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     Morte due e tre   
     Monday, 02 July 2018 @ 17:15
     Leggi il profilo di: Kenji
     Visualizzazioni: 315

    Poesie

    MORTE DUE - L’ULTIMO LAMPIONE


    all’epoca ero un cogl.one
    ed amavo come amerebbe il vero amore

    ero un cogl.one ma sapevo tutto sul futuro
    intravisto sull'altare, frugando il cuore della distanza-civetta trucidata
    nell’anima civettuola di una*censurata* indorata

    rime a parte
    allora ero un gran cogl.one bellissimo
    uscivo a correre per non pensare

    ma siccome ero un cogl.one
    finiva che pensavo molto più
    di quando avevo i baustelle o ken il guerriero nelle orecchie
    e andavo dal medico per le ricette

    ricordo che c’era un tramonto
    che volevo corrergli incontro
    che era terrificante e bello
    e tetro, violaceo
    perfetto per squagliarti dentro
    col passato

    fatto sta che dopo una mezzoretta
    iniziai a singhiozzare disperato

    ero un pazzo, ero già cristo
    ero già inumano
    ero già un profeta ma non potevo saperlo
    né potevano le auto che passavano
    che assistevano allo spettacolo
    di un cogl.one che piangeva a bordo strada
    disperato

    ma noi abbiamo una vita sola
    e addirittura riusciamo
    a non sorriderci
    a non incrociare gli occhi
    così vicini ai miei
    quando sognavi al di fuori del sonno
    e delle parole stupide

    ed io che ti chiesi
    “fuggi dall’unico essere che intende proteggerti?”
    dicesti sì, sorridendo
    senza rimorsi
    senza morire, senza tagliarti le vene
    senza marcire

    abbiamo un destino solo
    e ci vuole così poco per abbandonarci
    basta la vita
    così com’è
    a sballottarci
    da un capo all’altro dell’universo
    e abbiamo una vita sola

    ricordo che mi mancarono le forze
    mi appesi all’ultimo lampione
    e mi sostenevo piangente, vergognoso
    imbarazzante
    mi pioveva in testa
    e le macchine mi guardavano
    ma erano troppo tristi e prive d’arte
    per godersi lo spettacolo

    grazie a te per quel giorno
    piansi, mi uccisi non per la tua assenza
    non per l’amore in pasto ai vermi
    ma solo perché
    non potevi saperlo
    non sapevi vedermi


    MORTE TRE - FRONTE ET PAVIMENTO


    La seconda volta che mi scoppiò il cuore
    dovevo studiare per Storia Romana
    Carbone dormiva nella doppia a Lancusi
    e per non svegliarlo
    mi tenevo la faccia con entrambe le mani
    e piangevo come un disperato
    inginocchiato nel salotto
    col libro aperto

    mi scoppiava anche la testa
    ogni volta che ingoiavo controvoglia
    un nostro ricordo-meraviglia

    e quando chiudevo finalmente gli occhi
    mi risvegliavo a Salerno di fronte a quella nave
    che sta sempre ferma
    sul lungomare
    o mi risvegliavo ad ex-scienze politiche
    sotto al rudere che in un altro mondo
    oh, ne sono certo
    ci ha visto sposarci
    come sognavamo
    puri e scemi come la vita
    come la sacra adolescenza

    oh ne sono certo che in quel mondo
    ci saremmo sposati a 27 anni
    e saremmo scappati allo scoccare degli allarmi

    potevo risvegliarmi
    su quei lastroni gelidi
    d’inverno
    quando ci baciammo sotto la neve
    e completammo
    i fenomeni atmosferici

    non ho fatto l’esame il giorno dopo
    ma stavo per diventare
    il creatore di arcobaleni
    lo squarciafiabe
    il fiore giallo eterno





    “Sai che la prima volta che ti ho incontrato con la spilla orsacchiotto
    appuntata su un pastrano verde e informe, mi hai parlato
    del rudere e del tuo matrimonio :) io ero depressissima e mi hai
    praticamente sconsolato” cit. [L. I.]

