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     Assenze   
     Thursday, 14 February 2019 @ 10:30
     Leggi il profilo di: Pale shelter
     Visualizzazioni: 716

    Poesie



        I


        Parlerete di me
        davanti a un primo, a un bicchiere di vino
        così come si parla
        d’un uomo stanco, steso sul divano
        con la televisione.

        Come d’un pugile costretto all’angolo.
        Come d’un vecchio collega in pensione.

        Premendo forte il pane nell’intingolo
        mi cercherete un torto
        una ragione.

        Parlerete di me come d’un morto


        II


        Eva hai sentito il vuoto
        stanca in mezzo
        fra cieli ormai
        lasciati indietro e ciò
        che ancora non ritrovi.

        L'aereo ora galleggia
        in zona franca:
        lì non devi
        esaudire desideri.

        Un breve tempo in cui
        sei di nessuno

        (intanto, piano piano
        a uno a uno
        tornano tutti, intatti
        i tuoi pensieri).



     



    Assenze | 21 Commenti | Crea un nuovo Account

    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
    Assenze
    Contributo di: tendre on Thursday, 14 February 2019 @ 11:08
    Belle.
    Senza se e senza ma.
    La morte accoglie e celebra le assenze.
    Curiosamente mi precedi.
    Anch'io sono tutta lì


    ---
    tendre

    [ ]

    Assenze
    Contributo di: frank69 on Thursday, 14 February 2019 @ 11:43


    Mi accodo a Tendre.
    Senza dubbio pregevoli.
    Celebriamo sempre le assenze evitando spesso di manifestare le nostre verità.

    [ ]

    Assenze
    Contributo di: dario moletti on Thursday, 14 February 2019 @ 12:22
    STUPENDA

    [ ]

    Assenze
    Contributo di: Armida Bottini on Thursday, 14 February 2019 @ 14:50
    L'hai mandata oggi - la festa di coloro che si amano - e mi hai fatto venire in mente mia madre, Eva. A lei, proprio oggi, portavo un mazzo di fiori ed un biglietto. Il biglietto l'hai mandato tu, oggi ed io ti ringrazio. Le due Eva ora si conoscono, sono diventate sorelle. Non ho parole, ma tu mi hai capito. Grazie. Ciao. --- Midri

    [ ]

    Assenze
    Contributo di: zio-silen on Thursday, 14 February 2019 @ 15:35
    Poesia senza steccati. Poesia senza tempo.

    Il personale, il privato, l'intimo diviene universale nella sapiente offerta al lettore.

    La prima parte del componimento ci parla di distacco, forse definitivo. Confinante (non confondibile) - per gli effetti
    e per gli affetti - con l'evento di cessazione biologica: "Parlerete di me come d’un morto".

    Nella seconda parte, esegeticamente pluridirezionale (Armida, per esempio, ha diretto i propri passi interpretativi verso l'omaggio ad Eva, vista come madre dell'autore),
    mi piace leggere di un viaggio per ritrovare l'umanità (di Eva e della sua progenie) "che ancora non ritrovi", non necessariamente coincidente con il senso autentico.

    Nel distico "L'aereo ora galleggia/in zona franca" potrebbero intravedersi riverberi di fiducia (o di pace, al mutare dell'ottica).


    Stelle e un saluto

    ---
    zio-silen

    [ ]

    Assenze
    Contributo di: Titta on Thursday, 14 February 2019 @ 16:30
    Entrambe belle davvero. La prima mi ha immediatamente posto dinanzi l' immagine di mio padre con un tono insolito che tuttavia gli si addice. La poesia trasporta gli animi e ogni tanto, ci si incontra. --- Titta

    [ ]

    Assenze
    Contributo di: Carmen on Thursday, 14 February 2019 @ 18:17
    La seconda poesia pare si interrompa, manca ancora qualche parola, qualche frase, su cui poggiare la fine. Molto belle entrambe. La prima la percepisco più colloquiale, mentre la seconda ha uno stile elegante, impeccabile. Davvero belle, ripeto. Questi sono veri esempi di Poesia, in cui ciascuno può riconoscersi, guardare indietro o guardare verso l' orizzonte con lo stupore negli occhi. --- Non c'è amore del vivere senza disperazione del vivere. Albert Camus

    [ ]

    Assenze
    Contributo di: Lorens on Thursday, 14 February 2019 @ 18:49
    ... soffermandomi sul senso da poter dare al titolo, mi
    sembra quasi come una sensazione emotiva di mancanza nel
    significato puro per una possibile commozione, allora ecco
    che la poesia assume un tono assoluto di percezione nel
    distacco definitivo dal tempo descritto ed in corso d'opera,
    oltre a quello che verrà ...

