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Thursday, 07 September 2017 @ 10:30

Leggi il profilo di: dario moletti

Le verità sono spine piantate negli stracci
su quei sentieri dove ci uccideranno,
la verità sarebbe morderti sul collo vitale
senza più avvizzire nel fondo di una tasca.
Lui ti odia da come sai sgattaiolare dalla trave
ha messo una taglia e ci gira come un tafano,
la verità è nelle ore mediane
dove celebri l’incognita dell’inibito.

La verità pone su questo delirio l’ammutinamento
dove a guardarsi ci si ingarbuglia fino all’olfatto,
striati in cirri caramello.
Avendo solo l’approssimazione di una mappa
sul limitare del bosco.

Dove siamo adesso? Ci sono sbarre imburrate d’irritazione
sospetti di specchiarsi e non trovarsi.
Ieri racconta vicende fallaci,
per innalzare colpe su streghe e riti pagani.

La verità è quel ricognitore,
uscito con dolcezza dal guscio di lumaca
umido di saliva e colla,
lo osservi prima di metterlo nella collezione a parte.
È maggio ma potrebbe essere qualsiasi cosa tu voglia,
puoi considerare i ninnoli esposti in vetrina
o appiattirti come una lucertola al sole.
Mi hai visto volgendo il capo,
quanto basta per aggiungere sale
alla giostra nel piatto,
quanto basta per partorire immortali rimpianti.
Sono…….ma potrei essere con lo scudiscio a sfregiarti dove desideri.

Ti trovo mia amata Atlantide
invadi la scena con un bicchiere giallo,
tuono per se le insidie dei viandanti.
Ho vissuto da sempre per quelle tue narici neve
per il tuo tuo fiato sul ditale, allora come ancora.
Sempre stato ad un passo dal margine
dalla delicatezza dei fianchi stesi,
in metà vita si è sprecato quell’incrocio.
Rimane un profumo sparso sulla frutta,
come la verità sulla prima lettera dell’alfabeto.


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