Lei/Lui/Il brodo

Monday, 18 June 2018 @ 15:30

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Lei.
Giunge l’ora dei silenzi, quella della cena. Dove tutto si spegne e prende voce chi abita il rumore di fondo. In quella parentesi ovattata il suo risucchio ad intervalli regolari sembra un grido. Seduti alla stessa tavola ma distanti kilometri. Abbandonava il divano solo per i pasti trascinandosi col passo di chi è stanco. Boxer a quadri bianchi e beige.

-Ci faccio ancora domani!- Rispondeva ai rimproveri di quando ancora vi badavo.

Non puliamo i vetri del nostro acquario ormai da anni. Immagino ci sia un fuori di là dal vetro ma non lo ricordo. Non resta che questo dentro con la muffa negli angoli e gli addobbi ingialliti che scegliemmo per migliorare il fondale. Al centro sempre noi, ormai involucri di carne per rimpianti. Dietro di lui, appesa al muro, la foto del nostro matrimonio. Sorrido io; lo facevo davvero.
Scegliemmo entrambi un angolo della cucina da fissare per non rischiare di incrociare lo sguardo. Talvolta scorgo i suoi occhi con la coda dei miei: biglie vuote incapaci di cogliere, incapaci di scorgere. Lasciarsi esitere: non mi sono mai opposta e così divenni io stessa complice.
Ora che il suo volto giace riverso nel brodo posso finalmente fissarlo senza rischiare di incrociarne lo sguardo. Finisce male; speravo in un sussulto, almeno nell'atto finale. Adesso dovrei piangere, disperarmi e tutto quanto è buona norma fare in questi casi. Ma intanto do aria al mio sorriso, svestita dei panni logori da moglie e di quelli appena stirati della vedova.



Lui.
La cena, passaggio naturale tra la fase dei documentari sugli animali e quella dei talkshow. Mi alzo e con calma raggiungo la tavola. L'inerzia anchilosisce gli arti e cosi, come un vecchio motore, devo tossire un po' prima di ripartire.
Tutto è già predisposto; lei non viene mai meno ai suoi compiti. Così li ripartimmo il giorno del matrimonio. La crisi mi impedisce di assolvere ai miei ormai da più di un anno ma ciò nonostante la mia presenza fa di lei una moglie e questo non è poco.
La cena scorre, senza intoppi. Non ci perdiamo in inutili fronzoli. Lasciamo la mente ai suoi pensieri svuotando gli occhi nei nulla di cui è piena la cucina.
Là fuori c’è troppo per noi; troppi spigoli, troppe sfumature.

-Va bene così com'è- Scegliemmo.
E’ il nostro modo, il mio e di certo il suo.

Finisco così, con la testa a galla nel brodo che amavo tirare su un poco alla volta. Finisco senza sofferenza e senza ulteriori sforzi; non posso lamentarmi, poteva andare peggio. Adesso posso tornare a fissarla: nulla è cambiato. La sua espressione è inconfondibile nonostante l'usura della vita. Quell'autorevolezza, quella austerità, non erano che capelli tenuti su da una pinza: mi sarebbe bastata una parola e… tutto giù.
Mi ha sempre amato. Lo capivo da come non mi guardava. Mi amerà sempre: lo capisco da come mi fissa, adesso, con quel sorriso nel suo mare di dolore.

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