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     Un irrefrenabile pianto   
     Wednesday, 19 December 2018 @ 11:00
     Leggi il profilo di: LoSpettro
     Visualizzazioni: 751

    Poesie

    Accade,

    che tempo e cielo

    si fiondino in un incavo e lo sguardo

    s'allontani per riprenderli e sotto un pergolato di stelle

    si facciano seguire poi parole voracità rigetti eccidi diversi.

    Accade alla vita, condizionata dalla sua stessa estinzione che il respiro

    diventi solo un sincronismo all'insistere di un tendere in tedio le viscere, come per Leda,

    fiera del nome ma non più del servigio imposto e accade di ostentare l'invertire di una parte:

    lui esiste e mi scolpisce ed io non ho più nessuna forma di prepotenza. Accade, che i circuiti avvitati sembrino

    snodarsi e la quintessenza di una rara bellezza assai superiore manifestarsi. Accade una nota un'atonia un'asfissia obbligare

    Leda ad essere immersa completamente in ogni infinitesimo recesso dell'anima. In una stanza un albero un Natale il buio le sue luci

    come la notte lustra di stelle accade che lei abbia un carillon tra le mani: un regalo. E trovare un biglietto in quel regalo di un cigno

    non più suo non più Dio “Amare non è guardarsi a vicenda ma guardare nella stessa direzione”. Accade nella più totale solitudine un irrefrenabile pianto.

     



    Un irrefrenabile pianto | 21 Commenti | Crea un nuovo Account

    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
    Un irrefrenabile pianto
    Contributo di: jane on Wednesday, 19 December 2018 @ 12:07
    Caro Spettro,
    malgrado sia quasi Natale, tu mi sei antipatico.
    Malgrado tu non mi piaccia affatto, con quel nome
    vessatorio di attenzione inquietante!
    Malgrado tutto la tua poesia mi piace. E' una storia
    d'amore che rappresenta poi la storia della vita e quindi
    ci rappresenta un po' tutti nel momento in cui ha colpito
    il Dio e tutti noi diventiamo dei o figli degli dei per
    quel sentimento che si ripercuote. (Leda). L'etimologia è
    incerta, probabilmente pregreca; alcune fonti propongono
    come significato "donna" (lo stesso del nome Kyllikki).
    Nella mitologia greca Leda è la figlia del re di Sparta,
    di cui Zeus s'invaghì, trasformandosi in un cigno per
    sedurla.
    Sempre la stessa storia ma raccontata in maniera enfatica
    e poetica tanto da meritare un cielo di stelle. Tanti
    auguri.

    Monnajane

    ---
    Se mai verrà il giorno in cui ti sarà dato un vero affetto, non ci sarà contrasto fra la solitudine interiore e l'amicizia; anzi, proprio da questo segno infall

    [ ]

    Un irrefrenabile pianto
    Contributo di: Lucilla on Wednesday, 19 December 2018 @ 14:45
    Più prosa poetica che poesia, ma veramente bella --- Nel passaggio stretto della vita c’è una possibilità: la bellezza che va oltre il male, oltre la fine - ingiusta - della vita stessa. ( Wislawa Szymborska )

    [ ]

    Un irrefrenabile pianto
    Contributo di: Carmen on Wednesday, 19 December 2018 @ 17:16
    Che ridere Jane!!!
    Ma perché a Natale le persone che non
    ci piacciono diventano gradevoli? E
    quando mai?
    Ah già, cara ragazza, è che alla tua
    età, ti senti ancora squassare il
    cuoricino da un malato SuperIo che i
    malati-sadici-castrati adulti ci
    inflissero durante l' infanzia, oh
    perduta violentata età dell' innocenza
    vera!

    Chiusa sta parentesi, devo dire che
    sto racconto non mi dice nulla, e non
    per l' antipatia! Assolutamente, ché
    qui bisogna sempre essere onesti anche
    di fronte a chi ci disprezza.
    Sto racconto è astratto, costruito,
    come una bomboniera vuota all'
    interno.
    Astratto, freddo come il Dio che non
    prego più.


