte.

    Quando sono partito deve aver trovato un modo per andarsene anche Nara ed i genitori di Lari saranno corsi a cercare la figlia lasciando Rama e Miche da soli e senza la possibilità di avere nuovi vicini nell’immediato. Posso capirli ma non li ho obbligati io a vivere in un posto così deprimente, erano loro che asserivano di cercare un luogo dove fare gli eremiti. Bè, sono stati accontentati.

    Vengo risbattuto per la seconda volta sul palco della casa d’asta e guardando il pubblico mi accorgo che sono tutti uomini. Porco sballo, mette male.

    Un tizio in prima fila si aggiudica il mio lotto ed io attendo che mi venga conficcato l’arpione nello stomaco.

    Passano cinque minuti e non sento nulla, riapro gli occhi e mi accorgo che si tratta di un galoppino: sono stato acquistato on line. Potrei ancora cavarmela…

    Salgo su un mezzo che purtroppo si dirige verso la zona Oscura. Conto i distretti: 1,2…13,14…21, chiudo gli occhi, ormai è tardi anche per sperare.

    Sono nuovamente al distretto 36 in un luogo che conosco molto bene.
    Mi hanno lavato, profumato e vestito come un damerino, credo che Madame de Shade mi voglia far lavorare.

    Non la capisco, sa bene che tenterò nuovamente di scappare, tanto valeva farmi fuori subito ed evitarmi questo supplizio, così anche lei avrebbe finalmente avuto la sua vendetta.

    Ad un certo punto si socchiude la porta, mi viene già da vomitare. Questo posto istiga al suicidio, ho visto troppa gente rinunciare alla propria vita qui dentro. Chiunque entrerà da quella porta dovrà diventare il mio pass per scappare. Il giochino lo conosco bene, dovrò farle perdere la testa, fare in modo che mi voglia solo per se.

    Passano ancora dieci minuti e non succede nulla.

    Forse ha rinunciato? Non sono mai stato rifiutato! Anche se questo posto fa schifo…no, proprio perché fa schifo, non posso venire rifiutato!

    Mentre rifletto sull’assurdità dei miei pensieri si spalanca la porta e vedo entrare…Nara.

    È bellissima, da togliere il fiato. Si è fatta crescere i capelli, sono neri corvino, questa volta credo si tratti del suo colore naturale. È truccata, leggermente truccata, non ne ha mai avuto bisogno, ma quei lievi tocchi di colore esaltano i suoi occhi e gli zigomi pronunciati. È un po’ più in carne, l’abito lungo nero le accarezza le curve giocando con la mia immaginazione, sembra una dea.

    Sì, ma una dea sadomaso!

    Devo concentrarmi, devo assolutamente riuscire a ragionare col cervello.

    La saluto: - Ciao Nara, non ci vediamo da tempo, hem…sei cambiata.-

    È la prima volta che mi sento a disagio a parlare con una donna, mi fa davvero uno strano effetto.

    -Ciao Doe, è davvero passato molto tempo, 18 lune per l’esattezza e hai proprio ragione, sono cambiata, ora dirigo io le attività di mamma.-

    Sospira, sembra rassegnata forse non si aspettava di aver acquistato proprio me. Magari è una sorpresa anche per lei e deciderà di lasciarmi andare.

    Ma poi ricomincia a parlare: - Ho assunto un cacciatore di taglie per trovarti, ma quel poveretto ha tentato di guadagnarci di più portandoti al Muro. Non potrà riprovarci un’altra volta.-
    Fa una pausa per darmi il tempo di ragionare su quanto ha detto, poi ricomincia a parlare:
    -Quando mi hai abbandonata su Troll ho dovuto trovare una nuova sistemazione. Rama e Miche mi hanno aiutata per un po’, ma avevo bisogno di cure…-

    In quel momento il mio stomaco ha cominciato a rivoltarsi : -Sei stata male? Io non lo… io non potevo saperlo!-

    Mentre cerco di farfugliare una qualche scusa assurda la porta si riapre, una tizia che non ho mai visto prima accompagna per mano un batuffolo di piume rosa con indosso una maglietta con un unicorno ed un arcobaleno.

    Si avvicinano a Nara che prende la bimba in braccio, le posa un bacio sulla fronte e poi la rimette a terra indirizzandola verso me.

    Mentre le guardo le gambette paffute sento a malapena Nara che mi conferma: -È tua figlia, si chiama Mia-.

    La guardo come se fosse un pacchettino regalo infiocchettato che mi barcolla incontro e quando allungo le braccia per evitare che cada sento che è il regalo più bello e inaspettato che potessi mai ricevere.

