Orchidee a Bangkok

Tuesday, 05 December 2017 @ 10:30

Leggi il profilo di: trimacassi

Credo di averlo già postato qualche annetto fa, ma lo voglio rimettere per un mio intimo piacere…Spero vogliate gradire. Buona lettura.


Orchidee a Bangkok…



Di quel viaggio mi rimasero dentro parecchi ricordi cari…
In aereo avevamo parlato di un po’ di tutto, scambiandoci molte confidenze, così, tanto per rompere il ghiaccio, e per fare un po’ di conoscenza.
Io m’ero sbilanciato a raccontare qualche episodio della mia vita, più intimo, più personale, e l’avevo sorpreso col narrare della mia ingenuità, nel mio percorso giovanile, tutto sommato da bamboccione, anche se l’aria che avevo (oggi)e gli atteggiamenti che assumevo, facessero supporre tutt’altro. Avevo raccontato alcuni aneddoti della mia vita di allora, che lo dimostravano, e ne rimase molto divertito.
Raccontai, per esempio, di quando uscii per la prima volta dalla mia città, all’incirca ventenne, per andare a Genova, ad iscrivermi in quel Compartimento marittimo che era più trafficato, e dove sicuramente avrei ottenuto una chiamata più lesta per un imbarco come allievo ufficiale. Mia mamma, donna all’antica e timorata di Dio, che credeva di sapere come andavano le cose del mondo, mi aveva consegnato un po’ di soldi, per campare almeno un paio di giorni prima di tornare, e mi aveva raccomandato ‘attento a non farteli fregare, perché il mondo è pieno di filibustieri che vivono fregando il prossimo, mettendoti le mani in tasca senza che te ne accorgi mentre ti danno discorso…’
Ed io camminavo costantemente o viaggiavo in bus, sempre con la mano sul cuore, cioè sul portafogli nella giacca…
Oppure di quella volta, quando a sera, nel vecchio e malandato alberghetto in una delle viuzze meno raccomandabili della Genova antica, che mi avevano indicato come ‘poco costoso’, quando la persona addetta alla ‘reception’(chiamiamola così !) mi domandò con sufficienza se volevo ‘la coperta’ per la notte, dissi tra il perplesso e il confuso ‘direi di no, tanto la notte mi sembra essere abbastanza calda…’ lasciando il mio interlocutore più perplesso di quanto lo fossi io…
Anche lui, il mio dirigente-capo, si sbottonò più di quanto, in consuetudine, le gerarchie lavorative permettessero, ma visto che avevamo entrambi facce da bravi ragazzi, lo fece di buon grado permettendomi di dargli del ‘tu’, la qualcosa generò subito un trend confidenziale.

Ora non starò qui a raccontarvi di tutte le avventure, o stranezze, capitatemi in quel viaggio,sarebbe troppo lungo, ma seguirò solo l’istinto di narrarvi la sola prima giornata passata a Bangkok. Ci accolsero all’aeroporto con una lussuosa limousine, che ci accompagnò in uno dei più famosi e distinti alberghi della città ( il Dusit )
Lui, penso, per farmi sentire al settimo cielo, in cambio di quella affettuosa e inusitata amicizia che era nata tra noi, consentì che mi fosse assegnata la suite che sicuramente era prenotata per lui. Ed io veramente non stavo più nella pelle. Telefonai subito a casa per dire a mia moglie che ero sì, arrivato, ma in Paradiso: due o tre stanze con moquette e salotti, due bagni, vassoi di frutta e vasi colmi di orchidee sgargianti dappertutto, un vai e vieni di inservienti amorevoli e sorridenti che controllavano che non mi mancasse niente, e mi trovavo quasi nell’imbarazzo di non sporcare niente, di non mettere niente fuori posto e, poi, aperta una porta finestra, mi trovai in una veranda giardino con l’erbetta, con amache, sdraio, cuscini e ombrelloni, che dava su un enorme e accogliente piscina. Mi bastava pigiare un bottone e arrivava una deliziosa ragazza con le mani congiunte a saluto (…sawadi kap …), un sorriso meraviglioso
e con la vocina suadente “what do you like have ?” E cos’altro avrei potuto volere ? benedetta ragazza dagli occhi mandorlati ! mi bastava restasse…(anzi no, questo non posso dirlo, qualcuno in casa potrebbe leggere questo mini racconto…)
Passate le prime ore di meraviglia, con la mente svanita nel ‘ma sogno o son desto ? ma sta proprio succedendo a me ?’ uscii per aspettarlo nella hall, e vedendo che non arrivava mi presentai davanti alla sua camera, e qui mi presi il primo rimprovero “non devi mai venire a trovarmi, intesi ?” E chi se move più ! Ho capito nulla e tante possibili cose, ma non andai più a bussare…
Poi un giro per la città in taxi, poi un po’ a piedi di qua e di là, ed infine in un caratteristico e raffinato restaurant francese (più adatto, forse, per suggestivi incontri amorosi), dalle luci poco soffuse, una cenetta davvero deliziosa, a raccontarci delle nostre vite , della carriera, del futuro.
Verso le 22, prima di rincasare ( l’indomani saremmo partiti per Giakarta che era la sede del nostro lavoro di marketing) una lunga e spensierata passeggiata per un rione tra i più noti della Thailandia, Pat Pong, ma qui si potrebbe già iniziare un’altra storia…Sarà per un’altra volta…forse.

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