     



    Morte due e tre | 8 Commenti | Crea un nuovo Account

    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
    Morte due e tre
    Contributo di: Seeker on Monday, 02 July 2018 @ 22:00
    e se cominciassi a tesaurizzare?
    l'arte di sparire. Roba da maghi, o pazzi, o stregoni, o
    poeti...

    [ ]

    Morte due e tre
    Contributo di: joshua on Monday, 02 July 2018 @ 22:10
     Ecco, i Baustelle, appunto…
    quelli della vita bellissima non ostante
     tutto e del liberismo dai giorni contati
     (io direi più scontati, ma accetto
     qualunque aggettivo mercantile per
     il futuro contabile che ci spetta).
     Con Te non so, o, meglio, so (credo
     di sapere) che sai guardare OLTRE
     le pose e le imposture imposte dell’oggi,
     ma poi vedo che Ti limiti a fissarle
     come sono, ovvero nel linguaggio in
     cui si adagiano, probabilmente perché
     non invogliate a cambiare l’atteggiamento
     impalato (e imperato, perciò da
     disimparare) che hanno, non lo so -
     ma potrei, volendo o nolendo, perfino
     anelando, esaminarlo - se per sfiducia,
     inedia, accidia, pigrizia, scoramento,
     disillusione o vezzo (vizio).
     Voglio dire che se mi adeguo al
     linguaggio del mondo, finisco per 
    accettare il mondo com’è in quel 
    linguaggio, alligno sul suo stesso
     piano e lignaggio. Un po’ come mi
     sembra facciano i Tuoi (ma, almeno
     per la musica, se proprio non per
     tutto dei testi, anche miei) 
    Baustelle, quando cantano:
    
    I borghesi si siedono
    E poi leggono il giornale
    I ragazzi si baciano
    Mezzogiorno sta per scoccare
    Senza grazia e gracchiando
    Mi avvicino e poi li supplico
    Se soltanto per oggi fossi libero di parlare
    
    presupponendo che Corvo Joe non sia
     libero di parlare, mentre parla
     solo il medio linguaggio deformante
     di tutti gli altri, una lingua
     autoreferenziale, che non sa, o vuole,
     star dritta sulla schiena o dare una
     spallata alla propria messinscena
     da letteratura convenzionale o
     da pochade sociale, che la società
     dello spettacolo impone di recitare,
     paradossalmente, ma persuasivamente
     e pervasivamente e evasivamente,
     proprio laddove qualcuno tenta di
     esserle conflittuale o sleale. 
    
    Vuoi che Ti dica allora cosa vedo
     di convenzionale nel Tuo primo
     componimento (ma poi non mi 
    accusare di fare il critico senza
     averne la legittimazione o di
     fraintenderTi da cattivo lettore
     che sta sulle righe e non nel grande
     OTRE, sì, senza la ELLE, che ci
     offre il Vate di turno)? 
    
    Anzitutto. 
    
    La visione dell’amore come forza perturbatrice
     che rin*censurata*rebbe una presunta saviezza
     di chi non lo prova o lo prova, ma
     misurandolo col metro o il termometro.
     Lo dico perché l’Amore è davvero, credo,
     forza eversiva, che può cambiare perfino
     il bruto. E non certo in un mammelucco,
     ma perfino in un dio. Questo lo sapeva
     Saffo e credo che un po’ tutti lo sappiamo.
    E lo sai Tu, anche se, almeno 
    linguisticamente, non sembra che Tu
     lo metta a fuoco bene, finché non ci
     fai piombare addosso questa tempesta:
    
    ero un pazzo, ero già cristo
    ero già inumano
    ero già un profeta ma non potevo saperlo
    né potevano le auto che passavano
    che assistevano allo spettacolo
    di un cogl.one che piangeva a bordo strada
    disperato
    
