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     Poetica contemporanea   
     Monday, 26 March 2018 @ 12:00
     Leggi il profilo di: PattiS.
     Visualizzazioni: 769

    Saggi



    POETICA CONTEMPORANEA



    A partire dal 1900, nella poesia italiana si assiste a un progressivo abbandono della metrica tradizionale. Si spezza una continuità che perdurava dal 1200 (con poche eccezioni) . Canzoni, ballate, sonetti con versi formati di strofe e sillabe predefinite, gradualmente lasciano il posto al verso libero, una poesia senza gabbie e griglie.
    Lo stesso accade quasi contemporaneamente anche in altri Paesi (America e Inghilterra, Francia e Germania, per citarne alcuni).
    Perché questo cambiamento?
    L’accelerazione delle scoperte in campo scientifico, rivoluzioni sociali, due guerre “mondiali” e nell’arte, il Romanticismo, l’affermazione del carattere individuale e unico dell’artista libero da ogni schema e di dare sfogo a fantasie e sentire personali. Nella musica, l’atonalità e la dodecafonia. Il bombardamento di immagini e suoni dei mass media.

    Tutto ciò ha prodotto il passaggio da una poesia formale a una poesia informale in questo modo:

    • Da una suddivisione in strofe
    • Metrica classica
    • Ritmo regolare
    • Linguaggio aulico, elevato

    a:

    • suddivisione del verso libera
    • nessuna metrica, oppure irregolare
    • ritmi atonali
    • linguaggio non convenzionale, spesso
    di rottura.



    Quattro sono i principali oggetti che scardinano la tradizione:

    • la poesia in prosa
    • il verso libero
    • l’importanza visiva (avanguardie) rispetto all’orecchio
    • attitudine alla frammentazione e al montaggio (linguaggio di derivazione cinematografica)


    Confrontiamo un sonetto di Petrarca (1304-1374):

    “Solo et pensoso i più deserti campi
    vo mesurando a passi tardi et lenti,
    et gli occhi porto per fuggire intenti
    ove vestigio human la rena stampi.

    Altro schermo non trovo che mi scampi
    dal manifesto accorger de le genti,
    perché negli atti d’alegrezza spenti
    di fuor si legge com’io dentro avampi:

    sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
    et fiumi et selve sappian di che tempre
    sia la mia vita, ch’è celata altrui.

    Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
    cercar non so, ch’Amor non venga sempre
    ragionando con meco, et io co·llui.”


    La forma è classica. Un sonetto composto di due stanze (strofe) di 4 versi che introducono l’argomento e 2 stanze con 3 versi che portano a conclusione l’argomento con rime ABAB ABAB CDE CDE.


    E ora una poesia di Montale in versi liberi da Satura, 1971:

    “Le rime sono più noiose delle
    Dame di San Vincenzo: battono alla porta
    E insistono. Respingerle è impossibile
    E purché stiano fuori si sopportano.
    Il poeta decente le allontana
    (le rime), le nasconde, bara, tenta
    il contrabbando. Ma le pinzochere ardono
    di zelo e prima o poi (rime e vecchiarde)
    bussano ancora e sono sempre quelle.”


    Nella poesia di Montale il linguaggio è più convenzionale, meno aulico. Il tono generale è dissacrante: si criticano le rime anche se poi vengono riproposte in maniera insolita: delle-quelle, porta-sopportano, ardono-vecchiarde. Come a dire che comunque la poesia può anche contraddire sé stessa. In questa poesia si evitano le classiche inversioni verbo-soggetto. Vengono usati termini regionali come “pinzochere” e dispregiativi “vecchiarde”. Il ritmo non è cadenzato come nel caso di Petrarca ma è più nervoso, instabile, non rassicurante.

    Un altro esempio, di Amelia Rosselli, da Variazioni Belliche (1960-1961):

    “Tutto il mondo è vedovo se è vero che tu cammini ancora
    Tutto il mondo è vedovo se è vero! Tutto il mondo
    È vero se è vero che tu cammini ancora, tutto il
    Mondo è vedovo se tu non muori! Tutto il mondo
    È mio se è vero che tu non sei vivo ma solo
    Una lanterna per i miei occhi obliqui. Cieca rimasi
    Dalla tua nascita e l’importanza del nuovo giorno
    Non è che notte per la tua distanza. Cieca sono
    Ché tu cammini ancora! Cieca sono che tu cammini
    E il mondo è vedovo e il mondo è cieco se tu cammini
    E il mondo è vedovo e il mondo è cieco se tu cammini
    Ancora aggrappato ai miei occhi celestiali.”

    Il ritmo è creato dalle ripetizioni in blocco, martellanti, ossessive. Ci sono anche delle inesattezze grammaticali come: “Cieca sono che tu cammini.”