    Nara si allontana ha uno sguardo indagatore, devo sembrarle un cretino.

    Io guardo Mia, ha i miei occhi e la bocca di sua madre e il mondo intorno a noi si dilegua.

    Quando mi prende il naso con le sue piccole manine penso si tratti dell’abbraccio più dolce che abbia mai ricevuto. Un senso di calore, di protezione mi si diffonde dappertutto. Non pensavo succedesse così in fretta, ora ho capito cos’è un colpo di fulmine.

    È assurdo ma l’unica cosa a cui riesco a pensare è quanto sia fragile e indifesa. La mia bambina.

    È questione di un attimo, la mia mente si spalanca e mi si palesa un nuovo obbiettivo: devo proteggerla da tutto e da tutti. Non lascerò mai che le facciano del male, che la usino, che venga avvicinata da tipi strani, tipi come me... Ora sì che mi sento un cretino.

    Riesco per un attimo a distogliere lo sguardo da Mia e a guardare Nara negli occhi.

    Lei mi osserva per un secondo e con un sorriso compiaciuto, prima di uscire dalla stanza sussurra tra sé:

    -Sapevo che prima o poi una donna ti avrebbe fregato.-


     



    Bodymarket II | 6 Commenti | Crea un nuovo Account

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    Bodymarket II
    Contributo di: Armida Bottini on Thursday, 13 June 2019 @ 06:54
    Ci vedo sempre peggio (sono autoimmune e la malattia di Sjogren ha colpito gli occhi), ma sono riuscita a leggere tutto questo fantasioso racconto, mi ci sono avvolta dentro, mi ha avvinghiata, colpita. Volevi questo ragazza? Hai raggiunto il tuo scopo, hai vinto la cattedra alla normale di Pisa. Qualche volta sarò anch'io messa al Muro. Ciao Empi, ciao. --- Midri

    [ ]

    Bodymarket II
    Contributo di: zio-silen on Thursday, 13 June 2019 @ 10:23
    Comprendo la necessità di dare un taglio web al racconto. L'eccessiva concentrazione però si risolve in una elencazione un tantino claustrofobica.

    Tanta azione e sesso (quest'ultimo non descritto ma lasciato all'immaginazione del lettore) per un finale da cuoricini, stelline, tarallucci e vino. Meglio - a mio modesto avviso - una chiusa shock, tipo:

    ... prima di uscire dalla stanza sussurra tra sé:
    e adesso al lavoro! Quattro Giant del pianeta Libid hanno pagato per i tuoi servigi.

    Un saluto

    ---
    zio-silen

    [ ]

    Bodymarket II
    Contributo di: Empatia on Thursday, 13 June 2019 @ 15:45
    E chi ti ha detto che è finita bene! Sei proprio un
    romanticone! Una madre giudiziosa non leverebbe mai
    alla figlia il proprio padre, ma ti assicuro che Nara
    gliela farà pagare, come solo una donna sa escogitare.
    Buona riflessione. Un saluto,
    Empatia

    [ ]

    Bodymarket II
    Contributo di: Elysa on Friday, 14 June 2019 @ 09:49
    ci ho messo un po' di tempo a leggerlo e in più riprese ma devo dirti che mi piace proprio tanto, soprattutto il finale, molto molto bravo! --- Elysa

    [ ]

    Bodymarket II
    Contributo di: frame on Friday, 14 June 2019 @ 11:34
    L’altra volta lo avevo definito un racconto di
    fantascienza, forse troppo generosamente, perché mi ero
    lasciato ingannare dalla scenografia e dall’ambientazione,
    ma in questo secondo capitolo risulta chiaro che il genere
    è più vicino al romanzo rosa di stampo classico. Proprio
    con tutti i suoi intrighi d’amore, con gli intrecci del
    cuore, e con una venatura sexi molto ma molto castigata.
    Non è un difetto, un genere vale l’altro, la mia è solo
    una constatazione. Del resto uno scrive ciò che vuole e le
    storie che inventa le può ambientare su Marte, oppure a
    Garbagnate, tanto le dinamiche del cuore e derivati sono
    sempre uguali a tutte le latitudini. Forse è per questo
    che mi sono annoiato e ho fatto fatica ad arrivare alla
    fine.

    ---
    Frame

    [ ]

    Bodymarket II
    Contributo di: vincent on Friday, 21 June 2019 @ 16:35
    Racconto coinvolgente, come del resto la
    prima parte.
    La conclusione a lieto fine non ce la vedo
    bene (è solo il mio personale parere),
    anche se in un certo senso coglie il
    lettore di sorpresa. Un colpo di scena
    ginale. Che non ti aspetti. Complimenti.

    [ ]

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