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     Una storia toscana   
     Tuesday, 20 March 2018 @ 10:45
     Leggi il profilo di: fred
     Visualizzazioni: 129

    Racconti

    Quando Giorgio compì i suoi tredici anni era già nota in tutto il paese e dintorni la sua precoce e spiccata propensione verso l’altro sesso, Giorgio era attratto dalle ragazze: ne era attratto in modo irresistibile e non c’era discorso, situazione o fantasia che contemplasse la possibilità di pensare ad altro, insomma: una vera ossessione. Il fatto che fosse anche garbato e di gentile aspetto rendeva tuttavia benevolo il giudizio che la gente aveva di lui e questa sua precoce propensione veniva da tutti considerata come una manifestazione di quella “beata gioventù” che tutti gli adulti dicono di rimpiangere così che, quando lo incontravano, gli uomini di questa prospera e tranquilla provincia toscana gli ammiccavano quasi vedessero in lui un emulo delle loro vere o presunte ma spesso millantate virtù amatorie e le mamme, pur aumentando istintivamente la pressione della loro presa sul braccio delle figliole, non riuscivano a trattenere un benevolo sorriso avvertendo esse stesse il sottile fascino galeotto del “dolce mascalzone” cosa che spesso accade, a dispetto della saggezza femminile, nelle donne di tutte le età.
    Forse fu proprio la considerazione in cui era tenuto e la benevolenza di tutti che produsse presto in lui la convinzione che, negli affari di cuore e dintorni, ogni cosa gli fosse permessa e, cosa ancora più curiosa, che fosse permessa solo a lui. Così quando vedeva un suo coetaneo tentare un qualche approccio amoroso con una fanciulla ne restava infastidito e tanto faceva tanto brigava che si intrometteva e finiva quasi sempre che riuscisse a subentrare al rivale nelle grazie della ragazza. Il paese insomma era il suo territorio e istintivamente non permetteva a nessuno di appropriarsi di quelle che considerava le sue femmine, al massimo concedeva i suoi scarti ma sempre con molta riluttanza.
    Quando Giorgio compì i suoi ventun’anni aveva ormai avuto modo di far l’amore con quasi tutte le belle della zona, dal paese, dove abitava fino al borgo dove era andato a scuola tutte le ragazze lo conoscevano, e lo consideravano come le ragazze di San Frediano consideravano Bob prima e Tiron poi nel romanzo di Pratolini.
    In verità spesso erano proprio le ragazze a cercarlo e a rubarselo tra loro e lui naturalmente stava al gioco.
    Solo Sofia, la bella figlia del proprietario di una delle due trattorie del paese, già sua compagna di scuola fino alla terza media era, tra le giovani per lui degne di nota, quella che aveva sempre mostrato disinteresse per lui, sembrava immune al suo fascino e questo a Giorgio proprio non andava giù. Lui aveva tentato un qualche approccio ma aveva la sensazione di essere stato ignorato, non considerato ed a sue più esplicite avance si era sentito rispondere con un garbato e cortese rifiuto. Così pur continuando come una farfalla a posarsi di fiore in fiore, il pensiero che c’era chi gli resistesse cominciò a turbargli il sonno e pian piano anche la veglia fino a diventare un vero e proprio chiodo fisso.
    In un paese toscano le feste non mancano di certo, e fu proprio durante una di quelle belle feste estive, scanzonate e pagane dove Bacco ridiscende dall’olimpo assieme a tutti i suoi satiri per sciogliere le briglie a uomini e donne, che Giorgio decise di rompere gli indugi e passare decisamente all’offensiva.
    Il fatto successe proprio durante il ballo in piazza. Sofia ballava con Lapo, Un bel giovane, il figlio del cantoniere che studiava da ingegnere a Pisa. I due ragazzi avevano l’aria di divertirsi molto tanto che quando finì il valzer restarono in pista e quando venne annunciato il fox assunsero la postura per ripartire.
    Fu a quel punto che Giorgio si intromise tra i due:
    - Ora basta Sofia, ora tocca a me!
    - Tocca a te cosa?
    Per tutta risposta Giorgio prese con decisione il braccio di Sofia e scostandola da Lapo fece per trascinarla via
    Lapo afferrò istintivamente la spalla di Giorgio trattenendolo, e gli ringhiò minaccioso
    - Oehhh nini…….
    In un istante l’attenzione di tutta la piazza si polarizzò sui tre giovani, anche i discorsi più impegnati si interruppero, un silenzio attento discese di colpo su tutti i presenti, e proprio quando gli occhi di tutti, compresi quelli del parroco e della farmacista, erano attenti a decifrare la situazione, Sofia, che con uno scatto si era liberata dalla presa, tolse decisa la mano di Lapo dalla spalla di Giorgio, poi messasi davanti a lui e guardandolo fisso negli occhi gli mollò rapida uno di quei ceffoni che, anche se solo Giorgio poté valutarne la forza, tutti poterono valutarne il fragore.
    Il ragazzo rimase di sasso, sbalordito, per qualche secondo restò immobile, poi proprio lì davanti a lei e sotto gli occhi di tutti, compresi quelli di Lapo, del parroco e della farmacista, scoppiò in un pianto dirotto, indicibile; si girò lentamente e a piccoli passi e a testa bassa andò a nascondersi dietro il palco dell’orchestrina su una delle panchine davanti al belvedere . La musica riprese forte a calmare in parte il brusio che s’era alzato, qualcuno riprese a ballare poi via via tutti gli altri, ma tutti continuarono però ad ammiccare e ridacchiare tra loro.
    Stava ancora lì quando dopo una ventina di minuti si sentì toccare sulla spalla, era Sofia, da sola.
    - Senti … mi dispiace, non dovevo colpirti, non ce n’era bisogno… scusami… davvero… ma pure tu….
    - Non devi scusarti di nulla , sono io che devo farlo! Ma vedi…. io non so quello che mi succede…. è da un po’ che…..
    Non riuscì a finire la frase per via dei singulti e delle lacrime che scendevano giù come se piovesse.
    Si sposarono la primavera successiva, non c’era motivo di aspettare; Giorgio, il cui babbo aveva la macelleria sarebbe subentrato nell’attività paterna e Sofia lavorava già alla trattoria dei suoi tenendo la contabilità e aiutando in cucina.

