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     Wednesday, 16 May 2018 @ 16:00
     Leggi il profilo di: percefal
     Visualizzazioni: 442

    Racconti







      Il gabinetto RS/33, senza servizi e manco portafoglio, emana forte odor d’arrosto,
      nessuna griglia in vista e di pasto neppure l’ombra.
      Carne cotta dal sole senza sale i miei arti svegli e il sangue che ribolle: Neppure mi ero accorto di dormire, pochi istanti e ora, le mie mani strette
      agli attributi fanno da ponte a quell’essenza, odore che traghettano verso le narici. Iceberg da sciogliere e incendiare che non è mera fiamma e, vapore o cenere sarà mai,
      punto è detto che bisogna bruciare presto, anche se è destino universale.
      Gelo incandescente non è ossimoro ma mutamento del cielo,
      della terra e del sistema dei pianeti ordinati.
      Mutamento che più niente e nessuno vedranno, eccezione fatta per sintesi e malintesi.
      Archiviati classici studi e psicologia, con pancia piena e nessun dolore articolare
      di osso troncato o di corpo estraneo richiesto o di nome finito ci s’intende alla perfezione. Fatte le debite premesse del caso, la parola “mi” stupisce e mi si schianta sul capo all’uso,
      già in dirittura d’arrivo e senza essere partito.
      Partito per un viaggio nell’orrore senza ossigeno negli ammassi di stelle rotanti che pulsano
      l’ultimo confine del visibile nell’immaginazione a ritroso fino al punto primordiale che
      poi è sola frazione del tempo. È parte dello spazio e di quello che
      non sappiamo neppure nominare e non ci saranno più la mia bocca e gli occhi bambini
      a fissare tutto questo fiume di luci e masse urticanti e parole, frasi spezzate,
      apnee riunite che se fermate sono migliori. Ferma tutto, reclamo un gesto, un suono di comprensione esiziale.
      Vale il mantra che scorta: morte, morte, Madonna e cerchio la sorte senza avere capito una mazza
      manco il mio organo con le sue smanie e i turgori che non cedono e non soddisfano mai
      in nome di una leggera afasia la parola “privata” e parimenti Amnesia.
      È quanto di vivo mi resta e mi rimanda lo specchio senza l’immagine riflessa
      di un vampiro che mi tiene in vita, che indugia sulla lingua ipertrofica
      di papille avide di liquido rosso che inonda spazi e interstizi del gusto
      per tutti i nomi dei santi dal Sangiovese in avanti...
      Marzano, Daniele e Carlo, per patate dorate e croccanti, residuo di un sogno.


     



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    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
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    Contributo di: zio-silen on Wednesday, 30 May 2018 @ 12:59
    Ciao Percefal, nel complimentarmi per il tuo "residuo di un sogno" in cui "la parola [...] stupisce e mi si schianta sul capo all’uso, già in dirittura d’arrivo e senza essere partito", vorrei integrare le mie considerazioni sulla moria di commenti che sembra aver colpito il Sito letterario (vedi contributo al componimento di Bruno Amore) e, conseguentemente, anche la tua proposta (almeno sinora) con un quesito: non si tratterà semplicemente di scarso amore per la poesia e per la letteratura in genere da parte del 99% degli attuali soci del Club?

    Stelle e un saluto

    ---
    zio-silen

    [ ]

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    Contributo di: Armida Bottini on Saturday, 09 June 2018 @ 15:33
    Permesso? Mi giustifico:sono stata operata ad entrambe le mani, la guarigione sarà lenta e l'uso delle stesse mi reca dolore, perciò leggo soltanto.Veniamo a noi con Ciao. --- Midri

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    Contributo di: percefal on Wednesday, 13 June 2018 @ 12:24
    Torre di guardia s.o.s un guasto senza pari e niente aria nei serbatoi, zero. Vuoti gli arsenali, fine trasmissione. La comunione del Mali è procrastinata al prossimo inginio australe.
    Giunti al punto in cui si ama più leggere, è l’immagine che deve supplire il testo, evocarlo con le proprie forme e i propri toni. Già, quale immagine? Prediamo a modello una mano, le dita all’iride discosto non bastano e il pollice con l’indice in simmetria sono mutuo e sfida, un guanto e due dita in addendo per tenere la conta e scrollare il lettore dal torpore che affligge. Manus manum lavat,
    «Sono stato liquidato per scrivere qualcosa, il cui senso non oso»
    non è difficile comprenderne il motivo, né esserne stupiti: intraprendere uno studio su argomento affine che investe la sfera soggettiva di ognuno è duro, definire l’insipidezza senza saggiare …
    l’anoressia del lessico, se tossico, il presente non basta ché futuro non c’è!
    Per anni ho assunto siti letterari, scrutato attività notorie conformato la reattività mentale, la velocità di deduzione, le proprietà lessicali alla scena del contendere con la ri-premessa che ogni dialogo fosse riflessione nella minor massa di caratteri possibili. Bell’accumulo, vero? Terrò intatta la premessa.
    Tutta colpa di una stupida pancia ... compare nelle foto di gruppo con le giurie, “In video veritas”, instagram.


