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     Mezzapiotta   
     Monday, 08 January 2018 @ 12:15
     Leggi il profilo di: fred
     Visualizzazioni: 111

    Racconti

    Quando Mezzapiotta decise di sfruttare le messe della domenica mattina per raggranellare qualche spicciolo non aveva di certo immaginato quello che sarebbe successo, ma sembrava proprio una buona idea mettersi fuori la porta della chiesa all’uscita dei fedeli quando tutti ci sentiamo più buoni, nei pochi minuti in cui siamo ancora memori delle promesse appena fatte in cuor nostro e quindi più propensi a sganciare.
    Mezzapiotta era il soprannome che gli avevano affibbiato perché sdraiato su questo o quel marciapiede ripeteva ad ogni passante “ che me dai mezza piotta?”(1).
    Di età indefinita ma non vecchio, giravano strane storie sul suo passato, si diceva che fosse di famiglia facoltosa ma che avesse deciso, per un’innata sindrome anarchica, una sorta di avversione verso i vincoli di qualsiasi tipo, di vivere come uno straccione e straccione Mezzapiotta lo era davvero. Nonostante molti volonterosi gli dessero indumenti più che dignitosi con cui cambiarsi lui prediligeva una sorta di divisa fatta di feltro nero resa ormai semirigida e quasi lucida da uno strato di sudiciume appiccicato sopra, strappata per necessità in corrispondenza delle articolazioni per consentire a queste di esercitare la loro funzione: una sorta di armatura insomma. I capelli neri lunghi e mossi avevano la consistenza della stoppa ed il barbone era sempre ispido e unto.
    Io Mezzapiotta l’ho sempre visto vestito in quel modo, solo d’inverno aggiungeva un cappotto che, sotto le ampie placche di sudicio, doveva essere di tweed e se pioveva si bardava con una serie di teli di plastica opportunamente sagomati e fissati con elastici. Tutto il suo patrimonio era in due grosse buste che teneva su una lambretta, se possibile più stracciona e sporca di lui, con la quale girava in uno stato di perenne equilibrio instabile. Come facesse quella lambretta a funzionare ancora è sempre stato un mistero ma tant’è.
    Mi capitò di fare amicizia con lui quando un giorno dal fornaio lo vidi comprarsi un panino con la mortadella e poi insistere con il cassiere per pagarlo mentre questo, per evitare ogni contatto, voleva regalarglielo , subito dopo uscito anch’io dal negozio l’ho trovato sul marciapiede:
    “Che me dai mezza piotta?”
    “Scusa ma perché hai voluto per forza pagarlo…”
    “perché a me non me deve regalà niente nessuno io la robba la pago!”
    “si ma poi chiedi i soldi a tutti “
    “che c’entra questo è lavoro”
    “Mi pare giusto… solo che mezza piotta non ce l’ho va bene lo stesso un euro? “
    Il sorriso che mi ha fatto, tra il bonario ed il furbastro, non l’ho mai dimenticato
    “Come te chiami?”
    “Goffredo”
    “ciao Goffrè sei n’amico.”
    Così da allora ogni volta che ci incontriamo ci salutiamo e scambiamo due parole e qualche spicciolo.
    Orbene, il fatto che un poveretto sia tutte le domeniche davanti ad una chiesa è abbastanza usuale e nessuno in genere ha niente da dire, la cosa è di solito ben tollerata e anzi, suscita spesso amorevole comprensione; ma nel caso di Mezzapiotta non si trattava solo di un poveretto bensì di un poveretto incredibilmente sporco e come dire… non proprio profumato.
    In ogni parrocchia che si rispetti ci sono numerose iniziative caritatevoli, le dame di san Vincenzo hanno in questo campo una tradizione secolare e benemerita (lo dico senza ironia), e ad una periodica riunione di queste venne fuori il problema.
    “Scacciarlo non si può, anche se ci sono tanti poveri costretti ad esserlo mentre per lui sembra una libera scelta, chi siamo noi per giudicare?”
    “Però qualcosa bisogna pur fare…. la carità significa che ci si deve occupare di chi ha bisogno e non di lasciare che le cose vadano come vadano”
    “Certo così è una vera indecenza”
    “E no! andiamoci piano chi stabilisce cosa è decente e cosa non lo è ? probabilmente se avessimo incontrato San Francesco coperto di stracci o peggio ancora nudo avremmo detto che era indecente….”
    “Ma no! Se permettete non è per una questione di decenza ma di igiene….ci sono i bambini…. .”
