Maschere

Thursday, 14 December 2017 @ 13:45

Leggi il profilo di: Viridis

Una, nessuna o centomila? Che la festa cominci! Ho cento e più maschere da esibire stasera e un vestito di lapislazzuli.
Ci sono Pietro, le Gine, il Poppy e la Maddy, i fratelli Cilecca, le famiglie Pelagatti e Cagneschi... Quanta gente mioddio! E musica rock a incendiarmi le vene:

Ciao a tutti, eccomi qua! Come stai? Che piacere vederti! Io? Molto bene. Fantastico. Splendido. Ma davvero?

Quella signora laggiù non mi ha visto arrivare, o forse mi ha visto e non mi vuole incontrare. Con sublime nonchalance, getto la maschera della Formalità-radiosa e indosso quella della Curiosità-interessata (non sia
mai detto che qualcuno mi ignori):

Ehi, ci conosciamo? Chi sei? Io sono…

Caspita, questa donna m’intriga, però cosa perdo, se mi fermo con lei? Un uomo magari, il principe azzurro. Così tolgo la maschera della Curiosità-interessata (comunque lei è già mia) e indosso quella della Necessità-contingente:

Scusami cara, sto morendo di sete. Ti spiace? Torno subito.

Il mio incedere verso il buffet è costellato di incontri e di maschere che muto velocemente, secondo le circostanze e gli umori: Regina-d’ascolto, Ingenua-maliziosa, Dissidente-con-grazia, Sempreverde-appagata, Guru-de-noantri…
Ma eccolo là, l’intellettuale psicotico che m’attrae da morire, fisicamente un incrocio tra Arthur Miller, Allen Ginsberg e Abraham Lincoln. Di sicuro straniero. Con lui inalbero la maschera che mi dà più soddisfazioni: la Hot- provocation:

Posso chiederti una cosa? (pausa per lasciargli il tempo di dire sì) Kan I kiss you?

Mai incontrato un uomo che avesse il coraggio di dire no (sono una bella donna) a una simile per quanto azzardata proposta, ma nel caso ho sempre pronte altre opzioni:

1. Scusami, è una penitenza che mi hanno assegnato.
2. Sei l’uomo più attraente qui dentro e non ho resistito.
3. Sto facendo un test… eccetera.

Parentesi: oltre i cinquanta, soprattutto se lui ha dieci o vent’anni di meno, la provocation può essere la stessa, ma ahimé devi cambiare maschera facciale (ti consiglio il Maternal-raptus) e scegliere tra le opzioni un sano entusiasmo per il suo papillon, piuttosto che per il cavallo dei suoi pantaloni.
Nell’aria cadono le note di Love my life a tutto volume. Vedo maschere d’ogni tipo che si buttano in pista e ballano come io, desperate housewive, probabilmente non so più fare. Dov’è la mia maschera Strazio-acuto? Ops, è già su.
Certo, mica sempre le maschere le metti e le togli. Semplicemente appaiono, senza che tu nemmeno te ne accorga.

Ho voglia di una sigaretta adesso. Indossando un velo di clandestinità sulla Maschera-neutra rasento i muri ed esco all’aperto.
“Ehi mom, una moneta per mangiare, prego”.
Il solito nero rompipalle. E’ proprio sulla porta, non posso schivarlo. Okay, frugo in cerca di una moneta e di una nuova maschera. Eccola: Democratica-bontà. Getto un euro nel suo cappelluccio sdrucito e mi allargo in un sorriso.
Grazie. Prego.
Non faccio in tempo a voltargli le spalle che quello mi toglie la maschera e la sostituisce con Stronzetta-melliflua.
Per fortuna mi è impossibile vederla, altrimenti mi riprenderei il mio euro e lo manderei a quel paese.
Azz, adesso che ci penso: per quante maschere io possa possedere ed esibire, ce ne sono altrettante, anzi infinitamente di più, che gli altri mi appioppano, volente o nolente. Un vero casino. Un eterno carnevale, che coinvolge tutti quanti e dura 360 giorni all’anno! Scopro con piacere che non mi dispiace sentirmi un’attrice circondata di attori più o meno consapevoli. La vita è teatro?
Sorrido divertita, seguendo le spire di fumo che dalla mia sigaretta si levano verso il cielo stellato. Ed ecco affiorare
la maschera della Gioiosa-solitudine. La riconosco, perché è come se mi allungasse gli occhi ed espandesse i tratti del mio viso. E’ l’ultima arrivata e mi è costata parecchio. Devo stare attenta a non romperla, perché è molto fragile. A non farmela rubare, perché è così rara che potrebbe far gola a molti.
Ma è tempo di rientrare alla festa, passando magari dalla toilette, per lavarmi le mani che puzzano di nicotina. Davanti a un enorme specchio, cerco di lavar via qualche residuo di maschera che mi è rimasto appiccicato sul volto.
“Attenta!”
Sento una carezzevole voce maschile alle mie spalle. Non faccio in tempo a voltarmi che lui apre il rubinetto accanto al mio e prende a lavarsi le mani. E’ un tipo sornione, elegante, baffi e pizzetto bianco e specchiante calvizie.
“Non posso crederci! – dico – Lei è…”
“Pirandello Luigi, piacere, ma dammi del tu.”
“Il piacere è tutto mio, maestro. Di maschere, appunto, stavo dissertando nella mia mente.”
“Lo so. E scusami se ho interrotto i tuoi lavacri. Volevo solo avvertirti che se togli tutte le maschere, sotto non c’è nessuno, niente, il nulla.”
“L’avevo immaginato, Luigino. Ma ora che l’ho scoperto, cosa posso fare per non finire in un ospedale psichiatrico come il Vitangelo Moscarda del tuo Uno, nessuno e centomila?”
“Purtroppo conosciamo solo ciò a cui riusciamo a dar forma mia cara, quindi non puoi far altro che costruirti. Come una casa, sissignora, come un’impresa edile.”
“Ma come? E’ tutta la vita che mi sento ripetere: Sii te stessa, sii te stessa!”
“Ahahah! Gli umani sono davvero bizzarri e da trapassato provo molta tenerezza per loro. Se ne vanno in giro con le proprie maschere, senza neppure sapere di indossarle. E sii te stesso, sappilo, è la più grossa cavolata che potevano inventare!”
“Credo di aver capito, anche perché il signor Nessuno o il Nulla mi sembrano un tantino anti-sociali. E’ disperante, però.”
“Ribadisco – mi interrompe il vecchietto – c’è un solo modo per essere se stessi.”
“Okay, dimmi cosa devo fare.”
“Nulla, per l’appunto. Ci hanno già pensato i tuoi avi a spruzzarti dentro un po’ di DNA e i tuoi genitori e i tuoi maestri hanno completato l’opera. Non devi far altro che arrenderti alla vita, sviluppando orecchie da Star Trek per captare i suoi messaggi. Non forzare niente e soprattutto lascia che le tue maschere appaiano spontaneamente, senza che te ne debba vergognare.”
“Bella lezioncina, maestro, la condivido in pieno. E adesso che abbiamo le mani pulite, che vogliamo fare?”
“Andiamo a ballare, naturalmente. Lo senti? Questo Occidentalis Karma è irresistibile!

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