Un incontro prezioso.

Thursday, 06 September 2018 @ 14:15

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Nei primi giorni della settimana la spiaggia non era molto affollata e anche quel mercoledì non faceva eccezione, con tutta probabilità l’afflusso maggiore di gente si sarebbe presentato nel week end.
Quel mattino stavo particolarmente bene, i quasi trentasette gradi che segnava il termometro del bar non si avvertivano grazie all’assenza di umidità e seduta in riva al mare l’aria e gli spruzzi delle onde riducevano ulteriormente l’intensità dei raggi solari.
Spesso trovavo l’acqua troppo fredda per immergermi totalmente così restavo con i piedi a bagno a guardare mia figlia e mio marito che si divertivano tra le onde; leggevo ma spesso interrompevo la lettura per osservare con attenzione gli altri bagnanti e, mi rendevo conto, lo facevo con una certa insistenza. Non volevo certo apparire maleducata, la mia, però era una curiosità sulla vita altrui che a malapena riuscivo a trattenere. Mi incuriosiva scoprire la presenza di similitudini tra la mia esistenza e quella delle altre persone, analogie nei comportamenti e nei modi di esprimersi, quasi a voler scovare per forza qualcosa di buono in tutti, un motivo per cui poter salvare l’umanità intera, cosa che non toccava di certo a me decidere e nemmeno pensare.
Mia figlia Alice in acqua era nel suo elemento naturale sembrava possedesse pinne caudali e branchie, era tutto un tuffarsi e fare capriole sotto e sopra, raccogliendo pietre sul fondale per poi lanciarle di nuovo, si faceva sollevare in aria da Carlo, mio marito, per tuffarsi più in profondità senza timori di sorta, spesso ero stupita della sua confidenza con l’elemento liquido e naturalmente ne ero orgogliosa.
Mentre osservavo le evoluzioni acquatiche di mia figlia, mi passò a fianco una donna, camminava lentamente, quasi a voler ridurre passo dopo passo il suo peso sui sassolini fastidiosi della battigia, poteva avere all’incirca trent’anni, i capelli erano corti, castani chiari, il costume intero non nascondeva qualche chilo di troppo, ma ciò che mi colpì veramente fu il sorriso dolcissimo e infantile stampato sulle sue labbra. Osservava il mare rapita e soprattutto fissava Alice: rideva forte tutte le volte che lei si tuffava e poi riemergeva, batteva le mani quando Alice trovava una pietra particolarmente grossa e batteva i piedi nell’acqua quando Carlo la lanciava in acqua, era come se partecipasse attivamente ai giochi o meglio come se s’immedesimasse nella mia bambina e nelle sue acrobazie.
Dopo alcuni minuti si avvicinarono una donna più anziana, era sua madre, la prese per mano accompagnandola verso la sabbia asciutta per spalmarle la crema protettiva; prese ad accarezzarla dolcemente sulle spalle e sul viso per far assorbire la lozione, sorridendole e raccomandandosi di stare attenta; in quel momento ebbi la certezza del ritardo mentale della ragazza e sentii prepotente la pena che doveva portare con sé quella mamma non più giovanissima.
Mi venne spontaneo provare a immaginare quale dolore avesse sopportato rendendosi conto che la sua bambina non sarebbe mai cresciuta, che sarebbe rimasta per tutta la vita una creatura da curare e proteggere, immaginai quante visite da dottori, psicologi e psichiatri avessero passato prima di accettare e arrendersi all’evidenza che così era e nulla sarebbe cambiato.
Per un momento, egoisticamente, arrivai, però, a pensare che quella madre avrebbe vissuto sempre con la sua bimba mentre la mia, molto probabilmente, si sarebbe sposata, sarebbe diventata madre e magari si sarebbe trasferita lontano da me, in un'altra città, forse addirittura in un altro paese lasciandomi sola, ma questo sciocco pensiero durò solo una frazione di secondo per lasciare posto alla gioia di vedere Alice crescere sana, forte e indipendente. Ero fortunata e dovevo ringraziare il cielo.
Più tardi scoprii che si chiamava Daniela, così la chiamò sua madre rimproverandola dolcemente per averla quasi fatta cadere abbracciandola con troppo vigore.
