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     Senza titolo   
     Wednesday, 14 November 2018 @ 11:15
     Leggi il profilo di: telemaco
     Visualizzazioni: 582

    Poesie

    Aba, l’hai trovato l’abitacolo perfetto
    nel cabanon di Le Corbusier
    li dentro, con le mani come stragli sulle orecchie
    si può meditare.
    Fuori formicolandia, in cammino sui “sempiterni calli”
    tracciati da quel tram meneghino di un pallore così lepido
    quasi uno zelatore postribolare.
    Serena ti vedo e lieta
    nell’intimità classica
    in tema tu celi e assicuri
    nel grecizzare le barbarie
    mestando i bocconi di neve di un tempo rubato
    alla cartastraccia di quinta diminuita
    per un ipotetico terzo suono.
    Certi vuoti stanno aspettando un vivente divieto
    una caliptra, per celare il lento autunnare di noi tetti rimorti
    alla campana delle caserme accanto.
    Basta lo specchio del mio newtoniano
    per osservare i crateri della luna
    il deserto perfetto
    il fascino totemico
    qualcosa di secco e amaro che arriva lento
    dopo il ronfio ialino della grandine
    che ci furò per sempre
    e una nuova malinconia
    fondata sulle cadenze.

     



    Senza titolo | 19 Commenti | Crea un nuovo Account

    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
    Senza titolo
    Contributo di: dario moletti on Wednesday, 14 November 2018 @ 15:48
    STUPENDA

    [ ]

    Senza titolo
    Contributo di: Carmen on Wednesday, 14 November 2018 @ 16:48
    D' istinto, essendo io più impulso che ragione, ti dico che mi sembra una perla rara. Crea delle immagini splendide. Bella anche la conclusione. Però di cosa c...o parla? --- Non c'è amore del vivere senza disperazione del vivere. Albert Camus

    [ ]

    Senza titolo
    Contributo di: Paolo_C on Wednesday, 14 November 2018 @ 19:13
    Mi fa pensare ad un atto di creatività, intimo, che avviene
    al riparo dal vivere comune.
    Non so se l'ho capita ma mi piace tantissimo.

    Paolo

    ---
    Paolo C.

    [ ]

    Senza titolo
    Contributo di: zio-silen on Wednesday, 14 November 2018 @ 19:57
    Senza titolo titolato dal lemmario nobile e alto.

    ---
    zio-silen

    [ ]

    Senza titolo
    Contributo di: trimacassi on Wednesday, 14 November 2018 @ 19:59
    Mi meravigliano, e molto, i commenti stellati di chi mi
    precede. E il bello è che esprimono candidamente di non
    averci capito niente...Poesia(?) piena zeppa di termini mai
    sentiti prima d'ora, che ad ogni rigo bisogna andare a
    trovare il significato di qualche parola, dove non si
    capisce quali siano le perle o le bellezze che mandano in
    solluchero i lettori. Mi viene il sospetto che, forse, sono
    io che non capisco le vicissitudini di questa signora Aba...
    Credo cmq che vada molto di moda che bello sia quello che
    non si capisce, con parole mai viste e sentite, che
    costringono alla ricerca affannosa.
    Se è così non datemi retta, continuate a stellare..., tanto
    il mio è solo il pare di uno.

    ---
    trimacassi



    [ ]

    Senza titolo
    Contributo di: Sandro Moscardi on Wednesday, 14 November 2018 @ 21:19
    E’ particolare questo incedere lento, questa minuziosa questua, questo faticoso contatto con le cose per raccogliere aloni di bellezza, i suoni che ne velano la durezza e la scabrosità. La pesantezza e la leggerezza convivono entrambe indispensabili Alle singole identità. ( anima e corpo ) Come il presente è ricreazione di un passato estinto che proietta nel futuro la speranza di continuare a esistere, così la ricerca tenta l’astrazione dalla persistenza della pesantezza la volatilità e indeterminatezza. Bellissima Poesia dove il suono e la ricerca semantica, rendono straordinariamente Incisivo il testo e profondamente emozionante la lettura. Ciao Sandro

    [ ]

