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     Two Little Summer Poems   
     Tuesday, 24 July 2018 @ 12:00
     Leggi il profilo di: joshua
     Visualizzazioni: 626

    Poesie

    VERBATIM

    Passare degli anni. Trapanazione del cranio. Contratto
    elicoidale col freddo. Codino
    di topo nella spelonca
    dell’Orco. Ognuno - reso qualunque, quello che è -
    partecipa a tutti gli esperimenti
    progetta un totem
    tutelare, chiava
    o recide
    l’identità corporale dalle profezie collegate
    alle polluzioni, alle testimonianze, alle stele
    decise a tutto, anche a mantenere
    neutrale una cosmogonia di tarme contro le macchie
    d’appartamento e i rabdomanti a caccia.

    Prende così la prima promessa che passa
    e non porta a casa. Cade in corsa
    più di una volta. Una mitologia
    ricuce l’adolescenza al lupo in un ululato
    mai raccontato a nessuno. Neanche
    a una madre o alle parentesi da sconsacrare
    alla crescita. E con l’accrescimento
    cementare monotonia e sorriso
    in un ornamentale opificio, la fabbrica
    del possedere ed il suo manufatto
    migliore, le facce
    del tesseratto. Per il mercato
    OSANNA
    al ribasso dell’aglio. Per la morte
    anche CIAO sarà insufficiente.

    A luci spente
    uguale evidenza. Non si accenna
    ad una scoperta. L’idea di una storia
    si commenta da un’isola o, più colloquiale,
    da ciò che oralmente tramandano i lustrascarpe
    sulla responsabilità dell’autore
    eterea, grave. Non hanno visibilità
    il monatto, l’astuccio, il cranio da viaggio,
    il menagramo alla burella. Non una stilla
    conferma il messaggio, rafferma
    il proprio riflesso nella nebbiolina.
    Statuina e moina
    si rianimano ci ridipingono. Anche una matrigna
    di porcellana, anche una massaia, un pettegolezzo
    nell’ambra e una reazione di ribrezzo dal vero.

    Da un vezzo
    nella conversazione trapela l’errore.
    Le parole scelgono di scadere. L’aspetto
    smette d’essere complessione
    e ridiventa sonno, narcosi, ipnosi, bilocazione
    della calca in autodidatta,
    capobranco, scomparsa
    tragica o scanzonata
    di corda vocale e mappa
    dei punti eccitabili, pori
    impilati in presentimenti, momenti
    salienti e correnti saltatorie verso altre
    morie, altre infanzie dei semi,
    Vangeli pronti a giurare, dichiararsi
    di Cielo e di Terra, anteriori alla disputa, alla scomparsa
    dell’amica foggia, all’alienista avanzato
    da briciole di anatomie
    e scheletro. Si scopre che già c’erano
    la scorpacciata e, nella vulgata,
    l’apnea, la corsetta,
    l’enciclopedia innaturale, una pancetta
    a forma di loggia o istruttore.

    Riassumendo: è
    lo stallo, l’eccessiva complicazione
    di chi non ha voce e non lo possiamo ascoltare. Ancora una frase
    del manuale amoroso: – ‘Appena posso
    ti coniugherò all’elenco. Potrai venirmi
    dietro o spostare il centro
    dell’attrazione su un sostituto
    là fuori, un mazzolin
    di fiori, un alto fusto, un boschetto
    ceduo, un girotondo pagano
    quiescente. Basta un niente
    nell’orologeria
    un petardo, un’avaria
    e l’esperimento detto grandezza
    abortisce nell’andazzo, nell’apparato
    discendente, nelle pietre e quisquilie
    incise, la malattia trasmissibile, il coccolato
    gerbillo, il rullino
    ed il paparazzo, il blackout tramandato
    in una noterella a parte e in attesa
    di essere ricollocata a verbale
    di chi si risolve in chi parla, ma tra sé e sé sussurrava’.


    A doversi difendere dai comuni avventori
    con un’arringa sui giorni migliori e le peregrinazioni
    di una taglia è il rianimatore, a suo modo
    disoccupato, anche lui dormiente, briaco.
    Si affaccia da quel metallo
    a un’idea mutevole
    di quanto racimoliamo: LAVORO (velata
    incapacità del pivello di pensare a distanza. Caccia
    ad un’apertura). SALARIO (batteriologicamente illeso. Duplicazione
    e inventario – teoricamente irrisorio–
    di cosa non fa testo). CONTRATTO (proscioglimento maniacale
    della banchisa polare. Rincarando: un’affettazione
    sulla Carta di Mercatore). PADRONE (per quale ragione l’occhio
    non tira la corda, ma la muta
    lo segue). CURRICULA VARIA (legenda: la solita barzelletta. Cirro
    cumuli delle attitudini nella sagoma. Bella presenza
    dell’assenza. Ciò che all’inizio
    tutti noi vagliamo e poi diventa
    quartiere abitato, faglia
    di una cattura, gas nervino diffuso).