    ---
    Non c'è amore del vivere senza disperazione del vivere. Albert Camus

    [ ]

    Un irrefrenabile pianto
    Contributo di: PattiS. on Wednesday, 19 December 2018 @ 20:33
    Spettru, togo togo...

    ---
    ...playing a game of worlds...V. Nabokov

    [ ]

    Un irrefrenabile pianto
    Contributo di: cordaccia on Wednesday, 19 December 2018 @ 22:12
    Ammaliato dalla riscoperta a Pompei,hai
    costruito la poesia attorno al nucleo della
    maternità ,della meraviglia dei respiri
    sincroni,dono più bello e forse anche
    inaspettato? Di conseguenza,lacrime
    liberatorie.Questa la mia lettura.

    Come vedi ,le poesie non sono quiz e ognuno
    le interpreta secondo il proprio istinto e
    la propria voglia di farsi coinvolgere(
    quando meritevoli).
    In questa tua , mi sembra tu abbia cercato
    di drammatizzare troppo
    (vedi l'enfasi della chiusa e certe
    prosopopee di stelle e incavi, il maestro
    era Pascoli) e abusato di "accade che"
    fiabeschi.

    Non male comunque,ciao :)

    [ ]

    Un irrefrenabile pianto
    Contributo di: zio-silen on Thursday, 20 December 2018 @ 15:18
    Per mio difetto, ho bisogno di pause ravvicinate (ordine del medico)
    per scongiurare l'effetto asma. Mater artium necessitas:

    "Accade,
    che tempo e cielo si fiondino
    in un incavo e lo sguardo
    s'allontani per riprenderli
    e sotto un pergolato di stelle
    si facciano seguire poi parole
    voracità rigetti eccidi diversi.

    Accade alla vita, condizionata
    dalla sua stessa estinzione
    che il respiro diventi solo
    un sincronismo all'insistere
    di un tendere in tedio le viscere,
    come per Leda, fiera del nome ma
    non più del servigio imposto e

    accade di ostentare l'invertire
    di una parte: lui esiste
    e mi scolpisce ed io non ho più
    nessuna forma di prepotenza.

    Accade, che i circuiti avvitati
    sembrino snodarsi e la quintessenza
    di una rara bellezza assai superiore
    manifestarsi. Accade una nota
    un'atonia un'asfissia obbligare
    Leda ad essere immersa completamente
    in ogni infinitesimo recesso dell'anima.
    In una stanza un albero un Natale il buio
    le sue luci come la notte lustra di stelle

    accade che lei abbia un carillon
    tra le mani: un regalo. E trovare
    un biglietto in quel regalo di un cigno
    non più suo non più Dio “Amare
    non è guardarsi a vicenda ma
    guardare nella stessa direzione”.

    Accade nella più totale solitudine
    un irrefrenabile pianto".


    L'estetica, il tratto mitologico, l'enfasi accentuata dall'anafora, la teatralità
    ne fanno una sorta di canto greco del momento (o memento) che unisce
    l'uno al collettivo, con un ritorno al futuro sulle note di un carillon, all'ombra di un
    albero di Natale. Piaciuta.

    Stelle di Natale e un saluto


    ---
    zio-silen

    [ ]

    Un irrefrenabile pianto
    Contributo di: gricio on Thursday, 20 December 2018 @ 15:30

    Accade,
    che tempo e cielo
    si fiondino in un incavo e lo sguardo
    s'allontani per riprenderli e sotto un pergolato di stelle
    si facciano seguire poi parole voracità rigetti eccidi diversi.

    Questa è la parte che preferisco, anche se mi suona un po’ fastidiosa la ripetizione “e lo sguardo”…. “e sotto un pergolato…”.
    Cioè questa doppia “e” interrompe malamente quelle che, secondo me, starebbero molto bene come frasi singole.

    Accade,
    che tempo e cielo
    si fiondino in un incavo e lo sguardo
    s'allontani per riprenderli.