    Senza titolo
    Contributo di: Mecroarco on Wednesday, 14 November 2018 @ 22:59
    Sta pur tranquillo trim che, anch'io come te, di così eclatantemente meraviglioso
    non ci trovo nulla, salvo qualche termine davvero molto aulico (e qui i miei
    complimenti poiché un tale livello di conoscenza del lessico italiano non è da tutti)
    che penso utilizzerò per dare una mazzata psicologica ai miei avversari di
    Scarabeo. Comunque, giochi da tavolo a parte, posso dire che la tua poesia, per
    quanto sia ben curata, non mi attrae molto. Certo, devo renderti atto del fatto che
    quest'opera è molto originale, tuttavia ritengo che la poesia sia essenzialmente
    comunicazione pertanto, quando il messaggio di quest'ultima diventa molto
    complesso da comprendere, ecco che per me una poesia perde di valore. Inoltre,
    per quanto per taluni tutte queste immagini possano essere evocative, per me non
    è così in quanto la loro astrattezza e la loro mancanza di apparente coesione non
    permette nella mia mente la formazione di una suggestione ma solo la
    precipitazione nella confusione. Insomma, quel che voglio dire è che posso
    riconoscere oggettivamente il grande lavoro che c'è dietro (e che la rende molto
    apprezzabile dagli amanti di questo genere), ma soggettivamente proprio non mi
    prendere per le ragioni di cui sopra.

    Mecroarco

    [ ]

    Senza titolo
    Contributo di: A.Sal.One on Wednesday, 14 November 2018 @ 23:43

    Senza titolo

    (tanto...

    a che servirebbe?)

    ---
    if, as a poet, you think
    you're a big deal, you
    are probably a critic.

    [ ]

    Senza titolo
    Contributo di: percefal on Thursday, 15 November 2018 @ 18:41
    Il buen retiro non presenta titoli, sole geometrie e spazi vitali utili alla meditazione e pure al suono. Aum... che non è Ohm. --- «La figura del mio caos ha dimensione alcuna, punto.».

    [ ]

    Senza titolo
    Contributo di: tendre on Thursday, 15 November 2018 @ 20:18
    Come si definisce il poeta oggi? Dall'uso del linguaggio
    fuori dal coro? Dalla ricchezza stilistica fuori dai canoni
    tradizionali? Dalla sperimentazione lessicale estrema?
    Nel club ci sono varie "anime" e varie scuole di pensiero e
    ogni tentativo lirico appartiene a qualche categoria...
    Saranno i critici a decretarne o meno il successo. Ma
    tornando a Telemaco pur non avendo compreso quasi niente del
    suo componimento, lo trovo, comunque apprezzabile.
    Alcuni liriche piacciono a prescindere. Forse ci toccano
    dentro senza alcuna spiegazione razionale. "Senza titolo" è
    una di queste...

    ---
    tendre

    [ ]

    Senza titolo
    Contributo di: Empatia on Friday, 16 November 2018 @ 10:14
    La sensazione di perdersi nei meandri dell'inconscio e di riuscire ad estraniarsi lasciando fuori i rumori antropici della città e la malinconia dei suoni autunnali. Ma perdersi a volte può anche far paura... Tanti ricordi Un saluto Empatia

    [ ]

    Senza titolo
    Contributo di: jane on Friday, 16 November 2018 @ 14:23
    La poesia è molto bella e coraggiosa, certe parole tra lo scrauso-sciccoso ed estroso, le donano un'aria giocosamente ironica e scivolosa. Forse rivolte ad una donna molto importante ed amata, Aba = Adis Abeba contratto, un nome che suona da lontano di un mondo antico passato quasi in disuso. Ed è la morte qui sdrammatizzata che si attende a mio parere, gaia-mente. --- Se mai verrà il giorno in cui ti sarà dato un vero affetto, non ci sarà contrasto fra la solitudine interiore e l'amicizia; anzi, proprio da questo segno infall

    [ ]