    Grazie agli intervenuti.


    ---
    «La figura del mio caos ha dimensione alcuna, punto.».

    [ ]

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    Contributo di: PattiS. on Saturday, 16 June 2018 @ 22:19
    È che il postmoderno mette in crisi tutti...che ci vuoi fare... il fruitore che al
    massimo ha letto topolino o geronimo stilton (quando aveva tempo...) e poi il
    "critico" che alla fine ci si perde in tutto quell'ipertesto... ma tu sei tra i migliori qui
    e non credo abbia bisogno di conferme personali. I tuoi testi sono sempre
    sopraffini...(come la cucina di ricerca...non tutti la amano...ma non vuol dire che sia
    comunque meglio lo spaghetto al ragù ....sia chiaro...le stelle, non te le do. Non ne
    hai bisogno...brilli sempre, comunque.

    ---
    ...playing a game of worlds...V. Nabokov

    [ ]

    Like a rolling bone …
    Contributo di: frame on Sunday, 17 June 2018 @ 16:42
    Senza voler mancare di rispetto allo chef stellato e al
    suo piatto gourmet, appurato che gli ingredienti sono di
    prima qualità, direi che il pezzo si fa apprezzare per
    l’originalità del lessico e, soprattutto, per la sua
    brevità. Pietanze così ricche di fosforo vanno sempre
    consumate a piccole dosi, altrimenti risultano indigeste.
    A volte nella ristorazione, come in altri settori del
    resto, ci si affanna a inventare qualcosa di sfizioso e
    diverso, anche per andare incontro all’esigenza di una
    clientela viziata, annoiata e, come in questo caso quasi
    assente, dimenticando che lo spaghettino al pomodoro e
    basilico resta sempre la cosa più prelibata e la più
    difficile da cucinare. In assenza di vera ispirazione tra
    i fornelli, cimentarsi con la patata lessa, costa poco,
    con un pizzico di sale è buona e poi sazia.


    ---
    Frame

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    Contributo di: Mecroarco on Thursday, 21 June 2018 @ 12:52
    Mah, sarò io che sono un "paesan", un sempliciotto come diciamo nel Lodigiano,
    uno che si accontenta di poco, ma se lo chiedete a me, un pranzo in trattoria o un
    bel trancio di pizza batteranno sempre la "nouvelle cuisine francaise" che non sa di
    niente se non di presunzione e boria. Spesso si va cercare la ricetta più nuova e
    astrusa con ingredienti esotici e preparazioni cybernetiche per confrontarsi coi
    colleghi cuochi nelle gare di supercazzole culinarie, quando in fondo anche un
    buon brasato con patate ti sazia lo stomaco e ti riempie la bocca di sapori
    sopraffini. Ma che ci possiamo fare noi se i francesi sono campioni mondiali di
    prosemilidrocinesi (che sarebbe "portare l'acqua al proprio mulino detto in maniera
    figa). Ah, se non si fosse capito a me questo "racconto" non piace affatto.

    Mecroarco

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    Like a rolling bone …
    Contributo di: Lucilla on Thursday, 21 June 2018 @ 14:43
    Lo so è difficile comprendere i testi di Percefal, ma chi ha citato la nouvelle cousine ha fuorviato i lettori. " intraprendere uno studio su argomento affine che investe la sfera soggettiva di ognuno è duro, definire l’insipidezza senza saggiare …" Certo l'impresa è ardua, e, per quanto ho potuto percepire, mi è arrivato un pugno nello stomaco --- Nel passaggio stretto della vita c’è una possibilità: la bellezza che va oltre il male, oltre la fine - ingiusta - della vita stessa. ( Wislawa Szymborska )

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