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     L'amore non può avere un altro nome   
     Friday, 05 April 2019 @ 11:45
     Leggi il profilo di: javizan
     Visualizzazioni: 319

    Racconti

    Dalla finestra al quarto piano della stanza numero 4 si scorge una sottile linea blu, laggiù all’orizzonte. E’ nascosta da palazzoni grigi ricoperti di antenne e comignoli, ma quel blu è talmente intenso che spicca comunque, illuminato dal sole cocente di metà luglio. Sto fissando quel blu da quasi cinque minuti ormai e percepisco una strana sensazione di sollievo e pace. Non riesco a distogliere lo sguardo, le mie labbra tremano al solo pensiero, gli occhi rossi e gonfi restano fissi là – si chiudono solo per pochi istanti, il tempo di inspirare a pieni polmoni un dolce profumo di pino e sale – poi si riaprono velocemente, per la paura che quel meraviglioso blu possa essere svanito.
    Un’ora fa, o forse sono due, mi hanno detto che non ci sei più.
    Lo sai cosa ho provato in quel momento?
    Non lo so.
    In vacanza non esistono i brutti sogni. Esistono i gelati alla stracciatella, le passeggiate in spiaggia, i materassini colorati, le riviste di gossip, i cappelli per non scottarsi la testa al sole, i costumi nuovi, i ristorantini da prenotare, le cedrate costose nella piazzetta del centro. Lo so, non ci credi neanche tu, eppure la mia vacanza all’improvviso ha il sapore di un brutto sogno. Ecco perché mi sto aggrappando a quel blu così intenso e rassicurante, così meravigliosamente potente e caldo.



    “Signora, io non sento il battito, mi dispiace” – la dottoressa è una di quelle altere, dallo sguardo severo, non mi ha rivolto un sorriso da quando sono entrata nella sala monitoraggio e mi sono sdraiata sul lettino. Le sue parole sono accompagnate da un movimento oscillatorio della testa – sta dicendo di no – fissa il monitor e poi me, di nuovo il monitor. Io sono in attesa. Non ascolto quello che dice perché… non sono mica scema.
    Tu sei con me da trentuno settimane, quasi otto mesi, o forse sette, sì perché io e papà bisticciamo spesso su questi conteggi, tu stai quasi per nascere e noi non abbiamo ancora capito come si conta, ci credi? Ma sì, chi se ne importa, otto o sette, settimane, mesi o giorni, quello che sappiamo bene è che presto ti insegneremo tante cose – magari non a contare – di sicuro a sorridere, camminare, e quando sarai più grande a preparare torte e a coltivare l’orto di casa.
    Papà mi sta stringendo forte la mano, mi accarezza il viso, i dottori mi spiegano che fatti simili possono purtroppo accadere - io chiudo gli occhi e mi copro il viso con le mani, aspetto che questo brutto sogno finisca; ora mi sveglierò e saranno di nuovo gelati alla stracciatella e materassini colorati.



    Il blu si è fatto meno lucente, ora che sono tornata alla finestra.
    E’ quasi il tramonto e il cielo crea sfumature che vanno dal giallo al rosa, sono tinte dolci, che attirano il mio sguardo; guardo all’insù perché cerco una risposta, un abbraccio, o forse più semplicemente tento di volare via da questa stanza di pareti bianche che tutt’a un tratto ha preso il posto della stanza d’albergo in cui io e papà stavamo soggiornando. Che coincidenza, anche quella camera era al quarto piano, dava direttamente su un piccolo balcone, incastonato come un diamante tra due ritagli di tetto. Mi era piaciuto sin dal primo giorno quel piccolo angolo esterno, anche da lassù riuscivo a vedere il blu, riesci a crederci? Papà sorrideva scuotendo la testa, mentre io mi arrampicavo sul gradino che mi permetteva di avere una visuale perfetta del panorama, e di scattare così qualche foto con il mio cellulare, sempre stando attenta a mantenere dritta la linea dell’orizzonte, altrimenti sai che foto orribile sarebbe uscita. Tra la mia mano ferma e il blu si scorgeva una fetta di tetto dai coppi rossi – tipici della Liguria – e la facciata di una casa dalle persiane verde erba. Ne scattavo almeno quattro o cinque, poi le esaminavo con attenzione, per scovare quella perfetta, quella in cui terra e cielo, rosso e azzurro, trovassero l’equilibrio per me ideale. Mi facevo distrarre solo dalla comparsa – a pochi metri da me – di un singolare gabbiano, venuto anch’esso ad ammirare il blu alla nostra sinistra. E allora anche papà correva sul gradino accanto a me, ed insieme – divertiti - iniziavamo ad emettere strani suoni per attirare la sua attenzione, di fatto con scarsi risultati. Quante risate… ridevamo fino a che il gabbiano, indispettito da quei rumori molesti, se ne volava via in cerca di un altro comignolo. Chissà se i villeggianti di passaggio nel vicoletto sotto di noi, avranno pensato fossimo due pazzi. In fondo lo eravamo, pazzi. Pazzi sì. Ma questo lo sapevi anche tu. Pazzi di gioia.