    Ai tipi romantici e sensibili si consiglia di interrompere qui la lettura: Grazie di averlo fatto e magari fatemi sapere se la storia vi è piaciuta oppure no.
    Per i tipi più disincantati e curiosi oltre che ,ovviamente, per i toscani la storia continua di seguito.

    Sono passati cinque anni da quando Giorgio e Sofia si sono sposati, ora abitano una bella casa nella parte nuova del paese, vicino alle terme, non hanno ancora figlioli ma sono ancora giovani e c’è tempo. La mattina escono insieme da casa, Giorgio accompagna Sofia al ristorante poi prosegue per la macelleria. Gli affari alla trattoria vanno bene , ora Sofia la gestisce in società con il fratello, Il Babbo, ora vedovo, si è ritirato nella casa che aveva in campagna oltre le teme nuove, quasi nel bosco, e si dedica finalmente a quello che avrebbe sempre voluto fare, caccia, funghi, tartufi…. Ha anche un magnifico orto con serra e contribuisce a rifornire con i suoi prodotti la cucina del ristorante dove nei periodi di piena viene ancora a dare una mano.
    Giorgio continua a lavorare nella sua macelleria, anche il suo babbo, sebbene ancora giovane, si è trasferito con la mamma nella casa-fattoria che avevano verso Pian Cerreto e ora si dedica solo all’allevamento, garantendo per la macelleria del figliolo carni di ottima qualità. Gli affari non potrebbero andar meglio e la macelleria ha una clientela vasta e consolidata, molti vengono addirittura da fuori ma è particolarmente frequentata da signore del posto pronte a giurare che la carne di Giorgio, Solo bestie di pura razza chianina, è la migliore di tutta la provincia, e probabilmente d’Italia: quindi dell’universo intero.
    Ma la carne di Giorgio è anche debole, i cromosomi non sono acqua , l’omo è omo , e le vezzose clienti che lo assediano certo non lo aiutano a mantenersi probo.
    E’ così che già da qualche tempo Giorgio si trova nella condizione di non potersi sottrarre a qualche scappatella extraconiugale anzi col passar del tempo il “qualche” è divenuto un aggettivo decisamente inadeguato.
    In borghi piccoli, chi ci vive lo sa, è difficile mantenere la riservatezza ma è tuttavia possibile, più difficile è non confidare a nessuno, nemmeno agli amici, le proprie imprese ma ci si può riuscire, quello che è assolutamente impossibile è impedire che lo facciano gli altri o le altre. Fu così che per la confidenza di qualche ex amante trascurata a qualche altra ex amante trascurata la voce si era sparsa. Naturalmente, come spesso accade, i mariti sapevano delle scappatelle delle mogli degli altri ma nessuno sospettava, o non voleva farlo, che la cosa potesse riguardare anche lui e così Giorgio, senza contestazioni di sorta, era tornato ad occupare nella considerazione dei suoi compaesani l’antico prestigio. La cosa, per quanto ne avvertisse la criticità, non lo disturbava poi molto, teneva a Sofia e a suo modo l’amava ma, proprio come quando era adolescente, pensava che a lui tutto fosse consentito, che avesse insomma non solo una specie di diritto naturale di prelazione sulle femmine del suo paese ma anche una sorta di dovere imposto dalla necessità di onorare la considerazione di cui godeva.