    Sotto un pergolato di stelle
    si facciano seguire poi parole voracità rigetti eccidi diversi


    Capisco però che probabilmente il tutto deve seguire una formattazione specifica, quindi possono le mie essere parole al vento.
    Meriti comunque una .
    Bune feste

    ---
    "parlare di musica è come ballare di architettura" (F.Zappa)
    http://gricio-gricio.blogspot.com/

    [ ]

    Un irrefrenabile pianto
    Contributo di: Lorens on Thursday, 20 December 2018 @ 21:22
    "Un irrefrenabile pianto"
    Intanto non si capisce se questo testo intendeva compattarsi
    in poesia o prosa, forse le intenzioni erano più prosaiche
    che versatili. Ciò detto, ne scaturisce un contenuto che
    abusa termini poetici come "pergolato di stelle" oltre a
    diramare in chiusura un motto come "Amare non è guardarsi a
    vicenda ma guardare nella stessa direzione", così, si fa la
    scoperta dell'America in sindrome poetica non confermata.

    Era poi meglio lasciar riposare in pace la povera "Leda" già
    impicciata in leggende che narrano di un Zeus ingrifato che
    innamoratosi di lei, si trasforma in un cigno per
    accoppiarsi sulle rive del fiume Eurota e che nella stessa
    notte Leda si tromba pure il marito Tindaro.
    Dopo queste unioni, tramite delle uova nascono i Dioscuri
    (Castore e Polluce), Elena e Clitennestra. Insomma, un bel
    casotto mitologico.

    Qui in questo tuo scritto si annodano forse richiami
    dannunziani che lasciano il tempo che trovano, in un brano
    che non convince seppur realizzato nel vano tentativo
    fallace di proporre uno scenario di idilliaca
    rappresentazione.

    E' solo il mio modesto parere, condivisibile o meno, a
    rileggerti con vivo interesse.

    Auguri ...

    ciao
    Lorens

    ---
    Lorens

    [ ]

    Un irrefrenabile pianto
    Contributo di: Stan on Thursday, 20 December 2018 @ 21:50
    "solo un sincronismo all'insistere di un
    tendere"
    Solo? Non vogliamo sostantivare
    nient'altro?
    Santo cielo.

    ---
    Stan

    [ ]

    Un irrefrenabile pianto
    Contributo di: franca canapini on Saturday, 22 December 2018 @ 20:31
    Un eloquio che procede tumultuoso e fascinoso ma dal quale non riesco a tirar
    fuori la comunicazione che sottende.
    Ciao
    Franca

    [ ]

    Un irrefrenabile pianto
    Contributo di: Odranoel&Franka on Sunday, 23 December 2018 @ 01:41
    La croce

    Contributo di: LoSpettro on Tuesday, 11 December 2018 @ 02:20 Questo tuo "caso" poetico è totalmente ombrato dal tuo "caso" umano. Viene a meno qualsiasi discussione letterale, lascia il tempo che trova. E' perentoriamente inutile che tu dia libertà al tuo pensiero se non accetti una contrapposta libertà di parola. Il peso nevralgico che dai a questo crocefisso - sia nella poesia che nei commenti vari - eleva la tua persona ad un agnosticismo assoluto. Il tuo controbattere, come sottolinea lo zio, in modo seriale par voglia diffondere un meme religioso. Pare. In verità assurge a forma di comunicazione a vanvera.

    Un irrefrenabile pianto
    Contributo di: Elysa on Sunday, 23 December 2018 @ 08:41
    Io non commento il tuo eventuale modo di
    commentare poco simpatico...commento il
    tuo
    testo che nonostante l editing , che avrei
    reso diverso, trovo davvero sia delicato e
    molto piacevole da leggere, bravo e auguri

    ---
    Elysa

    [ ]

    Un irrefrenabile pianto
    Contributo di: Sandro Moscardi on Sunday, 23 December 2018 @ 10:26
    Trovo questo testo frutto di sottile intelligenza e questo non è poco, poi i gusti sono gusti.
    Due le cose che trovo intriganti:
    che ciò che accade, anche come singolo evento, vada ad alimentare il pantano esteso del pianto.
    che amare non si concretizzi in relazioni binarie, ma in un parallelismo direzionale sincronico.
    Ciao Sandro

    [ ]

    Un irrefrenabile pianto
    Contributo di: joshua on Monday, 24 December 2018 @ 15:33
    Non mi convince il nucleo dialogico (vv.19-20) del testo perché moraleggiante (e - l’accetti per come a me pare? -sentenzioso). Che poi: amare È guardarsi a vicenda, visto che la direzione dell’amore è quella di chi si ama, e dunque sempre la stessa, comune e vicendevole, per chi ama ed è riamato. O è così solo nella mia allucinata imperizia d’amore?

