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     Tuesday, 26 April 2016 @ 15:30
     Leggi il profilo di: Marcus
     Visualizzazioni: 728

    Racconti

    La cappa di caldo e umidità non si era dissolta, anzi in quelle ore del tardo pomeriggio era
    diventata più opprimente.
    I muri delle case che delimitavano gli stretti vicoli, mandavano ondate di calore asfissiante e anche l’acciottolato contribuiva a rendere insopportabile la temperatura. Sotto il peso di quell’afa, pure le poche gondole in movimento pareva che arrancassero sull'acqua dei canali.
    Decisi di entrare in chiesa: forse, lì avrei trovato un po' di frescura.
    Aprendo il massiccio portone, le mie narici furono investite dall'odore misto di cera e incenso.
    Pochi passi e mi resi conto che l'aria era piacevolmente fresca.
    Emisi un lento ma profondo respiro: volevo far ritornare la quiete che da mesi se n'era andata dal mio animo. Pertanto raddrizzai la schiena per percorrere la navata con dignità. Invece mi afferrò una vertigine che rese le gambe talmente molli da obbligarmi a sedermi.
    Frattanto notai la figura macilenta, avvolta in una logora tonaca, che strisciando i piedi oltrepassava la porta della sagrestia. Mi si fermò dinanzi e allargando le braccia, l'arciprete esclamò: "Santa Maria! Non posso crederci, Francesco Guardi".
    Sicuramente il mio viso mostrò lo stupore provocato dalla frase, perché il sacerdote aggiunse sistemandosi di fianco a me, sulla panca: "Da parecchio tempo non ci vediamo ma se mi osservi bene puoi riconoscermi, nonostante la mia vecchiezza”. Proseguendo: "Avevo preso i voti da qualche settimana e tu eri appena nato, quando i tuoi genitori ti portarono qui, in Santa Maria Formosa, per farti battezzare. Ricordo che era l’ottobre 1712.
    Da allora, ti ho sempre seguito.
    Con gli altri monelli del sestiere venivi a giocare su questo 'campo' e intanto iniziavi ad apprendere i fondamenti della pittura sotto la guida del tuo dispotico fratello maggiore: Gianantonio che aveva ereditato la bottega di pittore da tuo padre, morto quando tu avevi solo quattro anni”. Poi, in un sussurro: “Mi dispiace che le complicazioni del parto si siano portate via il tuo ultimo figlio e subito dopo anche tua moglie”.
    Abbassai lo sguardo.
    Fissavo il pavimento come se vi avessi dovuto trovare la risposta. Quindi, mormorai: “In questo periodo ho l’impressione di essere stato abbandonato da Dio."
    Di certo il canonico percepì la mia tensione, perché squadrandomi: “Nelle difficoltà puoi scorgere l’amore di Dio”.
    Lo guardai dubbioso e piantando i piedi quasi che fossi sull'orlo di un precipizio, chiesi: "Dov'è in questi atti il suo amore?”
    Con un brillio negli occhi: “Chi possiede una fede profonda” ha ribattuto “lo scorge nel modo di rispondere o reagire ai problemi che la vita si trascina dietro”.
    Siccome continuavo a rimanere muto, disse: “Le cose accadono, Francesco. Successivamente, pressoché baldanzoso: "Ripensa a cosa hai fatto in questi anni. Hai amato, una donna che ti ha ricambiato. Uno dei tuoi figli segue, con profitto, le tue orme artistiche. Hai avuto ĺa soddisfazione di vedere riconosciuto il tuo talento pittorico.
    Qualcuno ringrazierebbe il Signore anche per una sola di queste cose”.
    Mi fu difficile ascoltalo. Davanti al suo entusiasmo provai fastidio e per pura garbatezza non gli risposi male.
    Poiché non avevo proprio voglia di parlare dei mille problemi che mi angustiavano, dichiarai: “Adesso dipingo ritratti di leziose gentildonne desiderose di apparire affascinanti e nobiluomini che mostrano un inconsueto cipiglio battagliero. Sapete, rendono bene! Inoltre mi dedico ai paesaggi e agli scorci della città. Questi dipinti sono molto richiesti dai visitatori stranieri che vengono a Venezia, passano a Firenze, poi vanno a Roma, Napoli. Insomma da coloro che girano l’Italia per riscoprire il senso estetico del passato.
