Un angelo di nome Alberto (prima parte)

Friday, 14 September 2018 @ 12:00

Leggi il profilo di: ambroboy

A Villa Verucchio, in Romagna, quella sera di fine dicembre sembrava già stretta nella morsa dell'imperante freddo gelido dell'inverno. Cristallini fiocchi di neve costellavano i sentieri e le strade del paese, così come il velo della notte era ammantato di luminescenti stelle dalla luce bianca e tersa; ovunque si posasse lo sguardo si avvertiva un'aria fiabesca, quasi magica.
Era la magia dell'imminente Natale che, in casa della famiglia Goldoni, profumava di crostate al marron glacè, confetture di fichi con miele e mandorle, prelibate stelline al cioccolato fondente e zucchero a velo. Tutto era raggiante in quella casa ed ogni cosa sprigionava una sinfonia di colori e luci natalizie uniche; il pino bianco in soggiorno poi era rivestito di un fine pulviscolo come se si trattasse veramente di un albero innevato ed era zeppo di addobbi ed abbellimenti variegati e minuziosi. In una delle due camere da letto riposava placidamente nel suo bel lettuccio il piccolo Alberto, di sei anni appena. Il suo lento ma fragoroso respiro diffondeva calde vibrazioni in tutta la variopinta stanzetta.
Alberto era un bimbo esile, assai delicato, magrissimo e finissimo, come un grissino fatto a persona. Il suo volto però era straordinariamente paffuto, irregolare e tondicello, di un bel colorito roseo vivo a dispetto di una carnagione per lo più pallidina. Incastonati su questo bel visino, incorniciato da boccoletti di capelli color grano, erano due zaffiri così profondi e intensi che a mirarli e a rimirarli sembrava quasi che ci si perdesse nei meandri dell'infinito. Sembrava davvero un tenero angioletto!
E in effetti Alberto era veramente un bimbo d'oro: amava la vita e sorrideva sempre a tutto e tutti. Sfortunatamente però la sua vita non gli aveva sorriso, diagnosticandogli una gravissima patologia cardiaca: in ogni momento poteva benissimo volare lassù, dove papà Giovanni e mamma Adriana non lo avrebbero potuto raggiungere per un ultimo bacio o abbraccio. Entrambi si erano oramai rassegnati alle sue precarie condizioni di salute.
E una piovosa mattina, infatti, lo trovarono esanime a letto. Alberto se ne era andato durante il sonno...

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