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     Sine titulus   
     Tuesday, 22 January 2019 @ 15:15
     Leggi il profilo di: Matilde Rotter
     Visualizzazioni: 777

    Poesie

    Non c'è un motivo per andare,
    non uno solo per restare.

    "Parti se devi. Rimani se puoi".

    Non posso.
    Trascino la mia salma
    fino a sera,
    fino a casa,
    pulendola bene
    perché non si decomponga.
    Le sfilo il reggiseno
    già per le scale
    e la lascio finalmente scivolare
    dietro l'uscio.
    Con un fiato di sollievo
    la depongo male nell'angolo,
    senza omaggiarla mai,
    che non è un morto dabbene.

    Vedo dei piccoli nevrotici
    al primo banco.
    Degli esili mitomani
    al secondo
    e dei mediocri saputi
    assisi in cattedra.

    Svuoto le tasche,
    la vescica e la lavatrice.
    Mi stiro la schiena,
    osservandone la scoliosi allo specchio.

    "Sei malata, devi farti curare".

    Non trovo poi Caravaggio
    così irresistibile,
    mentre ripenso alla canestra di frutta
    e a quale verdura dover scaldare.

    "Ti devono prescrivere calmanti e antidepressivi".

    La luce del mondo mi stupra ancora da sotto la porta.

    "Come vanno i corsi?".

    Offro un bicchiere a Goethe.
    Se davvero l'avessi avuto dinanzi,
    non sarei nemmeno riuscita a catturare il suo sguardo.

    "Devi stare più tranquilla. Ti devi laureare. Sei brava, farai il dottorato".

    Afferro un coltello
    nel migliore dei modi.

    Il mio nuovo compagno di letto.

    Lo striscio sui polsi
    e incido un piccolo solco.

    "Hai mangiato? Ti ho comprato un libro,
    Botticelli".

    Mia madre non sa
    che la vita platonica non è il mio forte
    ma almeno Botticelli incide la linea più di me.

    "Devi seguire le cure per la vescica.
    E dovresti prenotare il ginecologo.
    Ti fa ancora male la testa?".

    Al quarto bicchiere non più,
    così mi spalmo addosso un po' di compassione
    e delle mani inventate.

    Lo scrivo sullo specchio
    che Venezia era più bella,
    stampando in calce le mie labbra.

    "Sei malata. Devi farti curare.
    Da quant'è che non dormi?".

    Da molto.

    E dovrei scrivere in prosa
    ma sono stanca per curare la sintassi.

     



    Sine titulus | 25 Commenti | Crea un nuovo Account

    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
    Sine titulus
    Contributo di: zio-silen on Tuesday, 22 January 2019 @ 16:11
    "Spesso il male di vivere ho incontrato".
    ...

    "E dovrei scrivere in prosa
    ma sono stanca per curare la sintassi".

    Invece scrivi in prosa... poetica, per carità.
    Colloquiale, purtroppo. E, a tratti, sincopata.

    L'ouverture, però, secondo i miei parametri di valutazione,
    si libra alta, quale vettore evocativo pregnante, commovente.
    Riuscitissimo connubio semantico-musicale.

    La rileggo qui:

    < "Parti se devi. Rimani se puoi".

    Non posso.
    Trascino la mia salma
    fino a sera,
    fino a casa,
    pulendola bene
    perché non si decomponga.
    Le sfilo il reggiseno
    già per le scale
    e la lascio finalmente scivolare
    dietro l'uscio.
    Con un fiato di sollievo
    la depongo male nell'angolo,
    senza omaggiarla mai,
    che non è un morto dabbene>.

    e sì, la omaggio : Stelle

    Un saluto

    ---
    zio-silen

    [ ]

    Sine titulus
    Contributo di: dario moletti on Tuesday, 22 January 2019 @ 16:20
    seppur amara in un modo pazzesco /la trovo fantastica

    [ ]

    Sine titulus
    Contributo di: maripiero on Tuesday, 22 January 2019 @ 16:47
    Piaciuta davvero tanto e proprio per quel tono dimesso disincantato e colloquiale coerente col contenuto. Brava --- Maripiero

    [ ]