    Versi di umana autenticità.

    Bene così ... a rileggerti con vivo interesse.

    ciao
    Lorens

    ---
    Lorens

    [ ]

    Assenze
    Contributo di: frame on Thursday, 14 February 2019 @ 22:18
    Ottima la prima. La seconda, purtroppo, non l'ho capita. Un saluto. --- Frame

    [ ]

    Assenze
    Contributo di: federicosecondo on Friday, 15 February 2019 @ 14:17
    La prima è strepitosa,
    oserei dire da "invidia", buona invidia, a saper scrivere così bene come l'hai scritta tu.
    La seconda un po' meno, ma solo per una questione di valore relativo, relativo alla prima.
    Il tuo bel modo di poetare è unico.

    Bravo.

    ---
    Niente è più facile dello scrivere difficile - KARL POPPER -

    federicosecondo

    [ ]

    Assenze
    Contributo di: LoSpettro on Sunday, 17 February 2019 @ 01:25
    La sola presenza di un punto conclusivo nella prima strofa della seconda poesia, proietta la comprensione di quei primi versi come una salita ad un monte. Il paesaggio fatto dalle tue regole (riprese da altri) non mi piace: mancanza totale di interpunzione in quell'incipit già detto, ma anche quel stravolgimento dell'ultima, che par, sia assunto per dar duplice funzione/fruizione dei versi (intanto, piano piano a uno a uno tornano tutti, intatti i tuoi pensieri ).

    " Le parole liberate dalla punteggiatura irradieranno le une sulle altre, incroceranno i loro diversi magnetismi, secondo il dinamismo ininterrotto del pensiero, etc, etc."(Marinetti) .

    Sopravvivono. Il tuo testo ne è d'esempio. Io detesto l'uso/non uso, ma anche abuso legato poi alla brevità della poesia. Evitare di approdare in una scrittura sicura, certa, affermata ed il continuo - tentativo - di stupire, par sia una sorta di costrizione (e da chi mai sarà stata imposta?) per nuove soluzioni ed invenzioni lessicali. Non si ha più niente da dire? Quindi quel poco che si dice è bene dirlo male!

    Torno alla prima poesia: non voglio che Egli abbia ragione. Ma già con questa riga gli dò ragione impietosamente. Vorrei parlare della poesia ma inevitabilmente le mie parole possono benissimo essere interpretate come le parole rivolte ad un morto. Le evito nuovamente. Come ho evitato parlare dei contenuti della seconda. Ma probabilmente non ho granché da dire. Sostanzialmente, come per altre medesime poesie, erette su regole proprie e non comuni, brevi e a sentir altri splendide, le trovo poco incisive, piatte, inaridiscono sempre più proiettandosi alla 'desertificazione' della lingua. Da comprese diventano comprensibili e s'allocano alla "pluridirezionalità" (grazie Zio). Vale a dire non hanno mai un significato fermo. Figlie dei tempi odierni, del tempo dell'informazione, possono esser pure figlie di chiunque. Chiunque può scriverle. Le infinite possibilità di interpretarle risiedono nelle nostre intenzioni. Mi faccio da parte. Non relativamente dico: mi provocano insofferenza, noia. Mi rimandano al concetto di mediocrità, lontane dal mio modo di far poesia.

    [ ]

    Assenze
    Contributo di: Riflessi on Monday, 18 February 2019 @ 11:04
    per me troppo complicate. Immagino esista un senso oltre al discorso della dipartita vista dagli altri e da una persona amata, ma non trovo appigli nelle parole per comprenderne la profondità, neanche fantasticando.

