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     Chao Fen   
     Thursday, 11 April 2019 @ 23:00
     Leggi il profilo di: gricio
     Visualizzazioni: 132

    Racconti

    - Porterai con te solo alcuni vestiti, e poco altro – disse la donna scostando con decisione dal tavolo le poche cose che vi erano state diligentemente ordinate: una piccola radio a transistor, alcuni libri, un pupazzo di stoffa e un piccolo cofanetto colmo di bigiotteria.

    - Ma…mamma – protestò la ragazzina mentre una lacrima iniziava a formarsi nei suoi occhi

    - Basta, non insistere, dovrete avere valigie leggere, e le tue cianfrusaglie ti serviranno a ben poco nel luogo dove stai andando.

    Chao Fen abbassò la testa e tornò mesta a sedersi sul letto accanto ai cugini che dormivano. Ancora troppo giovane coi suoi quindici anni per rendersi conto del cambiamento cui andava incontro abbandonando il villaggio, si chiedeva solo che sarebbe stato della sua amicizia con Lin Piao. L’idea di non potere più incontrare quello che sin dall’infanzia era stato il suo compagno di giochi preferito si stava poco per volta facendo largo nella sua mente e la cosa le appariva quasi inverosimile. Tuttavia, come sua abitudine, tacque e con un dignitoso silenzio cercò di mantenere le sue emozioni nascoste, riducendo le parole allo stretto necessario.

    Le parole.

    Poche parole smozzicate con la voce rotta e le pupille nere luccicanti, questo le restava di Lin Piao quando era venuto a salutarla il giorno prima; in piedi, nell’androne della vecchia casa di campagna mentre tutti erano a tavola, lui era passato con una scusa qualsiasi. Ma nel silenzio irreale di quell’ingresso disadorno, con le valigie ancora vuote addossate alla parete in fila come soldati in parata, alzandosi in punta di piedi l’aveva baciata sulla bocca. A quel timido contatto, pur sentendosi improvvisamente avvampare, lei si era istintivamente ritratta respingendolo. Ma quasi sentendosi in colpa per l’imbarazzo di lui, aveva ceduto e l’aveva a sua volta abbracciato ricoprendolo di baci tanto appassionati quanto acerbi. Al richiamo della madre, lui era uscito controvoglia dal portone; e come facevano nei giochi da bambini le aveva detto: - ricorda, sarò il drago che invisibile ti osserva –e a lei non era rimasto che vedere la sua immagine in controluce man mano sfuocarsi in lontananza, poi più nulla.

    Le parole.

    Solo quelle indispensabili le aveva invece lasciato la madre il giorno della partenza, nascoste tra un abbraccio dolente e gli occhi velati che osservavano la figlia salire sul treno. E quella voce esile che le con parole rese affrettate dalla commozione raccomandava “sii brava, obbedisci ai tuoi cugini…” aveva un significato che sapeva di definitivo.

    Il senso delle parole, il senso dell’abbandono, quello del ritorno.

    Il treno, binari, ferro e cemento.

    Il treno portava lontano i corpi, i vestiti con le scarpe ed i bagagli.

    Il treno lasciava dietro di sé terra bruciata, ma davanti i binari si perdevano in un futuro migliore.

    Il fumo della locomotiva segnava il vento, lo incideva come un limite da oltrepassare per nuove speranze. Ed in lontananza pian piano scomparivano terre e risaie, e ne comparivano altre.

    Poi monti, ed ancora pianure, e così via.

    * * *

    - Due involtini primavera e un pollo con noccioline, bene.

    Chao Fen si allontana dal tavolo con passo rapido; i due uomini osservano quel corpo di donna ancheggiare per qualche attimo, poi tornano alla loro conversazione.

    Le gambe nervose fasciate dai fuseaux neri a contrastare con la camicetta bianca e le ballerine indossate senza calze, la ragazza si dirige verso la cucina. Camminando si scosta quella ciocca ribelle dalla fronte, ed il gesto la riporta all’infanzia, quando uscendo da scuola a Huang-Zu si precipitava all’aria aperta per incontrarsi con Lin Piao e tornare insieme al villaggio; immancabilmente lui le sorrideva e con la mano le spostava i capelli corvini dal volto. Poi i due si incamminavano verso casa schivando le biciclette e raccontandosi quanto avvenuto in classe.

