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     Poeti da morire *   
     Wednesday, 20 May 2015 @ 10:30
     Leggi il profilo di: marco cinque
     Visualizzazioni: 640

    Racconti

    Se la poesia è una dimensione che rivela la parte più autentica della nostra umanità, come poter mai sperare di trovarla in luoghi dove regna la nostra parte più disumana, nei sottoscala della crudeltà, negli scantinati della vergogna e del disonore? Come poter anche solo pensare di vederla germogliare in contesti dove la desertificazione dei sentimenti è all’ordine del giorno? E come credere che la sensibilità dell’animo possa sopravvivere tra la spietatezza di muri dove si è inevitabilmente destinati a morire?
    Ho sempre creduto che la poesia, in tutte le sue forme, non sia un’etichetta, una medaglia di merito o un titolo nobiliare con cui fregiarsi, ma uno stato dell’essere e che, proprio per questo, in forme diverse e variabili, appartiene a ciascuno di noi. Ci appartiene, sì, belli o brutti, buoni o cattivi, giusti o meno, dal giorno in cui nasciamo, ma molte persone semplicemente lo dimenticano, lo rimuovono o lo rifiutano.
    Questo l’ho potuto sperimentare con coloro che sono considerati rifiuti umani, scarti della società o scherzi della natura, cioè con quei condannati e condannate a morte che abitano corpi ormai ridotti a tombe di carne, ma che nonostante tutto non rinunciano ad esprimere la loro dimensione più umana attraverso il linguaggio poetico.
    Eppure qualcuno ancora pone e si pone la domanda: “a che serve la poesia?”. Se solo si entrasse in quei luoghi, si vedesse coi propri occhi e si percepisse sulla propria pelle quanta umanità è in grado di abitare le parole che ci arrivano da quegli inferni, ci si renderebbe conto che non solo la poesia serve, ma che è necessaria per restituire l’aspetto più vero a quei volti sfigurati dal dolore della condanna, sia quella subìta che quella da essi stessi inflitta.
    Ecco perché è ormai da tanti anni che, dopo aver curato, promosso e pubblicato la raccolta antologica Poeti da morire, con testi di persone condannate alla pena capitale negli Usa, continuo a credere che questo non sia e non debba restare un semplice volume da consumare con gli occhi e riporre in uno scaffale, ma un progetto itinerante da divulgare nel vivo del tessuto sociale, a partire proprio dalle scuole di ogni ordine e grado.
    Ci si può rendere conto che la poesia non è affatto qualcosa di vetusto, estemporaneo oppure ostaggio di una determinata élite culturale, ma un linguaggio vivo che può essere attuale e che può testimoniare il nostro tempo come pochi altri linguaggi riuscirebbero mai a fare. Purtroppo la percezione che nel nostro Paese invece si ha della poesia è tutt’altra. Qualche anno addietro, ad esempio, durante un incontro che ebbi con bambini di sette anni di una scuola elementare della periferia romana, una bambina, toccandomi il braccio, quasi come per sentire se fossi vero, mi disse con aria perplessa: “ma sei proprio tu, Marco Cinque, il poeta?”. Con non poco imbarazzo e rosso come un peperone tentai di replicare alla bimbetta: “beh, siamo tutti poeti in fondo, comunque sì, sono io Marco Cinque”. “Ah, meno male – replicò la piccola – perché noi pensavamo che i poeti fossero tutti morti”.
    Ecco, questo purtroppo è assolutamente emblematico riguardo allo stato attuale della poesia, che tendenzialmente, già a partire dalla scuola, viene vissuta come una materia lontana dalla realtà o persino come qualcosa di punitivo: “se non smettere di far confusione vi assegno due poesie da studiare a memoria per casa”, è infatti il leit motiv più gettonato da molti pseudo educatori.
    Per non parlare di quel che la poesia, qui in Italia, oggi rappresenta: per lo più un luogo chiuso, autoreferenziale, autocelebrativo, consumato in circoli accademici e salotti letterari che non fanno altro che guardarsi l’ombelico, che se le cantano e se le suonano pubblicando migliaia e migliaia di libri che non cambieranno di una virgola, né tanto meno miglioreranno la vita ad alcuno.
    Se in questo nostro paese, retoricamente conosciuto come luogo di poeti, santi e navigatori, la poesia si è invece perduta e non ha più quella dimensione popolare (vicina al popolo e soprattutto comprensibile) che esiste in molti altri paesi (arabi, balcanici, latinoamericani, etc.), la responsabilità è anche mia, anche nostra che forse non facciamo abbastanza per riportarla nell’alveo che le compete.
    Ripartire dalla morte e dai condannati rinchiusi nei bracci per tentare una rinascita è anche un modo, una metafora per comprendere la natura e le infinite potenzialità della poesia, trasformandola in miccia dirompente, arma di denuncia, linguaggio di liberazione: “potete rinchiudere il mio corpo – scriveva dal braccio di San Quentin il vecchio cherokee Ray “Running Bear” Allen – ma non riuscirete mai a rinchiudere i mio spirito”. Dallo stesso penitenziario, lo yaqui Fernando Eros Caro, in tre versi descriveva la morte di Stato: “Si può vivere, si può morire / ma nessuno dovrebbe vivere / aspettando di morire”.
    E Joe Duncan, che da Huntsville, in Texas, sfidava la nostra più perfida immaginazione: “Riesci a immaginare un mondo / dove le lacrime sono / l’unico liquido che bagna il suolo / dove il riso di un bimbo è un suono proibito?”.
    Poi ancora, nel suo “Ultimo Natale nel braccio della morte”, Charles Culhane ammoniva: “Guarda, le prigioni non sono nel domani, / sono ingiuste / ma il riconoscimento di una cosa ingiusta / non vuol dire nulla / finché non diventa la necessità di correggerla”.
    E l’Apache Dean “Orso Nero” Thomas, che illustrava il suo muro del pianto: “Sono davvero io, qui, rinchiuso / oppure lo sono coloro che sentono / la necessità di costruire luoghi come questo?”.
    Leggendo e ispirandosi alle parole dei condannati, anche autori e autrici del mondo libero si sono poi uniti al comune viaggio intrapreso con Poeti da morire; come ad esempio Erri de Luca: “Il braccio della morte è un assassino / e il braccio della vita ha il diritto di fermarlo. / Abbiamo apposta due braccia”.
    O il cheyenne Lance Henson: “innocenza e colpa non hanno alcun peso / quando i dannati / sono dannati ancora prima di nascere / e non hanno tempo nemmeno per curare / le loro più profonde ferite”.
    O ancora il “poeta rosso” Jack Hirschman: “Tu hai scoperto / la vera ragione per cui adesso ti stanno assassinando, / la vera ragione che sa che tu appartieni al mondo dei poveri, / uno dei miliardi di poveri, / e che vai alla morte, sì, innocente / dei loro crimini di eterna pena capitale / che noi, miliardi di tuoi fratelli e sorelle, giuriamo / di non sostenere mai”.
    (…)
    * Stralcio di articolo scritto per il settimanale culturale "Alias" e per il sito “potlatch”, della Casa della poesia di Baronissi.