    [ ]

    Assenze
    Contributo di: joshua on Monday, 18 February 2019 @ 21:39
     
    Non sarei mai così drastico come altri,
     da buttarTi, caro Franco, un garofano
     blu addosso. E questo perché c’è 
    un’eleganza di fondo nello scrivere,
     che Tu hai e, se ce l’hai, nessuno
     Te la può imbrattare. È l’eleganza
     della rima (televisione/ragione/pensione),
     non casuale e niente affatto
     banalmente scandita, come troppo
     spesso in questi paraggi, ma pure
     in molti altri circoli di aspiranti
     vati, accade; così non credo sia 
    aleatorio il gioco quasi paronomasico
     tra vino e divano (c’intravvedo
     l’ironia del sonno del divIno
     Bacco, persa la I tra i fumi
     dell’Alcool); né lo sono le
     iterazioni (parlerete/parlerete;
     come/come) che, paradossalmente,
     più che il gioco al rialzo, che,
     di solito, le ripetizioni 
    intavolano, creano un climax al ribasso. 
    
    
    Questo per dire che le poesie 
    stanno su, se ci hanno una colonna
     vertebrale (uno stelo di stile
     e stilo) che le sorregge, altrimenti
     pericolano malamente. 
    
    Poi c’è un QUID su cui lo stile
     e lo stilo fanno esercizio. E io
     di questo vorrei discutere, stanti
     le premesse fatte comunque.
    
    A tutti ci viene, a un certo punto,
     voglia di raccontare di noi (la
     nostra Magistra ci ha perfino
     raccontato di esser stata vittima,
     da bimba,  di una lingua bavosa 
    insinuatasi alla franciosa nella 
    sua tenera bocca). Voglio dire che
     c’è un privato che, spesso disgustato
     dal teatrino pubblico e dagli idòla
     fori , crea un proprio bozzolo o
     guscio linguistico-difensivo.
    
     Ma la domanda resta: su cosa poggia
     la difesa? Voglio dire: lo è
     veramente? Non sarà che il povero
     fanciullo che piange ( o si 
    autocompiange), in realtà sta solo
     chiedendo se sia sempre il più 
    bello del reame allo specchio? 
    A ME il dubbio MI viene, se penso
     a come Biancaneve, gettata nel bosco,
     cresce, mentre la matrigna fa
     sempre più una figura baR/Mbina.
     Ce lo insegnano perfino le favole
     che dentro di loro non ci si può
     restare, quando la realtà, sotto
     forma di animali o vegetali o
     minerali pericolosi, assale, a meno
     che s’ impari a parlargli, cioè a
     capirne e fronteggiarne i linguaggi
    . 
    Ecco perché occorre superare (o
     ripartire dal superamento già
     realizzato nel Novecento, e perfino
     molto prima e anche dopo, nei
     nostri anni Duemila) il monolinguismo
     – o uscire dal monolocale, sia pure
     un loft lussuosissimo e dunque
     ancor più allettante – lirico,
     dove oramai dialogano solo un
     Io finto ed uno specchio affranto. 
    
    Queste riflessioni mi germogliano
     in testa (una per capello, e ce
     li ho ancora tutti), quando leggo
     testi che, pur ben scritti e molto
     sinceri o onesti, si fermano su
     una soglia lirica che mi appare
     sempre più impervia ad un vero
     accesso al mondo ed al tempo per
     come sono adesso.
     L’IO è stato fin troppo disaminato,
     per apparirci ancora così compatto
     da reggere l’impatto con l’Altro
     che è o di cui è impA/Estato.
     Constato solo che più l’IO cresce,
     meno il mondo lo comprende e da
     questo dissidio mi piacerebbe 
    che la poesia (ri)partisse per
     uno sconosciuto Cipango.  
    Con Goethe: lo so che sarebbe bello
     dire all’attimo: Verweile doch,
     du bist so schön, come se i momenti
     brutti non ci fossero. Il problema
     è che ci sono. E tali restano sotto
     ogni doratura o cromatura 
    (linguistica o no).
    
