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     Tradurre, è scrivere la stessa cosa?   
     Monday, 15 January 2018 @ 12:15
     Leggi il profilo di: Dacar
     Visualizzazioni: 431

    Saggi

    Io, appassionato di letteratura (e per letteratura intento tutto ciò che in quest’idea è compresa) sono stato sempre interessato alla qualità delle traduzioni. Quante volte ho sentito la necessità di acquistare più volte la stessa opera, sia in prosa che in poesia, presentata da traduttori diversi? Molte volte, e ho potuto notare che spesso, molto spesso, non avviene ciò che Umberto Eco ha definito: Dire quasi la stessa cosa. Ma dice, in assoluto, una traduzione la stessa cosa dell’originale? Posso azzardare che, quando trattasi di prosa, più o meno ciò avviene; ma quando ci avventuriamo nel campo della poesia, ebbene, è un altro discorso.
    Questa introduzione, perché? Perché molto spesso, a me, che modestamente sono un traduttore della Commedia di Dante in dialetto Napoletano, è stata fatta l’obiezione: «Ma, in realtà non dici le stesse cose di Dante, ovvero le dici in un modo totalmente diverso». La prima affermazione è falsa, la seconda ha un notevole fondo di verità.
    La prima affermazione è falsa, in quanto nella mia traduzione, si rispecchiano le tre Cantiche dantesche, e intendo l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, proprio come il Poeta ha inteso che fossero.
    Le seconda affermazione ha una sua verità nel fatto che, se facciamo la traduzione inversa napoletano-italiano, non riavremo mai la Commedia di Dante.
    Andiamo a fare qualche esempio relativo alla prima Cantica, che è quella che per la maggior parte sono riuscito fino ad oggi a completare, e quando dico “completare” intendo in stesura definitiva.
    Canto primo, versi 1 - 9

    Nel mezzo del cammin di nostra vita
    mi ritrovai per una selva oscura,
    che la diritta via era smarrita. 3
    Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
    esta selva selvaggia e aspra e forte
    che nel pensier rinova la paura! 6
    Tant’ è amara che poco è più morte;
    ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
    dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte. 9

    Traduzione in dialetto napoletano

    gGiovene no, ma manco viecchio ancora
    pe n’arvorata ascura me ne jevo,
    pecché la strata iusta era perduta, 3
    ca pe ’na mala via m’ero abbiato. 3
    E comme faccio a ddicere comm’era,
    tanto trummiento a ll’anema mme deva, 4
    chest’arvorata tutta ntruppecosa
    ca âllicurdalla mo, iesco vrodetto. 6
    È ’sta furesta arzenta comm’â morte
    ma d’’a sarvezza ca mme vene ‘a chesta,
    v’‘o ddico doppo, mo ve conto ’e guaie. 9

    Per prima cosa (in napoletano “mprimmese”) viene subito all’occhio una evidente particolarità: per tradurre i primi 9 versi del Canto ne ho impiegati 11, e precisamente sono doppi i versi 3 e 4. E questo per rendere meglio ciò che il Sommo intendeva che il lettore recepisse.
    Ora cerchiamo di tornare dal dialetto all’originale:

    Giovane no, ma neanche vecchio ancora
    per una selva oscura me ne andavo,
    perché la strada giusta era smarrita 3
    ché per una cattiva via mi ero avviato. 3
    E come faccio a dire com’era,
    tanto tormento all’anima mi dava, 4
    questa selva tutta scabrosa
    che a ricordarla, ora mi caco addosso? 6
    È questa foresta aspra come la morte
    ma della salvezza che mi viene da questa,
    ve lo dico dopo, adesso vi racconto i guai. 9

    Anche il più maldestro dei lettori si accorgerà che, mentre dell’idea generale del Poeta tutto è rimasto, ciò che è cambiato è il modo in cui l’idea è presentata.
    A questo punto una domanda è d’uopo: «È valido ciò che è stato fatto?», o non è stata praticata una “violenza” al testo del Sommo?
    Risponderemo nel prossimo contributo se, a quei pochi lettori che vorranno seguirmi, la cosa interessarà.