    oppure:
    
    ci baciammo sotto la neve
    e completammo
    i fenomeni atmosferici
    
    Forse disturba che lo sappiamo troppo
     ed è per questo che ci inducono a credere
     che ci faccia impazzire o sragionare e
     creano la regola sociale che farebbe
     da barriera a questa follia presunta
     (anche i poeti hanno dato il loro
     contributo non piccolo alla creazione
     ideologica della diga, ma questo 
    richiederebbe un lungo discorso su 
    come e perché letteratura e politica
     confliggano o si diano appoggio. Io 
    sostengo che mai il poeta deve far da
     sponda consapevole o, peggio, 
    inconsapevole allo tsunami nel 
    profondo dell’uomo, anche se questo 
    richiede di saper guardare 
    oltre il velo del fenomeno). 
    
    Infine. 
    
    Quei 7 versi  sopra citati (ottimi versi
     e consapevoli) spiegano quanto viene
     raccontato prima e dopo? Secondo me no.
     Voglio dire che il resto del testo si
     riduce all’autocompatimento (auto-
    compiacimento?) e non riesce (politicamente? Impoliticamente?) a far tirare ad una
     certa corrività, quasi prevertiana
     o billyconsiana le cuoia, ad esempio
     (è solo un timido suggerimento o
     una suggestione) in termini di grande
     esplosione di tutti gli ostacoli 
    imposti all’amore. 
    
    Mi pare che si resti, Te l’ho detto
     altre volte, nel pieno del
     sentimentalismo e del rincrescimento
     crepuscolare, ma ‘a nuttata, credo,
     resta tutta lì da affrontare. Ed è
     in questo OLTRE che mi piacerebbe
     vederTi saltare ( o perfino, almeno
     al principio, saltellare, soprattutto
     in termini di salterello
     - o tarantella 's'il vous plaît -
     linguistico dico).
    
    Ciao.
    N
    
     (nei versi citati, ma
    poi, come ribadisce patti, che è la 
    mia Vox - e spesso anche un tantino
     Nox dei, si sa che Te sei bravo).
    

    [ ]

    Morte due e tre
    Contributo di: tendre on Tuesday, 03 July 2018 @ 11:20
    In queste liriche ci sono spunti bellissimi.
    Joshua ne ha sottolineati alcuni.

    In quelli trovo la forza che le anima, l'intensità
    dell'amore che le pervade e il linguaggio modernissimo.

    A rileggerti con piacere,

    ---
    tendre

    [ ]

    Morte due e tre
    Contributo di: Carmen on Tuesday, 03 July 2018 @ 17:29
    Te l'ho già detto diverse volte, cioè ogni volta che pubblichi, che mi piace la folle, volgare naturalezza con la quale addipani la matassa dei ricordi, nominando luoghi ubicati anche nel mio passato (a proposito, la nave ristorante sul mare non c'è più da un pezzo. È stata smantellata parecchi anni fa. Io a Salerno ci torno due volte l' anno e tu ogni venti?). Preferisco il primo componimento, benché non si riesca a disgiungere dal secondo perché partorito dal medesimo stato d' animo a me tanto familiare, che si esplica su strade di solitudine e di disperata incomunicabilità, di amori infelici...strade ormai lontane dalla vista ma obliate mai, perché continuano a vivere nei sogni (e non solo quelli notturni), dove le delusioni mai ripagate e tutto quanto abbiamo perso continua a perseguitarci con inevitabile tormento e rabbioso desiderio di rivalsa. Mi ritrovo molto in quella pioggia sotto cui ogni cosa trascorre indifferente, nell' indolenza del dover campare, ché tanto domani è un altro giorno. --- La vita va capita solo all'indietro, ma va vissuta in avanti" Soren Kierkegaard

    [ ]

    Morte due e tre
    Contributo di: franca canapini on Wednesday, 04 July 2018 @ 01:41

    Ciao Kenij. Ti isolo quello che mi sembra superpoesia.


