Venticello

Monday, 04 September 2017 @ 12:35

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" Ero ridotta ad un sacco di merda nonostante fossi ancora bellissima "

Ecco, ritenevo questo pensiero la citazione giusta d'apertura per il mio nuovo libro.
La leggevo e rileggevo e sempre più mi convincevo della grande potenza racchiusa nella coppia di antonimi di bellezza , eleganza e merda.
Mi convincevo fosse qualcosa che descrivesse bene l'antitesi tra interno ed esterno in senso universale. Qualcosa che richiamasse in senso inequivocabile forza e disagio, rigore e deboscio molle.

L'universo, sì all'universo pensavo, a quella ragnatela pulsante di materia, luce e merda appunto.
Mi trastullavo così, traendo forte ispirazione da questa immagine, sorridendo al pensiero che un libro di circa cinquecento pagine sarebbe venuto alla luce descrivendo il concetto suddetto in mille sfaccettature, si ' da aspirare ad essere l'ennesimo fiato di deiezioni prima macinate poi partorite dalla follia.

Ma ora voglio spiegarvi il perché del sentirmi un sacco di merda, nonostante la bellezza e la sensualità mi donassero quest'orgasmica ispirazione letteraria e mi facessero sentire onnipotente, proprio come un venticello che sodomizzato da energie oscure può trasformarsi in un uragano.

Pensavo a me appunto come ad una pianta . Una pianta pulsante di capelli lucenti, occhi e orifizi preziosi. Sì perché non ero nulla di più di questo, ornamento e buco da impollinare a mio piacimento o anche a piacimento degli altri su mio piacimento.

Prima di scrivere qualche pagina del mio libro, era mio diletto inventare riti di ispirazione. Mi vestivo in maniera castigata e sciatta, scialba e triste. Curavo molto l'igiene orale : mi nettavo lingua e denti, mettevo balsamo d'api sulle mie labbra carnose, lisciavo i miei lunghi capelli castani. Un rito che osservavo spesso consisteva nel concedermi dei massaggi. Ogni volta mi recavo in un centro diverso e spiegavo ai titolari che per questioni di salute avevo bisogno di massaggi alla pancia. Così, sia con uomini che con donne mi prendevo il mio trastullo quando sempre immancabilmente tutto degenerava ed io riuscivo a venire grazie a lingua e mani dei professionisti del centro.

In questo curioso rito che ogni volta non mi facevo mancare , incontravo l'energia dell'universo e scrivevo pagine meravigliose. Vi riporto un estratto della pagina numero 195 :

" Carla guardava la città, il suo presente poco rassicurante crucciato dal passato. Ogni palazzo respirava nell'altro saturandolo e asfissiandolo senza pietà. Ogni betulla degli spartitraffico grondava polvere chimica che ne tramortiva le foglie. Leggeva nei visi degli altri le sue paure e cercava allora la sua religiosità addolorata da qualche parte, in ogni angolo di vuoto delle sue urla mute. Carla era rimasta incinta a sua insaputa a Gennaio. Si sentiva come un piccolo podere concimato di merda. Era una tempesta solare, una grandinata di meteoriti, una tromba d'aria di violenza. L'infinito... l'infinito...le albe che tossiscono, la luce evanescente del movimento, il venticello che va in cancrena diventando pioggia di lacrime....."


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