    Ora, l’estremismo di Sanguineti, da Laborintus (1956):
    “composte terre in strutturali complessioni sono Palus Putredinis
    riposa tenue Ellie e tu mio corpo tu infatti tenue Ellie eri il mio corpo
    immaginoso quasi conclusione di una estatica dialettica spirituale
    -noi che riceviamo la qualità dai tempi
    tu e tu mio spazioso corpo ,
    di flogisto che ti alzi e ti materializzi nell' idea del nuoto
    sistematica costruzione in ferro filamentoso lamentoso
    lacuna lievitata in compagnia di una tenace tematica
    composta terra delle distensioni dialogiche insistenze intemperanti
    le condizioni esterne è evidente esistono realmente queste
    [condizioni
    esistevano prima di noi ed esisteranno dopo di noi qui è il
    [dibattimento
    liberazioni frequenza e forza e agitazione potenziata e altro
    aliquotlineae desiderantur
    dove dormi cuore ritagliato
    e incollato e illustrato con documentazioni viscerali dove soprattutto
    vedete igienicamente nell'acqua antifermentativa ma fissati adesso
    quelli i nani extratemporali i nani insomma o Ellie
    nell' aria inquinata
    in un costante cratere anatomico ellittico
    perché ulteriormente diremo che non possono crescere
    tu sempre la mia natura e rasserenata tu canzone metodologica
    periferica introspezione dell'introversione forza centrifuga delimitata
    Ellie tenue corpo di peccaminose escrescenze
    che possiamo roteare
    e rivolgere e odorare e adorare nel tempo
    desiderantur (essi)
    analizzatori e analizzatrici desiderantur (essi) personaggi anche
    ed erotici e sofisticati”


    È evidente il senso di smarrimento che un testo del genere vuole generare. Rivoluzionare interamente il linguaggio poetico. Senza punteggiatura e maiuscole. La comunicazione rimane quasi subliminale, latente, se non inesistente. Un viaggio dantesco nell’inconscio collettivo. Una discesa negli inferi che anticipa il caos del ‘68 e le profonde crisi anche del linguaggio e della comunicazione avvenute negli anni successivi.

    Un altro aspetto importante sono i contenuti della poesia che dal ‘900 sposta l’attenzione dal generale al personale, dall’astratto al concreto. Si sofferma sulle cose semplici “le buone cose di pessimo gusto” citate da Gozzano che sino a quel momento non avevano trovato spazio nella poesia. Sono oggetti comuni, persone comuni, osservati e guardati in modo diverso, oppure con maggiore intensità.

    “Qui beviamo la stessa acqua degli alberi
    (esaurita l’immaginazione e le pillole di aggettivi)
    anche i mobili si nutrono e la casa è un bosco.
    Sorgeranno i numeri dalle nostre fontane
    li spenderemo lungo la strada che vira
    in salita sulla linea della mano
    dove il sembiante volge alla sua misura
    di oceano parlante.”
    (telemaco)

    Nessuna descrizione standardizzata da cartolina postale. La verità è nelle piccole e infime cose, o, nel caso di Telemaco, nel rituale cadenzato.

    Si parla inoltre di proprie esperienze personalizzate, uniche e specifiche:

    “Così risali, da codardo, evitando gli sfollagente,
    nella tachicardia zuppa di pioggia e paura,
    il resto dell’insieme è accerchiato, urlano? O forse chiamano?
    Tra fumogeni gialli e proiettili di gomma, fino al mattatoio.
    Hai un occhio stregato da un rio rosso.
    Che ci fai qui? Nella metamorfosi in pelle grezza,
    qui, tra i canneti dove ieri hai defecato.”
    (dario Moletti)



    “E a fine mese lo stipendio
    è un capello bianco sulla fronte
    e non lo strappo
    così so che non è un sogno
    e mi addormento.”
    (cattina)


    altre ordinarietà di cui si può parlare:

    “Tanto poi non passa.
    Inizio a capire perché
    falliscono i matrimoni
    anche dopo 20 anni
    e un sacco di cose insieme
    e molte foto
    e ricordi.”
    (Auron)


    La poesia (o i poeti) sono essi stessi oggetto di ricerca:

    “Dal gelso al pruno
    Fior fior dei
    Giunchi in canto,
    brilli di lemmi a-
    mare more, sole vite
    nel vermouth di Verlaine
    la cachaça di Drummond.