    Senza titolo
    Contributo di: Anais on Friday, 16 November 2018 @ 23:25
    Ciao Telemaco.
    Per cercare di entrarci ho provato a capire chi è Aba: la madre? Un’anziana comunque, o una persona adulta forse con un disturbo mentale? Avevo pensato all’autismo in un primo tempo, per il tapparsi le orecchie, o battersi sulle orecchie come il verso della poesia “Viaggio” di Alberto Nessi, dedicata alla madre morente, poeta che forse conosci? E che recita “A Merano dove una ragazza sola/si colpisce le orecchie col palmo della mano/come per ammazzare uno scorpione.” Perché nell’autismo leggevo, c’è uno sfasamento nelle percezioni, e il malato si tappa le orecchie, per ovviare in qualche modo a questa difficoltà.
    Perché tu dici “hai trovato l’abitacolo perfetto” cioè il posto ideale per essere o trovare una propria dimensione al di là o al di qua del formicolio milanese, (mi colpisce la sagacia del camminare sui “sempiterni calli” (Leopardi) della gente affaccendata, che si reca al lavoro sotto lo stesso cielo, sullo stesso tram, gli abitanti laboriosi di formicolandia, al limite della prostituzione al profitto (senza giudizio ma come presa d’atto).
    Il cabanon di Le Corbusier cosa sta a significare? Il luogo vero, o l’abitacolo di un modesto mini appartamento cittadino? E’ un’immagine che non mi è chiarita dal buen retiro di cui parla Percefal, né dal commento di Moscardi, insufficienti.
    Certo posso dare la mia personale percezione: è un luogo spirituale dove trovare la propria musica non canonica, allo scopo mi sono documentata su John Cage “bisogna meditare sul vuoto”, cioè secondo la mia personale idea, non aver paura del vuoto che alberga in noi, anzi lasciarlo dilagare e magari anche perdercisi per ritrovarsi o trovarsi cambiati, trasfigurati, più veri e in sintonia con la natura. O un posto dove sancire la propria maledizione come nel capanno di Big Sur.
    Aba grecizza le barbarie nel rimodellare una realtà aliena, e confezionarsi un abito senza taglia ma calzante come un guanto cucito sull’anima. Proprio questo mi fa pensare a un procedimento inconscio d’istinto vitale, una sete dello spirito che reclama soddisfazione, come un malato psichico il quale agisce, pensa, anche se diversamente, è in un “altro modo” vivo, modo che il “normale” stenta a concepire e a legittimare. (mo’ mi sono fissata con questa storia).
    In questo senso riesco a legare la parte finale, l’impossibilità di legarsi – “ci furò per sempre”, quel senso di tristezza profonda che traspare dai versi, invecchiamo inesorabilmente e lentamente ci spegneremo.
    E’ bella l’immagine del telescopio che dai tetti spazia sulla luna (come dice quella canzone? “non voglio mica la luna, voglio soltanto un momento, per riscaldarmi la pelle, guardare le stelle … stare in disparte a sognare”, ecc.) ma qui c’è una malinconica accettazione – il deserto perfetto – e il fascino totemico, fascinazione lontana e struggente di quanto ci manca, che mi rattrista molto.
    Credo che tutto questo siano solo congetture, sarebbe bello se a volte spiegaste le poesie, specie quando sono così profonde (belle anche).
    Ciao.

    [ ]

