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     Natale 2006   
     Tuesday, 09 January 2018 @ 11:00
     Leggi il profilo di: Kenji
     Visualizzazioni: 403

    Poesie

    NATALE 2006



    Quando salii gli scaloni
    con la romanticissima idea
    di buttarmi dalla rupe
    vestito da Peter Pan

    "te lo immagini un peter pan invecchiato
    sfracellato tra gli scogli? non è triste e bellissimo?"

    c'era una di quelle musiche natalizie
    non ricordo
    se era il tu scendi dalle stelle
    suonato live

    ricordo che ci stava uno di quei cieli
    che quando spalancai le braccia
    come V sotto la pioggia
    al di sopra del porto di Agropoli
    stavo quasi svenendo di malinconia

    A Natale 2006
    stavo zitto
    per tutto il cenone
    che mia cugina Laura
    si preoccupò per me

    spalancai le braccia
    dicevo
    e sotto quel cielo
    poteva accadere tutta
    l'Apocalisse dei vangeli
    e il destino si spalancò davanti
    e potevo vedere l'astronave di Independence Day
    e se passava una farfalla dei lumi
    o babbo natale in volo
    non sarebbe cambiato molto

    A Natale 2006 scrissi una poesia
    che augurava morte e dolore
    all'umanità
    e se fosse passata una cometa
    e se avessi potuto esprimere un desiderio
    ci sarebbe caduta addosso

    spruzzata tra le guance
    da quell'umanità
    come lo spumante
    alla mezzanotte
    del loro mondo parallelo

    mentre GP mi chiamava a casa e offese mio padre per errore
    avevo spento il cellulare
    e mi cercava di corsa per le strade
    per riempirmi di pugni

    "piccolo poetucolo del ca.zo
    io ti ammazzo" e altre cose così disse a mio padre

    ma non ci beccammo
    noi stupidi piccoli geniali poeti
    non eravamo che flut difettati
    crepati già
    al primo brindisi

    o al suono magico di quei vecchi messaggi
    dei vecchi cellulari
    che solo a sentirli
    erano insieme un film d'amore
    e una chiamata in guerra

    cin cin Amico

     



    Natale 2006 | 16 Commenti | Crea un nuovo Account

    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
    Natale 2006
    Contributo di: dario moletti on Tuesday, 09 January 2018 @ 17:49
    bella con giuste dosi d'amaro e qualche oliva a galleggiare nelle onde di un martini/ sarò il primo anche se arrivo da lontano a sfregiare il tuo muro? vorrei poter lasciare un'impronta che dica sette dita di spessore, ha questa poesia tale e quale a un arma contundente che ci difenda dai massacri vigliacchi in Turchia. a rileggerti magari pagaiando in qualche fuga, con gli spari tra le grida degli uccelli ciao...un amico

    [ ]

    Natale 2006
    Contributo di: Carmen on Tuesday, 09 January 2018 @ 18:55
    Originale struggente bellezza partorita da chi ha le mie radici.. Quante volte anch'io ho immaginato quel volo, sopra lo schiumoso mare d' inverno e stop al dolore senza desideri e punizione e vendetta per chi non capiva. Ma sì, anche pietà. Bravo --- Tutto ciò che è assoluto appartiene alla patologia. Friedrich Nietzsche

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    Natale 2006
    Contributo di: Elysa on Tuesday, 09 January 2018 @ 19:40
    molto bella --- Elysa

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    Natale 2006
    Contributo di: Sandro Moscardi on Tuesday, 09 January 2018 @ 23:54
    L'immagine è molto forte ed è di un gesù bambino fasciato ( come si usava tanto tempo fà, non so se per necessità contingenti o per qualche credenza mal riuscita)E questo contrasto fra l'onnipotenza di un Dio e la sua condizione umana percuote tutto il testo. Bella Poesia dove la tensione fa esplodere le parole. , Ciao. Sandro

    [ ]

    Natale 2006
    Contributo di: clair79 on Wednesday, 10 January 2018 @ 13:16
    In anticipo con i tempi in ritardo con il mondo, questo Natale! Genio vero. --- «... Speriamo piova, la stampa se ne accorga e voglia darne la notizia, triste.»

