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     Thursday, 07 September 2017 @ 10:30
     Leggi il profilo di: dario moletti
     Visualizzazioni: 354

    Poesie

    Le verità sono spine piantate negli stracci
    su quei sentieri dove ci uccideranno,
    la verità sarebbe morderti sul collo vitale
    senza più avvizzire nel fondo di una tasca.
    Lui ti odia da come sai sgattaiolare dalla trave
    ha messo una taglia e ci gira come un tafano,
    la verità è nelle ore mediane
    dove celebri l’incognita dell’inibito.

    La verità pone su questo delirio l’ammutinamento
    dove a guardarsi ci si ingarbuglia fino all’olfatto,
    striati in cirri caramello.
    Avendo solo l’approssimazione di una mappa
    sul limitare del bosco.

    Dove siamo adesso? Ci sono sbarre imburrate d’irritazione
    sospetti di specchiarsi e non trovarsi.
    Ieri racconta vicende fallaci,
    per innalzare colpe su streghe e riti pagani.

    La verità è quel ricognitore,
    uscito con dolcezza dal guscio di lumaca
    umido di saliva e colla,
    lo osservi prima di metterlo nella collezione a parte.
    È maggio ma potrebbe essere qualsiasi cosa tu voglia,
    puoi considerare i ninnoli esposti in vetrina
    o appiattirti come una lucertola al sole.
    Mi hai visto volgendo il capo,
    quanto basta per aggiungere sale
    alla giostra nel piatto,
    quanto basta per partorire immortali rimpianti.
    Sono…….ma potrei essere con lo scudiscio a sfregiarti dove desideri.

    Ti trovo mia amata Atlantide
    invadi la scena con un bicchiere giallo,
    tuono per se le insidie dei viandanti.
    Ho vissuto da sempre per quelle tue narici neve
    per il tuo tuo fiato sul ditale, allora come ancora.
    Sempre stato ad un passo dal margine
    dalla delicatezza dei fianchi stesi,
    in metà vita si è sprecato quell’incrocio.
    Rimane un profumo sparso sulla frutta,
    come la verità sulla prima lettera dell’alfabeto.


     



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    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
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    Contributo di: epitteto on Thursday, 07 September 2017 @ 16:28
    Facili da scrivere, i versi sono spesso difficili da decifrare.
    Certo dannno l'impressione di inoltrarsi in un terreno minato, quello dell'incomunicabilità.
    Epitteto

    [ ]

    Appartati
    Contributo di: tendre on Thursday, 07 September 2017 @ 18:30
    Una lirica d'amore in crescendo che si
    innalza nella strofa dei versi finali.
    Bella.

    Bravo Dario


    ---
    tendre

    [ ]

    Appartati
    Contributo di: Carmen on Thursday, 07 September 2017 @ 19:40
    Ci sono dei versi assai belli e originali in mezzo alle inevitabili caxxate che qua e là allungano il brodo e sostengono parecchie assurdità per le quali, senza costrutto, potremmo star qui a lambiccarci il cervello. Ancora resto nel dubbio su fino a che punto scrive Dario e su dove comincia invece l' immaginario originale a cui hai attinto come un assetato all' altrui pozzo. Mistero. --- La sofferenza passa. Ma è l'aver sofferto che non passa mai. Fëdor Dostoevskij

    [ ]

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    Contributo di: Elysa on Thursday, 07 September 2017 @ 19:43
    intensa e travolgente, mi piace --- Elysa

    [ ]

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    Contributo di: Ganimede on Thursday, 07 September 2017 @ 22:32
    Non tutta ma con alcuni passaggi molto molto belli --- Nadia Rizzardi ---"Cristo è ateo" Ivan Kramskoj.

    [ ]

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    Contributo di: Arcano on Friday, 08 September 2017 @ 07:52
    Mi piace, a parte lo scudiscio che mi sembra stonare nel contesto e mi suona come una forzatura. Scrivi sempre molto bene anche se a volte cerchi di complicarti le cose.

    ---
    arcano

    [ ]

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    Contributo di: scoriaindustrial on Friday, 08 September 2017 @ 19:20
    Perché devi incasinarti con "prolissismi " vari che
    niente aggiungono ma tanto tolgono, specie all'estetica
    quando la scelta dei vocaboli è infelice.
    Ci sono grandi passi di poesia che, una volta distillati,
    possono "colpire" meglio l'attenzione del lettore e
    parlare al proprio vissuto, non solo al tuo:

    "Le verità sono spine piantate negli stracci
    morderti sul collo senza più avvizzire nel fondo
    di una tasca.
    La verità è nelle ore mediane
    dove celebri l’incognita dell’inibito.
    Su questo delirio l’ammutinamento
    dove a guardarsi ci si ingarbuglia.

    Rimane un profumo sparso sulla frutta,
    come la verità sulla prima lettera dell’alfabeto.