     



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    Tradurre, è scrivere la stessa cosa?
    Contributo di: Mecroarco on Monday, 15 January 2018 @ 17:36
    Devo ammettere che questa tua breve disamina sulla validità delle traduzioni l'ho trovata interessante. Certo, un argomento del genere andrebbe trattato molto più approfonditamente, tuttavia già da questo testo si evincono spunti interessanti (il significato che, bene o male, resta il medesimo ma la forma con cui viene espresso è irrimediabilmente differente dall'originale) e la tua grande passione e l'impegno che profondi in questa tua (ardua) attività di traduzione. Per quanto riguarda il discorso sulla liceità della traduzione in poesia, io sono di questo parere: i componimenti devono essere tradotti per consentire al lettore di comprendere appieno il messaggio che il poeta voleva veicolare, ma, assieme alla traduzione, deve essere fornita anche la versione originale, in modo che si posso godere anche dell'aspetto stilistico, metrico ed estetico dell'opera. Continua così!

    [ ]

    Tradurre, è scrivere la stessa cosa?
    Contributo di: telemaco on Thursday, 18 January 2018 @ 00:18
    E’ un tema importante e complicato quello che poni, anch’io sono un dilettante appassionato di traduzioni e voglio dirti la mia opinione sull’argomento.
    La prima cosa da considerare è la lettura nella lingua di partenza, nella sua collocazione storica, prendendo una parola di Dante : “donna” ,come esempio,
    Dante non la usa mai nel senso in cui la usiamo noi, donna non è una persona di sesso femminile, ma è “domina” una persona femminile che domina i pensieri e i sentimenti, il suo maschile non è “uomo” ma “domino” o “donno” (..questi pareva a me maestro e donno…). Quando dice “la mia donna”, non intende la fidanzata o l’amante o la moglie, ma una figura allegorica che gli domina la mente. Quando dice
    “la nostra donna”, non intende una fidanzata condivisa, ma la madonna, che secondo il suo pensiero “domina “ i pensieri di tutti (i cristiani). Anche il Petrarca usa la stessa parola nello stesso senso (… colei che sola a me par donna), non intende certo che Laura è l’unica che gli sembra una donna e le altre non lo sembrano nemmeno, vuol dire che laura gli domina i pensieri. Questa divagazione per dire che se uno non fa una lettura corretta, anche la traduzione diventa fuorviante.
    Poi bisogna decidere cosa si vuole fare, e qui c’è la grande libertà del traduttore, tutto è accettabile, basta definire chiaramente l’operazione che si vuole fare.
    Posso decidere di mantenere fedele il lessico, e magari rinunciare agli aspetti metrici e all’equilibrio dei suoni.
    O al contrario posso modificare il lessico per mantenere l’effetto armonico.
    Posso decidere se usare il linguaggio del nostro tempo o usare un linguaggio coevo al testo.
    Io preferisco la fedeltà al lessico del testo all’interno però del linguaggio contemporaneo.
    Ti do la mia opinione sulla tua traduzione, un lavoro importante, una sfida, io conoscevo la traduzione in dialetto veneto di Giuseppe Cappelli (del 1875), riporto l’inizio:
    A meza strada de la vita umana
    Me son trovà drento una selva scura,
    Che persa mi gavea la tramontana.
    Come far dei so orori la pitura,
    Che de quei poco più fa oror la morte,
    E ancora a sol pensarghe go paura !
    Un spasemo go avudo cussi forte,
    Che m' ha '1 sangue giazzù, ma dirò quelo,
    Che ho visto prima ch'abia bona sorte.
    Come ghe fussi entrà sapialo el cielo,
    Tanto insonà mi gera in quel momento,


    Io penso che togliere la struttura a terzine, se non si sostituisce con un’altra struttura forte, significa togliere molto all’esperienza della lettura dantesca, il rischio è di farne un riassunto prosastico. Con versi che non ci sono come: “vora mi caco addosso? “
    Il rischio è quello di avviarsi verso la strada della parodia. Ovviamente anche la traduzione è un’operazione creativa, e ciascuno deve avere la libertà di percorrere la strada che vuole. In ogni caso la tua operazione è valida, in qualche modo c’è sempre un tradimento, traduttore = traditore, anche quando non sembrerebbe.

    C’è una poesia (che ho tradotto) di Sutardji Calzoum Bachri e che esprime bene il significato di tradurre, e che ho fatto mio.