    Sine titulus
    Contributo di: Carmen on Tuesday, 22 January 2019 @ 16:54
    Verrà qualcuno a commentarti e magari a bocciarti in tutto o in parte, si appellera' allo stile, dirà che la sofferenza è troppo esplicitata, troppo detta, che la modalità in cui hai espresso i tuoi sentimenti (che in lui sono di marmo) non si confà al suo stile (del c.), ti bacchettera' a destra e a manca perché si troverà dinanzi a un testo magnifico e non saprà quale pesci pigliare per commentarlo come merita. E tirerà fuori tutto un ponderoso e vacuo bagaglio culturale per dimostrarti che solo lui sa scrivere... Lascia stare. L' invidia rode se stessa. Invece Moletti si' che sa riconoscere un talento. Questo testo ha una potenza che se fosse fuoco arderebbe il mondo, una vitalità indirizzata male, ma eccezionale, assolutamente rara. --- Non c'è amore del vivere senza disperazione del vivere. Albert Camus

    [ ]

    Sine titulus
    Contributo di: Riflessi on Tuesday, 22 January 2019 @ 18:59
    Grazie per averla pubblicata... Non voglio e non posso dire altro.

    [ ]

    Sine titulus
    Contributo di: franca canapini on Tuesday, 22 January 2019 @ 19:03
    Grande Baudelaire e brava Matilde! La tua poesia mi è piaciuta un sacco. Esprime
    con vigore il tuo sentire. Vai!...con la scrittura.

    Franca

    [ ]

    Sine titulus
    Contributo di: Sandro Moscardi on Tuesday, 22 January 2019 @ 20:16
    Quello che colpisce in questo testo è la presenza necessaria e contemporanea di due soggetti
    Che interagiscono, il primo come richiedente aiuto, il secondo come propositore di soluzioni,
    in un carosello di annientamento e fallimento precostituito.
    La richiesta di aiuto è subdolamente formulata con l’esposizione di una situazione asfissiante di
    Malessere che aggancia il propositore di soluzioni in cerca di fallimento degli ottimi consigli che elabora, per poter poi dichiarare sconsolato che lui ha fatto il possibile, mentre il richiedente aiuto a sua volta
    Potrà amaramente condannare la mancanza di proposte adatte alla sua tragica situazione.
    E’ un gioco tragico che appassiona e al quale a volte gli si dedica tutta la vita.
    Come per le droghe o l’alcol c’è la vittima e un salvatore , per la paura dell’intimità c’è corteggiato e
    corteggiatore ecc.
    In questo senso siamo di fronte ad una situazione esistenziale ( relazionale) dove la parola diventa filo di sutura Per mantenere una stabilità o compostezza delle parti lacerate, sia pure alienante ma necessaria.
    Una posizione esistenziale che considera la vita per come si svolge, priva dei significati idealistici che gli sono attribuiti dall’umanità, è prodotta da elaborazione intellettiva senza apporti relazionali che la sostengono.
    Ciao Sandro

    [ ]

    Sine titulus
    Contributo di: joshua on Tuesday, 22 January 2019 @ 21:50
    Titulus erratus est, quia sine postulat, post sese, ablativum casum (Armidae quaere, Magistrae nostrae, si lumen vis propitium). Quanto alla poesia, vescica instabile da seguire con uroflussimetria a parte, ha alti e bassi e mi devo convincere che siano più gli alti.

    Intanto mi pongo una domandina: io, al liceo, ora mi son piazzato all’ultimo banco (IV ginnasio), ora al secondo (V), poi sempre tra il terzo ed il quarto nel successivo triennio: cos’ero? Un nevrotico? Mai passato per una psichiatria d’urgenza (anche se qualche goccetta di ansiolitico ogni tanto la prendo, benché non col Petrus Boonekamp). Mai mitizzato qualcuno, semmai demitizzato sempre tutto, me per primo come ultimo. Un saputello? Confesso che in IV ginnasiale per poco mi facevo rimandare in greco (mi ero estenuato per una pornoattrice. Non dirlo a nessuno, però. Ma, lo affermo con joshuiana jattanza, in latino son sempre stato il primo, qualche volta inter pares, super in certe altre, anche se non ho mai vinto, né tanto meno inviato il modulo partecipativo, ad un qualsiasi Certamen Carminativum, cosa che ho sempre lasciato ai ragli migliori, più sonori, voglio dire, sia nella cesura pentemimera, che in quella eftemimera, ma soprattutto in quella effimera, ovviamente.

    E sì, curare la sintassi non conta ( e infatti dire sine titulus in latino è come dire in italiano di uno: ‘è testa senza’ anzi che ‘è senza testa’, ma naturalmente un cinese può sostenere che non fa differenza). Quando si è giù di corda o non platonici (sarebbe come dire aristotelici bipolari?), che la sintassi si venda con sconti, l’hanno sempre detto tutti i grandi poeti, da Omero a Shakespeare, anche se non si mai quando, dove e perché l’avrebbero detto, visto che è da loro che la meglio sintassi la impariamo. Diciamocelo, questa della sintassi trascurata dai poeti bravi sa più leggenda metropolitana o panzana facebookiana che di sana pianta.

