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     Come le Winx   
     Friday, 29 September 2017 @ 17:30
     Leggi il profilo di: Anna S.
     Visualizzazioni: 240

    Racconti

    Bosco, esterno giorno.

    Minù inciampa con la Nike sulla radice, “Accidenti! E poi ho anche fame.” Si allaccia la scarpa, “C...o, è rovinata, come faccio a camminare adesso?”, le toglie entrambe e infila le ballerine nere di vernice “Non è il massimo in questo stupido bosco, almeno ci fosse un sentiero, niente!”.
    Lancia le Nike dietro il cespuglio, sfila lo zaino, si siede sulla radice, estrae la Kinder brioss e la fa fuori in due bocconi. Si pulisce la bocca con le mani.
    La casa è di fronte a lei, nel bel mezzo della radura, bianca, una staccionata di legno e fiori rossi alle finestre.
    Entra, c’è luce di mattino nella casa, i raggi del sole sul tavolo.

    Casa 1, interno giorno.

    Mamma è in cucina, davanti al fornello e fa il minestrone, papà in poltrona guarda la tv e beve birra.
    «Sono qua», dice, scalzando le ballerine che finiscono vicino all’armadietto d’ingresso.
    «Mangi?», le dice lei.
    «Non ho fame», risponde Minù correndo in camera.
    I rami del vecchio faggio battono sui vetri, si è alzato il vento.
    Col vento è meglio non partire, nel vento si perdono le tracce e i lupi possono annusare.

    Casa 1, interno notte.

    Si alza dal letto, sente i respiri regolari di mamma e papà, dormono. Scende le scale. Sono le quattro.
    Estrae la lama dal rasoio di papà, non deve far rumore.
    Sul lavandino bianco le gocce di sangue come macchie d’inchiostro, basta non pensarci. Il dolore è lieve, appena più di una puntura di spillo, la ferita: una x sopra il polso destro. È fatta, è stata brava.
    Ha freddo, copre i tagli con la garza, domani vi annoderà sopra il foulard rosso, dovrà ricordarsene, ma ora va a letto perché è stanca.

    Casa 1, interno giorno.

    «Devi fare colazione», dice mamma.
    «Sì», risponde Minù e addenta la focaccia, infila lo zaino ed esce.

    Bosco, esterno giorno

    Getta la focaccia tra le foglie di acacia e scavalca gli arbusti spinosi più in là, conosce la strada.
    Arriva sul sentiero e si ferma a guardare lo scuolabus giallo oltre i castagni, i ragazzi salgono rumorosi. Il pulmino parte.
    Minù si volta e cammina.
    La radura è illuminata dai raggi del mezzogiorno, il laghetto riluccica e le anatre galleggiano sospese.
    Si siede sulla panchina, prende il cellulare e fotografa le anatre, una è ferita sulla testa, fotografa la ferita.
    Cammina sulla strada asfaltata oltre la radura, poche auto sfrecciano a destra.

    Casa 2 interno giorno

    Entra dal garage, sale le scale che introducono al primo piano.
    «Sono arrivata!», grida dalle scale.
    «Tesoro, vieni, è pronto.», dice mamma.
    Minù appoggia lo zainetto sul divano di pelle bianca e lancia il giubbetto di jeans sulla poltrona.
    «Papà?»
    «Non torna oggi, pranza fuori», dice la donna in tubino rosso, e appoggia il piatto sul marmo della penisola.
    «Hai fame vero? Ho preparato anche insalata e pomodori, ne vuoi?», mamma si volta a prendere l’insalatiera, «Com’è andata oggi?»
    «Bene»
    «Cosa avete fatto?»
    «Niente».

    Casa 2 interno notte

    Mamma e papà sono a cena fuori, può muoversi senza timore.
    Apre il rubinetto della vasca, aspetta che si riempia fino al bordo, accende l’idromassaggio, lo spegne.
    Si siede nella vasca, appoggia la lametta sulla panca. Finalmente si decide e la lama affonda sull’avambraccio disegnando una linea parallela alla vena viola, il dolore è forte.
    Un respiro profondo e affonda con la testa nella vasca trattenendo il fiato, la ferita pulsa, colorando l’acqua di rosa.
    Conta fino a cento, fino a duecento, trecento, e cinquecento. È fatta, può bastare.