    [ ]

    Natale 2006
    Contributo di: Ganimede on Wednesday, 10 January 2018 @ 14:15
    Io non me lo ricordo il Natale 2006, però avevo un vecchio Samsung...
    qualcosa, morto di inedia nel luglio del 2012 e mi dispiacque molto. È
    stupido come a volte ci si affezioni incomprensibilmente a degli stupidi
    oggetti, magari per un colore, un suono.... così come è difficile dire perché
    certi ricordi rimangano impressi più di altri. Per me, la consapevolezza
    poetica, si evince anche dalla capacità di rendere intoccabili certi ricordi,
    riporli in una specie di zona franca emozionale, a prescindere da cosa
    dicano o rappresentino per chi li vive e trascrive o non rappresentino per
    chi li legge. Così, dove tu non senti nessuna necessità di descrivere
    visivamente quel cielo, ecco che attraverso l’ondata emozionale che tale
    consapevolezza porta con sè, esso può assumere una sembianza ben
    definita e molto personale nella percezione di chi legge. Un cielo sotto il
    quale si profila qui l’immagine di un Peter Pan che sembra rivendicare
    rabbiosamente le basi negate da un mondo che però non regala. Lacune
    che accompagneranno per sempre e tanto vale capirlo, imparare a
    conviverci, trasformarsi in mostri divoratori di lacune così che esse non ti
    possano inghiottire per prime. Bravo come sempre anche se per un motivo
    che non riesco a portare a galla nemmeno dopo qualche riflessione, questa
    poesia mi ha colpito un poco meno di altre tue.

    ---
    Nadia Rizzardi
    ---"Cristo è ateo" Ivan Kramskoj.

    [ ]

    Natale 2006
    Contributo di: scoriaindustrial on Wednesday, 10 January 2018 @ 18:09
    Le tue capacità narrative spiccano e così la semplicità genuina con cui le esplichi. Spicca anche la notevole capacità di liricizzare ed elevare dei "normali" momenti della propria vita (non è così "anormale" augurare morte e dolore all'umanità:-) e di confezionare perfettamente piccoli raccontini introspettivi in versi. Usi sapientemente tutti gli "ingredienti_" del racconto e tanti della "poesia" per creare atmosfera e farla aleggiare sul lettore. --- "Scopavamo l'amore nella stanza e la polvere ci respirava fino a soffocare" - scoriandustrial -

    [ ]

    Natale 2006
    Contributo di: Dema on Wednesday, 10 January 2018 @ 19:57
    Una storia. Immagini e particolari vissuti raccontati con una semplicità geniale. La consapevolezza della propria esistenza al limite della sopportazione umana di poeta. Dema Paolo De Martini

    [ ]

    Natale 2006
    Contributo di: trimacassi on Friday, 12 January 2018 @ 17:13
    Ho letto i tuoi due commenti di oggi, da abla e alla mia, e
    mi è sembrato di percepire irritazione per certi
    apprezzamenti sulle nostre poesie. E poi non capisco quella
    espressione “ pecora segue pecora “ ma che vuoi dire ?
    Esibisci un disappunto che non c’è motivo di mettere per
    iscritto. Tu scrivi in un certo modo, prosaico, con
    espressioni giovanili, del tipo slang, come in questa tua
    che ha parecchie note di merito, e nessuno ti ha mai
    criticato: è un modo come un altro, personalistico, che
    viene anche apprezzato, anche se a me non dice granché, come
    stile poetico.
    Ma non capisco il tuo ‘non condividere’ lo stile degli
    altri, e l’essersi abla riproposto in un modo più chiaro, e
    con una poeticità più pregevole, rispetto a testi più
    criptici del recente passato.
    Inoltre debbo dire che quello che a te sembra ‘goffo’ e
    ‘astruso’, a me sembra invece più consono a livello di
    espressione poetica, magari più aderente ad una visione di
    poesia dai canoni classici, dove tu cerchi di differenziarti
    con espressioni più moderne e più pertinenti alla tua età.
    Tanto ho voluto ribatterti, un po’ basito da quel ‘pecora
    segue pecora’ che non mi è sembrata una espressione, per
    così dire…elegante, ma forse un po’ stizzita.
    Ciao


