Maniman ciuvesse, piggete u paracqua.

Tuesday, 09 October 2018 @ 11:30

Leggi il profilo di: Armida Bottini

Il titolo (se dovesse mai piovere, pigliati l'ombrello) non centra per niente con la vicenda che sto per raccontare. L'ho messo lì, perché sono le ultime parole che ho detto a mio figlio, prima che uscisse. Ma torniamo a noi. Dovete sapere che sono nata in un paese in provincia di Parma confinante con la Liguria, perciò conosco entrambi i dialetti. A dir la verità, li conosco tutti, dal nord al sud, sono arrivata al punto che penso in dialetto e traduco in italiano. (Non giudicatemi pazza, anche se in famiglia sono convinti che lo sia). Dovete sapere che i miei avi avevano un piccolo podere, una " pussion " a Castel'Arquato, nella pianura padana. Il terreno confinava con la grande, immensa tenuta dei Guareschi, sì, gli antenati del celebre Giovannino, e scommetto che, neanche gli eredi conoscono ciò che sto per dire e che sentivo raccontare, da piccola, nei lunghi filossi invernali in casa mia . (Anzi se qualcuno di voi li conoscesse e glielo riferisse...). Ebbene, a quei tempi il grande vecchio Guareschi aveva una torma di figli, di ogni età. Al mattino, dopo una copiosa colazione, i ragazzi venivano lasciati liberi di uscire nella tenuta, ognuno aveva il suo "mandillo" ergo fazzolettone colmo di cibarie. Il minore aveva da poco incominciato a camminare. Tornavano al calar del sole, stanchi morti, proprio all'ora di cena, dopo averne combinato di tutti i colori. Infatti, sebbene la tenuta fosse enorme, riuscivano spesso ad infastidire i vicini. Dopo un po' accadde che a casa Guareschi incominciarono ad arrivare lamentele, spesso giungevano massaie infuriate con in mano pollame, specialmente grossi piti (tacchini) morti. Tutte dicevano che l'assassino era stato il figlio più piccolo. Il patron ritirava il corpo del delitto, pagava in silenzio, rimuginando tra sè e sè. Un giorno, incuriosito e non riuscendo a farsi capace che il suo piccolo potesse fare una simile combina, decise di pedinarli. Zitto, zitto, senza fare alcun rumore, li seguì. Il tempo passava, i ragazzi giocavano, sostavano per mangiare, correvano, ridevano, ma, improvvisamente al calar della sera, si avvicinarono al pollaio di un mai identificato confinante, proprio, quando gli animali si dirigevano al pollaio per dormire. Allora uno dei figli maggiori acchiappò il più piccolo assonnato e lo lanciò con forza oltre il recinto, i bambino cadde sopra il malcapitato che passava proprio in quell'istante schiacciandolo. Il piccino piangendo spaventato, tra gli schiamazzi dei polli e delle donne, riuscì gattonando e strisciando ad entrare nel suo territorio mentre i fratelli si allontanarono ridendo soddisfatti. Il patron lo raccolse con le sue enormi mani, stringendoselo al petto. Cosa successe dopo non è dato sapere. L'unica cosa che posso aggiungere è che chi è nato in queste zone è diverso, conosce l'arte dell'autoironia, quella di comunicare, di ospitare, di mettersi in discussione, insomma ha una marcia in più o forse in meno.

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