    Bosco, esterno giorno

    Piove.
    Minù infila il k-way, mette il cappuccio e va.
    Nella radura le anatre hanno abbandonato il laghetto, sulla riva la carcassa dell’anatra ferita.
    Guarda le scarpe infangate, saltella dentro una pozzanghera, prende il cellulare e fotografa i piedi nell’acqua melmosa, le scarpe colorate di marrone, come foglie d’autunno.
    Ritrova la strada asfaltata, cammina. Cammina per ore, e ogni tanto fotografa le auto che rallentano quando si avvicinano.

    Casa 3 interno giorno

    Entra nel palazzo, sale in ascensore.
    Suona il campanello, mamma apre.
    «Ho scordato le chiavi», dice.
    «Sei sempre la solita», risponde la donna.
    La tavola è apparecchiata per tre, Minù va in camera e torna, si siede.
    «Mangiamo», dice papà.
    «Oggi devo studiare», dice Minù.

    Casa 3 interno notte

    Minù controlla i tagli sulle braccia. Le avvicina alla luce gialla della lampada sul comodino.
    «Minù, spegni e dormi», grida la voce della madre dalla stanza accanto, papà russa.
    Aspetta di sentir russare anche la mamma, intanto guarda la foto sulla scrivania e loro tre che salutano con la mano dalla barca.
    È l’ora. Scende dal letto, infila le ciabatte ma poi le lascia lì.
    Va in cucina, gira la manopola del fornello e avvicina il viso guardando l’orologio. Tre minuti: respira. Le gira la testa. È stata brava.

    Bosco, esterno giorno.

    Si siede sotto il castagno, incrocia le gambe e appoggia la nuca al tronco, chiude gli occhi.
    Una nuvola nasconde il sole e Minù apre gli occhi per vederla.
    Muove la testa per guardare i raggi che filtrano tra le foglie dell’albero, chiude gli occhi per la luce accecante.
    Rimane ferma, immobile come un piccolo Budda di giada.
    Sente un calpestio di foglie, forse uno scoiattolo. Ma no.
    C’è una ragazza in piedi davanti a lei, la sovrasta, ma è piccola come lei.
    «Ciao», le dice, e Minù si alza intorpidita, «Chi sei?», chiede alla ragazza che ora ha la sua statura.
    «Lila»
    «Io mi chiamo Minù».
    Le ragazze si prendono per mano.

    Casa 4, interno giorno.

    «Siete arrivate, finalmente!», dice mamma mentre le ragazze corrono in camera, «Venite, che si raffredda».
    Mangiano la pasta in silenzio, nella piccola cucina.
    «Questo fine settimana sarete da papà», ricorda la mamma.

    Casa 4, interno notte.

    «Pensi che torneranno insieme?», chiede Lila.
    «Dormi», risponde Minù.

    Bosco, esterno giorno.

    «Sto*censurata* di bosco», dice Minù, «Tutti i giorni è la stessa storia, vorrei vivere in un altro posto.»
    «Vieni con me», dice Lila prendendole la mano, «C’è una scorciatoia.»
    «Fico!», dice Minù, «Siamo già qui.», e indica la strada asfaltata deserta.
    «Dove andiamo?», chiede.
    «Lontano», risponde l’altra.
    Le ragazze camminano sull’asfalto, lo stesso passo, le stesse scarpe da ginnastica slacciate, le braccia fasciate da foulard colorati.
    «L’hai mai fatto prima?»
    «No, non ancora», risponde Minù aprendo le braccia, «Ma ora ci sei tu, finalmente», e chiude gli occhi mentre lo sferragliare del treno diventa sempre più vicino.
    «Ora!», grida Lila.
    E si abbassano sulle rotaie un attimo prima. Non bisogna muovere nemmeno un dito.

    Casa 5, interno notte.

    Entrano nel grattacielo e salgono in ascensore.
    L’appartamento è all’ultimo piano, i minuti sono lunghi.
    È buio.
    «Non c’è nessuno», dice Lila.
    «Solo io e te», dice Minù.
    Le ragazze si mostrano le braccia ferite, un unico cuore.
    Si raccontano i compiti, ridono del loro coraggio, un solo cervello.
    Tagliano un altro lembo di pelle per mischiare il sangue, amiche per sempre, un solo corpo.
    Indossano la stessa camicia bianca e si prendono per mano, un’unica anima.
    Scavalcano la ringhiera del poggiolo, prima Lila, Minù dopo.
    «Voleremo?», chiede stringendo la mano più forte.
    «Sì, come le Winx», dice Lila, e sorride.