    Brindiamo con
    Brandy secco alla Kerouac
    The liqueur di Allan Poe,
    con quel wihisky di Leminski e,
    l’assenzio di Rimbaud.”
    (Percefal)



    Spesso la poesia è estrapolata da un contesto che si svolge fuori dalla poesia stessa. È come un frammento di un discorso già avviato. Diventa così allusiva e più complicata da decifrare. È frammentata e segue un andamento filmico passando da un’immagine all’altra come in questo caso:


    “Lo sai zia? Ha chiuso le ali
    l’aquila di Isaia

    Oh, non è colpa mia se è scesa
    la notte e non vuol più andare via

    Una locomotiva senza la ferrovia”
    (seeker).


    Ma cosa significa esattamente “verso libero”?
    In un certo senso potrebbe essere un ritorno alle origini. Il Cantico delle Creature, primo vero monumento poetico italiano è in effetti scritto in versi liberi o prosa assonanzata.
    Il verso libero e “rozzo” della poesia contemporanea richiama quindi addirittura il verso libero alle origini latine e greche (verso dattilo-logaedico), cioè versi accentuali.
    Contaminazioni metriche attinte dalla tradizione (anche traduzioni da altre lingue) creano rapporti inediti, rinnovati. È possibile attingere dalla metrica tradizionale endecasillabi, alessandrini, novenari e aggiungere versi deformati, scarti sillabici dissonanti, cellule impazzite che rendono anomala o difforme dalle rese classiche, oppure usare forme classiche “nascoste” (come faceva Ungaretti che spezzava l’endecasillabo su diversi versi).
    Non solo l’orecchio è coinvolto ma anche l’occhio che misura gli spazi, i vuoti, gli incolonnamenti anomali. Visivi, silenziosi e instabili sono principalmente i versi contemporanei. Un silenzio che può anche essere prodotto da un eccesso o accumulo di parole e di concetti.
    Verso libero non significa sempre totale assenza di metrica ma una maggiore libertà nell’uso e nelle sperimentazioni del ritmo, della musicalità e della grafica.


    Con questo brevissimo excursus sulla poesia contemporanea vorrei sottolineare come non si vuole intendere che non si possano usare metrica classica e termini aulici nella poesia contemporanea (ci sono i neometrici come G. Frasca e molti sonetti sono stati scritti nel ‘900). Dante rimane il poeta più ripescato del ‘900 anche dagli stranieri (Eliot e Pound erano grandi studiosi di Dante).
    Hanno però tutti una loro personale elaborazione della tradizione.
    Il poetico è sempre scarto dall’usuale. È l’inaspettato che il lettore di poesia contemporanea si aspetta perché esiste non solo il poeta contemporaneo ma anche un lettore contemporaneo. Un lettore curioso, attivo e partecipativo, libero da schemi mentali.




    Riferimenti:
    “La metrica italiana contemporanea “ Paolo Giovannetti, Gianfranca Lavezzi, Carocci Ed.
    “Characteristic of Contemporary Poetry “ Ralph Skip Stevens
    “Poesia contemporanea dal 1980 a oggi” Andrea Afribo, ed Carocci
    Le poesie riportate sono state scelte da internet e dal sito “Club dei Poeti”


     



    Poetica contemporanea | 15 Commenti | Crea un nuovo Account

    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
    Poetica contemporanea
    Contributo di: franca canapini on Tuesday, 27 March 2018 @ 18:20
    Ti sono venuta a cercare perché non mi sembrava giusto che un lavoro fatto
    con impegno e voglia di aprire una discussione passasse inosservato.
    Però, ora come ora, mi manca il tempo di dibattere con citazioni o
    quant'altro. Tu affermi la tua idea di quale sia la poetica contemporanea e
    quale non lo sia. Io non ne sono affatto sicura. In parte è vero se guardiamo
    alla "moda" odierna della cultura occidentale. Ma è "moda", cioè il sentire dei
    più in una società in un certo periodo storico, che non sempre e non
    necessariamente produce Poesia. La Poesia ci può arrivare in tutte le forme e
    in tutte le poetiche - sempre - e la riconosciamo. Allora non importa se ha la
    forma di un sonetto talmente coinvolgente da non farci pesare la sua metrica
    o una forma colloquiale e sbragata, oppure un dire aulico o un tono da
    sermone. Possiamo dire "mi sento meglio dentro questa poetica, mi
    rappresenta, mi coinvolge, è anche la mia poetica, mi ci specchio", ma non
    possiamo dire questa è l'unica poetica contemporanea. Pensa a tutti i poeti
    degli altri mondi non occidentali, altre culture, altri bisogni...altre poetiche
    contemporanee.
    E qui mi fermo. Altri più attrezzati e volenterosi sapranno dire più e meglio.
    Complimenti per il lavoro, belli i frammenti poetici dei poeti del cdp, in
    citazione.
    Ciao
    franca

    [ ]

    Poetica contemporanea
    Contributo di: frank69 on Thursday, 29 March 2018 @ 08:24


    Lodevole il tuo lavoro.
    In breve, la poesia si evolve ad ogni tempo,
    e la poesia contemporanea non può essere vincolata a schemi prestabiliti.
    La libertà di pensiero e di espressione deve pur essere “libera” ( ma nemmeno può
    riportarsi “liberamente” al “Cantico delle creature”). In questo Cdp c’è di tutto,
    com’è giusto che sia, ma si eviti qualche incivile elucubrazione.