    ---
    trimacassi



    [ ]

    Natale 2006
    Contributo di: evaluna on Sunday, 14 January 2018 @ 17:17
    Qualche mese fa rientrando al Club dopo lunga assenza mi ero imbattuta in un tuo splendido testo, ora torno nuovamente e trovo questa poesia a mio parere bellissima. Hai pubblicato qualcosa? Perchè le tue opere lo meriterebbero e io sarei tra quelli ben felici di acquistarle. Unico appunto (sono pignola, eh, lo so): flut inteso come calice si scrive flûte, a meno che non sia voluto e allora taccio. A presto! --- Evaluna

    [ ]

    Natale 2006
    Contributo di: joshua on Sunday, 14 January 2018 @ 22:52
    Che mi piaccia o no, specie nelle zone più vive, son carchi miei e me li tengo stretti per me.

    L’intervento è solo per dire che, fede per fede o speranza per speranza, credo che la poesia nasca da sonorità consonanti e/o contrastanti (prima la musica, come diceva Salieri) e da pensieri che ci si innestano.

    Ovvio che i pensieri non sono sempre musicali (e difatti esiston la filosofia tomistica e la Divina Commedia che l’adatta al suono - o la Summa se lo canterebbe e suonerebbe solo il papemerito - ed esiston Epicuro, che, almeno in greco, da digerire non è leggero, anche perché frammentato, ed il suo Lucrezio a propalarlo).

    Il problema è dunque se il suono fa pensieri e viceversa. Ma se un suono non c’è o il pensiero latita, che resta per una poetica?

    Per questo, se proprio uno vuol fare, o disfare, poesia, un qualche suono del (e per il) pensiero lo cerca o vice versa (o dovrebbe accorgersene egli stesso, che manca il presupposto per cui chiede di esser considerato poeta).

    Altro problema, infine, è che la presa diretta è presa diretta, documentario, mentre la poesia è sempre stata il film che uno se ne ha fatto (colonna sonora compresa, dal Big Bang al silenzio di fondo).

    Purtroppo le due modalità narrative non concidono, né lo possono, per il problema che realtà (e perfino irrealtà) e poesia non sono mai andati in compagnia (se non al prezzo di una magica dose di ironia, come Orazio satiro ci ha insegnato, chiarendoci così che, per metterli in paio, bisogna essere all’altezza di Orazio. Ma di Orazi non se ne trovano in tutti gli stazzi. Di Incuriazi forse).

    Prevengo un’obiezione possibile tra le tante (forse, però, quella più ‘f-attuale’): qualcuno dice che la poesia in presa diretta, chiamiamola per comodità e comprensibilità categoriale, POESIA LIRICA o, come dico io, del magic moment, è in opposizione frontale alla poesia che il magic moment trasforma, appunto, nel film che uno se ha fatto, la cosiddetta POESIA DI RICERCA o, come ripeto io, a neopallio fermo.
    Ci raccontano che la prima ricomprenda le ragioni del corpo, che l’estetica postadorniana ha relegato al campo incolto (beh, una certa ragione per temere gli istinti o le emozioni scatenate, Adorno doveva pur avercela, anche se la sua Ragione era così accostata alla Sophia greca da non consentirgli di scorger del tutto le buttanate storiche di Marianna), mentre la seconda privilegia una razionalità fredda, se non glaciale.

    Io credo che se si parte dal suono alla base della costruzione poetica, il muro costipato che sembra opporre le due ‘forme’ di poesia cada, poiché è proprio il suono a collocarle dalla stessa parte dell’Anima, che è insieme Logos e Mythos e il loro intreccio antico, fin dal balbettìo (lasciamo poi se uno preferisca la dodecafonia o l’eptatonia, quello che conta, per far poesia, è che l’intreccio ci sia o sia almeno ricercato e rintracciabile).