    Mi hanno detto che dovrai nascere domani.
    E ci hanno anche rivolto, a me e a papà, un sacco di domande. Pensano che dovremmo darti un nome. E vederti, quando non sarai più nel mio pancione. Serve ad elaborare meglio il distacco, dicono gli psicologi.
    Io e papà siamo un po’ egoisti, ti dico la verità, l’istinto ci dice di non farlo. Ciò che proviamo è talmente grande che abbiamo paura di renderlo sovrumano, mostruoso. Il timore di essere schiacciati da questo sentimento ci spinge a ricordarti come sei ora. Un pancione non proprio tondo, direi quasi allungato, che guardavamo con delizia, ora con nostalgia. E il tuo nome…beh, in realtà di nomi ne avevi – ne hai – ben due, quelli che abbiamo scelto e che nessuno (nemmeno la nonna!) ancora sa. D’altronde noi non sappiamo cosa sei, non volevamo saperlo prima e non vogliamo saperlo adesso. Adesso non avrebbe senso. Non conta per noi che tu sia un lui o una lei, perché tu per noi sei l’appagamento, la vittoria, l’euforia, l’amore.
    Abbiamo deciso che resterai nei nostri ricordi come l’amore, che non può avere un altro nome, che non conosce genere.
    Papà mi stringe forte, siamo pronti per averti e lasciarti andare.



    La valigia è pronta.
    Papà ha sistemato tutto con cura e stiamo per salutare questa stanza fresca e dalle pareti candide.
    Io sono tornata alla finestra, mi mancava quella sottile linea blu che si scorge all’orizzonte. Accarezzo il punto in cui prima c’eri tu e sento che quel blu mi gonfia il cuore. Papà mi sta chiamando:
    “Sei pronta?”
    “Sì”
    “Allora andiamo.” – la sua voce è delicata e mi trasmette forza.
    “Posso chiederti una sola cosa, jour? Mi porti a vedere da vicino quel blu?”

    Lungo la strada del ritorno, parcheggiamo ai bordi della passeggiata che percorre la costa. Io scendo e papà mi raggiunge, mi tiene stretta tra le sue braccia. Io non parlo, riesco solo a pensare che finalmente quella linea di confine fra cielo e terra che si stagliava lontana dalla finestra del quarto piano, ora è qui davanti a me. A pochi passi. Quanto è bello questo blu. E che grande emozione suscita quel luccichio a filo d’acqua, sembra che le onde ci stiano salutando facendo l’occhiolino. Chiudo gli occhi ancora una volta, inspiro a pieni polmoni la brezza salina, i miei occhi sono lucidi come le onde.
    Quando li riapro, tutto è chiaro. Quel blu sei tu. In questi giorni maledetti, sei tu che mi hai dato un po’ di sollievo - appena potevo correvo alla finestra per poterti guardare, anche se solo per qualche minuto.
    E allora sorrido, sorrido!
    Io e papà abbiamo preso la decisione giusta. Ti abbiamo lasciato qui. Ti lasciamo al mare. E’ qui, che ti troveremo sempre.


     



    L'amore non può avere un altro nome | 11 Commenti | Crea un nuovo Account

    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
    L'amore non può avere un altro nome
    Contributo di: Armida Bottini on Saturday, 06 April 2019 @ 09:41
    Ciao Ja, ti chiamerò così, il perché non lo so, forse perché,in

    altro luogo ja vuole dire sì. Un'affermazione di accettazione,
    di consenso, spesso riluttante, ma sempre ja. ja, ja, ja,
    accetto tutto, mi rassegno anche al distacco supremo. Ja, sei
    moltissimo brava a raccontare, sei riuscita a far uscire le
    lacrime dai miei occhi secchi. Lacrime che asciugano
    immediatamente, quando incontrano la menbrana dei miei
    occhi roventi, per la sindrome di Sjogren. Ho letto a stento e
    so che prima o poi, non riuscirò più a farlo. Ho smesso persino
    di leggere il giornale, figuriamoci i libri. Ti dirò Ja che nel
    mio dialetto esiste un nome che va bene per tutti i Giovanni e
    le Giovanna, è Zvanì.