    Senza titolo
    Contributo di: joshua on Saturday, 17 November 2018 @ 10:11
    Il paradosso di ‘senza titolo’ sta nell’essere comunque un titolo (come se un novello Epimenide constatasse: ’Sono senza voce’, negando ciò che afferma o affermando ciò che, parlando, nega di poter fare). In un certo senso è un sottoporre il linguaggio a falsificazione per scoprire che non c’è verità riposta nelle parole, come se non fosse risaputo che la gematria pecca d’idolatria.
    Come fa la poesia, anche le altre arti hanno sempre cercato un’autogiustificazione (non petita, peraltro), quasi che fosse importante, se non fondamentale, domandarsi: a che servo? O: ho senso?
    La geometria e la musica in particolare hanno spesso aspirato ad essere più veritiere (o significative o perfino espressive) di altre, perché affondate nelle proprietà matematiche .
    È per questo, per falsificarle, appunto, che rivolgiamo loro una domanda: potrebbero esistere, o che esistenza avrebbero, poesia, architettura e musica in un mondo senza la morte e dunque senza una freccia del tempo nonché in avanti o all’indietro, neppure infissa in un eterno adesso?
    Voglio (credo che telemaco voglia, tra le altre cose, ma è questo che a me colpisce) dire che il tempo vieta ogni perfezione, proprio in virtù del suo scorrere e che né Aba (decima musa dechirichiana dell’architettura) né Serena-Euterpe la troveranno nel numero aureo o nel diabolus in musica (non fu per paura che rivelasse questo divieto che Ippaso venne affogato?).
    Sì, vero (anche nel senso in cui, alla costruzione del Duomo di Milano nel 1398, l’esclamò Jean Mignot): Ars sine Scientia Nihil.
    O, forse, è solo questo Niente la nuova (propaggine leopardiana dell’arido Vero?) malinconia fondata sulle cadenze, che possono racimolare le Arti e la Poesia (sia pure producendo cadenze belle, anche nel senso, forse limitativo ma sincerissimo, in cui bellezza e verità si ominizzano/anonimizzano/nichilizzano).
    j

    [ ]

    Senza titolo
    Contributo di: Lorens on Sunday, 18 November 2018 @ 17:27
    ... leggendo i commenti precedenti al mio, quello di "Sal" è
    l'unico che più mi sembra appropriato a questo "Senza
    titolo": "(tanto...a che servirebbe?)" ...

    Dopo aver letto i giudizi dei soliti: Moscardi, Anais e
    joshua (a dir la verità mancano PattyS. e ablablabla), io ho
    forse definitivamente realizzato di essere un "cretino".

    Faccio riferimento ad un'intervista rilasciata nel 1988 da
    Fabrizio de André che richiamava l'attenzione a Benedetto
    Croce, il quale sosteneva che fino a diciotto anni quasi
    tutti scrivono poesie, dopo questa età continuando a
    scriverle, o si è poeti oppure cretini. Fabrizio de André
    per non sbagliarsi, disse di sentirsi un cantautore.

    Ora dopo aver di nuovo riletto i commenti "supercazzolati
    come se fosse antani" degli autori sopra menzionati, credo
    di poter definire quei contenuti esplicativi come una
    inquietante prorompente evacuazione di umana origine espulsa
    a più sciacquoni da un water di ceramica a bianco candore,
    praticamente trattasi di "cagata pazzesca" come disse Paolo
    Villaggio nel descrivere la "corazzata Potemkin".

    Carissimo Telemaco, tu sei persona di profonda cultura da
    tutti riconosciuta qui nel club e confermata dai tuoi
    inserimenti nel sito sempre di potenziale sinonimia ed
    affinità di contenuti, potresti qualche volta usare dei
    termini e delle fraseologie in versi di maggior presa per
    noi umili lettori di semplice origine didattica?

    Hai ragione nel sostenere che il troppo abusivismo di
    termini in poesia possa rendere i versi scontati e noiosi,
    ma qui con la tua "Senza titolo" mi pare di vivere un incubo
    di performance antipoetica solo ricca di terminologia in
    fascino enfatico e nulla più di ciò.

    E' solo il mio modesto parere, condivisibile o meno, a
    rileggerti con vivo interesse come sempre.

    ciao
    Lorens



    ---
    Lorens

    [ ]