    Ancora: un sincronismo all'insistere di un tendere (v.7) non mi piace, credo per lo stesso motivo per cui Manzoni scancellò 21 infiniti sostantivati nell’edizione finale dei Promessi Sposi, pur introducendone 29, segno che era difficile perfino per Lui utilizzarli con appropriatezza, figuriamoci per chi Manzoni non l’è! Ovvero: quando li si usa, dico gli infiniti, due sono davvero già una follia (ribadisco folla e non frolla, bada ben…). Personalmente mi sarebbe andato meglio un sincronismo all’insistente tendere, o anche, in endiadi, un sincronismo a insistere e tendere, o altre soluzioni con meno stridor di dentali. Lo stesso dicasi per l’ostentare l’invertire poco più sotto.

    Ridimensionerei anche i vv.10-12 (sì, il rasoio di Ockham non si usa solo in barberia…), sia perché i circuiti avvitati mi sembrano, certo involontariamente, umoristici (ci ho un’amica che, quando dico castronerie – e succede, purtroppo, sempre meno spesso di quanto vorrei – mi chiede se ho i circuiti ancora integrati), sia perché la dipendenza di quel manifestarsi dal suo predicato (sembrare) appare così distante da essere quasi inafferrabile. Ma non era meglio (per me lo è, almeno, perché meno meccanico): accade che l’avvitamento si svolga e la quintessenza di una rara bellezza si colga?

    Sempre sullo strabuso (strabuzzo) dell’infinito: non son sicuro che la Crusca non passerebbe al setaccio un’infinitiva così mal diretta dall’accadere al v.14 (intendiamoci, a me piace perché extra moenia, dico fuori da ogni cintura sintattico-grammaticale, ma magari non tutti gli atri impuristi potrebbero far finta di subirla senza colpo in-ferire).

    Insomma: mi piace, a parte una certa [in]sensibilità post-postmoderna al vacuo, la rivisitazione di Leda (lo stame femmineo terreno) in cui il cielo (Zeus tonitruo ) s’insinua (o mette becco, lato sensu) perché tale desueta penetrazione mi scatena infinite fantasie ornitoillogiche su quanto in basso possano scendere le aquile – e gli aquiloni metafisici -, ma su tutto mi sembra persistere, come nel componimento precedente, una tendenza formale (anche nel senso di formalina formalistica), da molto accorciare, all’eccedere dell’allungare.

    J

    p.s.: ma chi l’ha sussurrato a qualcuna che a Natale si sia disposti perfino a convolare sulla scopa con la Befana (Natale ci renderà anche - dicono senza crederci troppo - meno biechi, ma non certo più facili alle vecchiette)?

    p.s.s.: ma come mai questo Natale niente decorazioni in front page e niente Auguri dal webmaster? Posso permettermi di farli io a tutti (carmen compresa, anche se tuttora da me incompresa?)

    [ ]

    Un irrefrenabile pianto
    Contributo di: Viridis on Wednesday, 26 December 2018 @ 19:14

    Accade che certi versi ti catturino,
    specie se c'è uno zio che ne facilita la lettura.
    Accade che tu legga e rilegga la poesia (scavalcando
    i troppi infiniti) per coglierne appieno il senso
    e giustificare quello strepitoso finale.
    Accade che un carillon compia il miracolo. Complimenti.