    Con grande stima ed affetto
    nicky
    

    [ ]

    Assenze
    Contributo di: Elysa on Tuesday, 19 February 2019 @ 22:00
    molto bella la prima, anche se difficile da decifrare mi lascia un sapore antico in bocca e mi piace --- Elysa

    [ ]

    Assenze
    Contributo di: Anais on Tuesday, 19 February 2019 @ 22:30
    Precisissime come sempre, come al solito cambierei qualcosa, le renderei più grezze, ad esempio nella prima, “premendo forte il pane nell’intingolo” per me sarebbe “facendo la scarpetta” :) e concluderei semplicemente con “parlerete d’un morto”. Mentre nella seconda ritroviamo la propensione allo stare in “mezzo” che non ti abbandona mai, vero? Tuttavia non mi dite che “non si ha niente da dire e quel poco lo si dice male” No, non ci sto. Ma se questa è la vita di tutti, la routine di chiunque, dobbiamo inventarci cosa per scrivere poesie che rimangano nella storia? Io per mio conto non ci spero, e credo neanche Pale, vivaddio che ci sia ancora qualcuno che sa osservare e cogliere le piccolezze di ognuno, le nostre quotidiane miserie senza ricorrere a stratagemmi vari e pretesti e non voglio dire quali. Se il principio di mediocrità lo ritroviamo in queste poe, è gran bello per conto mio, sto principio. Io preferisco (nonostante il “mezzo” che mi urtica un po’) la II, per Eva che va e si perde, dimentica…ma ha ragione la Carmen, manca ancora qualche piccolo aggiustamento per renderla ancora più intensa. Forse semplicemente Eva poteva perdersi fra le nuvole e non ritrovare quei suoi pensieri. Tu hai bene in mente il tuo intento poetico, ma alle volte sai, non è proprio necessario che sia tutto razionale, si può anche dire un’altra cosa al posto di ciò che s’intendeva, e poi ti accorgi che fila benissimo e che ha un suo meraviglioso afflato. Magari tornasse a me un po’ d’ispirazione… zero spaccato, per adesso. Ciao!

    [ ]

    Assenze
    Contributo di: cordaccia on Wednesday, 20 February 2019 @ 20:59
    Assenza o presenza in altro dove,questo è il
    profeta.
    Stile dimesso per la metafora dell'uomo vivo
    ma già bello che morto e dell'uomo morto
    ancora vivo nei nostri pensieri.
    Non mi hanno entusiasmato,un po' piatte.
    Ciao:)

    [ ]

    Assenze
    Contributo di: PattiS. on Thursday, 21 February 2019 @ 17:23
    Sì, l'Io troppo vigoroso della prima infastidisce (parlerete di me ??). La seconda
    invece per contro è troppo poco incisiva. Peccato, questa Eva meritava di più.

    ---
    ...playing a game of worlds...V. Nabokov

    [ ]

    Assenze
    Contributo di: A.Sal.One on Saturday, 23 February 2019 @ 13:57

    Due

    Assenze

    non potranno mai

    rimpiazzare la presenza

    di un buon bicchier di vino.

    ---
    In poesia non si esagera.

    [ ]

    Assenze
    Contributo di: evaluna on Thursday, 28 February 2019 @ 16:58
    Mi sento chiamata in causa dalla seconda che, strano a dirsi, rispecchia esattamente il mio stato d'animo attuale: questo sentirsi sospesa, in una terra di nessuno, in viaggio verso non si sa che cosa. Molto belle entrambe. --- Evaluna

    [ ]

    Assenze
    Contributo di: giovanni67 on Sunday, 03 March 2019 @ 10:21
    Belle entrambi
    Complimenti

    ---

    GIOVANNI67

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    Assenze
    Contributo di: ~*Maurizio*~ on Monday, 18 March 2019 @ 20:34
    La seconda la rileggerò domani.
    Troppo preso dalla prima, per oggi.
    L'ho indossata e, mirandomi allo
    specchio, mi sono accorto che mi calza
    a pennello.
    Aho, me so'quasi pure commosso.

    Grazie!

    ---
    Qualsiasi cosa che sia un qualcosa di qualcos'altro
    in realtà è niente di niente.

    (Marge Simpson)

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