    Così mi piace molto!


    ---
    "Scopavamo l'amore nella stanza e la polvere ci respirava fino a soffocare" - scoriandustrial -

    [ ]

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    Contributo di: Paolo_C on Saturday, 09 September 2017 @ 13:30
    Non ci ho capito un accidente ma da " Ti trovo mia amata Atlantide" mi è
    venuta la pelle d'oca e ho letto versi divini.
    Probabilmente cresce con le riletture che da parte mia non mancheranno.

    Un saluto

    Paolo


    ---
    Paolo C.

    [ ]

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    Contributo di: joshua on Saturday, 09 September 2017 @ 15:58
     A tutti CI discapita, scrivendo, di voler dire
     TUTTO MA PROPRIO TUTTO quello che, in quel momento,
    CI frulla per la capa. In poesia, però – ma non
     mi arrogo il diritto di essere Ipse nel dirlo –
     ci sono scelte da fare (anche se si ha
     il diritto sacrosanto di non farle) 
    che le permettano di 
    restare più pista olfattiva che odore
     completamente pronunciato (è un mio modo di
     interpretare, o spiegarmi, quello che, in
     altri termini, si chiama AMBIGUITÀ e che, non
     da me, è, in genere, ritenuto il carattere
     distintivo della poesia, se non dell’arte in
     generale, rispetto a tecniche più discorsive,
     come la filosofia, la critica e perfino
     la prosa letteraria, dove l’ambiguità
     può anche essere
     mantenuta, ma non fino alla levità dell’aria,
     qualità che, invece, alla poesia è permessa,
     altrimenti come si spiegherebbe la licenza
     poetica?). E l’ambiguità, è mia opinione
     ovviamente, credo si ottenga ed attinga più
     in levare che in battere, sia pure senza
     arrivare a eccessi Zen di silenzio estremo
     (che, come noto, lo Zen fa corrispondere
     proprio al rumore, tipo quello paradigmatico
     di un applauso). CONSIGLIO PER MASSIMIZZARE
     L’AMBIGUITÀ: non applicare mai in poesia,
     o applicare il meno impossibile, la
     regoletta giornalistica delle 5W. 
     In altri termini,
     meno deissi ci si mette, più gradi di poesia
     ci sono concessi. E adesso, caro Dareios, vatti
     a vedere quanti CHI, COME, QUANDO, DOVE, 
    PERCHÉ ci sono e rendili, se puoi e vuoi, meno
     spiegabili o rassicuranti. Sono sicuro che
     Ti accorgerai di quanto il testo proceda in
     avanti (voglio dire, naturalmente, che anche
     così com’è, non è certo indietro. E come
     potrebbe esserlo per uno del salvascherno
     galloarancido?).
    
    
    Ciao.
    j
    
    trovo, mia amata Atlantide,
    la scena un bicchiere giallo,
    tuono per sé le insidie dei viandanti
    e le narici - neve
    un fiato sul ditale, allora come ancora.
    Ad un passo dal margine,
    dalla delicatezza dei fianchi stesi, 
    dalla prima lettera dell’alfabeto,
    da un profumo sparso sulla frutta,
    è la verità, del resto
    
    p.s.: perché il gesto di intervenire
     sull’ultima stanza della poesia di Dareios
     non sembri offensivo o presuntuoso (non
     voglio migliorarla o injoshuarla, solo
     ritrasformarla a mio maggior godimento),
     invito, chi ne ha la pazienza e la tenacia,
     a comperarsi e leggersi un bellissimo testo
     della Elina Siltanen, dell’Università 
    finnica di Turku, dal titolo Experimentalism
     as Reciprocal Communication in Contemporary 
    American Poetry  (Sperimentalismo 
    come RECIPROCA COMUNICAZIONE nella
     poesia americana contemporanea),
     per scoprire in che reciprocità
     d’intenti si può stare contenti in una
     comunità poetica (quando non ci si stia
     solo per sfuggire a depressione o atrabile o,
     peggio, alla mancanza di alternativa al Prozac).
     E, commemorando l’appena scomparso e gigantico
     John Ashbery, mi permetto di tradurne,
     immeritatamente, una delle poesie che ritengo
     più intrattabili, dalla raccolta Shadow Train – 
    Treno fantasma – intitolata Paradoxes and
     Oxymorons (Paradossi ed Ossimori), anche
     senza fornirvi il testo padre, che potrete
     comunque scaricare gratuitamente, se non
     avete il libro originale, qui: http://library.globalchalet.net/Authors/
    Poetry%20Books%20Collection/
    John%20Ashbery%20Selected%20Poems.pdf
    
    PARADOSSI ED OSSIMORI
    
    Questa poesia tratta la lingua su un piano discorsivo.
    Osserva come ti parla. A te che guardi oltre una finestra
    o fingi un’irrequietezza. Ti appartiene ma non ti appartiene.
    Le manchi e ti manca. Vi mancate consensualmente.
    