    ...

    [ ]

    Poetica contemporanea
    Contributo di: percefal on Thursday, 29 March 2018 @ 17:34
    Stamane con gli occhi incollati sulla strada e la testa altrove ascoltavo alla radio una melodia: “La canzoni non devono essere belle/devono essere stelle/ Illuminare la notte/far ballare la gente/ Ognuno come gli pare …” ultima di Jovanotti che, non adoro, palesa una grande verità. Verità che si adatta perfettamente all’oggetto presente. l’universo pop così come la rete contiene di tutto, pattume e classe non esenti da contaminazioni possibili e chi si avvia alla critica dovrà riferire della forma, propria all’opera che sta recensendo, e dei relativi contenuti e, pur in tempi Magrelli, non potrà valutare Jovanotti con lo stesso metro di ogni poeta, posto egli sia pure tale. Pop e lirica hanno da tempo contiguità e ci sono esempi colti di soggetti che hanno vestito entrambi gli abiti. Leonard Cohen, uno tra i tanti, scriveva poesie ben prima di fare canzoni così come molti cantautori italiani. L’importante non è il prima o il dopo bensì la contingenza, legge necessaria e stringente a cui il poeta, per destino, è chiamato ad obbedire. La poesia per Milo De Angelis è il suono che si fa significato, e per questo parla della vita e dell’attualità, sintesi nella formula “gli oggetti divengono soggetti e noi il loro complemento”, rapporto tra corpi umani e oggetti uniti. Si deve riflettere su “che cosa si ha da dire, fare, dare”’ in poesia, uno sguardo sul mondo e il modo in cui esso ci viene incontro, in veste di sensibilità o di esperienza. Mantra a parte, la poesia è per tutti, bisogna volerlo e appropriarsi dei mezzi opportuni, il fatto è che oggi molti poeti sono dei laureati e spesso con carriere professionali e accademiche alle spalle pronti a dare il loro contributo. Inuitili recriminazioni i sentimental-ismi e tutti gli associati. Poi mi viene in mente la lezione del professor Keating ne’ “L’attimo fuggente” … il vostro contributo, prego. Ottimo lavoro, repetita iuvant. --- «La figura del mio caos ha dimensione alcuna, punto.».

    [ ]

    Poetica contemporanea
    Contributo di: trimacassi on Thursday, 29 March 2018 @ 18:46
    A Franca manca il tempo, a me l’esperienza e la cultura,
    quella che si acquisisce con la lettura, lo studio, la
    pazienza, e che si accumula negli anni, prima che ci si
    cimenti a scrivere qualcosa di proprio, per poter
    controbattere o acconsentire a quanto dici.
    Sono arrivato in questo Club alla fine del periodo
    lavorativo e oltre, spinto dalla passione, quella
    dilettantistica, privata, personale, senza agganci con i
    poeti famosi, quella di ispirazione classica elementare, tra
    rime e assonanze, specie vernacolare ai primissimi tempi,
    troppo preso da altri impegni per tutto il tempo della vita
    lavorativa.
    Ho seguito attentamente quanto hai scritto, specie la
    storiografia dei passaggi nel tempo, dei modi di far poesia,
    ma non riesco a trovare una vera spiegazione, di come si
    possa e si deve godere di una poesia, quando non si capisce
    l’argomento, il fine , l’intento, la poetica, dove sia il
    piacere, se nell’originalità del lessico, dei versi
    esposti, dell’astrusità delle frasi elaborate, dove insomma
    risiede la bellezza di una poesia, se nell’emozione(per
    esempio) che si prova nella lettura, senza che alla fine se
    ne ricavi un intendimento che soddisfi.
    E’ forte il mio desiderio di potermi calare in certe poesie
    che non capisco, ma è altrettanto forte per me, la necessità
    di trovare gli elementi che la rendano gradevole, e fintanto
    che la lettura risulta enigmatica e inattendibile, questa
    non mi soddisfa.
    Non so quanti colleghi del Club si ritrovano nelle mie
    stesse condizioni, ma questo è il mio stato attuale.
    Cmq ho gradito il tuo sforzo di volere rendere più chiare le
    linee della poesia contemporanea. Se poi nei commenti fossi
    meno sarcastica e meno pretenziosa, avresti raggiunto un
    margine migliore di attendibilità.
    Come sempre, un saluto