    [In gioco, lo so bene, ci sarebbe il pre-concetto di VERITÀ: se vi si approssimino di più il sogno, la realtà o il sogno della realtà. Su questo punto, o nodo di Gordio, io taglio sempre la testa al toro, dicendomi che la poesia non si dà neanche alla verità, e non perché sia vergine, ma perché, da vera prostituta sacra, si dà a tutti quelli che la desiderano ritualmente].

    Concludendo: meno si è in presa diretta più si è, io ritengo, imprintati per una sonorità poetica. Altrimenti si fa il giornalismo, il cronachismo o si continua a giocare a rimpiantino ( e a scriver flûte sbagliato come un QUALUNQUE analfabeta di ritorno facebookiano, che non fa bene all’italiano, né al francese, né a quella cura della scrittura, di cui un poeta per primo dovrebbe avere la procura, se proprio poeta vuol esserlo, dato che, è vero, nessuno lo obbliga a iscriversi al Circolo Universale dei treccani&gatti, ma nessun lettore è neppur egli obbligato a seguirlo, linguisticamente dico, nell’intifada al dizionario o nell’effetto di deriva verso lo sgarbo linguistico. Lo dico

    col dovuto rispetto – e stima e affetto, se mi è permesso - al principe di Salerno
    j

    …the Life is factual-almost casual-always sensual-usually visual: related to thought (William Carlos Williams)

    (…la Vita è fattuale-quasicasuale-sempresensuale- usualvisuale: in relazione al pensare. T.d.j)

    [ ]

    Natale 2006
    Contributo di: Auron on Sunday, 14 January 2018 @ 23:36
    "...non eravamo che flut difettati crepati già al primo brindisi ". Che dovrei dire? Tutto ciò che racconti è vero. Te l'ho detto altrove e te lo dico anche qui: Non hai nulla da invidiare a nessun altro poeta, scrittore, artista, generale guidaeserciti. Ci sto dentro, in ogni senso. "Scene di vita quotidiana" uscirà quest'anno e sarà un successo. --- "...siamo una barchetta di carta, in un mare d'inchiostro."

    [ ]

    Natale 2006
    Contributo di: indio on Monday, 15 January 2018 @ 13:59
    ...ottima poesia
    con una chiusa che esprime molto più delle stesse parole.
    bravo.

    (come il 3310 della nokia ...che era più che un banale-modesto telefonino).

    ---
    mitakuye oyasin

    indio

    [ ]

    Natale 2006
    Contributo di: zio-silen on Monday, 15 January 2018 @ 19:38
    Sono ancora tra quelli che non bisticciano (in senso figurato e retorico) tra poesia e prosa.
    Quindi - coerente con me stesso - per farmi piacere appieno questo componimento
    effettuerò qui di seguito l'esperimento della scissione dell'atono con aggregazioni toniche:

    NATALE 2006

    Salii gli scaloni con l'idea
    di buttarmi dalla rupe.
    Peter Pan invecchiato
    sfracellato tra gli scogli.
    Triste e bellissimo.

    Musiche natalizie ricordo
    e la pioggia sopra il porto
    di Agropoli. Stavo svenendo
    di malinconia a Natale 2006.

    Per tutto il cenone mia cugina
    Laura si preoccupò per me.
    Ci stava uno di quei cieli
    Apocalisse dei vangeli.
    Allargai le braccia
    sotto quel cielo e il destino
    si spalancò davanti, potevo vedere
    l'astronave di Independence Day
    la farfalla dei lumi
    babbo natale in volo.

    Quel Natale 2006 scrissi una poesia
    augurava morte e dolore all'umanità.
    Se fosse passata una cometa
    ci sarebbe caduta addosso
    mentre GP mi chiamava a casa e
    avevo spento il cellulare
    e mi cercava di corsa per le strade
    per riempirmi di pugni.