     



    Poeti da morire * | 11 Commenti | Crea un nuovo Account

    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
    Poeti da morire *
    Contributo di: epitteto on Wednesday, 20 May 2015 @ 11:31
    commento rimosso dall'amministratore

    [ ]

    Poeti da morire *
    Contributo di: franca canapini on Wednesday, 20 May 2015 @ 12:43
    Avevo letto il commento rimosso. Marco cinque non se lo meritava.
    Bentornato Marco. Mi piace la tua serietà e il tuo impegno; mi piace questo
    articolo che riporta noi apprendistipoeti-tutti con i piedi sulla terra e dà alla
    poesia la dignità che le spetta. La poesia è preghiera, è elegia, è conoscenza,
    è l'anima del mondo che sgorga dal suo medium e s'innalza e si sparge. La
    poesia è dappertutto e in tutti noi. Per me vanno bene tutte le sue
    manifestazioni, dai tentativi sperimentali e cervellotici a quella popolare,
    quando mi risuona dentro.
    Sono contenta che tu sia tornato!
    ciao
    franca
    P.s
    Caro Epi,
    che spesso mi diverti...
    modesto è l'uomo che ha il coraggio di affermare il suo impegno per
    l'umanità, sapendo di destare sospetti di egocentrismo in una società ormai
    troppo ammalata di malizia

    [ ]

    Poeti da morire *
    Contributo di: Peanpavito on Wednesday, 20 May 2015 @ 12:57
    Ah!! Maledetto tempo.
    Nei racconti (spesso) copiavo ed incollavo il nostro amato Scollo.
    Questa volta: copio incollo la nostra amica Franca Canapini.
    Bentornato.

