Delitto sull'autostrada

Monday, 13 May 2019 @ 11:00

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La domenica, il commissario si fermava al ristorante dell’area di sosta autostradale per fare una breve colazione. Con il bel tempo, partiva poi per la montagna. Sua moglie invece amava rimanere in casa e guardare telefilm seriali registrati alla TV.

Un autobus aveva posteggiato sull’area di soste dell’autostrada. Dei cinesi con vestiti sgargianti erano scesi e scattavano selfie.

Arrivarono altri due bus. Le porte si aprirono. Scesero solo uomini. A differenza dei cinesi, questi erano molto chiassosi. Tifosi di due squadre avversarie arrivati contemporaneamente. Il commissario cominciò a innervosirsi.
Si alzò con l’intenzione di pagare e andare via.

- Commissario Cresta! - Il gestore del ristorante, un giovane magro e nervoso di nome Galli era agitato e correva. - Commissario! La prego di venire subito con me.

Cresta lo seguì verso uno dei bus dei tifosi. Soliti screzi tra tifosi, pensò. Una folla di curiosi che si era ammucchiata davanti all'entrata. Salirono a fatica.
Il commissario prese in mano la situazione e rivolgendosi al gestore:
- Signor Galli, per favore faccia in modo che nessuno si avvicini o entri. Si faccia aiutare da qualcuno se necessario.
Galli ringraziò il cielo che proprio in quel momento il commissario fosse lì.

In fondo al bus, un uomo di circa quarantacinque anni sedeva in modo innaturale. La fascia con i colori della sua squadra sulla fronte, gli occhi sbarrati e una smorfia in viso.
Cresta notò una chiazza di sangue che partiva dalla schiena e si allargava sui sedili.


- Commissario!
Il gestore avanzava per corridoio stretto e da dietro spingeva una persona:
- Ecco “Orso”. - Nel frattempo urlava ai tifosi e curiosi che si ammassavano sugli scalini del mezzo: - State indietro, state indietro! Il commissario deve lavorare!
- “Orso” è stato visto nei bagni e litigare violentemente con l’uomo. Si chiama, cioè, si chiamava, Dario Moretti –, informò il gestore.
Cresta stava chiamando la centrale e fece cenno al gestore di avanzare.
- Hanno avvisato la moglie del morto. Sarà qui a breve – disse.
“Orso”, di soprannome e di fatto, nonostante il faccione da bambino aveva già dei precedenti penali.

Una graziosa giovane donna in jeans e maglietta era salita sul bus chiedendo permesso e dopo aver visto il morto, si mise a piangere:
- Sono la signora Moretti, ero in giardino a potare le mie rose quando ho ricevuto la telefonata dalla polizia. Abito qui vicino e sono arrivata subito. Sono sconvolta! Non riesco a crederci!
- Capisco. – Il commissario ordinò di aprire le finestre per evitare che la donna svenisse.
- Chi è stato? Mio povero Sandro!
- Signora, abbiamo già individuato il colpevole –la tranquillizzò il commissario. Poi, rivolgendosi ai presenti risaliti e alzando la voce: – Ora scendiamo tutti! Arriveranno l’ambulanza e gli uomini della scientifica. Recatevi al ristorante dove sarete interrogati, uno a uno. Nessuno lasci l’area. Mi spiace, niente partita per voi, oggi.

In coro, il gruppo protestò.

Seduto al ristorante, il commissario ascoltò la donna delle pulizie addetta ai bagni. Aveva una cosa importante da riferire:

- Commissario, ho visto i due che litigavano violentemente nella zona bagni. Volevo chiamare il gestore ma poi quello basso è andato via e quello grosso è entrato nel bagno. Dopo qualche minuto mi hanno chiamata perché quello grosso era rimasto chiuso nella toilette. È stato necessario chiamare il ragazzo del negozio e lui, dopo una mezz’ora circa, è riuscito ad aprire!

Orso, dunque, era innocente.


Arrivarono altri ispettori di polizia e la scientifica per le indagini. Interrogarono molti e le dinamiche erano state chiarite.
Il Moretti, nei bagni, aveva litigato con Orso e in seguito, era ritornato sul bus.
Dopo una ventina di minuti, l’autista, che era stato il primo a risalire sul mezzo, l’aveva trovato morto e dato l’allarme.
Nessuno aveva visto scendere o salire qualcuno che non fosse l’autista e, più tardi, il commissario.

- Signora Moretti, gradisce un caffè? – Cresta non riusciva a consolare la vedova e notò che era il tipo di donna che piaceva a lui.


- Signora! Menomale è ancora qui! L'ha dimenticato sul bancone.

Era il ragazzo del negozio, quello che aveva liberato “Orso” nei bagni. Da lontano, aveva riconosciuto la signora Moretti. Sbracciandosi e correndo l’aveva raggiunta. Appoggiò un libro sul tavolino e ansimando le disse: - Signora! Menomale è ancora qui! Questo l’ha dimenticato sul bancone davanti alla cassa. - Posò un libro sul tavolo.

Il commissario Cresta lo girò e lesse il titolo a voce alta: “Come uccidere il marito in venti modi diversi”.
Guardò la donna. Gli occhi azzurri le brillavano come cristalli.
- Non vorrà insinuare che io abbia ucciso mio marito solo perché mi piacciono certe letture… Commissario, non sia così ingenuo. Questo libro ha venduto milioni di copie in tutto il mondo. Non ha nessuna relazione con l’omicidio di mio marito!
- Non è il titolo. È qualcos’altro. – Rivolgendosi poi al ragazzo: - A che ora è venuta la signora per comprare il libro?
- Alle nove e quindici precise, signor commissario. Lo so perché a quell’ora arrivano sempre uno o due bus con a bordo dei cinesi.

Era esattamente l’ora del delitto.
La signora, abitando nelle vicinanze, aveva avuto tutto il tempo compiere il delitto, tornare a casa, fingersi impegnata in giardino con le rose e aspettare la chiamata della polizia.

- Perché l'ha fatto signora Moretti? – Il commissario era sconsolato.
- La domenica mi lasciava sempre sola. Io amavo andare in montagna e lui voleva sempre vedere le partite. Ogni maledetta domenica! - La voce della signora Moretti era diventata fredda.
- Questo non giustifica. – Rispose il commissario e gli venne stranamente in mente sua moglie, in quel momento in pigiama, davanti al televisore.
“Come sono spesso male assortite le coppie”, pensò.
- Signora Moretti, la dichiaro in arresto per l’omicidio di suo marito Sandro Moretti – . Sospirò.

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