    Così due o tre volte la settimana durante la chiusura pomeridiana, quando non raggiungeva Sofia impegnata col ristorante, aveva preso l’abitudine di dedicarsi alla sua bella di turno.
    Per evitare incontri importuni e inopportuni, imboccava la strada bianca che dalla cappellina della Madonna sale verso la pieve del poggio, su quella strada non passa quasi mai nessuno lui comunque per non dare nell’occhio, ci andava con Siro ed il bastone, per fare un po’ di moto diceva , una sana passeggiata col suo fidato amico. Quando poi sulla stradina incontrava la sua compagna di avventura i due si guardavano intorno: se non si vedeva anima viva e se il tempo lo permetteva, si infilavano su per un sentiero sino ad una di quelle alcove naturali che sembrano fatte apposta per esaltare la natura in tutti i suoi aspetti. Siro, ben addestrato, restava a far la guardia.
    Sui servizi di vigilanza che Siro riusciva ad offrire al suo padrone ci sarebbe molto da raccontare, vi assicuro che nessuno può assolvere a questo compito con la bravura e la fantasia di un breton. Una volta per esempio accortosi che un cacciatore si stava avvicinando troppo gli andò incontro e, quando questi lo vide, assunse una posizione di punta perfetta, da manuale, con la zampa alzata e la coda diritta, lasciando intuire la presenza di una preda nella direzione opposta a quella dov’era il suo padrone, naturalmente non c’era nessuna preda, ma il cacciatore rimase condizionato e si allontanò nella direzione suggerita da Siro. Un’altra volta che dei ragazzi stavano salendo per il sentiero si sdraiò a terra e cominciò a rantolare e guaire come se stesse male, quelli naturalmente gli si fecero intorno e lo soccorsero, ma intanto il suo padrone aveva avuto modo di evitare la sorpresa.
    Ma torniamo alla nostra storia; successe che durante uno di questi rendez-vous, mentre Giorgio e la sua amante procedevano trepidanti e già in preda al desiderio più abbracciati che a braccetto sul sentiero del bosco per guadagnare finalmente la riservatezza del loro nido, videro venire incontro a loro un’altra coppia che proveniva proprio dalla direzione del loro rifugio segreto.
    A Giorgio bastò uno sguardo: sentì il cuore impazzire nel petto poi subito dopo una rabbia rossa e fumosa gli accecò gli occhi. e il sangue cominciò a bollirgli nelle vene. Si bloccò in mezzo al sentiero e ringhiò:
    -“Tu che ci fai qui”
    -“Quello che ci vai facendo tu cornuto”
    Gli rispose calma Sofia. Dietro di lei Lapo con le mani sui fianchi lo osservava con atteggiamento di sfida.
    Giorgio prese Sofia per il polso e la trascinò via senza che lei facesse alcuna resistenza lasciando sul posto Lapo e l’imbarazzata signora, mentre Siro, che aveva già capito tutto in anticipo, li aveva anticipati sulla stradina.
    Cosa si dissero Giorgio e Sofia e se e come chiarirono la loro posizione ancora oggi in paese nessuno lo sa, forse solo Siro ma lui si guarda bene dal parlarne.
    Il fatto sta che in quella prospera, tranquilla, disincantata e a volte un po’ squallida provincia toscana c’è più di uno che dice di vedere ancora a volte Giorgio e a volte Sofia passeggiare per la stradina della pieve del poggio


