Scherzi da prete (tra San Tommaso e Gesù)

Tuesday, 08 May 2018 @ 11:00

Leggi il profilo di: Pavan Gianfranco

Caro Tommaso tu non me la racconti giusta, fammi capire bene, vuoi dire che le cose sono andate così?
Certo Capo, tutto si è svolto proprio così, te lo dico e te lo ripeto.
Va bene, dai racconta di nuovo. Ma sii più preciso!
Allora ricomincio …
Stavo tornando al cenacolo, faceva un caldo boia e io avevo anche le palle girate perché avevo fame e sete e non potevo farmi tanto vedere in giro, se qualcuno mi avesse riconosciuto mi avrebbe fatto di sicuro la pelle. Durante quei giorni tutti ce l’avevano con noi per quel casino che avevano fatto i romani in tutta la città. Cercavano quel degenerato di Barabba. Ma erano stati loro a rilasciarlo, era stato quel Pilato, romano de Roma, che se la faceva sotto davanti a quella folla invasata. Però hanno dato la colpa a noi se i romani ne approfittavano per menar le mani e per rubare nelle case.
Comunque, arrivo dagli altri e … neanche un ciao … un goccio d’acqua … hai fame?, mi saltano addosso infervorati e a dirmi che Gesù è stato qui … è risorto e pace a voi … entrato a porte chiuse, e io … va bene, mi faccio raccontare tutto, mi tocca perfino calmarli perché parlavano tutti insieme. Parevano matti!
Bella storia, penso, ma … qualcosa non mi quadrava, oppure … ero arrabbiato: perché … perché è risorto oggi? Perché mentre io non c’ero? Così dico: se non tocco le sue ferite e non metto la mia mano nel suo costato io non ci credo!!
Dopo sai com’è andata, eravamo tutti insieme, ancora impauriti e pregavamo Dio affinché nessuno venisse ad ammazzarci. E poi arriva lui: tutto bianco … bello, la barba curata e pettinato, che neanche da vivo ci teneva … insomma pareva un angelo. Naturalmente non apre nemmeno la porta e subito con la sua dolcissima voce dice: Pace a voi.
Ti giuro, ero felice, mi scoppiava il petto dall’emozione, avevo paura di non riuscire a sopportare quella commozione.
Tutti gli altri figurati, mi guardano fisso come per dire: te l’avevamo detto, hai visto? Ci credi ora? Insomma una vergogna che quasi superava l’amore che provavo. Tra me ho pensato: va bene, ho capito, avevate ragione. Comunque non resisto e mi butto subito ai suoi piedi, e glieli bacio e gli stringo le caviglie e … sono sicuro che le ha un poco scrollate per farmi mollare la presa. Mi prende per le spalle e mi fa alzare, ci siamo incontrati occhi negli occhi e poi ci siamo abbracciati, a lungo.
Bravo Tommaso! Poi guarda lentamente tutti i discepoli in semicerchio davanti a noi e ripete: bravo Tommaso!.
Gli sguardi, e le occhiatacce di stupore e di invidia, parevano dire: ma come … bravo a lui? A Tommaso? Ma se non ci credeva neppure che era tornato … e noi? Che lo amiamo anche di più …
Poi Gesù declama: beato chi crede senza vedere, per fede, siamo d’accordo ma io consiglio: verificate sempre le vostre fonti, soprattutto su ciò che riguarda le cose importanti. I falsi maestri sono sempre pronti a ghermire la credulità dei semplici. Perciò vi lascio questo insegnamento: abbiate fede e poi verificate … sempre!
Figurati non stavo più nella pelle, la mia gioia era a mille e passammo così la serata bevendo e scherzando tra noi, io naturalmente sempre incollato al Mio Maestro.
Dopo un po’ Gesù mi dice: vieni Tommaso voglio parlarti, da solo. Sentivo l’invidia degli altri crescere e diventare palpabile intorno a me. Così gli rispondo: va bene Maestro, andiamo qui fuori, adesso l’aria è fresca e voglio godermela un po’.
Schiocca le labbra e poi mi dice: vedi Tommaso, io penso sinceramente ciò che vi ho detto prima ma, ogni tanto devi pure credere e fidarti di qualcuno specialmente se si tratta dei tuoi fratelli e soprattutto se ti parlano di me.
Certo, grazie Gesù, ti ricordo però che anche tu ti sei fidato di Giuda e non mi pare che sia stato un buon affare per te.
Ahi ahi! Capisco subito l’errore, coglierlo in fallo non è davvero un buon affare per me. Mi guarda fisso, sempre più bianco e non capisco se sia un buon segno. Io lo guardo fisso ma divento sempre più rosso per l’imbarazzo. Finalmente il suo viso si rilassa e comincia piano a sbuffare per poi mettersi a ridere e a ridere che sembra non fermarsi più, si piega in due tenendosi la pancia e io lo seguo ridendo a mia volta e godendomi quella risata liberatoria e pacificatrice.
Pian piano ci calmiamo e appena mi tiro su asciugandomi le lacrime dagli occhi mi allunga un destro dritto sulla pancia, così mi ripiego ancora su me stesso, con le lacrime agli occhi, stavolta però non mi diverto.
Caro Tommaso, dichiara mentre mi aiuta a raddrizzarmi, se qualcuno ti dirà che ricevere un pugno nella pancia fa male, tu potrai credergli senza aver bisogno di verifiche che ti confermino la sua teoria.
Caro Gesù, fatico a sussurrare, non capisco bene cosa dovrei aver imparato da questo scherzo da prete ma, cosa ne dici se andiamo a farci due belle birre fresche? Poi aggiungo subito: pago io.
Lui mi guarda con amore e capisco che è tornato ad essere quello di sempre: certamente, paghi tu perché come hai detto prima, l’ultima volta che ci si è messo di mezzo il denaro, non mi è andata troppo bene. Io voglio una pinta di rossa gelata.
Ci allontaniamo piano quasi abbracciati come amiconi, che se la raccontano e ridono ritrovandosi dopo anni di separazione.