    ---
    trimacassi



    [ ]

    Poetica contemporanea
    Contributo di: Elysa on Thursday, 29 March 2018 @ 20:52
    è un lavoro interessante che mi è stato anche utile, molto brava, grazie e buona Pasqua --- Elysa

    [ ]

    Poetica contemporanea
    Contributo di: zio-silen on Friday, 30 March 2018 @ 07:51
    Saggio reso con grazia e sapienza ma... nulla di nuovo sotto questo cielo a parte qualche citazione clubbista ascrivibile più al verso "anarchico" che a quello libero.
    Per inciso, mi ritrovo a pensare che esistono "autenticatori di riferimento" capaci di far passare un'opera più o meno dignitosa per un capolavoro.
    Non mi riferisco alla nostra PattiS, ovviamente.

    "Il poetico è sempre scarto dall’usuale" ma non scarto dall'estetica, spero. Requisito valoriale, quest'ultimo, che sicuramente unisce il particolare all'universale ed evita le fughe dalla lettura.

    ---
    zio-silen

    [ ]

    Poetica contemporanea
    Contributo di: Pale shelter on Friday, 30 March 2018 @ 23:05
    Quando si torna a rileggere e poi magari in macchina lo
    si rimastica ripensandoci, significa che un testo ha
    fatto centro.
    Molto interessante questo excursus e, per quanto mi
    riguarda, per larghi tratti condivisibile. Mi è piaciuto
    l'equilibrio, il saper dosare egregiamente l'oggettivo e
    il soggettivo; la personalità con cui sono state portate
    alcune esemplificazioni, ancor più che esempi, di
    concetti che si volevano esprimere o ribadire.
    E mi è sembrata assai riuscita l'idea di mischiare il
    "sacro" col "profano", lo dico scherzando naturalmente,
    ossia i "Grandi Poeti" con i poeti del Club, quasi a
    voler sottolineare l'assoluta adeguatezza e pertinenza
    della loro presenza nel contesto di questo saggio.
    Insomma brava, anche perché il saggio è scritto...
    saggiamente, e perché "si porge" nel modo più opportuno a
    una lettura attenta. In fondo poi leggerlo ha, in un
    certo senso, come un effetto consolatorio nel momento in
    cui ci si riconosce in alcuni tratti dei profili
    tracciati, come a dire, via, anch'io un po' contemporaneo
    forse lo sono.
    Un saluto.

    Franco

    [ ]

    Poetica contemporanea
    Contributo di: Donato Desiderat on Saturday, 31 March 2018 @ 23:27
    Riflessioni condivisibili da un punto di vista molto generale.
    Tuttavia, si omette del tutto di parlare di quello che la critica militante più
    ottusa degli anni '70 chiamava il filone antinovecentista, con tono piuttosto
    dispregiativo - oggi è chiaro quanto sbagliavano quei soloni della parola
    poetica.
    Basti portare a esempio l'opera dell'immenso Saba.
    Il recupero delle forme classiche della poesia, seppure aggiornate
    attraverso il lavoro innovatore del verso sciolto di matrice leopardiana,
    riesce a raccontare molto più in profondità il senso di smarrimento che
    percorre tutto il Novecento.
    E che dire delle terzine pasoliniane. E persino del respiro dantesco assai
    chiaro nell'ultimo Sanguineti.
    Alle volte,nel recente passato, si è confuso ciò che è formalmente
    complicato con ciò che è per ragioni intime dolorosamente complesso.
    Si è voluto disancorare il linguaggio dall'anima che lo parlava.
    Una scelta fallimentare, a ben vedere. La mimesi formale verso una realtà
    disaggregante rimane superficiale.

    « Parlavo vivo a un popolo di morti.
    Morto alloro rifiuto e chiedo oblio. »

    (Umberto Saba, da Epigrafe)

    [ ]

    Poetica contemporanea
    Contributo di: joshua on Sunday, 01 April 2018 @ 12:31
    Ciao patti. Happy Easter. Due appunti.

    Il primo. A che serve la rima in poesia? Ovvero: con cosa ha a che fare? Risponderei con ciò che chiamiamo la LOGICA, cioè quel rapporto di causalità tra parole, fatti, immagini, che costituisce, wittgensteinianamente, il MONDO, in questo caso il MONDO DELLA POESIA.

    In più conferisce al mondo un andamento inderogabile, ripetitivo, di insostituibile aiuto a ricordarlo o perfino a ricostruirlo a partire da un semplice fatto sonoro, il che è molto di conforto, visto che meno ci allontaniamo dal nostro rifugio verbale e più ci sentiamo rassicurati, a casa nel nostro vocabolario.