    "rime a parte
    allora ero un gran cogl.one bellissimo
    uscivo a correre per non pensare

    ricordo che c’era un tramonto
    che volevo corrergli incontro
    che era terrificante e bello
    e tetro, violaceo
    perfetto per squagliarti dentro
    col passato

    ero un pazzo, ero già cristo
    ero già inumano
    ero già un profeta ma non potevo saperlo
    né potevano le auto che passavano
    che assistevano allo spettacolo
    di un cogl.one che piangeva a bordo strada
    disperato

    ricordo che mi mancarono le forze
    mi appesi all’ultimo lampione
    e mi sostenevo piangente, vergognoso
    imbarazzante
    mi pioveva in testa
    e le macchine mi guardavano
    ma erano troppo tristi e prive d’arte
    per godersi lo spettacolo"



    "La seconda volta che mi scoppiò il cuore
    dovevo studiare per Storia Romana
    Carbone dormiva nella doppia a Lancusi
    e per non svegliarlo
    mi tenevo la faccia con entrambe le mani
    e piangevo come un disperato
    inginocchiato nel salotto
    col libro aperto

    mi scoppiava anche la testa
    ogni volta che ingoiavo controvoglia
    un nostro ricordo-meraviglia

    e quando chiudevo finalmente gli occhi
    mi risvegliavo ad ex-scienze politiche
    sotto al rudere che in un altro mondo
    oh, ne sono certo
    ci ha visto sposarci
    come sognavamo
    puri e scemi come la vita
    come la sacra adolescenza

    oh ne sono certo che in quel mondo
    ci saremmo sposati a 27 anni
    e saremmo scappati allo scoccare degli allarmi

    non ho fatto l’esame il giorno dopo
    ma stavo per diventare
    il creatore di arcobaleni
    lo squarciafiabe
    il fiore giallo eterno"

    Franca


    [ ]

    Morte due e tre
    Contributo di: ~*Maurizio*~ on Wednesday, 04 July 2018 @ 12:14
    Tu sei matto. Di una follia che porta ad una sorta (ho fatto rima) di libertà mentale; è questa la tua vera forza. Quando un matto del tuo calibro, dotato di -penna- vissuto e fantasia, apre bocca o versa inchiostro, il risultato non può essere che questo. --- Qualsiasi cosa che sia un qualcosa di qualcos'altro in realtà è niente di niente. (Marge Simpson)

    [ ]

    Morte due e tre
    Contributo di: Viridis on Friday, 06 July 2018 @ 17:34
    Stupita dal profluvio di lacrime che scorre
    nei tuoi versi, senza intristire.
    Bellissime poesie. Libere da ogni vincolo,
    schema mentale, impostura, soggezione.
    Altro che morti, sembrano inni alla vita.
    E' un piacere leggerti. Hai scritto anche una
    MORTE UNO?

    ---
    viridis

    [ ]

    Morte due e tre
    Contributo di: scoriaindustrial on Monday, 09 July 2018 @ 17:30
    Forse della morte uno avevamo già letto? Che dire Kenji,
    la tua espressività e la tua capacità di penetrare
    distillando aneddoti tra la realtà e la poesia è sempre
    stata notevole. "ma noi abbiamo una vita sola
    e addirittura riusciamo
    a non sorriderci
    a non incrociare gli occhi". La lontananza che esprimono
    questi versi tocca atmosfere struggenti.
    "mi scoppiava anche la testa
    ogni volta che ingoiavo controvoglia
    un nostro ricordo-meraviglia". La nostalgia di questi
    passa per le viscere e tocca la psiche nei suoi punti
    deboli.
    Ottimo, come sempre

    ---
    "Non commentate troppo ché si seccano le manine e si spezzano le unghiette, continuate a propinarci indimenticabili capolavori, piuttosto" - scoriandustrial -

    [ ]

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