Notai poi che la madre si allontanava sempre un poco da lei, si intuiva che voleva lasciarla libera di perlustrare l’ambiente circostante in maniera il più possibile indipendente per scoprire e conoscere i suoi limiti in quella situazione assolutamente diversa dalla routine giornaliera.
Daniela ora cercava affannosamente qualcosa tra le pietre, poi alzava velocemente la testa e osservava Alice, la cercava con lo sguardo quasi ad assicurarsi che fosse ancora lì, dopo qualche minuto raccolse una conchiglia molto grande e dalla forma perfetta, fece un largo sorriso soddisfatto e come se avesse trovato finalmente pace, si mise seduta sulla sabbia in attesa di qualcosa, stringendo forte la conchiglia nella mano destra.
Era difficile capire cosa pensasse, forse solo sua madre poteva interpretare con precisione quello che le passava nel cervello o forse il suo atteggiamento risultava imprevedibile anche a lei…
Non sapevo rispondere ma ero incuriosita e intenerita da quell’essere umano così particolare.
Alice, in quel momento, mi urlò che sentiva freddo e che sarebbe uscita dall’acqua, corsi a prenderle l’asciugamano e le andai incontro entrando finalmente in acqua fino alle ginocchia e rabbrividendo fino al midollo, la avvolsi nell’asciugamano e le stampai un bacio in fronte complimentandomi con lei per le sue bracciate perfette e ridendo di Carlo che perdeva sempre le gare di velocità, lui fece finta di spruzzarmi, io urlai e Daniela iniziò a ridere forte del nostro quadretto famigliare un po’ comico. Poi mentre Alice si dirigeva all’ombrellone, le si avvicinò veloce le prese la manina con forza, Alice sorpresa, non capendo cosa stesse succedendo, quasi si ritrasse ma io intuendo le sue intenzioni la tranquillizzai: “Vuole regalarti qualcosa Aly, lasciala fare” aprì la mano e lei vi depose la conchiglia con estrema attenzione come se avesse a che fare con un oggetto molto fragile e prezioso, poi la guardò dritto negli occhi spiaccicando un “ciao” un po’ masticato, si voltò e si diresse con passo frettoloso verso la madre che aveva osservato tutta la scena qualche passo più in là e che mi rivolse un sorriso e un cenno di gratitudine con la testa. Ci capimmo come solo due mamme travolte dall’amore per il proprio figlio possono fare e quell’improvvisa intima condivisione mi commosse profondamente.
Anche Alice rimase colpita da quel gesto spontaneo, osservò bene la conchiglia “ Mamma è bellissima! Io non ne ho mai trovata una simile, ma come ha fatto a trovarla quella signora e perché me l‘ha regalata secondo te? Non ti sembra strana? Sembra una bambina… ma non è piccola?!” mi riempiva di domande.
Le spiegai che non era una bambina ma che, per sua sfortuna, molto probabilmente era nata con un ritardo mentale per cui, pur crescendo nel fisico e nell’età, rimaneva bambina negli atteggiamenti, provai a spiegarle che secondo me aveva cercato per diverso tempo una conchiglia così bella per regalargliela, perché i suoi giochi nell’acqua e la sua bravura nel nuoto l’avevano divertita e fatta sognare e quello era come un premio, come per dirle “brava Alice! Osservarti mi ha fatta felice”
Non esisteva gelosia in quella persona, mentre parlavo con mia figlia arrivai alla conclusione che Daniela era pura, non aveva cattivi sentimenti, si entusiasmava per gli altri e non era spaventata dal giudizio, né dal possibile rifiuto.
Alice rifletteva sulle mie parole e più tardi mentre tornavamo lentamente all’hotel attraversando la passeggiata e costeggiando le alte palme mi disse “ Mamma voglio trovare qualcosa di bello da regalare a Daniela per ricambiare, domani sarà ancora in spiaggia secondo te?” “E’ probabile, ok cercherai qualcosa di adatto a lei, è un bel gesto, brava tesoro”.
Alice quella sera andò a dormire col pensiero fisso di trovare un dono speciale, Carlo ed io ci coricammo con la percezione, di certo inesatta ma gratificante, che forse eravamo buoni genitori o che per lo meno ci stavamo provando.
Il giorno dopo il cielo era nuvolo, l’aria forte e il mare agitato, i gabbiani camminavano sulla riva in cerca di gusci ancora abitati battibeccando tra di loro per accaparrarsi una gustosa preda.