    &&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&66


    SU COME MIMETIZZARSI IN ZATTERA

    Non fa testo
    come conquistammo il vello
    microscopico da avvistare
    nella grande distribuzione,
    la presentazione a chi non ci crede
    di cosa regaliamo al cliente:
    arance scontate o collane di miele.
    Del piacevole stallo il lapsus,
    formando il fermaglio
    fittizio di qualche presagio
    di una forma di serratura,
    ci convoca, la sua natura
    ci attira con la figura di una perlina
    nel retrovisore, di una creaturina
    abbandonata o sacrificata
    alla calotta cranica
    che salpammo per reclamarla
    dalla gentaglia, contro ogni quisquilia
    risolta in chi parla, in un segnale
    insistente d’allarme, fino a avvistare
    l’invulnerabile UFO
    o il Gambero Rosso. L’alone -
    ne è testimone e il radar, se non è
    l’usuraio – ci segnala ritratti
    in una felice avventura, il desiderio
    incassato nelle spalle e lieto
    di continuare a sprecare
    danaro e tempo come salutano
    nelle diapositive, si alternano
    allo scandaglio, all’instrumentum
    regni, ai candelieri delle ombreggiature.
    In tutte le congetture di un gioco
    si combattono la sconfitta del mostro e il ritorno
    delle vele nere. Con mestiere
    le campane insonore propalano
    o biascicano di una trasformazione
    nel dolce far niente, nella mente. Ma la lista
    potrebbe terminare al gradasso
    sminuito e isolato
    nel surplus (la coscienza
    umana, se riesce a sgusciare
    dal lettore medio
    e a immaginare una passeggiata
    nella sinecura, nel residuato
    di una qualsiasi lingua, di un puro effetto, di un filo
    di commozione vista dall'esterno
    del microbiota).





     



    Two Little Summer Poems | 13 Commenti | Crea un nuovo Account

    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
    Two Little Summer Poems
    Contributo di: Carmen on Tuesday, 24 July 2018 @ 23:16
    Se questo è fare letteratura, allora non è affatto dissimile da questa tua SILLOGE del manicomio che ti ronza nella testa, la quotidiana, mattiniera raccolta delle pattumiere differenziate, con la distinzione che in codesta sede non si differenzia alcunché ma si getta tutto bel medesimo calderone. Poesia tipica di un essere scisso,che scrive illudendosi di partorire il Verbo.. brutta: --- La vita va capita solo all'indietro, ma va vissuta in avanti" Soren Kierkegaard

    [ ]

    Two Little Summer Poems
    Contributo di: percefal on Wednesday, 25 July 2018 @ 09:13
    Litteratim o alliterato migliore … perché parola su parola il testo monta come panna e si eclissa la poesia … Quale camouflage o mimetizzazione è più efficace, posta la scelta di scadere? Si pratica un foro in testa per aprire la mente a versi più profondi … liberare pressioni e vento per vele che ahimè non sfuggono al fallo o fato colore. Troppi versi in bilico, se il microbiota sposta l’asse cede. Ora che la panna è pronta guarnire a piacere. --- «La figura del mio caos ha dimensione alcuna, punto.».

    [ ]

    Two Little Summer Poems
    Contributo di: trimacassi on Wednesday, 25 July 2018 @ 11:01
    Si dovrebbe passare, tanto è tempo perso.
    Ma fa caldo, e questo è come una doccia fredda, col vento
    che fischia, anzi che se ne infischia, la pappa è pronta e
    il bambino piange, e si rischia di buttare l'acqua sporca
    con tutto il bebè...
    Vista la poesia, anzi non vista per niente, allora
    facciamola coi ns. commenti, e ridiamoci sopra.
    Il testo, come lo giri giri, anche se lo leggi di traverso,
    o a righe alternate rende sempre lo stesso. Alla grande !
    Metti una o più parole qualunque, al posto di altrettante
    parole, dove vuoi tu, e il senso non cambia, non si sposta,
    resta, ma dovrebbe scappare, altro ché.
    O è geniale, o è pazzoide, come il gioco delle tre carte, si
    perde sempre.
    Cmq sembra essere una presa per il c..., anzi two big 'prese
    per il c...'. Ciao ciao e Buona Estate.