    Mi sono inserito in questo fiorente mercato delle riproduzioni, approfittando dell’assenza del vedutista per eccellenza: il Canaletto, mio maestro, attualmente trasferitosi in Inghilterra.
    “Mi rattrista ciò che mi dici”, proseguendo: “Hai messo il tuo genio pittorico a servizio del denaro?
    L’apprendistato come pittore sotto la guida del tuo autoritario fratello Gianantonio più grande di tredici anni, si è rivelato difficoltoso per te. Tuttavia le sue imposizioni, i suoi controlli tirannici, i suoi condizionamenti non hanno impedito alla tua valentia di manifestarsi, dato che sei riuscito farti ammirare, benché la gente abbia conosciuto i tuoi dipinti giovanili come lavori dei fratelli Guardi”. E andò avanti: “Le tue prime vedute e i tuoi ‘capricci’ hanno dissolto ogni dubbio riguardo a chi dei due attribuire quei quadri. Infatti si resta incantati davanti alle tue tele, sia che raffigurino immagini simbolo della nostra epoca come ‘Il parlatorio delle monache di S. Zaccaria’, oppure angoli di questa città, o scene di festa come ’Il doge sul bucintoro presso la riva di S.Elena’. Le tue pennellate, attraverso i frizzanti impasti di colore e la luce, creano atmosfere che accendono incantevoli suggestioni.
    In conclusione, esse rivelano il tuo ingegno nella scelta dei temi e delle raffigurazioni”.
    Quelle parole ridussero il mio malumore.
    Mi sentivo infiammato come la prima volta che ho toccato il seno di una donna. Per cui mormorai: “Come fate a sapere tante cose sui miei quadri?”
    Ridendo:“Francesco, non un sono un eremita ma un prete che rifiuta la mondanità festaiola”.
    L’allegria di quel vecchio religioso sgretolò ogni mio cruccio, scacciandoli. Così, mi ritrovai con lo spirito risollevato.
    Gli smorti bagliori giallognoli che filtravano dai rosoni e i rumorosi borbottii dello stomaco dell’ecclesiastico mi fecero capire che era tardi. Quindi dando la parola che sarei ritornato presto, mi avviai verso l’uscita.
    Il crepuscolo aranciato che vidi dalla soglia, m’invogliò a passare sul ‘campo’ che mi si apriva di fronte e dove una volta abitava la mia famiglia.
    Da bambino mi piaceva sfiorare quelle pietre, immaginando la vita che tanti anni addietro le aveva ravvivate.

    All'improvviso un'idea mi pervase: con colori, luci, tratti fascinosi e suggestione io rappresenterò la storia, l’architettura di questa città. Le mie immagini della vita brulicante, delle gondole e dei rematori testimonieranno la gioia che ha animato la vita qui, in quest’epoca.


     



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    Contributo di: cordaccia on Tuesday, 26 April 2016 @ 21:55
    un canonico con l' ipad nel 1712 ?
    Mi è sembrato come se i dialoghi fossero fra
    un lettore di pagine wikipedia e un interlocutore
    basito.

    "L’apprendistato come pittore sotto la guida del tuo autoritario fratello Gianantonio più grande di tredici anni, si è rivelato difficoltoso per te. Tuttavia le sue imposizioni, i suoi controlli tirannici....."

    Secondo me,se avessi omesso le parti didascaliche,sarebbe risultato un gran bel racconto.

    ciao, cordaccia :)

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    Contributo di: Marcus on Wednesday, 27 April 2016 @ 16:06
    Qui, la tua immaginazione è innopportuna: dove parlo di ipad
    nel brano?

    ---
    Marcus

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    Contributo di: Armida Bottini on Saturday, 02 July 2016 @ 07:11
    Ciao. --- Midri

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