    Insomma, vedo insistere (molto battere e poco levare) in questo testo il solito velleitarismo funesto che hanno tutte le affermazioni che vorrebbero essere contro, ma a parte il contro, da che parte si volgono, o svolgono, si capisce nulla o poco. Per questo mi siedo sulla sponda e attendo il prossimo testo (migliore o almeno non peggiore, spero).
    J

    p.s: cancellerei i vv. 1-4 ed i cinque versi conclusivi (non aggiungono o tolgo niente a questo o altro testo, sono interlocutori, meri trasposti di convenzionale conversazione o claudicante intenzione); i vv. 5-17 li lascerei, anche se so, quanto a poesia o action poetry confessionali e tombarole, che troverei molto di meglio nelle pieces di Sarah Kane o perfino in Claudia Ruggeri; il resto è tentato indebolimento, non direi mai vilipendio, dei mostri sacri della letteratura e della pittura citati, che, tanto, restano lo stesso grandi, non ostante un bicchiere di troppo o l’insorgenza (- Ma che male ha fatto? Mi domando) contro la sintassi. E Goethe, sta pur certa, non avrebbe aspettato che una ragassuola lo guardasse negli occhi ma se l’avrebbe spassata anche alla cieca, da quel mandrillo virginale che era (non era Lui a scrivere in una lettera del 29 Dicembre 1787 che il CUORE non faceva parte della cancelleria d’amore del nostro paese, alludendo al fatto che i soldi contavano assai di più in certi rapporti?)

    [ ]

    Sine titulus
    Contributo di: Matilde Rotter on Wednesday, 23 January 2019 @ 00:35
    Certo, 'sine' regge l'ablativo, ma questo
    il mio insopprimibile T9 non può saperlo.

    Le mie scuse a Joshua per aver urt(ic)ato
    la sua sensibilità.

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    Sine titulus
    Contributo di: ben on Wednesday, 23 January 2019 @ 10:01
    Ho rivissuto momenti miei e solo miei scoprendo come una poesia possa essere davvero di tutti. Brava --- il poeta per caso

    [ ]

    Sine titulus
    Contributo di: Titta on Wednesday, 23 January 2019 @ 10:31
    La capacità di esprimere ciò che forse un tempo si riteneva essere un'ombra imbarazzante qui fuoriesce davvero con un vigore e una naturalezza drammatica. Sussulti e riflessioni sotto il palco. --- Titta

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    Sine titulus
    Contributo di: Elysa on Wednesday, 23 January 2019 @ 10:35
    poesia forte che colpisce e insulta (nel senso buono della parola ammesso che esista un insulto buono...) mi piace e mi piace il tuo stile, molto brava...secondo me hai un nick (o nome vero) che ricorderemo nel tempo se continui a postare poesie così belle --- Elysa

    [ ]

    Sine titulus
    Contributo di: Empatia on Wednesday, 23 January 2019 @ 11:55
    Perfetta

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    Sine titulus
    Contributo di: Lorens on Wednesday, 23 January 2019 @ 18:21
    ... "Sine titulus" by passando il titolo già ben considerato
    e filosofato nel commento dal buon "joshua", mi sembra che
    questa poesia, si esprima con parole vere di soggettiva
    disperazione che annota sofferenza su tutta la linea di
    vitale presenza esistenziale ...

    Una proposta che fa riflettere, laddove supplizio e
    tormenti, nascondono una forte vitalità e voglia di vivere
    che rasenta quasi l'estrema azione a farsi del male per
    sentirsi ancora vivi, quasi come in un gioco di sfida con se
    stessi oltre al destino.

    Una partita che si può comunque vincere senza esasperare
    atteggiamenti terminali di contenuto distruttivo, a volte è
    sufficiente affacciarsi alla finestra e respirare aria
    nuova, un profumo diverso per cacciare via i cattivi odori
    della mente.

    Bene così ... una proposta apprezzata per l'intensa
    emotività espressa.

    ciao
    Lorens

    ---
    Lorens

    [ ]

    Sine titulus
    Contributo di: cordaccia on Thursday, 24 January 2019 @ 22:32
    È che sembra la sceneggiatura di un
    videoclip,non vedo molta poesia.C'e l'alter
    ego di Dostoevskij o degli Alice in chains
    ma credo tu abbia voluto esasperarlo troppo.
    Il titolo e i camei artistici per attirare?
    Mah.
    Ciao:)

    [ ]

    Sine titulus
    Contributo di: indio on Friday, 25 January 2019 @ 09:58
    ...molto molto apprezzata
    e interessante anche il tuo stile.
    brava

    ---
    mitakuye oyasin

    indio

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    Sine titulus
    Contributo di: frame on Friday, 25 January 2019 @ 11:45
    Interessante e coinvolgente. Anche troppo. --- Frame

    [ ]

    Sine titulus
    Contributo di: Viridis on Saturday, 26 January 2019 @ 01:03
    Colpita e affondata
    dalla spietata nonchalance dei tuoi versi.
    Bellissima poesia.