Alice volle andare lo stesso in spiaggia che risultò quasi deserta, facemmo così una lunga passeggiata verso il terzo molo, il profumo che emanava il mare quel mattino era intenso ed era piacevole quella sensazione di luogo selvaggio che le onde piuttosto alte e la mancanza di voci intorno creavano.
Trovammo diverse conchiglie ma nessuna risultò abbastanza bella per ricambiare il dono ricevuto, infine trovò un piccolo tassello di ceramica probabilmente parte di un mosaico, era ancora in buono stato solo gli angoli erano leggermente smussati dall’acqua: ritraeva un bellissimo sole giallo, ne fu entusiasta e decidemmo che sarebbe stato un dono adatto a Daniela, Alice avrebbe scritto la data e il suo nome sul retro della ceramica, fui d’accordo con lei.
Ci avviammo di nuovo all’hotel dove Carlo ci aspettava leggendo un giornale locale, il tempo non migliorò neanche nel pomeriggio e passammo pigramente le ore passeggiando e leggendo…non fui per nulla delusa da quella giornata di riposo senza sole e senza salsedine sulla pelle.
La mattina successiva il sole tornò a splendere, corremmo in spiaggia, speravamo di trovare Daniela e poterle finalmente dare il piccolo regalo ripulito e impacchettato a dovere in un foglio colorato.
La vedemmo in lontananza intenta a sbattere forte il suo asciugamano per poi posarlo a terra e sistemare con attenzione tutti gli angoli cercando di eliminare tutte le pieghe della stoffa, ci metteva un impegno esagerato finché la madre cercò di farla sedere indicandole una nave da crociera che solcava il mare all’orizzonte.
Alice corse verso di lei, Daniela la vide e sorrise felice come una bimba che trova finalmente la compagna di giochi tanto attesa, mia figlia tutta soddisfatta allungò la mano e le porse il pacchettino colorato, l’esplosione di gioia della donna fu davvero intenso; prese il regalo lo strinse al petto, poi lo mostrò alla madre, poi abbracciò di slancio Alice e finalmente calmandosi un poco lo aprì…rigirò tra le mani per un tempo infinito il piccolo tassello di mosaico tanto che Alice mi guardò preoccupata che non le piacesse ma la rassicurai, era l’esatto contrario e si notava dall’espressione sognante che aveva, quando poi finalmente lesse il suo nome impresso sulla ceramica, abbracciò di nuovo Alice stringendola con forza, tanto che la madre le fece allentare un poco la presa sorridendo.
Da quel giorno iniziò una particolare e commovente amicizia tra la mia bambina di undici anni e quella bambina di trenta che spesso sembrava ancora più piccola di Alice.
Passeggiavano sulla battigia raccogliendo pietre e conchiglie, facevano il bagno nell’acqua bassa e Alice spesso rinunciava ai tuffi e alle gare con Carlo preferendo far compagnia a Daniela che non sapeva nuotare bene quanto lei.
Ancora una volta fummo orgogliosi di nostra figlia che sapeva prendersi cura di una persona tanto diversa da lei e tanto bisognosa di attenzioni; furono dieci giorni sereni anche per la mamma di Daniela che non finiva di ringraziare Alice per le sue attenzioni: “ Daniela non ha mai passato giorni così allegri e non ha mai avuto un’amica così attenta e cara come la vostra Alice, vi ringrazio, non è così scontato quello che sta facendo per noi”.
Alla fine delle vacanze fu davvero difficile lasciare quelle due donne con cui avevamo condiviso tanto e soprattutto Daniela si intristì molto e fece promettere ad Alice che si sarebbero viste l’estate successiva sulla stessa spiaggia.
Alice la abbracciò e promise.
La fine dell’estate e l’imminente rientro verso casa e verso gli impegni giornalieri portò un leggero velo di malinconia nei nostri occhi ma avevamo raccolto tanti bei momenti che sarebbero diventati ricordi indelebili, eravamo consapevoli di aver vissuto momenti importanti e preziosi, momenti che aiutano a crescere e fanno comprendere quanto non si debba dar nulla per scontato, soprattutto rimase ben impresso in tutti noi quanto sia grande quello che si riceve quando si dona col cuore.
Questo ce l’aveva insegnato Daniela e il suo dolcissimo sorriso.


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