    Senza titolo
    Contributo di: PattiS. on Monday, 19 November 2018 @ 22:01
    io la trovo molto bella, questa poesia. Perfetto esempio e magistrale
    dell'evoluzione della lirica dopo Montale, Sereni e il Zanzotto più lirico. La
    ricercatezza verbale ma anche gli abbassamenti improvvisi (formicolandia). la
    traslazione di una situazione di normalità, qualunque diventata epifania. Un
    angolino, una capanna dove stare a
    meditare o guardare le stelle. Fuori, il mondo, il caos, la decadenza. Dentro il
    capanno la purezza .Due nomi di donna (o di stelle) ma la seconda potrebbe pure
    essere un aggettivo, quindi l’autore non è solo, si sentono vibrazioni di amorosi
    sensi tra due universi quello fisico e quello spirituale. Bello l'impasto di neve,
    cartastraccia, in cerca di nuovi suoni, come una pozione magica, come magiche
    sono certe epifanie che rimangono indelebili, sacre nella mente del Poeta. Poesia
    dal movimento di crescita dal basso verso l'alto, dal piccolo all'universale, dal
    rumore al silenzio. Ho anche pensato a due innamorati (o muse) la musica e
    l'astrofisica. Ma poco importa se si è da soli o in due se si è in armonia, in sintonia
    con le forze della natura. Fosse anche questa una bellissima poesia d'amore o
    relativa a qualche rito di passaggio o tante altre cose. Resta la magia delle parole
    che risuonano dentro di noi Per esempio qui: “il lento autunnare di noi tetti
    rimorti” sembra di sentire la piggia d’autunno e anche il rintocco delle campane
    che arrivano dopo. Questi anticipi sono preziosissimi perché stimolano i sensi del
    lettore. E la personalizzazione dei tetti su cui batte la pioggia ma rintocca anche il
    segnale di morte, di finitudine.
    Difficilmente si riesce a leggere di meglio, anche tra i nomi noti. Vedo una
    naturalezza nel maneggiare strumenti (umani?) difficilissimi. Vero, c'è una certa
    cripticità, ma vi sfido a leggere Sereni, Zanzotto o molto Montale senza le
    spiegazioni. Il fatto è che questi testi hanno molti punti di fuga, tantissimi
    riferimenti. Sta al lettore e/o al critico indicare una strada (a volte anche conoscere
    un po' la biografia dell'autore aiuta, indubbiamente.)


    ---
    ...playing a game of worlds...V. Nabokov

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    Senza titolo
    Contributo di: Pale shelter on Monday, 19 November 2018 @ 22:16
    Tra le poesie di difficile interpretazione ce ne sono alcune che "invitano" il lettore a perderci, molto volentieri, del tempo per venirne a capo e anche quando gli sforzi sono premiati solo in parte, riescono comunque a soddisfare chi ci prova. Questa di Telemaco appartiene, almeno per me (ma mi sembra non solo per me) a questa categoria "accogliente": possiede un suo respiro ampio e naturale e anche i lemmi inusuali qui utilizzati non danno mai l'idea né di una forzatura né di una scelta fine a se stessa. Inoltre è esemplare per compattezza, coerenza e soprattutto solidità della costruzione.
    Mi viene a mancare - e qualcuno potrebbe obiettare "e ti par poco?" - il significato profondo, questo sì, e anche i giudizi di alcuni commentatori, seppure interessanti e costruttivi, non mi sono sufficienti per comprendere per bene. Mi resta una sensazione di bellezza nel senso più interiore della parola, di cui riesco a cogliere la presenza chiara e certa.

    Un saluto,

    Franco

    [ ]

    Senza titolo
    Contributo di: LoSpettro on Wednesday, 21 November 2018 @ 12:39
    A parer mio, è una gran bella poesia. Complessa nel suo essere, ma non perchè è costellata da desueti termini "lirici", ma perchè alle metafore è necessario contrapporre più volte il pensiero. Bisogna santificare Anais e Patti! Le vie che offre alle interpretazioni sono molteplici e il non dire tutto, che par non dica nulla, è di sicuro fascino. Come la cadenza dei versi, il ritmo, la musicalità. Non può certo non essere premiata una tale ricercatezza poetica. Senza titolo possiede quelle minuziosità che in molti autori nel club son rare. E' una ingegnosa poesia che posiziona messaggi universali.

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    Senza titolo
    Contributo di: cordaccia on Saturday, 24 November 2018 @ 22:19
    Si cerca la libertà chiudendosi in spazi
    razionali (o razionalisti) ,dietro veli
    (profili) ,guardando il reale attraverso
    specchi e filtri. Un respiro osmotico
    ,interno- esterno , in questa bellissima
    poesia. Trascende ,ha chiaroscuri
    metafisici.
    Ciao ,complimenti :)

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