Lara

Wednesday, 29 June 2016 @ 17:00

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Era una splendida giornata d'agosto, la colazione con mio figlio si era arricchita di un dialogo interessante. Anziché mugugni e risposte a monosillabi mi rispondeva con frasi compiute, ero commosso e quasi felice.
Quel giorno avevamo in programma una visita ad una zia ricoverata in un ospedale della metropoli, durante il viaggio in treno il dialogo continuò serenamente.
Una volta arrivati, mentre percorrevamo la banchina verso l'uscita della stazione seguendo il flusso della folla, vedemmo contromano un bellissimo labrador che trattenuto da un guinzaglio puntava decisamente verso noi.
L'uomo che lo tratteneva era vestito in stile punkabbestia, mentre il cane festoso leccava le mie mani appoggiando le zampe sulla mia salopette, estrasse un tesserino della polizia e mi invitò a seguirlo raggiunto subito da un collega che comincio a domandarmi se avevo con me della droga e nonostante i miei dinieghi lui ripeteva che Lara, il cane, non sbagliava mai.
Ci fecero entrare in due stanzine buie e squallidamente arredate, dopo avere infilato Lara in una gabbietta minuscola diedero inizio agli accertamenti documentali e quindi alla perquisizione.
Da un minuscolo taschino della salopette che mio figlio mi aveva prestato quella mattina, saltò fuori una altrettanto minuscola pallina marrone e il sorriso che non mi aveva mai abbandonato, passò sulle labbra del poliziotto.
Continuarono in una accurata perquisizione che non ebbe altro esito e compilarono, davanti a noi nudi, un verbale che segnalava il sequestro di zero virgola trentacinque grammi di hashish.
Me lo consegnarono dicendo che potevamo rivestirci e andarcene.
Durante la vestizione, che avvenne nell'altro stanzino dove stava anche Lara, ansimante e rannicchiata dentro la minuscola gabbietta, i due vennero chiamati per un'urgenza.
Chiusero la porta dell'angusto ufficio, indicandoci prima un'altra porticina dalla quale uscire e se ne andarono in tutta fretta.
Rivestendomi e ringraziando ripetutamente il mio rampollo per il prestito della salopette, notai che la gabbietta di Lara era dotata di una porticina con un chiavistello e un lucchetto lasciati aperti, mi avvicinai mentre mio figlio ripeteva no no no non farlo.
Tirai la porticina già aperta e un attimo dopo io, il mio erede e Lara correvamo per la città urlando “liberi, liberi, liberi tutti........”


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