    Davanti all’argomento “igiene” e “bambini” nessuno osò più opporsi ad un qualche intervento. E’ strano come certe parole diventino in particolari momenti una sorta di parola d’ordine davanti alla quale ogni difesa crolla sono come dei passe-par-tout che aprono ogni porta e mettono colui che non ne subisce il potere evocativo in balia del biasimo generale. Queste parole simbolo non restano sempre le stesse, ma variano con il mutare di quella che un sociologo definirebbe “società civile” ma che a me che non sono sociologo sembra più o meno moda. Ma torniamo alla storia.
    Le brave dame discussero a lungo, fecero varie ipotesi di intervento ma nessuna sembrava potesse essere ad un tempo sufficientemente caritatevole ed efficace finché a qualcuno venne l’idea che sembrava il classico uovo di colombo:
    Mezzapiotta avrebbe potuto continuare tranquillamente la sua vita e la questua domenicale sulla porta della chiesa purché si fosse ripulito, almeno quel tanto che lo avesse fatto rientrare nei limiti della comune decenza;
    e poiché non era possibile che potesse ripulirsi vivendo per strada le brave dame decisero che si sarebbero prese l’impegno di lavarlo periodicamente, almeno una volta al mese. Infine, per costringerlo ad accettare, gli avrebbero posto un ultimatum: o ti fai lavare o niente questua domenicale.
    Nonostante la sua indole idrofoba Mezzapiotta accettò il patto e le brave dame gasate dal successo organizzarono entusiaste il lavaggio.
    Si decisero di farlo nei locali della parrocchia, in una casa privata sarebbe apparso sconveniente, ma essendoci nei locali a loro disposizione solo una doccia, decisero di attrezzarsi anche con una grossa, enorme tinozza di plastica protetta da un telo tenda che faceva da separé nello spazioso antibagno. Una semplice doccia, si dissero, non sarebbe riuscita a togliere tutto quel sudiciume incrostato, ci voleva un congruo ammollo. Il tutto venne predisposto con cura e attenzione , spazzoloni, asciugamani, accappatoio, secchi, ciabattine, saponi, shampoo, bagno schiuma e quanto altro potesse servire all’impresa venne preparato per tempo, pensarono persino ai sali da bagno. Si decise anche di farsi aiutare dal signor Gaspare, una specie di sacrestano tuttofare, in fondo, anche se i poveri sono un po’ come gli angeli, si trattava pur sempre di un uomo e, da sole, le brave dame avrebbero potuto trovarsi in qualche imbarazzo.
    Venne il giorno della storica impresa e nel locale attrezzato, come dovevano esserlo ai loro tempi le terme di Diocleziano anzi di più, Mezzapiotta fece il suo ingresso trionfale dispensando a destra e a manca i suoi pittoreschi sorrisi sdentati poi adeguatamente protetto dal tendaggio predisposto cominciò a spogliarsi e si infilò nella tinozza colma di acqua profumata e alla giusta temperatura. Alcune delle signore più esperte ed energiche armate di guanti e spazzole gli si fecero intorno e, sotto lo sguardo vigile di Gaspare, cominciarono l’opera.
    Quello che successe dopo non è ancora ben chiaro: le testimoni oculari si rifiutano di parlarne, quel che so l’ho saputo da Gaspare che durante il lavaggio, visto che tutto procedeva bene, si era dovuto assentare per qualche minuto ma quando era tornato aveva trovato Mezzapiotta mezzo insaponato e in tenuta adamitica che in piedi nella tinozza invitava le sue lavandaie a rendersi conto con mano della ferrea consistenza della sua attrezzatura sessuale mentre le buone dame esterrefatte ed impietrite erano, come ipnotizzate dalla scena, incapaci di qualsiasi reazione.
    Mezzapiotta dovette rinunciare alla questua domenicale, ma la voce fatalmente si sparse e lui ricevette dalla vicenda una tale popolarità che supplì abbondantemente alle mancate entrate. Infatti tutti i buontemponi del quartiere presero più che volentieri ad intrattenersi con lui per farsi raccontare, dietro compenso, la sua versione dei fatti fu così che Mezzapiotta sperimentò che i fedeli della domenica erano in fondo meno prodighi dei burloni. Lui da parte sua, per tener vivo l’interesse, dei fatti accaduti ne dava ogni volta una versione diversa e via via più colorita. Già! perché secondo la sua filosofia questo fa parte del suo nuovo lavoro ed il lavoro è lavoro e va fatto con zelo e fantasia.