    ---
    trimacassi



    [ ]

    Two Little Summer Poems
    Contributo di: Viridis on Wednesday, 25 July 2018 @ 17:06


    Sono davvero poco estivi questi tuoi amari poems!
    Verbatim per te, landlord di percorsi mentali e relativi pudori
    che (non ho dubbi) vivisezioni rigorosamente e seriamente
    (che poi è l’unico motivo per cui mi accanisco a leggerti).
    Però sotto l’ombrellone la mia, di mente, “prende la prima
    promessa che passa” (un gelato, un tuffo nell’onda), lasciando
    solo sensazioni: una tristezza profonda che intuitivamente comprende,
    ma non condivide (troppa amarezza, troppo giudizio) e un sorriso per
    certi lampi e quisquilie.
    In compenso mi lascio cullare dal ritmo della zattera e dalle assonanze,
    mai così presenti, in attesa che la mia mente torni al lavoro.





    ---
    viridis

    [ ]

    Two Little Summer Poems
    Contributo di: jane on Wednesday, 25 July 2018 @ 19:01
    Tesoro devi aver preso un colpo di sole. La prossima volta metti il cappellino

    ---
    Il Poeta assomiglia al principe dei nembi
    Che abita la tempesta e ride dell’arciere;
    Ma esule sulla terra, al centro degli scherni,
    Per le ali di gigante

    [ ]

    Two Little Summer Poems
    Contributo di: PattiS. on Thursday, 26 July 2018 @ 04:15
    A sostegno della superiorità del topo sull'uomo, leggo in un sito: "Ci sono tanti
    motivi per adottare un gerbillo: è un animale sociale, sveglio, attivo di giorno,
    curioso, inodore ed interessante da osservare. Ama vivere in gruppo ed ha un
    organismo molto resistente alle malattie." Nel poema joshuesco non mancano gli
    eroi "tesseratti" (non ti dico quanto sono schiattata dal ridere e poi ho pensato
    anche alla mia signora Lipton). Al contrario dei poemi epici qui gli eroi, lo dice il
    testo, "Ognuno - reso qualunque, quello che è" è l'ordinario che non è nemmeno
    così prezioso o resistente alle malattie come il topino che se perde la coda se ne fa
    una ragione: "Non prendere mai un gerbillo per la coda! Rischieresti di
    staccargliela. Infatti la coda è piuttosto fragile proprio per permettere all'animale di
    scappare quando un predatore lo afferra da lì." GII altri personaggi di questo
    poema estivo - ma non potevi scrivere qualcosa di grazioso su tua madre? /
    Decantare il bel paesello dove vivi? / Elencare pregi e virtù della tua amata? / No,
    eh?? Torniamo ai personaggi, poi parleremo della "complessione". Dicevo i
    personaggi non sono affatto topeschi, li ritroviamo ovunque, fanno parte del
    paesaggio umano, sono dei "casi" da esperimento, vedi "i lustrascarpe" che hanno
    sostituito gli aedi nel verseggiare, i monatti, mezzi delinquenti e mezzi immuni al
    gas nervino finale, l'autodidatta, il capobranco, il mazzolino di fiori, un alto fusto (
    pronto per la coniugazione e all'elenco), le donne: la madre, la statuina moina (che
    mi è piaciuta molto -posso farla io??), la matrigna, la massaia pettegola. Questa
    umanità varia e disperata, a tratti divertente - non si capisce che si parla di noi :-)
    deve fare i conti con la propria storia "di coda" forse ci tiene troppo come dicono
    anche gli psicologi e come tu hai ben descritto: "chiava
    o reciso
    l’identità corporale dalle profezie collegate
    alle polluzioni, alle testimonianze, alle stele
    decise a tutto, anche a mantenere
    neutrale una cosmogonia di tarme contro le macchie
    d’appartamento e i rabdomanti a caccia.