    ---
    viridis

    [ ]

    Sine titulus
    Contributo di: Anais on Saturday, 26 January 2019 @ 16:24
    Ciao,
    Mi hai incuriosito, ma voglio aspettare di leggere la tua prossima
    poesia :-)

    [ ]

    Sine titulus
    Contributo di: Armida Bottini on Monday, 28 January 2019 @ 06:44
    COME DARIO MOLETTI. NESSUNA CORREZIONE, CIAO.

    ---
    Midri

    [ ]

    Sine titulus
    Contributo di: jane on Monday, 28 January 2019 @ 11:20
    Molto bella --- Per favore, quando mi arrabbio,mi compare l'Alzheimer! Jane

    [ ]

    Sine titulus
    Contributo di: nat on Monday, 28 January 2019 @ 18:23
    Splendida!

    ---
    nat

    [ ]

    Sine titulus
    Contributo di: LoSpettro on Tuesday, 29 January 2019 @ 07:24
    L'impianto ed il successo dialogistico della tua poesia mi conforta molto. Io spesso ne faccio uso e mi sono sempre detto se è una soluzione plausibile. Apprezzo l'ottimo commento e decifrazione di Sandro Moscardi. Il tuo personaggio trascina le parole come verso una conclusione che però soluzione non è, anzi l'abilità tua (tra le tante) è anche quella di attorcigliare lei, la malata, in una posizione fetale nello sconforto della stesse parole espresse. Un ritorno alla stessa sostanza iniziale, che per un certo verso pare far da scudo. La parola è una protezione. Alle insistenze preoccupate della madre, la risposta è sempre la stessa. E' un passo avanti se non di più. C'è una incomunicabilità di fondo. La stessa incomunicabilità risiede nell'animo della ragazza. Chiusa nel suo malessere, par non ci sia nessuna via d'uscita.

    Una chiave di lettura può essere anche quell' incipit: Non c'è un motivo per andare, non uno solo per restare. "Parti se devi. Rimani se puoi".

    "Bisogna partire? Restare? Se puoi, resta. Parti, se devi. Uno corre, l’altro s’intana, per ingannar la sorveglianza vigile e funesta del Tempo ostile. Altri prendono un’andana" (Baudelaire Il Viaggio trad. Gianni Celati)

    Ma prima ancora...

    "Ma il vero viaggiatore è chi parte per partire chi dice soltanto "Andiamo" e non sa perchè come gli aerostati a cuor leggere, senza mire, e accetta il sortilegio che incombe su di sé."

    Baudelaire evocava il viaggio come riscatto dell'esistenza, ma più che un viaggio materiale, il suo altrove era uno spazio dell'anima ed il corpo rimaneva lì, magari come decomposto male nell'angolo, senza omaggiarlo mai. A tutti i costi la sua poesia voleva scavalcare una imposizione sociale ed era contro una razionalità che illudeva la risoluzione di ogni problema: "Sei malata, devi farti curare"."Ti devono prescrivere calmanti e antidepressivi". "Devi stare più tranquilla. Ti devi laureare. Sei brava, farai il dottorato" etc. etc. Emerge una figura nel caos della modernità, che con l'occhio lucido e feroce di Baudelaire mi è apparsa strattonata tra un senso di morte e forse una instancabile sete di vita.

    Bellissima poesia.

    [ ]

    Sine titulus
    Contributo di: giovanni67 on Sunday, 03 February 2019 @ 20:11
    Una proposta impegnativa,
    immagini forti, di sofferenza
    in questa originale costruzione poetica
    Insomma apprezzata


    ---

    GIOVANNI67

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    Sine titulus
    Contributo di: gianna.curto on Saturday, 16 February 2019 @ 17:45
    Stai tranquilla, nel club c'è una persona che non ha mai mitizzato nessuno ,solo demitizzato tutti ...o quasi. A me la tua poesia è piaciuta molto, uno sfogo esistenziale che non fa bene a nessuno, né a chi scrive né a chi legge. Credo che le persone più intelligenti sono più tendono ad automassacrarsi, ma certe volte una salutare ironia ed autoironia salva la vita. BRAVA ----*** --- Gianna

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