    Diciamo allora che la rima ha a che fare coll’identità, è una specie di Memento, anche se perdessimo la memoria, un sassolino di Pollicino per non cadere prede dell’Orco
    .
    Dunque non è un elemento decorativo, ma è piuttosto attivo o funzionale al desiderio, o all’ansia, di non
    farci disgregare dai fatti nel mondo.

    Non a caso agli albori della poesia non troviamo la rima, ma piuttosto il RITMO scandito dal piede, in battere o in levare o in qualsiasi loro combinazione o variante, con la sacra funzione di trasmettere le memorie più sacre e perfino di rigenerarle o ricrearle in un’attualità eternamente invariabile, perché da sempre a quel ritmo magicamente inchiodata. Ecco perché poesia viene da poiein, fare, realizzare, in un senso sacro, sacerdotale. Per spiegare: come nella Messa si trasforma il pane nel corpo del Cristo reale, pronunciando la formula rituale o come l’icona non rappresenta ma è presenza, o come la maledizione o la scomunica sono già la dannazione in atto, o come facendo il verso dell’orso lo sciamano è orso.

    Devo dire che ogni tanto ci ricadiamo in questa splendida tentazione di immaginare che il Mondo sgusci dalle parole o ne sia, più che la prole, il sosia, il doppio e che con altre parole esisterebbe un altro mondo.
    Purtroppo, me lo ricordo spesso tra me stesso e me-non-stesso, ROSA (nome) non sarà mai ROSA (cosa), come Bernardo di Cluny, dolorosamente, ricordava a Umberto Eco e ad Adso di Melk anche prima della tonsura.

    Secondo. Cosa consegue alla poesia dal nominalismo forte successivo alla distruzione del platonismo realista? Dal punto di vista del ritmo direi poco o niente, se penso a Baudelaire, al Rimbaud di prima delle Illuminazioni o a Mallarmé. Il mondo anglosassone (british) continua ad usare la rima tutt’ora, altrimenti si seve della più primitiva (scaldica) assonanza come grimaldello per una poesia meno ‘da camera’, specie sul versante yankee (come si vede nel padre putativo della poesia statunitense, Whitman). La Russia la rima ce l’ha d’obbligo letterario, a partire dalla riforma settecentesca di Lomonosov e l’ha mantenuta intatta, quasi come suggello di letterarietà, pur con le svariate varianti della tetrapodia giambica, da Puskin meravigliosamente trattata (vedasi lo stesso Brodskij, non a caso grande ammiratore di un altro gran rimatore come Auden). Quanto all’Italia sappiamo come la disgregazione ritmica sia cominciata già con le leve di Pascoli e d’Annunzio per poi continuare con le tenaglie di Campana Rebora e Sbarbaro, fino al forcipe montaliano di Satura (ma io non trascurerei il fromboliere Palazzeschi, specie negli sberleffi alla Tradizione). Alla fine, per tirare le MIE somme assieme ai MI’ imi, una sestina (che più monorima non si può), tanto per concludere inconcludendo (ché la poesia ognuno la fa torturando, o spremendo, come spiegava benissimo Eliot, gli altri non meno di se stesso) .
    LY
    n

    UN SOGNO DI ALESSANDRO A TIRO

    I sintomi sono chiari.
    La capretta manca, ma i somari
    belano alla destra di Dio. Le comari,
    occhi sgranati su argomenti amari
    o acidi, sfogliano i rotocalchi vari
    per compulsare impulsive astri binari

    come le Pleiadi. Che sono dispari
    non lo sanno tutti, ma i proletari
    lo sospettano e agiscono da veri corsari
    nell’arrembaggio, cioè le palpeggiano in vari
    modi, più o meno profondi, dimenticano i cari-
    vita e il fianco destro avanza come se gli Avari

    e le fantesche non entrassero nei particolari
    noti invece a Cesare - cui non sfuggono questi volgari
    dettagli, ma sublimati da una torretta. Finiti i preliminari,
    sorto il problema dei patti chiari,
    l’amicizia lunga non ne vuole sapere nulla di orari
    corti e di scale mobili. Che scrupoli non necessari

    hanno i morti! Quando scene simili si congelano nei documentari
    la mescola dei materiali sembra vari
    Wharol. Lo sanno monti e mari
    che lassù si scherza. Se non si aggrottano i notiziari
    la terra non fa una piega. I calamari
    giganti riposano con la pantera, lupo e agnello sono compari

    alla torpedine elettrica. In rossi filari scolari e labari.
    L’insegna balbetta di colui che viene e negli ossari
    la vita freme. Pochi o nulla gli spari.
    Qualche idea arretrata concepisce ancora destini bari
    e sparisce in animaletti più tutelari
    come antenati sociali o orsetti caritatevoli. Nei momenti amari

    ci raduniamo al desco e ricordiamo i cari.
    L’idea è morta. Viva l’idea! Ma che nessuno impari
    dagli errori fa parte delle ripetizioni. Vale per noi zingari
    come per gli astri e le materie stellari. Ci sono esempi di straordinari
    pascoli anche in cielo, dove si fondono tutti i contrari
    e dove il tempo, incontrandosi, non ci riconosce pari.