    Così chiamo la creatura che hai
    lasciato
    qui nel litorale dove mi trovo ora Stai tranquilla,fa
    compagnia alla mia ed io le vedo nella linea azzurra
    dell'orizzonte, le vedo sempre, le controllo e ricevo in cambio
    spruzzi d'acqua e sorrisi, mentre giocano tra loro e con gli
    altri bambini. Non lo dico a nessuno, lo rivelo solo a te, ma
    in confidenza. Ciao Ja, se vuoi contattarmi virtualmente, mi
    trovi su fb. Sennò poco importa, ti penso lo stesso e spio
    Zvanì.
    Alla buon'ora, ciao. Le stelle te le mandano i bambini mai
    nati.

    ---
    Midri

    [ ]

    L'amore non può avere un altro nome
    Contributo di: federicosecondo on Monday, 08 April 2019 @ 12:06
    Ottima lettura, di scorrevole fattura ma di particolare e difficile elaborazione interiore.
    Brava.
    Bellissimo anche il titolo.
    Un saluto.

    ---
    Niente è più facile dello scrivere difficile - KARL POPPER -

    federicosecondo

    [ ]

    L'amore non può avere un altro nome
    Contributo di: Riflessi on Monday, 08 April 2019 @ 12:31
    Quanta tenerezza mancata/ritrovata! Hai descritto la sublimazione del lutto nell'amore, hai avuto un pensiero, una emozione molto potente. L'amore vive in te e cosi' non può morire. Bello, davvero struggente. Mi permetto di riportare in sequenza le frasi che mi hanno piu' colpito cercando di preservare il senso del racconto. A rileggerti con piacere. Tre stelle

    Sto fissando quel blu da quasi cinque minuti ormai e
    percepisco una strana sensazione di sollievo e pace.
    Non riesco a distogliere lo sguardo,
    per la paura che possa essere svanito.
    Mi hanno detto che non ci sei più.
    In vacanza non esistono i brutti sogni.
    Esistono i gelati alla stracciatella,
    le passeggiate in spiaggia, i materassini colorati
    Lo so, non ci credi neanche tu,
    Ecco perché mi sto aggrappando a quel blu
    così intenso e rassicurante
    “Signora, io non sento il battito, mi dispiace”
    fissa il monitor e poi me, di nuovo il monitor.
    Papà mi sta stringendo forte la mano, mi accarezza il viso,
    io chiudo gli occhi, aspetto che questo brutto sogno finisca;
    ora mi sveglierò e saranno di nuovo
    gelati alla stracciatella e materassini colorati.
    E’ quasi il tramonto e il cielo crea sfumature che vanno dal giallo al rosa,
    sono tinte dolci, che attirano il mio sguardo;
    guardo all’insù perché cerco una risposta, un abbraccio,
    o forse più semplicemente tento di volare via da questa stanza
    Mi hanno detto che dovrai nascere domani.
    Pensano che dovremmo darti un nome.
    Io e papà siamo un po’ egoisti,
    ti dico la verità, l’istinto ci dice di non farlo.
    Abbiamo deciso che resterai nei nostri ricordi come l’amore,
    che non può avere un altro nome, che non conosce genere.
    Papà mi stringe forte, siamo pronti per averti e lasciarti andare.
    La valigia è pronta.
    “Posso chiederti una sola cosa, jour? Mi porti a vedere da vicino quel blu?”
    Quanto è bello questo blu.
    E che grande emozione suscita quel luccichio a filo d’acqua,
    sembra che le onde ci stiano salutando facendo l’occhiolino.
    Chiudo gli occhi ancora una volta,
    inspiro a pieni polmoni la brezza salina,
    i miei occhi sono lucidi come le onde.
    Quando li riapro, tutto è chiaro.
    Quel blu sei tu.
    In questi giorni maledetti, sei tu che mi hai dato un po’ di sollievo
    E allora sorrido, sorrido!
    Ti abbiamo lasciato qui. Ti lasciamo al mare.
    E’ qui, che ti troveremo sempre.

