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     Il cervello è un ottimo schiavo ma un pessimo padrone   
     Friday, 20 October 2017 @ 14:00
     Leggi il profilo di: Parimal
     Visualizzazioni: 248

    Racconti

    La stampante laser continuava a emettere tabulati di ottanta colonne di righe di numeri che John guardava con attenzione e impilava con cura sulla sua scrivania.
    Lanciare una stampa di dati era una delle operazioni che più gli piaceva fare in ufficio.
    Era molto rassicurante sapere che adesso aveva tutte le informazioni necessarie per risolvere l'intricato problema di cui si stava occupando da alcuni giorni. Nella fabbrica, ogni singola operazione si svolgeva più o meno correttamente ma il risultato globale non era in linea con quello atteso e lui doveva sapere perché. Quel mese le cose non si presentavano per niente bene. C'era qualcosa nello schema di ripartizione dei costi di prodotto che non quadrava con la contabilità generale.
    Non aveva molta importanza quanto tempo ci avrebbe messo a guardare bene tutti quei dati, perché aveva la certezza che la soluzione sarebbe arrivata da lì. Si trattava solo di passare tutto col setaccio giusto, cosa tutt'altro che preoccupante per uno come lui.
    Il ticchettio della stampa che procedeva regolarmente gli rendeva il suo naturale buon umore e Claire passando di lì davanti al suo ufficio, se ne accorse immediatamente.
    "Vieni, vieni che ti faccio vedere!", disse John con aria disarmante, guardandola con piccoli occhi vispi dietro gli spessi occhiali.
    Claire non capiva bene come si potesse essere contenti facendo una cosa simile ma, col tempo, aveva smesso di preoccuparsi quando lo vedeva sommerso da rumore, carta e numeri. Quello che gli interessava di più era che così poteva fermarsi a scambiare due chiacchiere con con lui, allegramente. Senza contare che John era anche il suo capo e a lei faceva certo comodo andarci a parlare ogni tanto. Si appoggio di fianco con la mano sulla scrivania, stretta nei suoi pantaloni di colore beige rasato, guardando con poca curiosità quei tabulati.
    "Bene, bene", disse lui, soppesando il pacco di carta che intanto si era accumulato, "qui ci sono tutti i numeri che mi servono!"
    "Ma adesso basta, ci vuole proprio un bel caffè! Ne vuoi uno anche tu Claire? Te lo offro io!"
    "Ti farà bene, eh?"
    Claire annuì e si avvio a passo rapido verso la macchinetta, lì accanto.
    Andava sempre così; toccava a lei occuparsene, anche se era lui che le dava ogni volta la macchinetta.

    "John," esordi Claire con un po' di coraggio, "non pensi che sia il caso che mi occupi anch'io di questo 'tuo' problema?"
    "Magari finiamo prima; ci sono varie cose di cui ti vorrei parlare già da alcuni giorni e non vedo bene come comportarmi; ma so che ci costano tanto!"
    John la guardò sorpreso e un po' irritato. Era lui che sapeva cosa fare, era lui il capo. Era lui il responsabile della baracca. E poi non avrebbe mai permesso a qualcuno di risolvere un suo problema. Era capace di crearne uno solo per il gusto di risolverlo. Gli piaceva Claire, così carina e intelligente. Gli piaceva di averci a che fare con lei. E discutere con lei, ma non vedeva come potesse pensare di aiutarlo nell'analisi di quei dati; era così complicato anche per lui!. Al massimo avrebbe potuto organizzargli le carte e fare qualche verifica in produzione, ma tutto questo adesso non era poi così importante. L'idea che Claire aveva di se stessa in questo genere di cose non corrispondeva per niente alla sua e prima o poi avrebbe dovuto dirglielo, chiaramente. Per quanto riguardava i problemi di cui lei gli aveva appena accennato, le disse che si sarebbero visti l'indomani pomeriggio. Pensava di poter certamente risolvere il 'suo' problema nel giro di qualche ora.
    "Domani, mi dirai di questi tuoi nuovi problemi, cara", disse con tono accomodante. "Vedrai, li risolveremo tutti facilmente!"
    Claire, soddisfatta, prese la via verso la sua scrivania nella grande sala a vetri da dove poteva più direttamente seguire le attività che si svolgevano in fabbrica.
    Le piaceva il suo lavoro ma ancora di più le piaceva sentirsi parte di un equipe e condividere con altri degli obiettivi.
    In vita sua non aveva mai visto nessuno, capace come John, di risolvere dei problemi in modo così completo e definitivo ma era difficile prenderne parte senza sentirsi in qualche cosa inadeguati.
    Era affascinante vedere in azione John con la sua capacità di derivare, la sua sicurezza di procedere sulla strada giusta che lui stesso aveva tracciato. Come un cavaliere d'altri tempi con la sua armatura, andava dritto per quella strada, per compiere la sua precisa missione, senza più guardare né a destra né a sinistra. E diventava un bisturi sempre più affilato, sempre più sottile, sempre più in fondo.
    Claire capiva che in quei momenti, in quel mondo chiaro tutto suo, perdeva di sensibilità verso tutto quello che succedeva intorno a lui.
    In quei momenti toccava a lei ricordagli di ascoltare le sue sensazioni e anche cercare di spiegargli che cosa erano.
    Ma in quei momenti la sua mente laboriosa, piena di conoscenze e d'informazioni, non capiva. E continuava a funzionare proprio perché non sapeva.