    Perché allora considerare emissari
    di giudici millenari i grilli parlanti razzolanti nei nostri diari
    del cosmo, dove meteore e impatti sono i rimedi ordinari?

    [ ]

    Poetica contemporanea
    Contributo di: telemaco on Monday, 02 April 2018 @ 19:20
    Quelle di Patti sono considerazioni del tutto condivisibili.
    Ho sempre pensato alla metrica come un modo che ha la poesia per indicare a chi la pratica che non tutte le parole vanno bene, per la prosa, democraticamente, tutte le parole sono utilizzabili, per la poesia no, devono essere scelte con uno scavo nelle possibilità espressive del linguaggio, devono soddisfare determinate condizioni. Queste regole variano col tempo, e addirittura possono essere personali, ad esempio di Arnaut Daniel, il poeta provenzale, si diceva che aveva un sistema metrico di composizione così complicato che poteva utilizzarlo solo lui. Il novecento ,per me, dal punto di vista dell’arte è stato un secolo grandioso, come il rinascimento, anche se, come il rinascimento , grondava sangue. E’ successo che le cose si sono mescolate, già il verso sciolto (cioè senza rima) nell’ottocento era schernito, col verso libero si sono scomposte e ricomposte le metriche. Saba usava una struttura di endecasillabi mescolati a settenari e a quinari. Anche Pasolini era nella modernità, i suoi versi lunghi sono liberi. La frantumazione metrica, come nell’esempio di Amelia Rosselli (un gigante nella poesia del 900) porta a una frantumazione dell’io, a una lirica che vuole esprimere anche la parte non cosciente, e anche quella oggettiva della personalità umana. E questa è una innovazione tutta novecentesca. Possono così convivere autori come Antoni Porta, il gruppo 63 con Cacciatore. Ognuno può costruirsi il suo schema metrico, ma in ogni caso questa presenza continua a rendere la poesia diversa dalla prosa. Penso che un lettore contemporaneo di poesia, e tutti noi siamo sostanzialmente lettori, debba per forza di cose essere in grado di apprezzare tutte le forme in cui essa appare, evitando il ridicolo di parteggiare per una “metrica” specifica come se fosse l’assoluto.

    ---
    telemaco

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    Poetica contemporanea
    Contributo di: cordaccia on Monday, 02 April 2018 @ 22:39
    Più andremo avanti, più saremo
    contaminati e dovremo giocoforza
    essere contaminati dal passato (con la
    sua immensa eredità),dal presente e
    dal presente futuribile se vorremo
    essere testimoni della
    contemporaneità. La contemporaneità
    poetica odierna (scusate la cacofonia
    :( ) deve fare i conti anche con l'
    ipertesto ,influenze social ,
    linguaggio globale , tutti elementi
    non applicabili a qualche decennio fa.
    Un processo di rincorsa iniziato con
    il verso libero in alternativa agli
    schemi metrici e ,ultimamente,con la
    ricerca di progressioni eufoniche e
    nuove soluzioni ritmiche (e qui al
    club c'è l'esempio di autori davvero
    notevoli ).Il 900 è stato
    un'esplosione cambriana , ma anche
    epoca di poeti sopravvalutati
    (secondo me Luzi ,Merini, Bukowski..)
    .Penso, comunque ,che a comandare alla
    fin fine sia sempre il gusto personale
    , a patto che si sia disposti ad
    accettare le inevitabili "evoluzioni"
    .
    Complimenti Patti per questa tua
    passione e per aver "tastato il polso
    " alla poesia con equilibrio e
    puntualità.
    ciao :)

    [ ]