    [ ]

    L'amore non può avere un altro nome
    Contributo di: zio-silen on Monday, 08 April 2019 @ 21:48
    Racconto commovente.

    Una sintesi della sintesi per serbare la mia emozione in pochi versi:


    "Quel blu.
    Non riesco a distogliere lo sguardo
    per paura che possa svanire.

    Mi hanno detto che non ci sei più.
    Lo so, non ci credi neanche tu.
    Ecco perché mi aggrappo al blu
    intenso, rassicurante. Papà
    mi stringe la mano, mi accarezza. Aspetto
    che questo brutto sogno finisca.

    Il cielo crea tinte dolci, guardo,
    cerco una risposta, un abbraccio.
    Tento di volare via. Siamo pronti
    per averti e lasciarti andare.
    La valigia è pronta. Quanto è bello
    il luccichio a filo d’acqua, le onde
    ci salutano. Chiudo gli occhi lucidi.
    Quando li riapro, tutto è chiaro:
    quel blu sei tu".


    Stelle e un saluto

    ---
    zio-silen

    [ ]

    L'amore non può avere un altro nome
    Contributo di: indio on Tuesday, 09 April 2019 @ 10:31
    ...difficile anche da commentare devo dire.

    bello nella tragicità del tema e dell'esperienza vissuta.

    ---
    mitakuye oyasin

    indio

    [ ]

    L'amore non può avere un altro nome
    Contributo di: Lorens on Tuesday, 09 April 2019 @ 12:33
    ..."L'amore non può avere un altro nome"... ed è proprio qui
    partendo dal titolo, che si auto racconta questo brano
    laddove il distacco prematuro non vissuto, rivive come una
    poesia vera nella tragicità dell'evento, una evoluzione di
    tenero trasporto che ritrova appagamento nel blu di un
    orizzonte rassicurante ...

    Bellissima pagina, oserei dire quasi epica e commovente ...

    Bravissima ...

    un abbraccio

    ciao
    Lorens

    ---
    Lorens

    [ ]

    L'amore non può avere un altro nome
    Contributo di: vincent on Tuesday, 09 April 2019 @ 13:49
    Concordo con Federico II

    [ ]

    L'amore non può avere un altro nome
    Contributo di: frame on Tuesday, 09 April 2019 @ 19:01
    Ottimo racconto. L'argomento è delicato, toccante e triste, meritava forse di essere scritto in terza persona, in ogni caso ho ammirato la compostezza con cui hai saputo raccontare questa storia. Complimenti. --- Frame

    [ ]

    L'amore non può avere un altro nome
    Contributo di: Titta on Wednesday, 10 April 2019 @ 16:24
    Una bellissima pagina di prosa poetica. Non è assurdo che sia poetica perchè dove abita l'amore vive anche la poesia. Può sembrare assurdo scrivere di momenti bui come questo, poi però arriva la speranza sotto spoglie delicate di cielo. Commovente e davvero ben scritto. --- Titta

    [ ]

    L'amore non può avere un altro nome
    Contributo di: gricio on Thursday, 11 April 2019 @ 14:55
    Veramente notevole questo scritto che tocca inevitabilmente il cuore del lettore. Belle ed accurate le descrizioni di luoghi e colori così come degli stati d’animo. Senz’altro una buona prova. Tecnicamente (se mi posso permettere questo appunto) ti devo dire che la parola blu, per quanto funzionale al racconto, è ripetuta davvero troppe, troppissime volte, sino a diventare fastidiosa !!. Sia chiaro che questo non inficia la bellezza dello scritto, diciamo solo che io (ripeto, IO) avrei usato dei sinonimi, al limite anche stravolgendo le costruzioni lessicali (pur di lasciare inalterato il concetto). Magari è solo una mia fisima, non farci caso. --- "parlare di musica è come ballare di architettura" (F.Zappa) http://gricio-gricio.blogspot.com/

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    L'amore non può avere un altro nome
    Contributo di: gianna.curto on Monday, 22 April 2019 @ 17:35
    Un racconto scritto bene ma mi ha lasciato l'amaro in bocca. Mi fa piacere pensare che ci abbiano pensato ed abbiano tenuto il frutto del loro amore --** --- Gianna

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