     



    Una storia toscana | 3 Commenti | Crea un nuovo Account

    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
    Una storia toscana
    Contributo di: frame on Tuesday, 20 March 2018 @ 13:23
    Bella, puntale, scorrevole la scrittura, ottima la
    sintassi e la punteggiatura non c’è che dire. Se fosse un
    tema di classe direi dieci e lode. In questo contesto e
    alle soglie del 2020 invece trovo che lo stile sia un po’
    troppo d’antan. Mi ricorda, con le dovute riserve del
    caso, lo stile D’Annunziano in “Le Novelle della
    Pescara”. Anche Italo Svevo amava scrivere novelle hostì,
    non molto diverso per genere alle storielle che
    raccontavano le mie povere zie intorno al camino
    all’inizio del secolo scorso. Insomma, avendo doti
    scrittorie come le tue, io che son barbaro d’animo e di
    fatto, avrei optato per uno stile un po’ più attuale, più
    immediato e più conciso, ma soprattutto avrei evitato di
    raccontare faccende paesane consuete, sciape come il
    vostro pane tanto per capirci bene, e che oggi non fanno
    ridere più manco i polli. Per tutto questo ti condanno
    (si fa per dire) a commentare almeno dieci tuoi colleghi
    scrittori che, da troppo tempo ormai, aspettano
    speranzosi la grazia di un tuo commento.

    ---
    Frame

    [ ]

    Una storia toscana
    Contributo di: franca canapini on Tuesday, 20 March 2018 @ 17:27
    E' che la Toscana e la Toscanitudine non vanno più di moda. Vedi Renzi. Io sono
    orgogliosa di essere toscana e di vedere la mia terra tratteggiata in una storia un
    po' alla Boccaccio. Il serioso e burlone frame potrebbe avere un po' di ragione
    nelle sue motivazioni, ma a me la tua storia è piaciuta lo stesso.
    Ciao
    franca

    [ ]

    Una storia toscana
    Contributo di: Mecroarco on Wednesday, 21 March 2018 @ 23:22
    Una simpatica storia che si lascia leggere molto volentieri al netto di qualche errore (o forse solo scelta) sintattico. Rispetto al tuo testo precedente devo dire che sia la trama sia soprattutto la tua abilità narrativa sono migliorate notevolmente, direi anche esponenzialmente se considero anche la capacità descrittiva grazie alla quale il lettore è immediatamente immerso nel vivo del racconto. Il brano mi sembra filare senza troppi intoppi tranne all'inizio della seconda parte poiché mi sembra un po' troppo farraginosa e dettagliata. Tuttavia, il problema è che, come già anticipato, trovo che ci siano delle scelte sintattiche non molto felici, soprattutto a livello delle virgole. Infine, ho apprezzato tantissimo come ha tratteggiato la figura di Giorgio in maniera molto documentaristica, come se stessi studiando un esemplare maschio di una specie animale molte focosa (specie che mi serbo il diritto di nominare Giorgius Tuscolanus). Insomma, una bella prova letteraria rovinata un po' dalle virgole ma comunque meritevole di una mezza stella Mecroarco

    [ ]

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