    (1) In vernacolo romanesco la “mezza piotta” erano le 50 lire di metallo (“piotta” = 100 lire.)

     



    Mezzapiotta | 4 Commenti | Crea un nuovo Account

    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
    Mezzapiotta
    Contributo di: frame on Monday, 15 January 2018 @ 18:22
    Ciao Fred

    A me dispiace vedere un racconto che dopo otto giorni sta
    ancora a zero di commenti. Credo sia la prima volta in
    dieci anni che si verifichi una cosa del genere in questo
    sito. Non sono affari miei e probabilmente allo scrittore
    del testo qui sopra, frega poco o niente anche del mio
    parere, però consentitemi di dire che, per correttezza,
    anche soltanto per spirito di partecipazione, prima di
    postare qualcosa si dovrebbe anche commentare le altrui
    prodezze letterarie. Non c’è bisogno di mollare stelline
    a destra e manca, se ne può parlare anche male, ma
    l’indifferenza, in qualunque sito del web è la peggior
    cosa. Invece si verifica, quasi regolarmente, che i primi
    a non commentare sono proprio quelli che scrivono. Dice,
    perché non ti fai i cavoli tuoi? L’ho già detto nella
    premessa, la mia non è una critica ma soltanto un’amara
    considerazione. E non venitemi a raccontare che dei
    commenti non frega niente a nessuno perché non ci credo
    assolutamente. È un contro senso perfino una barzelletta.
    Se uno posta qui dentro è perché si aspetta perlomeno un
    commentino. E allora, casso, se proprio ci tenete a
    prendere in mano carta e penna, perché prima non leggete
    e commentate anche le altrui menate? Altrimenti il
    giochino si ferma, senza commenti gli manca la benzina.
    Detto questo direi che il tuo racconto mi è piaciuto a
    metà, insomma senza lode né infamia, non è scritto male,
    ma ho trovato il tema poco originale, anzi, oserei dire
    un poco, soltanto un pochino scontato.

    ---
    Frame

    [ ]

    Mezzapiotta
    Contributo di: Mecroarco on Monday, 15 January 2018 @ 21:49
    È una storiella simpatica, non un pezzo di alta letteratura ma nemmeno uno
    scarabocchio. Secondo me, il tuo racconto è un po' troppo compresso, nel senso
    che, per renderlo più interessante, avresti dovuto espandere delle situazioni
    appena accennate (come la tua amicizia con lo straccione) e rendere più organico
    il testo, poichè l'inizio e la fine mi sembrano non molto connessi (ma questa è una
    sottigliezza). Di tutto il racconto, ho apprezzato soprattutto la congrega delle pie
    donne: sono riuscito proprio a visualizzarle, tutte timorate di Dio ma timorose dei
    germi (e il rimando a Helen Lovejoy de "I Simpson" è una chicca!). Tuttavia, la vera
    critica che muovo a questo testo è che sintatticamente lascia un po' a desiderare,
    dal momento che hai lasciato indietro qualche virgola nella penna (pardon, nella
    tastiera). Comunque, non disperare, ora della fine non era così male.

    [ ]

    Mezzapiotta
    Contributo di: frank69 on Wednesday, 17 January 2018 @ 18:36


    Uno straccione che ha saputo attirare la mia attenzione per un bel po’.
    Non c’è che dire Goffredo…
    O forse è stata la tua capacità che ha saputo creare una scorrevole storiella,
    senza pretese, ma indubbiamente piacevole da leggere.

    [ ]

    Mezzapiotta
    Contributo di: Viridis on Wednesday, 17 January 2018 @ 21:44
    Il tuo straccione è molto simpatico e l'idea di fargli fare
    un bagno purificatore in quel contesto e con quell'exploit
    finale è davvero divertente.
    Un po' meno mi è piaciuto come hai distribuito punteggiatura,
    maiuscole e "d" eufoniche (un editor mi ha detto: se ne trovo
    una nell'incipit, nemmeno leggo il manoscritto!)


    ---
    viridis

    [ ]

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