    Poetica contemporanea
    Contributo di: ~*Maurizio*~ on Tuesday, 03 April 2018 @ 10:32
    Sì, certo, tutto vero e assolutamente
    interessante. Poi però ci sono quelli
    come me che, trovandosi per proprie
    necessità a scrivere, lo hanno fatto,
    non immaginando nemmanco per idea che
    la poesia potesse et dovesse seguire
    delle mode. Io, per esempio, all'epoca
    in cui ho dovuto svuotare il mio animo
    (?) scrivendo, non sapevo proprio
    nulla di Poesia; ama.la-pena ricordavo
    a memoria "Pianto Antico" e Brughiera
    di Luzi. Certo ora, dopo 7 anni di
    CdP, qualcosina l'ho imparata,
    e,questa tua, arricchisce ancor di più
    il mio piccolo bagaglio (24 ore) di
    informazioni.
    Resta il fatto che, all'epoca,
    scrivevo non sapendo nulla di metrica.
    Mi limitavo semplicemente a dare dei
    ritmi, delle cadenze, in base allo
    stato d'animo del momento. In quanto
    alle rime, il più delle volte le usavo
    per sdrammatizzare l'argomento; un po'
    a mo' de auto/canzonamento, va'.
    Inoltre, mi dava l'impressione
    che,ritmi -metrica- e rime, potessero
    aiutare ad imprimere nella memoria del
    mal capitato lettore, l'insieme di
    parole da me scritte.
    Per concludere, tutto vero e utile,
    quanto da te scritto ma, nonostante,
    lascerei un po' di spazio agli
    istintivi che scrivono per istinto e
    senza mode. Certo, tra questi, molti
    scrivono fregnacce, ma qualcosa di
    buono ogni tanto salta fuori, no?

    ---
    Qualsiasi cosa che sia un qualcosa di qualcos'altro
    in realtà è niente di niente.

    (Marge Simpson)

    [ ]

    Poetica contemporanea
    Contributo di: Mecroarco on Saturday, 14 April 2018 @ 22:01
    Allora, devo dire a malincuore che non ho trovato nessuna informazione rilevante
    per la mia crescita poetica, anche se imputo ciò non tanto alla scarsa qualità del
    testo (che, seppur non ritenga essere eccellente, non è nemmeno orrendo; diciamo
    che ha molto potenziale inespresso) quanto alla sua brevità. Secondo me, infatti, il
    tuo saggio è troppo stringato, troppo corto perchè possa avere una funzione
    didattico-manualistica oltre a quella didascalico-espositiva di cui di certo non
    manca. Se un giorno ti andasse di riscriverlo ampliandolo anche a diecimila,
    centomila parole, ti assicuro che lo leggerei (magari non in ritardo come questa
    volta) poiché può nascere solo qualcosa di buono da chi ha la volontà e la
    determinazione di mostrare al mondo la discrepanza fra la poesia pre-
    noveventesca e sulla post. Comunque, eccoti alcuni piccoli suggerimenti che mi
    sento di lasciarti per una futura revisione del tuo scritto. Spero che tu li ritenga
    condivisibili e utili.
    -Secondo me non è proprio con il Romanticismo che assistiamo ad "orizzonte degli
    eventi poetico", in fondo è l'altro lato della medaglia che condivide col
    Neoclassicismo, ma con il Decadentismo e, quanto meno in Italia, con la
    Scapigliatura. Seppur sia vero che il cambiamento vero e proprio arrivi con la
    Grande Guerra, credo che le basi per il suo avvento siano state gettate in quei
    periodi.
    -Parlare di astratto e concreto così mi sembra troppo vago e semplicistico. Anche
    nel Settecento si parlava di temi non solo attuali ma anche molto terreni. Per
    esempio, Parini si era occupato sia dei temi sociali ("Il Giorno") sia di temi
    ambientali (l'ode "Sulla salubrità dell'aria").
    Infine, prima di lasciarti volevo farti i miei complimenti per quella riflessione sul
    verso libero, davvero è la prima volta che la sento e non solo mi sembra
    ragionevole e sensata, ma mi chiedo come mai questo paragone sia così poco
    discusso.

    Mecroarco

    [ ]

    Poetica contemporanea
    Contributo di: Armida Bottini on Sunday, 07 October 2018 @ 16:03
    no prof. no della mia ignoranza non ridere. Grazie del ripasso. Ciao. --- Midri

    [ ]

    Poetica contemporanea
    Contributo di: Lorens on Friday, 12 October 2018 @ 16:40
    ... complimenti per la tua ricerca estesa nei tempi poetici
    del '900 ed oltre, viaggiando tra autori, contenuti, rime,
    endecasillabi, verso libero e quant'altro ...

    Rimango nella mia idea che la poesia e anche la prosa,
    devono illuminare il lettore con una emozione, sia questa un
    sorriso oppure una lacrima. Inoltre specialmente la prosa,
    penso debba essere espressa con una scrittura giornalistica
    e narrativa densa di fascino e seduzione letteraria,
    altrimenti come diceva il grande "Califano": "tutto il resto
    è noia".

    E comunque sia, sempre al bando le "supercazzole"
    rompiballe, e tu sai bene di quali autori parlo viventi in
    questo club.

    ciao
    Lorens

    ---
    Lorens

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