    Io tradurrò

    e volerò col mio corpo dentro il tuo corpo
    tradurrò i miei capelli dentro i tuoi capelli

    se la tua mano non può dire quello che dice la mia mano
    tradurrò le tue mani nelle mie mani

    se la tua lingua non può fare quello che fa la mia lingua
    entrerò nella tua lingua con la mia lingua

    se le tue dita non possono sfiorarmi
    Sgranerò le mie dite contro le tue dita

    se l’energia del tuo sangue scorre da altre linfe
    Tradurrò il mio sangue con il tuo sangue

    se i tuoi intestini digeriscono altri cibi
    trasporterò i miei intestini nei tuoi

    se il tuo sesso non è il mio ti presterò il mio sesso

    così le nostre carni saranno una sola carne
    Il nostro spirito un solo spirito

    e sarà la tua ferita a farmi sanguinare.


    ---
    telemaco

    [ ]

    Tradurre, è scrivere la stessa cosa?
    Contributo di: Elysa on Thursday, 18 January 2018 @ 21:00
    è di sicuro un argomento interessante e importante soprattutto per chi si avventura o per lavoro o per piacere nella traduzione di testi esteri o antichi...io non ne ho di certo le capacità però mi è piaciuto leggerti --- Elysa

    [ ]

    Tradurre, è scrivere la stessa cosa?
    Contributo di: Anais on Saturday, 20 January 2018 @ 12:02
    È un argomento interessante anche se purtroppo ultimamente, mi sono
    allontanata dalla letteratura, non capisco Dacar perché hai dovuto aggiungere
    alcuni versi, era indispensabile? Oppure hai fatto un'operazione creativa?
    come dice telemaco, in quel caso cambia anche la valutazione della resa.
    Tempo fa ho tradotto x mio piacere personale alcune poesie di Emily
    Dickinson, e ho cambiato alcune parole ma quello che ho provato era sintonia
    con il pensiero della poetessa, sentivo di esprimere esattamente il suo sentire,
    perlomeno, me ne illudevo.
    Anche revisionando scritti tradotti dall'inglese ho potuto constatare che non è
    sempre possibile una traduzuone letterale a rischio di travisare i contenuti.
    (Queste le mie scarse esperienze in materia)

    Per cui tradurre è sempre un po' tradire, in un modo o nell'altro.
    Le poesie dal russo, leggevo ad esempio, cambiano e perdono tanto
    dell'originale nella traduzione in inglese. E come fare con il testo a fronte se
    non si conosce il russo o il cinese?
    Bisogna fidarsi?

    [ ]

    Tradurre, è scrivere la stessa cosa?
    Contributo di: PattiS. on Sunday, 21 January 2018 @ 22:15
    mah...rimaniamo al senso vero della traduzione. Cioè permettere a persone che
    non conoscono la lingua originale dell'autore di poterne beneficiare. Così mi posso
    leggere la Wisława Szymborska, anche se non conosco il polacco. Si dice
    che la
    poesia che resiste e rimane potente anche in traduzione sia la migliore. Perché il
    traduttore toglie, ovviamente. Mi immagino quella furbetta della W.S. quanti
    giochetti di assonanze, linguistici e di doppi, o tripli sensi abbia fatto in originale.
    Purtroppo questo non sempre è possibile riportarlo in un'altra lingua. Per questo a
    volte leggo poesia americana contemporanea che tradotta in italiano sembra
    appiattita sul foglio, prosa con gli accapo. Per non dire degli scempi che hanno
    fatto del mio amato Rimbaud....è che tradurre è una questione di scegliere: cosa
    salvo? la musicalità, il significato letterale? La metrica? E come la mettiamo con la
    polisemia? Però se la poesia mondiale circola è grazie alle traduzioni. Se per la
    prosa i professionisti traduttori possono svolgere egregiamente il loro impegnativo
    e sottopagato dovere, per i poeti la faccenda si complica. Personalmente non amo
    le personalizzazioni cioè, quando il poeta che traduce si espone troppo e magari
    non ha vera conoscenza della lingua da tradurre (capita anche quello...). Ci sono
    poi gli intraducibili come Mallarmé o Celan (secondo me). Mi
    viene anche da pensare: allora i poeti che hanno più successo internazionale sono i
    più facilmente traducibili? Comunque resta un esercizio utile per tutti i poeti, pure
    io ne ho fatte. A volte è bello confrontare anche come diversi poeti traducono la
    stessa poesia.
    Personalmente amo leggere principalmente nelle lingue che conosco e
    appoggiandomi alla traduzione in caso di difficoltà.

    [ ]

    Tradurre, è scrivere la stessa cosa?
    Contributo di: A.Sal.One on Monday, 05 February 2018 @ 05:15

    Mi complimento per questo
    tuo intervento nei saggi
    e aspetto il prossimo.

    Bene

    ---
    Un Sal.uto

    [ ]

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