    Non eravamo che flut difettati
    crepati già al primo brindisi
    o al suono magico di quei vecchi
    messaggi dei vecchi cellulari
    che solo a sentirli erano
    insieme un film d'amore
    e una chiamata in guerra.

    Cin cin Amico.



    Stelle di apprezzamento ordunque... per l'estratto lirico che, volente o nolente, ti appartiene.




    ---
    zio-silen

    [ ]

    Natale 2006
    Contributo di: PattiS. on Monday, 15 January 2018 @ 20:17
    Beh, Lord Kenji potrebbe benissimo baipassare (scritto come flut) Lord Byron e
    raggiungere direttamente Wordsworth con i suoi spot of time del The Prelude.
    Scrittura forse più di tradizione anglo/americana (Beat Generation) che italiana –
    anche se la canzone impegnata italiana ne è sicuramente figlia (Bob Dylan, ecc.
    ecc.), Giustamente Josh si pone il problema dove collocare questo genere di
    poesie in Italia, attualmente, e se il lirismo (però vedi, quanto è ancora amato...)
    sia ancora rappresentativo della realtà (poetica)
    C’è da dire che Kenjii fa sempre proposte intelligenti. Mi preoccupavo persino se
    non ti fossi fossilizzato sui temi scolastici in una sorta di crescita bloccata,
    arrivando persino al patetismo . Poi però ho letto la tua penultima poesia, che mi
    era piaciuta molto (non sono riuscita a commentarla per diversi motivi). Allora ho
    pensato che Kenji ha il suo perché. Inserito di quella classe disagiata ben descritta
    da Raffaele Ventura in un libro che spopola tra quelli che avrebbero dovuto
    rappresentare l’élite dopo anni di studi ma che si ritrovano con un pugno di
    mosche, e costretti a prolungare l’infanzia e l’adolescenza perché non gli è
    permessa una maturità. Ecco che questo ripiegarsi sul Peter-Pan-esimo, questa
    gioia finta, questa adolescenza che dura sino oramai ai 40 anni, Kenji ne fa un
    grido di allarme, una sorta di poesia civile, ma di più: un urlo disperato. La
    messinscena come al solito è perfetta: un Natale, il 2006 in cui un ragazzo si
    vorrebbe ammazzare e vorrebbe odiare il mondo ma poi si accorge che no, va bene
    anche così – l’adattamento -. Tecnicamente sembra disordinata (le flut sono il
    solito vezzo, ma poi – io dico: se la crusca accetta che non si mettano i plurali –
    perché non li conoscono – nelle altre lingue, perché non riconoscere anche una
    dizione italianizzata anche delle parole straniere più comuni? Tornando al testo, mi
    piacciono diverse cose. Per esempio il salire della prima strofa con il discendere
    della terza. L’assonanza tra romanticissima della prima strofa e bellissimo della
    terza, questi collegamenti e intracci fanno molto bene alla poesia. Poi le
    esagerazioni: “stavo quasi svenendo di malinconia”, “il destino si spalancò davanti”,
    “piccoli geniali poeti”. Gli incisi semi-dialettali, i riferimenti colti: Prometeo vestito
    da Peter Pan (inedito), Le braccia spalancate e i riferimenti riferimenti biblici,
    cristologici (è Natale, ricordiamo). Poi ci sono la cugina, GP, il padre, anime
    comuni, come sono comuni certi atteggiamenti da “scugnizzo” e, sopra ogni
    parola (qualcuna anche di troppo, a dire il vero), campeggia la splendida letterina
    di Natale al vetriolo, contro l’ipocrisia del Natale stesso, e poi…perché tutto passa,
    la vita, i matrimoni, l’amore, ma forse, chissà…l’amicizia resta.

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    Natale 2006
    Contributo di: frank69 on Wednesday, 17 January 2018 @ 12:36


    Cin cin amico. Sta dietro questo brindisi la bellezza di questa poesia.
    Chissà cosa festeggia, certamente non il Natale 2006.
    Struggente e accattivante forse per la sua semplicità di esposizione
    che magnetizza il lettore.

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