    E la poesia è triste per voler essere tua e non esserlo.
    Un piano discorsivo cos’è? È quello o non è quello
    che mette in gioco la loro sistemazione. Gioco?
    In realtà sì, ma io considero gioco
    
    qualcosa là fuori di più profondo, un sognato schema regolatore
    come i lunghi giorni d’agosto nella spartizione di grazie
    senza prove. A finale aperto. Che prima che tu lo conosca
    si perde in vapore e chiacchiere di stampatore.
    
    Lo si è giocato di nuovo. Penso che tu esista solo
    per allettarmi a giocarlo, sul tuo stesso piano, mentre sei assente
    o coltivi un altro interesse. E dove tu sei
    la poesia mi adagia mollemente giù. La poesia sei tu.
    
    ***
    

    [ ]

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    Contributo di: jane on Saturday, 09 September 2017 @ 18:30
    Se non sbaglio questa è la prima grandiosa poesia d'amore che leggo delle tue. Piaciuta moltissimo. --- Lady Jane

    [ ]

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    Contributo di: gianna.curto on Saturday, 09 September 2017 @ 20:43
    Dramma di amore e di incomunicabilitàLa verità qualche volta sta altrove-----** --- Gianna

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    Contributo di: cordaccia on Monday, 11 September 2017 @ 23:58
    ciao:)

    Relazione e turbamento,
    amore/odio e un eros sempre
    lí, celato o dichiarato a
    suon di scudiscio, a farla
    da padrone ( o da mistress
    :)).
    Un tira e molla vigoroso
    che si distende nella stanza
    finale veramente bella:
    via le spine e i tormenti
    e benvenuta dea, sognata
    desiderata, ora qui davanti
    a redimermi.
    Bella poesia Dario.

    ciao :)

    [ ]

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    Contributo di: angelade77 on Tuesday, 12 September 2017 @ 09:39
    La verità
    è la voglia di abbandono che ci indebolisce i lembi.
    La verità
    è l'approssimazione a se' stessi,
    la volgarità di un'idea che crolla coi tuoi passi...

    Veramente bella



    ---
    angelade77

    [ ]

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    Contributo di: trimacassi on Wednesday, 13 September 2017 @ 17:15
    In verità questa poesia l'ho letta varie volte e non mi ha
    mai convinto del tutto, pur trovando vari spunti poetici.
    Sono quelle che io chiamo artificiosità che non condivido, "
    le spine piantate sugli stracci" ; " l'avvizzire nel fondo
    di una tasca " ; " le verità nelle ore meridiane dove
    celebri l'incognita dell'inibito " : ecco queste e altre
    similari mi sembrano spunti che vogliono stupire, deviare
    dalla normalità, dire qualcosa di diverso, non so. Mi piace
    di più e parecchio quando dici " Ti trovo mia cara
    Atlantide..." e il prosieguo fino alla fine. Poi vedo che a
    tanti non dispiace così com'è... Ma io ti ho espresso la mia
    opinione. Un saluto

    ---
    trimacassi



    [ ]

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    Contributo di: franca canapini on Thursday, 14 September 2017 @ 01:20
    Un po' troppo farcita e la chiuderei senz'altro a frutta, ma tutto sommato mi
    piace quasi tutta.

    franca

    [ ]

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    Contributo di: PattiS. on Monday, 18 September 2017 @ 10:09
    Non so. Forse volevi accontentare quelli un po' pigri che amano le cose "spiegate"
    ma secondo me è sottotono questa tua.
    PS: ma checcià la Carmen?

    ---
    Al personaggio resta l'avventura e resta da dire "ha cominciato a nevicare, capo" R. Bolano

    [ ]

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    Contributo di: Donato Desiderat on Monday, 18 September 2017 @ 18:32
    Mi piace questa poesia e senza dubbi. Ci sono versi davvero magnifici. Io
    non toglierei nulla, anche le parti di passaggio perché accompagnano il
    lettore nel testo con comprensibile pudicizia semantica

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    Contributo di: indio on Tuesday, 19 September 2017 @ 14:53
    piace anche a me... bravo.

    alcuni versi sono veramente notevoli, complimenti.
    poi è normale che ci siano dei passaggi meno lirici (ma mai banali) che ...giustamente servono di accompagnamento in questo "appartarsi o appartamento".



    ---
    mitakuye oyasin

    indio

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    Contributo di: Titta on Tuesday, 19 September 2017 @ 15:03
    Anche per me la chiusa è stata rivelatrice preziosa. Avverto la complicità, l'intrigo mentale che insegue ed è inseguito. Ciao Dario, perdona questo mio scarno commento. --- Titta

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