    Prende così la prima promessa che passa
    e non porta a casa. Cade in corsa
    più di una volta. Una mitologia
    ricuce l’adolescenza al lupo in un ululato
    mai raccontato a nessuno."

    insomma, quest'umana fragilità ci rende deboli e poco resistenti, poco adatti:

    Si affaccia da quel metallo
    a un’idea mutevole
    di quanto racimoliamo: LAVORO (velata
    incapacità del pivello di pensare a distanza. Caccia
    ad un’apertura). SALARIO (batteriologicamente illeso. Duplicazione
    e inventario – teoricamente irrisorio–
    di cosa non fa testo). CONTRATTO (proscioglimento maniacale
    della banchisa polare. Rincarando: un’affettazione
    sulla Carta di Mercatore). PADRONE (per quale ragione l’occhio
    non tira la corda, ma la muta
    lo segue). CURRICULA VARIA (legenda: la solita barzelletta. Cirro
    cumuli delle attitudini nella sagoma. Bella presenza
    dell’assenza."

    Come in ogni buon racconto c'è l'aiutante Tiresia, ma ahimè....
    " doversi difendere dai comuni avventori
    con un’arringa sui giorni migliori e le peregrinazioni
    di una taglia è il rianimatore, a suo modo
    disoccupato, anche lui dormiente, briaco."

    come in una waste land è il finale modernista:
    "Ciò che all’inizio
    tutti noi vagliamo e poi diventa
    quartiere abitato, faglia
    di una cattura, gas nervino diffuso)."

    Tecnicamente il poema si presenta compatto, con un eccellente ritmo nonostante
    la lunghezza (che poi è pure breve per essere un poema....). È vero che "cresce" e
    monta come la panna, come ben dice Percy. Le metafore e metonimie non sono
    affatto scontate ed efficaci. C'è anche una concatenazione di assonanze che
    hanno il pregio di "legare" parti abbastanza eterogenee. Ci sono concatenamenti
    semantici di pregio assoluto come nel caso "polluzioni/ macchie
    dell'appartamento/ stilla/ altre infanzie dei semi,".
    Ci sono "gli interpretanti" o "segni duali" come "Chiava" nel senso di chiudere ma
    anche avere rapporti sessuali che viene poi reso drammatico dal verbo "recidere"
    che si usa generalmente riferito al "contratto" che appare all'inizio della poesia e
    anche alla fine.Anche "ti coniugherò" è un bellissimo esempio. Molto romantico
    perché è nella "parte amorosa" del tema ed è come includere l'amata nella sua
    parte verbale, la parte migliore del poeta, il verbo amare, da coniugare ma anche
    da "sposare" "di chi si risolve in chi parla, ma tra sé e sé sussurrava". Poi c'è lo
    "stallo" (stalla) "il fusto" "Complessione" (termine doppio raffinatissimo che anzi,
    volendo ricorda anche "amplesso") che portano il lettore a traslitterare su due o
    più binari l'interpretazione.
    Ma perché farla così Complex?
    Perché questa è poesia e la poesia ama la complessità la cerca. Per sua natura vive
    di perifrasi, di intersessualità (rimandi), espansioni e conversioni metaforiche. Nulla
    è mai come sembra, state attenti, state leggendo poesia. (Non rileggo, perdonate,
    data l'ora). Bonne nuit.

    ---
    ...playing a game of worlds...V. Nabokov

    [ ]

    Two Little Summer Poems
    Contributo di: Armida Bottini on Thursday, 26 July 2018 @ 05:51
    Jos ha fatto l'appello e siamo tutti presenti. Vorrei
    uscire
    dall'aula, vorrei trovare un analista, vorrei non esistere,
    ma mi piace troppo la vita. Ciao Jos, amico di vita. IL mio
    affetto per te resta immutato e le stelle sono tante,
    miliardi di milioni.

    ---
    Midri

    [ ]

    Two Little Summer Poems
    Contributo di: ablablabla on Thursday, 26 July 2018 @ 16:50
    “Le parole scelgono di scadere.” Come le cose scelgono di
    accadere e bisogna farsi il gallo. Ne tantomeno si riesce
    a dimenticare ammenochè non perdiamo il verbatim e tutto
    quello che ci è inscritto. Meglio una buona
    trapanasportazione con “recisione” di tutti i legamenti o
    pseudo tali o un esercito di ”tarme” indiavolate pronte a
    tutto che in un attimo ti corrodono anche la “stele” più
    minacciosa. In alcuni c’è sempre un rabdoamante in
    agguato se ne fregano se uno è astemio e non vuole
    saperne di bere. Scusate ma fatevi i C. vostri ma chi vi
    ha chiesto niente. I miei bambini siamesi Franz e Nelly
    mi seguono dappertutto sembro l’esperimento di Lorenz. A
    un certo punto mi sono seduto e ho detto: Franz e Nelly
    adesso vi leggo due bellissime “Two Little Summer Poems”
    Da principio sembravano molto interessati ad un tratto
    sono letteralmente schizzati via in un momento si sono
    arrampicati sull’albero e nell’istante successivo sono
    magnificamente saltati giù. Io dopo la breve pausa
    naturalmente ho continuato al leggere le poesie.


