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     Quel che sarà del mio domani   
     Monday, 01 April 2019 @ 16:15
     Leggi il profilo di: area dei davidi
     Visualizzazioni: 241

    Poesie

    Esecro l’acerbo presente
    in attesa di un domani già nato.
    Scavato dal vuoto
    come termite ghiotta dell’uomo
    che son diventato.
    Così poco ammaestrato
    a vivere nel mondo
    di regole spesse
    che vivo nello sconforto
    di un futuro che spero
    sia qualcosa più
    di un muro irto.
    Ma non vedo un raggio
    d’aurora trapassare
    la sua fitta carne
    imperante su di me
    assoluta e tiranna.
    Un tirannosauro dall’aura micidiale
    agghiacciante.
    Perfetto rettangolo
    di cui non si vede
    né capo né coda.
    E non quel che dico o quel che dicono
    mi rispecchia, mi specchio
    e non mi riconosco
    e parola non più proferisco
    mentre i pensieri mi cantano in testa
    a frotte di cento al secondo!
    Chi sono davvero?
    Un sognatore, un folle, un alieno
    Un prestigiatore di parole
    Un funambolo disteso
    nel vuoto sospeso
    un bambino perduto, spaurito.
    Il dubbio si affolla più forte.
    Ed io solo raggomitolato
    mi tengo i ginocchi alle palme
    aspettando fiero
    il mio tremendo destino!
    Con dell’auro in bocca fumante
    tento di tacere l’angoscia
    di questo terribile domani.
    Poi alzo la testa dalle mie cosce
    tremanti e come
    se spingessi un bottone
    alzo il tappo che a terra
    amalgama il tutto:
    un buco nero come un gorgo profondo
    scosceso si mostra e mi inghiotte
    nel sordo sordido rancore
    di un urlo felice.
    Scinto di ogni mio atomo
    libero sono da ogni male.

     



    Quel che sarà del mio domani | 7 Commenti | Crea un nuovo Account

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    Quel che sarà del mio domani
    Contributo di: dario moletti on Monday, 01 April 2019 @ 18:34

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    Quel che sarà del mio domani
    Contributo di: Carmen on Monday, 01 April 2019 @ 22:23
    Sulla falsariga delle catastrofiche
    precedenti.
    Ammazza, ma vi siete proprio messi
    d'accordo?

    ---
    Non c'è amore del vivere senza disperazione del vivere. Albert Camus

    [ ]

    Quel che sarà del mio domani
    Contributo di: Riflessi on Tuesday, 02 April 2019 @ 12:03
    "Il fiume ha davvero paura di arrivare al mare. E sa che non potrà mai tornare indietro. Ma un giorno scopre che, alla fine, diventerà l'immensità dell'oceano. Allora, solo allora, capisce che era solo paura del cambiamento" Cit.

    [ ]

    Quel che sarà del mio domani
    Contributo di: Lorens on Tuesday, 02 April 2019 @ 17:50
    ... troppo pessimismo così profondamente immerso in un
    catastrofismo umano e personale che non vede speranza ma
    solo incubi per il futuro a venire ...

    Mi è sembrato un elenco smisurato di angosce e paure che non
    trovano pace, una lista di probabili disgrazie inevitabili
    in toni antipoetici di terribile iattura (me sto a grattà).

    Ti aspetto alla prossima occasione poetica in una veste
    versatile più positiva per un contenuto di speranza.

    E' solo il mio modesto parere, condivisibile o meno, a
    rileggerti con vivo interesse.

    ciao
    Lorens



    ---
    Lorens

    [ ]

    Quel che sarà del mio domani
    Contributo di: joshua on Wednesday, 03 April 2019 @ 21:57
    
    Si è costretti ad ingoiare talvolta
    (qui al Club, purtroppo, piuttosto
    di frequente) anfibie metafore, che
    ritengo suscettibili di essere rispedite
     al mittente per vie traverse, per
     piccione sviaggiatore, ad esempio,
     (o a dorso di mulo o di alpaca).
     L'AURO in bocca fumante, in particolare,
     richiederebbe anche un'affrancatura
     spaziale, per come riesce a rendere
     il male ancor più banale. E a cosa alludo
     non credo di doverlo spiegare a chi
     abbia orecchie).
    
     Qui, come in tanti altrove testuali
     nei paraggi, l'inchiostro scola
    senza i minimi filtri intellettuali;
     è tutto un buttar giù (e via) immagini
     scontate, nel tentativo, maldestrone o minestrone, 
    di abbordare ( in modo poeticamente
      frale, se non  aureamente dozzinale), 
    una delle condizioni umane più frequentate
     in poesia (ed in arte ): la disperazione.
     La quale, però, così sterilizzata, o
     isterilita,  da una rappresentazione trita, 
    più che portare il lettore a empatizzare
     (dico il lettore di poesie e non
     il VATE che di legger poesia non
     gliene cale), lo porta
     a disperare che, per scaricarsi
     il Male Oscuro di dosso, basti
     tirare il tappo scintoista
     della vasca del pesciolino rosso.
    
    A non più rileggere ciofeche di interesse tanto smorto.
    
     
    
    j

    [ ]

    Quel che sarà del mio domani
    Contributo di: Armida Bottini on Friday, 05 April 2019 @ 05:45
    Lo so che la vita è dura, che le difficolta, a volte sembranp insormontabili ma è inutile lamentarci come Geremia il profeta. Scrivi bene, non fai il/la criptica e questo è già un buon inizio. Sì il contenuto rode l'anima, ma io che rappresento la regina delle sventure non mi faccio contagiare. Pensa che tra poco si affaccerà l'alba e magari andrà meglio. E se ciò non basta "AREA" (mi piace chiamarti così, per non vederti circoscritta in uno spazio), pensa che mi sono alzata presto solo per dirti che la vita è bella, anche se fa male e che quasi tutto ha una soluzione. Avanti coraggio, te lo dicono tre assonate e quasi cieche. Ciao, Giornata Buona Aerea. --- Midri

    [ ]

    Quel che sarà del mio domani
    Contributo di: LoSpettro on Friday, 19 April 2019 @ 07:20
    Sono d'accordo con Lorens per l'eccessiva pesantezza d'animo legata ad un interminabile elenco di disperazioni. Per quanto riguarda la poca cultura che cita Joshua emanata da questa ed altre (a dir suo spesso tante) poesie, il minestrone di metafore ed altre offese, bhe... cambia canale! Voglio dire, non constati un'emissione a tuo gradimento? Fai zapping, hai la libertà di scelta e se la cosa diventa compulsiva (e credo lo sia già) , serra le porte del tuo monastero e pratica quella tua salita alla perfezione culturale. Che dire, non tutti sono culturalmente utili e non esserlo non è certo un pretesto per discriminare. La realtà si specchia anche in questo club. Al culturalmente utile si unisce anche il dilettevole. In questo caso dilettevole più per l'autore che per il lettore che vien costretto a sorbirsi l'incontinenza, l'esasperazione escatologica, l'affanno umano. Il mio giudizio è che sei stato eccessivamente prolisso in esasperazioni. Bastava meno, avrebbe reso in modo più efficace una tendenza nichilista. Perché resistere su un tramonto anziché insistere nel vederlo tramontare?

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