Capo, non dici niente? Questa volta ti ho convinto?
Si si, mi risponde perplesso facendo oscillare piano la frusta come se il vento marino cullasse le tante strisce di cuoio.
Si si, ripete, come due a-mi-co-ni. E allora come mai ti ha venduto al capitano di questa nave, farti remare come uno schiavo per poi farti scaricare in India?
Beh, sai, quella sera alla taverna abbiamo bevuto e ricordato i vecchi tempi, poi Lui mi guarda con dolcezza e dice: Tommaso voglio che tu vada nella lontana India a predicare il mio Vangelo. Cosa ne pensi?
Io prima di rispondere bevo tutta la mia brocca, guardo bene il fondo appena bagnato da un po’ di schiuma e poi con calma gli rispondo: neanche se mi ammazzi.
Ti giuro non immaginavo che tanta birra lo rendesse così permaloso, abbiamo continuato a bere lui rosse ed io bionde, ma deve aver usato per forza qualcuno dei suoi trucchi o miracoli, perché solo io mi sono ubriacato, tanto da addormentarmi. Quando mi sono svegliato ero qui, su questa nave e c’eri tu che mi prendevi a calci sui fianchi per farmi svegliare.
Uhm, va bene Tommaso dai, tieni duro e poiché la tua storia mi è piaciuta da oggi ti frusterò meno del solito. Tu adesso pensa a remare, la pausa è finita e l’India è ancora lontana.
Io guardo il mio capo ridere di gusto mentre si allontana distribuendo frustate ai rematori , così, un po’ a casaccio.
Penso proprio che il resto del viaggio sarà un po’ più sopportabile e meno ricco di frustate. Prendo saldamente tra le mani il remo e comincio a tirare faticosamente il legno verso il mio petto.
E mentre tutti remano al ritmo di : ooh … vogaa … ooh …vogaa, io invece ripeto a denti stretti: Ooh … scherzi … ooh ...daprete Ooh … scherzi … ooh ...daprete

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