    [ ]

    Two Little Summer Poems
    Contributo di: ~*Maurizio*~ on Thursday, 26 July 2018 @ 18:24
    Leggere la prima, sempre che di due
    trattasi, mi ha fatto ri-flettere sul
    Inutile utilità dell'esistenza.
    Su un disegno soggetto a continue
    correzioni e, a volte, ad.dirittura, a
    cambi totali, cancellazioni radicali,
    ri.involuzioni esistenziali:
    credere, non credere,
    pensare di essere e invece...

    Beh, in/somma, mi hai fatto pensare;
    con sto caldo.

    Salvo la seconda, sempre che di
    seconda si tratti, e rimando la
    lettura a quest'autunno;
    col fresco magari chissà.

    Lode a mastro Joh.

    ---
    Qualsiasi cosa che sia un qualcosa di qualcos'altro
    in realtà è niente di niente.

    (Marge Simpson)

    [ ]

    Two Little Summer Poems
    Contributo di: Elysa on Friday, 27 July 2018 @ 10:25
    come sempre lodo la tua cultura e grande elasticità
    mentale...ma le poesie così non mi scavano dentro.Buona
    estate Josh.

    ---
    Elysa

    [ ]

    Two Little Summer Poems
    Contributo di: scoriaindustrial on Friday, 27 July 2018 @ 11:37
    Due grandi, in tutti i sensi, poesie sociali. L'estate, il periodo in cui non c'è "voglia" di pensare, presa in "estensione". Per la massa è sempre estate. E queste poesie scandagliano, da ogni prospettiva, i mali della nostra società, in vena sarcastica più che ironica, a partire dall'imbarbarimento culturale che impedisce alla parola di adempire al suo dovere. Stiamo regredendo e si comunica per immagini, come facevano i primitivi. Molto significativo il riferimento, implicito, all'"isola delle storie"...che un non sardo medio potrebbe non cogliere...."l'isolamento della cultura" che a sua volta utilizza i mezzi della "non cultura" per respirare. "Riassumendo: è lo stallo, l’eccessiva complicazione di chi non ha voce e non lo possiamo ascoltare." E' proprio lo stallo, la paralisi di una società che annienta il suo pilastro fondante. Molto interessante anche la panoramica sul mondo del lavoro che in questo "stallo" e "isolamento" di un individualismo tossico indotto sguazza e costringe i lavoratori ad affogare in acque medievali. Ed allora costruiamoci una zattera e speriamo di approdare a lidi migliori, una volta abbandonata con fatica l'idea di una "globalizzazione" e delle "bigiotterie" che ci propina e che "noi" siamo ben felici di acquistare, come fosse oro. In..lati e felici! Però ci preoccupavamo (VI PREOCCUPAVATE) di due vetrine al G8! "se riesce a sgusciare dal lettore medio e a immaginare una passeggiata nella sinecura". Il lettore medio, queste le abbandona dopo le prime 5 righe. Grande Josh, sei un gigante di monte prama:-)))!!! --- "Non commentate troppo ché si seccano le manine e si spezzano le unghiette, continuate a propinarci indimenticabili capolavori, piuttosto" - scoriandustrial -

    [ ]

    Two Little Summer Poems
    Contributo di: Arcano on Monday, 30 July 2018 @ 00:48
    Un po' aride. Ti ho letto altre volte e
    mi pare che tu sia più filosofo che poeta
    d'avanguardia.


    ---
    arcano

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    Two Little Summer Poems
    Contributo di: telemaco on Thursday, 13 September 2018 @ 18:29
    Aleggia il fantasma di un corpo disgregato del mondo, come si ritrova nelle enciclopedie, o meglio in quei vocabolari visuali usati per imparare le lingue. Anche una collezione di scatole con i ricordi, da aprirsi ogni tanto per non farli ammuffire. Lo scheletro da viaggio, nella sua disgregazione cerca un secolo dei lumi, ma a luci spente (come un tempo si facevano i funerali degli scomunicati), per poter , come Linneo, aggregare gli oggetti in qualche ordine dettato dall'affetto che è compassione.

    ---
    telemaco

    [ ]

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