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     A pesca con lo zio Giuseppe.   
     Wednesday, 29 November 2017 @ 12:30
     Leggi il profilo di: cir228
     Visualizzazioni: 317

    Racconti

    A pesca con lo zio Giuseppe



    Lo zio Giuseppe era un uomo di poche parole, fisico asciutto di media statura, e con un paio di baffi che gli davano l’aspetto da uomo duro e autoritario; in realtà era l’uomo più buono di questo mondo. Quando noi pestiferi ragazzini, figli e nipoti, mettevamo a dura prova la sua immensa pazienza, lui messo alle strette faceva finta di arrabbiarsi alzando la voce; ma dopo alcuni minuti era tutto finito. Ricordo come fosse ora , e con l'esatta impressione di uno specchio, quando lui organizzava la pesca delle rane nonché quella delle anguille, dandoci appuntamento alle cinque del mattino fuori casa sua. Per noi ragazzi non era tanto la pesca che ci dava l’emozione, ma era tutta la preparazione che ne seguiva, che ci trasmetteva quel senso d’avventura carico di entusiasmo; cioè quelle semplici azioni di organizzazione che precedevano la partenza; tipo preparare la rete, prendere il setaccio la pala, la zappa, e che dire dei sacchi di iuta che servivano per la raccolta delle rane. Puntualmente all’orario stabilito, ( per lo zio era sempre tardi a qualsiasi ora arrivavamo) mi diceva sempre: dai muoviti che siamo in ritardo; mi facevo trovare davanti al suo portone, dove mi aspettava lui, e il figlio. Il sacco con le provviste era stato già preparato la sera prima, non è che nel sacco vi fosse un gran che, solo alcune merende fatte con la mortadelle; la mitica mortadella, che posta nel mezzo di due fette di pane caldo fondeva leggermente quel poco grasso esistente nella fetta e dava un sapore al pane a dir poco squisito, poi nel sacco in oltre vi erano due bottiglie d’acqua, della frutta mista, mela, e qualche arancia; alcuni tovaglioli e basta non vi era altro, ecco questo era il pranzo. Ma questa e solo una cosa relativa, perché la vera signora della festa era la pesca. Lo zio quale esperto pescatore, conosceva come le sue tasche tutti i posti dove era possibile pescare in tutta tranquillità e senza pericolo per noi piccoli aiutanti. L’ultima volta ci ha condotto in un posto a ridosso del fiume Volturno; dove nelle giornate di piena per un piccolo cedimento dell’argine il fiume straripava quel tanto che bastava per dare vita ad uno stagno di lodevole ammirazione. Terminata la piena il flusso che aveva generato lo stagno s’interrompeva dopo alcune ore, isolando del tutto lo stagno dal fiume. (Come faceva poi o zio a conoscere certi posti, a sapere anche il movimento delle acque chi lo sa). La vita all’interno dello stagno abbondava, vi erano pesci d’ogni specie; rane, anguille e anche qualche serpente nero che nuotava a pelo d’acqua. ( lo zio diceva sempre non temete quella e solo una biscia non fa del male a nessuno) cosi noi piccoli aiutanti ci sentivamo rassicurati. La pesca era del tutto manuale, bisognava buttare fuori tutta l’acqua architettando una serie di paratie che la deviavano in alcuni canali artificiali, cosi facendo i pesci rimanendo all’asciutto divenivano facili prede; a tal punto da venire raccolti con facilita a piene mani da noi pescatori in erba; mentre per le rane e le anguille che richiedevano una pratica più impegnativa, lo zio usava un enorme guadino di fattura artigianale molto efficace, che ad ogni colpo di recupero risultava sempre quasi pieno di anguille e di rane. Era più il tempo che occorreva per preparare, che il tempo impiegato per pescare; cosi nel tardo pomeriggio sporchi di fanghiglia nera, dopo aver recuperato gli arnesi dell’avvenuta pesca, e dopo una sommaria ripulita dalla fanghiglia, individuato un posto all’ombra dove poterci sedere, mettevamo fine a tutte le operazioni per il consumo del pranzo. Anche il fatto di consumare il pasto in campagna, all’ombra di un salice faceva parte di quei momenti salienti, come quelli generati nel preparare il tutto la sera prima, raccogliere il pesce, che ancora colmo di vita, s'agitava sbattendo la coda; muovendo con vigore le pinne, con la speranza di poter guadagnare una via di fuga verso la vita, verso la libertà.

     



    A pesca con lo zio Giuseppe. | 4 Commenti | Crea un nuovo Account

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    A pesca con lo zio Giuseppe.
    Contributo di: frame on Wednesday, 29 November 2017 @ 14:36
    Da bambino anche dalle mie parti si pescava così. A quei
    tempi le rogge erano generose. Oggi le acque non sono più
    così limpide e sulle sponde devastate dalle martore non
    crescono più nemmeno i chiodini.
    I nonni invece non cambiano mai, oggi come allora sono
    sempre più importanti, veri pilastri della famiglia
    mantengono la tradizioni o quel poco che resta del
    passato che fu. In letteratura sono anche fonte
    d'ispirazione. Un po' sfruttato il tema, ma il pezzo
    anche se troppo breve per i miei gusti, il taglio web lo
    penalizza, è scritto per benino e la lettura risulta
    fresca, scorrevole e piacevole.
    Complimenti.

    ---
    Frame

    [ ]

    A pesca con lo zio Giuseppe.
    Contributo di: trimacassi on Wednesday, 29 November 2017 @ 16:13
    Passo poco di qua, ma questo l'ho letto e l'ho gustato
    parecchio, imparando pure diverse cose di questo tipo di
    pesca. Peccato per la poca lunghezza, e bravo per come l'hai
    raccontato

    ---
    trimacassi



    [ ]

    A pesca con lo zio Giuseppe.
    Contributo di: Lorens on Wednesday, 29 November 2017 @ 17:36
    ... mi confermi di essere lo stesso nipotino del "Presepe"
    in vetrina-poesie con questo empatico racconto di pesca con
    lo zio ...

    La forma grammaticale, sintassi e punteggiatura, trovano
    maggior scorrevolezza nella parte iniziale dell'esposizione
    per poi smarrirsi in parte nella zona centrale del brano tra
    qualche refuso e punteggiatura mancante.

    Il contenuto è di pregio con descrizioni e stati d'animo
    accurati di peculiare intensità narrativa.

    ciao
    Lorens

    ---
    Lorens

    [ ]

    A pesca con lo zio Giuseppe.
    Contributo di: Dacar on Friday, 12 January 2018 @ 15:29
    I ricordi son sempre letterari o, per lo più, lo diventano. E sono sempre più belli e, direi, più vissuti della realtà. Scorrevole e accattivante il tuo racconto.
    Un caro saluto. Carlo.

    ---
    Dacar

    [ ]

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