Una storia

Wednesday, 04 May 2016 @ 10:00

Leggi il profilo di: carabinakid

UNA STORIA …
Finalmente si era addormentato dopo una giornata tremenda, se tremenda può essere definita una giornata fatta di:
< hungheeee, hungheeee, huuung, hungheeee >.
Prendilo in braccio, controlla il pannolino. Bagnato, cambialo.
Cellulare, foto, condividi, invio con didascalia – È bellissimo, vero? –
< Di chi sei tu? Di chi sei? > sorrisi e carezze < della mamma sei > baci. Tanti baci.
Ora della pappa
< haummm, gnam, gnam, haummm. Dai mangia piccolino, gnam >.
Pappa finita, ruttino, nanna.
< Hungheeee, hungheeee, huuung, hungheeee, huuung >.
Prendilo in braccio, controlla il pannolino. Sporco di cacca, cambialo.
Sorrisi, gorgheggi, indice stretto da piccole mani.
Bagnetto. Cambio completo: dalla tutina alle babbucce, pannolino, ancora lindo, compreso.
Ti congratuli con te stessa mentre lo guardi disteso sul lettone è: bellissimo, rilassato, vestito e profumato fino a quando … non lo vedi incrinare le labbra e …
< hungheeee, hungheeee, hungheeee, huuung, hungheeee, huuung >
< che c’è? Cosa è successo? Non dirmelo. >
Controlla il pannolino. Bagnato e sporco di cacca, cambialo ancora.
sconsolata gli dici:
< Uffa. Ti avevo appena cambiato > mentre pensi, sorridendo per la scena che ti si forma in testa, se la rifai subito ti strozzo. Poi inizi a coccolarlo metti una musica rilassante e intoni:
< Ninna nanna ninna oh questo bimbo a chi lo do? Ninna nanna ninna oh questo bimbo a chi lo do? Lo darò alla befana che lo tiene una settimana. Lo darò all’uomo nero che lo tiene un anno intero. Lo darò alla sua mamma così il bimbo fa la nanna >.
Finalmente dorme.
Sorrisi, cellulare, foto, condividi, invio con didascalia – Me lo mangerei tutto. Che faccio inizio? Smile, smile, smile –.
< Ciao Cara sono rientrato. Dov’è il mio piccolino? >
Con sguardo identico a quello dell’istruttore nel film “Ufficiale gentiluomo” quando impartiva gli ordini alla recluta Zack Mayo e il dito indice sulle labbra gli rispondi:
< Shiii. Zitto. Si è appena addormentato. Fai silenzio, altrimenti lo svegli. >
Bacio.
Con la mano tesa gli dici:
< Tieni prendi il baby trasmettitore portalo con te in cucina e prepara qualcosa per la cena. Non sono riuscita a fare niente. Mi ha sfinito. Io vado a fare una doccia così poi mangiamo… >
Non le fece finire la frase e imbronciato, lui gli rispose:
< non è giusto però. Io torno e lui dorme. Così non va bene. Non… >
Nemmeno ebbe il tempo di finire la frase che Lei gli si avvicinò, con fare intrigante e mettendogli l’indice sulle labbra gli sussurrò all’orecchio:
< dai sbrigati a preparare che poi ci coccoliamo un pò… fino alla prossima pappa >.
Lui le sorrise, la baciò prese il baby trasmettitore e si avviò verso la cucina.
L’iceberg sfrigolava in padella quando Marta stretta nel accappatoio fece capolino dalla porta. Era buffa con quell’asciugamano in testa. Lui con una pentola in mano la guardò sorridendo. Quel momento era magico, poteva perdurare all’infinito e lui non gli avrebbe staccato gli occhi di dosso. Invece come quando una puntina graffia i solchi di un vecchio quarantacinque giri, venne interrotto bruscamente da una stridula e cantilenante voce proveniente dal baby trasmettitore:
< hiii, hiii, hiii, ma che bel bambino abbiamo qui >.
Impallidirono all’unisono. In casa non c’era nessuno. Solo loro e il bambino. Rimasero pietrificati per alcuni interminabili istanti. Nella loro testa si materializzarono le streghe più brutte delle favole di cui tanto avevano sentito raccontare quando erano bambini. Fortunatamente la pentola piena d’acqua che Marco stava per poggiare sulla cucina gli scivolò dalle mani e cadde sul pavimento provocando un frastuono.
< MATTEO >
< Matteo > urlarono all’unisono.
Corsero, entrambi con il cuore in gola, verso la stanza da letto dove dormiva il piccolo. Lo trovarono riverso su un fianco tranquillo e sorridente nonostante: il rumore della pentola, le loro urla e la loro rumorosa corsa. Marta, arrivò per prima. Immediatamente, lo prese in braccio e cominciò a baciarlo, anche Marco li abbracciò e li baciò. Poi con molta ansia iniziò a guardarsi attorno. Alzò le coperte, guardò sotto il letto. Nulla. Non c’era nessuno. Non c’era nessuno nella stanza da letto e nemmeno in tutta la casa. Marco la ispezionò da capo a piedi, compresi gli armadi specie quello grande del corridoio, ma niente, non trovò nessuno.

Scritta d’impulso dopo averla ascoltata in radio, naturalmente con qualche aggiunta.

03/05/2016

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