    Claire però ci riprovava ogni volta, non voleva rinunciare alla sua vita.

    Parimal, settembre 2017



     



    Il cervello è un ottimo schiavo ma un pessimo padrone | 6 Commenti | Crea un nuovo Account

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    Il cervello è un ottimo schiavo ma un pessimo padrone
    Contributo di: Carmen on Friday, 20 October 2017 @ 20:44
    Un racconto pessimo dal punto di vista sintattico, grammaticale e contenutistico. Una trama di nessuno spessore, da starci male tanto è arido, prosciugato di intelligenza, vita e anima. La bellezza mi fa piangere e mi abbaglia. La bruttezza mi fa solo piangere. ---

    [ ]

    Il cervello è un ottimo schiavo ma un pessimo padrone
    Contributo di: PattiS. on Saturday, 21 October 2017 @ 16:51
    Mi ha attirato il titolo. Non è scritto benissimo, certe frasi non sono chiare. Però mi
    è piaciuto questa sorta di corto circuito tra macchina-uomo-coscienza (ho voluto
    leggerlo così). L'ambientazione anni '80 mi ha fatto un po' sorridere. Ti rileggerò.
    Ciao!

    ---
    Tanzt, tanzt, sonst sind wir verloren (Pina Bausch)

    [ ]

    Il cervello è un ottimo schiavo ma un pessimo padrone
    Contributo di: Ganimede on Sunday, 22 October 2017 @ 18:35
    Caro/a Parimal, cerchiamo di ragionare. Spero che non troverai offensivo il
    mio intervento ma ti dico sinceramente che non credo di aver mai letto un
    testo così mal scritto da quando sono qui. Il modo in cui hai proceduto con
    la stesura, al di là della tua competenza linguistico-lettardia che non mi
    permetto di giudicare, lambisce gli estremi del vero e proprio difetto di
    comunicazione. Diciamo pure che dalla terza parola in poi, si profila un
    simile tracollo delle strutture ortografica, grammaticale, sintattica, lessicale
    e semantica da far trasecolare (per questo spero tu non sia a capo di un
    équipe...:-)) no...anche perché, di solito, quando una persona scrive male e
    in maniera confusionaria (naturalmente non mi riferisco a stili di carattere
    surreale, astratto ecc.), raramente si spiega molto meglio a voce).
    Inoltre, il tema mi pare trattato in maniera un poco favolistica nonché priva
    di senso e concretezza , però è anche vero che, a prendere il sopravvento
    sugli affari aziendali, qui è il delinearsi di una figura un poco disturbata che
    pare eccitarsi solo in fase full immersion nell’esaltante (?) mondo della
    contabilità, fino a trarne una vera e propria ragione di vita (e dove pure,
    forse, sarebbe meglio lasciarlo...) e qui va anche bene, non fosse che
    nemmeno la morale della favola è del tutto chiara: a quanto vedo non ti sei
    premurato di palesare un collegamento plausibile tra le “sensazioni” di cui
    scrivi e la personalità borderline di un individuo incapace di favorire il lavoro
    di squadra, applicata alla realtà del cannibalismo industriale; in questo
    modo, il senso, appare ancora meno chiaro (che le prende a Claire? È
    innamorata del capo? È ossessionata dal lavoro di squadra (inutile visto
    che John si arrangia bene da solo)? È frustrata perché il boss non le
    concede le responsabilità che vorrebbe? Boh....)
    Sembra tutto un po’ assurdo, sconclusionato e insensato, però, l’idea di
    fondo non mi dispiace affatto e soprattutto le possibili ramificazioni del
    contesto.
    Resta da capire se un autore che scrive così, rechi in sè la disponibilità a
    considerare che le buone idee, da sole, non bastano (ma magari basta
    lavorarci su, specie se meritano!!) se non supportate da un costrutto
    accettabile. Un saluto e un augurio (tutti qui miglioriamo con un po’ di
    umiltà e buona volontà :-)

    ---
    Nadia Rizzardi
    ---"Cristo è ateo" Ivan Kramskoj.

    [ ]

    Il cervello è un ottimo schiavo ma un pessimo padrone
    Contributo di: Anais on Monday, 23 October 2017 @ 08:46
    Ma cos' è che dite, C e G?! Non è scritto così male come fate intendere, è arido
    xke parla di numeri fabbriche conti e calcoli?
    È vero che qualche errore c'è e verso la fine è un po' confuso, ma non è peggio
    di altri che ho letto, la Claire ha la sindrome della crocerossina, questo mi
    appare evidente, forse è ambiziosa, innamorata...
    Prova a rileggerlo, a sistemare qualcosa, è carino...e forse ha un seguito.
    Ciao.

    [ ]

    Il cervello è un ottimo schiavo ma un pessimo padrone
    Contributo di: Elysa on Tuesday, 24 October 2017 @ 10:18
    la penso come Anais...forse perché la sindrome della crocerossina ce l'abbiamo quasi tutte noi donne, alcune in maniera esagerata e pericolosa, ma non mi sembra questo il caso...da rivedere ma non così male --- Elysa

    [ ]

    Il cervello è un ottimo schiavo ma un pessimo padrone
    Contributo di: Sabina on Wednesday, 22 November 2017 @ 21:43
    sono una di quelle anime che leggono storie scritte da altri
    pensando di viverle

    ---
    Meti

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