    ---
    viridis

    [ ]

    Un irrefrenabile pianto
    Contributo di: frame on Saturday, 05 January 2019 @ 14:14
    Ci sono poesie che sembrano appena uscite dal letto,
    indossano ancora il pigiama, hanno la faccia stropicciata
    e i capelli arruffati. Con la bocca impastata di sonno
    farfugliano, balbettano a stento trattengono uno
    sbadiglio. Questa tua, al contrario, si presenta con
    l’abito da sera, il capello fresco di taglio, tanto di
    candido gilet e all’occhiello, al posto della camelia, un
    cameo di ottima fattura raffigurante il volto della Leda
    pompeiana. Con quel sorriso ammiccante, complice,
    malizioso, consapevole di ciò che rappresenta e di ciò che
    sta facendo. Insomma, un’immagine in perfetta sintonia con
    la tua composizione. In questo senso una scelta azzeccata.
    Infatti, la prima impressione che ho ricavato leggendola,
    è che tutti i pregi di questa poesia colta, intelligente,
    ben costruita, sofferta (forse solo nel titolo) ma
    scenograficamente importante, finiscano per sembrare una
    prova di forza, una esibizione di muscoli, un esercizio di
    stile fine a se stesso. Anche il pianto irrefrenabile
    arriva dopo un percorso troppo elaborato, troppo plateale
    per sembrare autentico, per emozionare, non dico tanto ma
    almeno un pochetto. Per farla breve e non menarla tanto
    direi che da questa poesia ne sono uscito ammirato, ma con
    l’occhio asciutto. Se sia un difetto o meno non lo so
    nemmeno io, decidi tu per tutti e due, a me va bene lo
    stesso.

    ---
    Frame

    [ ]

    Un irrefrenabile pianto
    Contributo di: Alessio Peracchi on Friday, 11 January 2019 @ 00:28
    Non mi piacciono i calligrammi.

    Non apprezzo granché lo scialo di formule e parole criptiche nella parte intermedia della poesia, che sembrano avere un senso più che altro ornamentale (forse dipende da un limite mio??).

    Il finale, che invece è assai poco criptico, non migliora tuttavia le cose, e mi ricorda il classico topolino partorito dalla montagna.

    Guardare sempre nella stessa direzione non è amore, è nuoto sincronizzato.

    [ ]

    Un irrefrenabile pianto
    Contributo di: Armida Bottini on Friday, 11 January 2019 @ 10:08
    Accade, accade sempre più spesso. Ciao --- Midri

    [ ]

    Un irrefrenabile pianto
    Contributo di: Titta on Friday, 11 January 2019 @ 11:13
    Una ambientazione suggestiva per una pseudo confessione ornata da un ritmo singolare. --- Titta

    [ ]

    Un irrefrenabile pianto
    Contributo di: giovanni67 on Wednesday, 16 January 2019 @ 23:54
    Mi piace il contenuto, meno la forma
    Il tema mi è caro
    Convincente soprattutto la chiusa
    A rileggerti

    ---
    GIOVANNI67

    [ ]

    Un irrefrenabile pianto
    Contributo di: ablablabla on Sunday, 20 January 2019 @ 12:57
    Deve esserci un qualche motivo se perFino Zeus si fionda
    subito nell’incavo. Interessante poi l’ironia degli
    antichi su Leda secondo la versione più comune certo la
    piu simpatica è maliziosa Leda suo malgrado si trova con
    sto cigno tra le gambe e succede quel che succede. Ora
    visto che tu ti interessi di parti anatomiche maschili e
    anche di uccelli potresti approfondire... Io mi
    interesso più di farfalle e certo mai mi verrebbe in
    mente di usare un titolo falloCratico per un mio scritto.
    La tua poesia senza:
    “Amare non è guardarsi a vicenda ma guardare nella stessa
    direzione”
    Potrebbe essere almeno sufficientemente scarsa ma così
    possiamo parlare di una vera e propria caduta di stile.
    Inzomma il tutto farebbe pensare a una ‘Penna’ quanto
    meno assai acerba.
    Vedremo i prossimi ‘ inserimenti ’ Eh! Eh!


    Ppp.Sss. No dick ma l’avete veramente letto
    “ Moby Dick " ? Possibile che non ci abbiate capito una
    benemerita mazza?
    Febbre euforia fuvove ossessione angoscia assillo
    tormento…
    Non vi ricordano nulla?
    Qui non si cava un ragno dall'incavo
    ahahahah

    [ ]

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