     



    Come le Winx | 4 Commenti | Crea un nuovo Account

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    Come le Winx
    Contributo di: tendre on Friday, 29 September 2017 @ 17:46
    Bellissimo racconto sul male di vivere
    degli adolescenti e sul loro disagio
    interiore.
    Scritto con chiarezza e senza inutili
    fronzoli quasi a voler stemperare la
    tragedia che incombe.


    Brava

    ---
    tendre

    [ ]

    Come le Winx
    Contributo di: Anais on Sunday, 01 October 2017 @ 08:08
    Hai fatto la cronaca di alcune giornate tipo di queste(i) adolescenti sofferenti, forse solo x denunciare senza provare a cercare le cause, è difficile farlo, in effetti senza cadere nella retorica, i tempi che corrono, famiglie allargate, dopo essersi sfasciate, disattenzione verso le fasce deboli, egoismo, negazione e questo è il male peggiore: pensare che un bambino non subisca, non veda, non sappia e cosi avremo un adolescnte con problemi e più tardi un adulto rimasto alla fase orale ecc ecc ecc. se ci arriva a crescere.
    Questo fenomeno di tagliarsi sta dilagando tra i ragazzi non so se sempre causato da disagi a monte o x emulazione, non conosco il problema ma di almeno un ragazzo so che proviene da una famiglia con dipendenze, separazione, annessi e connessi, ma non è sufficiente a giustificare, è un fenomeno da valutare da diversi punti di vista secondo me, e anche preoccupante parecchio aggiunto a tutto il resto.
    Ciao.

    [ ]

    Come le Winx
    Contributo di: Ganimede on Thursday, 05 October 2017 @ 12:28
    Mi è piaciuta molto la struttura del testo così suddiviso in “scatole case”,
    anche se avrei approfondito le dinamiche e ne avrei curato meglio alcuni
    aspetti, anche perché, in certi frangenti, mi sono persa qualcosa e ho
    dovuto rileggere :-)
    Del messaggio non so cosa dire se non che, probabilmente, la signora che
    cucina in tubino rosso (ammazza ma chi è, Csaba? Ah, ho capito:
    rappresenta l’emblema della perfezione domestica apparente), tra un
    manicaretto e una botta di stirella, passa gli intervalli di tempo sul cdp a
    commentare accoratamente testi o poesie che parlano del disagio
    giovanile, anziché tentare di parlare con la figlia o indagarne un po’ più
    approfonditamente la psicologia. Il mio ovviamente è solo un esempio
    provocatorio ma è per dire che siamo spesso molto più bravi a teorizzare
    sul nulla che a prenderci la briga di valutare la concretezza di quello che ci
    passa sotto al naso, come se non fossimo noi stessi gli artefici di un mondo
    allo sfascio. Se poi vuoi dire che tutto serve a sensibilizzare, allora va
    bene, non fosse che ogni tanto, sarebbe più utile piantare lì le letture e
    usare un po’ del vecchio, sano e sempiternamente valido buon senso
    (naturale che nei casi gravi non basta ma è un inizio).
    Certo è che l’immagine che passa di queste famiglie è un gran brutta, e
    così come tanto poco è auspicabile crescerci, tanto poco lo è subire
    l’educazione di genitori privi di polso e del tutto incapaci di imporre un
    minimo di disciplina che è la prima delle guide (non sempre e solo di valori
    a vanvera si deve parlare).

    ---
    Nadia Rizzardi
    ---"Cristo è ateo" Ivan Kramskoj.

    [ ]

    Come le Winx
    Contributo di: frame on Thursday, 12 October 2017 @ 11:26
    Un tema forte e attuale che meriterebbe di essere approfondito. In questa sede mi limito a dire che trovo originale la stesura del testo. Essenziale, fotografico, a quadri, quasi come un copione teatrale. Interessante davvero. Mi ha coinvolto anche emotivamente. --- Frame

    [ ]

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