Sono un formatore

Wednesday, 27 June 2018 @ 10:30

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Sono un formatore. Ho cominciato fin da bambino, a Riccione, con la sabbia. E i bambini locali. Gli indigeni della riviera, della Romagna. Li formavo, io: a fine estate sapevano perfettamente come comportarsi davanti al curry. Il crescione smetteva di essere il legame con la terra natia e dei loro avi, la crescenza non era più un paradigma. Il crudo, lo strutto, poi, completamente disinnescati. Il loro giocattolo di fondale basso si faceva abisso, ma loro niente: formati. Completamente. E li formavo io. Avevo sette anni quando ho iniziato.
A fine estate li invitavo davanti al cous cous col montone al curry, perfettamente formati. Mia nonna parlava diciassette lingue contemporaneamente e faceva ombra su tutto. Mia nonna era imprescindibile in quelle estati in quelle terre. Devo tanto a mia nonna, non sarei il formatore che sono diventato senza il cous cous, l’agnello, l’aglio, la curcuma. Tutta quella curcuma… dove la procurava mia nonna?
Con i bambini della riviera, nelle stagioni che seguivano e precedevano l’estate ci scrivevamo cartoline. Arrivavano sempre macchiate, giallognole, odorose di aromi promiscui, orientali, illegali. Come riuscivano a passare la dogana ancora mi è difficile immaginarlo, ma arrivavano, con una scrittura incerta nella forma, ma formata nella sostanza. Il più delle volte cominciavano con un cenno di ringraziamento ma poi, il secondo rigo non era ancora cominciato che subito il testo raddrizzava e trasportava, viaggiava su carghi intercontinentali, interplanetari, interstellari, i fondali bassi erano abissi e gli abissi erano mondi mai visti eppure noti, da sempre noti. No, non da sempre, noti solo dopo la formazione. La mia formazione.
Oggi ho milioni di visualizzazioni: post, video, immagini, qualsiasi cosa fanno centinaia di migliaia di visualizzazioni nel giro di poche mezz’ore. I miei seminari riempiono teatri, palazzetti dello sport, stadi. Formo. Non faccio nient’altro che formare. Da quando avevo sette anni, ma chi lo sa, forse anche da prima.
Domani tengo un workshop a Gatteo a Mare. Sono tanti anni che non vengo in riviera. Ho un certo caldo, e un languore. Una voglia di chinotto… Mi preparo per l’incontro all’aperto, nella piazza del paese.

Formo ad aprire la mente, il corpo e lo spirito, a essere in armonia con l’universo, a essere l’universo, a non cercare di dominare, a cercare di essere, di vivere profondamente, di scegliere di essere. E fare. Costruire l’universo perfettibile, l’universo dalle leggi eleganti, dai cicli virtuosi.
Ma oggi mi sento di dire che se l’Africa secerne dall’abisso fin dal principio dei tempi, del nostro tempo, è perché è una cornucopia, un’emorragia di vita e di ciò che precede la vita, minerale inorganica. Ma come può un’emorragia creare vita invece che spegnerla?
Piove, luci accese dei locali, odore di pino e di bosso. Penso che non ho niente da formare. Un fluido ha la forma non vera del vaso, dell’argine, del condotto che lo contiene, la cascata di un fiume ha la forma della gravità.
Un’emorragia ha la forma della morte eppure continuiamo a vivere, sempre di più, dall’inizio dei tempi mentre l’Africa dissangua, mentre l’Africa non muore.

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