    Sembra così lontano quel mondo; l’infanzia divisa a morsi con gli altri bambini della casa, e la fame, inevitabile come il respiro nella campagna cinese. Ma anche i colori, la luce, le leggende di paese raccontate dagli anziani davanti al fuoco nelle sere d’inverno; o la festa del raccolto d’estate coi fuochi d’artificio a terrorizzare grandi e piccini.

    Si tutto è così diverso in questa remota provincia d’Italia che vive nella nebbia; persino i colori del ristorante, il rosso rubino dei disegni, il luccichio delle decorazioni in oro, sembrano opachi, falsi, contagiati da quel grigiore pallido che le ricopre anche l’anima.

    Da una parete un drago inciso su uno specchio sputa fuoco, e voluttuoso la osserva passare. Chao Fen lo conosce bene quel drago, l’ha sognato per mille notti e mille notti ancora lo sognerà dal letto posto nell’angusta stanza al primo piano sopra la cucina. Per un attimo una macchia gialla, un grasso autobus che passa sbuffando, si sovrappone alla figura oscurandola, poi quegli occhi tagliati di rettile tornano a guardarla inesorabili.

    Nell’acquario sul banco piccoli pesci colorati, illuminati da un timido neon sopravvivono ignari ed eternamente distratti solo da poche gocce d’ossigeno danzanti. Ogni tanto lei li osserva e le capita di chiedersi quale sia la differenza tra la sua vita e la loro. Che sempre di una scatola intorno si vive; una dai confini precisi ma con un ingannevole infinito per i pesci, una dai limiti molto più sfuggenti per la ragazza.

    Chao Fen torna coi piatti roventi tra le mani, un sorriso fasullo stampato sul volto bianco mentre serve i clienti.

    Con la coda dell’occhio avverte lo sguardo di uno dei due affondarle nella camicetta ed accarezzarle il seno. Si sente ancora quegli occhi addosso come un vestito mentre torna al bancone, e intanto pensa all’ennesima lettera che scriverà a Lin Piao

    Quanto tempo è passato amore mio, quasi fatico a contarlo.

    Solo mi rendo conto che non è trascorso invano se riesco ancora a raccontarne.

    In quel tempo c’eri tu, e c’ero anch’io; si parlava di futuro quasi lo si potesse controllare, gestire, incanalare. Si cercavano grandi soluzioni ad enormi problemi…

    Scrive per non morire.

    Scrive per non spedire.

    Stende tovaglie come bucato sui prati di casa adesso Chao Fen.

    E Lin Piao sarà forse là che l’aspetta, coi suoi occhi accesi di drago, appena un passo più in là della nebbia.

     



    Chao Fen | 5 Commenti | Crea un nuovo Account

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    Chao Fen
    Contributo di: frank69 on Friday, 12 April 2019 @ 09:43


    Il tono pacato del racconto è reso interessante nell’introduzione.
    La lettura è comunque piacevole tutta specie nella descrizione di molti dettagli.
    ”Le parole …, Le parole …”


    [ ]

    Chao Fen
    Contributo di: Titta on Friday, 12 April 2019 @ 10:29
    Quando si deve crescere in fretta come Chao Fen, tutto assume una valenza diversa. Le parole, soprattutto certe parole restano impresse nella mente a ricordarci il mondo dal quale proveniamo. Così come gli sguardi di chi abbiamo amato e non ha potuto seguirci. La storia narrata qui è veramente lo specchio di una moltitudine di persone che vive accanto a noi e mi ha fatto bene leggerla. --- Titta

    [ ]

    Chao Fen
    Contributo di: Riflessi on Saturday, 13 April 2019 @ 10:14
    Che dire... un racconto che trasmette bellezza e malinconia in modo disarmante. Per come è stato scritto, viene anche voglia di rileggerlo con la consapevolezza della prima lettura completa.

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    Chao Fen
    Contributo di: javizan on Saturday, 13 April 2019 @ 16:49
    La nostalgia di casa si amalgama in modo
    perfetto con l'ambiente grigio e desolato
    in cui crede (?) di essere Chao. Dove non
    c'è casa e non c'è amore tutto sembra
    spento,grigio.
    Scritto bene.
    A rileggerti

    [ ]

    Chao Fen
    Contributo di: Armida Bottini on Sunday, 14 April 2019 @ 07:48
    Mi accosto a Titta, ciao. --- Midri

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