    ---
    Pean.pavito

    [ ]

    Poeti da morire *
    Contributo di: trimacassi on Wednesday, 20 May 2015 @ 17:23
    Ricordo, Marco Cinque, che te ne andasti circa due -tre anni
    fa, dicendo '...ci vediamo ma non più in questo sito...' e
    invece ? nostalgia, ripensamenti ? sei tornato qui.
    Lo scritto che hai messo giù non è il solito raccontino, è
    qualcosa di più, ti fa onore, ridà memoria al tuo nome, ridà
    colore e sollievo alla poesia, che ha parole perché sia
    capita, e non bellezza da ricercare nei meandri degli
    attorcigliamenti e dei contorcimenti, perché, come tu dici
    essa è in tutti noi, va solo messa in evidenza e resa
    accessibile a tutti quanti. Grazie per averci donato un
    contributo così importante, e a rileggerti, possibilmente.

    ---
    trimacassi


    Il Genio è una persona capace di dire
    cose profonde in modo semplice -Charles Bukowski)

    [ ]

    Poeti da morire *
    Contributo di: Lisa on Wednesday, 20 May 2015 @ 23:35

    Ciao Marco

    ti ricordo benissimo e mi fa piacere ritrovarti qui.

    In questo brano parli della poesia e dici ciò che io, non mi stanco mai di ripetere.

    La poesia è la prima forma espressiva usata dall'uomo, basti ricordare gli aedi greci e la poesia estemporanea dove la rima aveva la funzione di rendere più facilmente trasmissibile da uno all'altro la poesia stessa.

    In Sardegna, ancora oggi c'è chi è in grado di fare questo e anche e soprattutto in lingua sarda.

    D'accordo con te sulla poesia accessibile a tutti e non sulla poesia chiusa nei salotti e assolutamente incomprensibile.
    Moderna, classica o contemporanea, con rima o a versi sciolti, la poesia deve rimanere come tu scrivi, espressione di emozioni, di denuncia, un modo per raccontare le vicende di persone che in qualche modo hanno segnato la storia (vedi le poesie di Manzoni), un modo per denunciare problemi di qualunque tipo.

    Quello che non deve mancare in una poesia è la comprensibilità.

    La poesia non è un indovinello e se talvolta ciò che riporta può dare adito a qualche dubbio dovrebbe essere accompagnata dalla spiegazione dell'autore.

    Ciò non vieta al lettore, specialmente nelle poesie intimistiche, di vederci sé stesso e parti di sé che possono sembrare andare al di là di ciò che l'autore voleva dire.

    Ma, attenzione, nulla può essere trovato che l'autore, almeno inconsciamente non vi abbia scritto.





    Speroo di ritrovarti presto


    ---
    "Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma"
    (Antoine-Laurent de Lavoiser)
    Lisa

    [ ]

    Poeti da morire *
    Contributo di: zio-silen on Thursday, 21 May 2015 @ 10:34
    Il braccio della morte è inumano: non c'è dubbio. Ma anche l'ergastolo lo è. Ed anche la galera temporanea. Quindi, per paradosso sillogico, sembrerebbe che l' "inumano" che legifera, giudica e condanna stia fuori da quelle sbarre e l' "umano" stia dentro a scrivere commoventi poesie che sono la sublimazione della sensibilità d'animo, dei buoni sentimenti.
    OK.
    Però anche le Vittime di questi poeti - che, in quanto tali, sono portatori della "parte più autentica della nostra umanità" - scrivono poesie (alcune le hanno scritte prima di essere condannati a morte da chi oggi si trova nel braccio della morte) che nessuno raccoglie in antologia. Come mai? Forse perchè la loro voce tace o non è così potente da farne "arma di denuncia e linguaggio di liberazione" dalla loro pena comminata a vita: penso anche a quanti si sono visti strappare il figlio, il padre, la moglie, il marito.

    Convinto sostenitore di quanti si adoperano per l'abolizione di ogni pena capitale, trovo encomiabile la raccolta di poesie dei condannati a morte... altrettanto potrebbe esserlo quella delle loro vittime. Anch'essa da divulgare nelle scuole.

    ---
    zio-silen

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    Poeti da morire *
    Contributo di: Elysa on Thursday, 21 May 2015 @ 21:28
    In tutto e per tutto con Zio-Silen. --- Elysa

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    Poeti da morire *
    Contributo di: Anais on Friday, 22 May 2015 @ 08:52
    Ciao Marco Cinque mi ricordo bene di te, del tuo impegno nel sociale, ti ringrazio x questo contributo,da voce ai miei pensieri, mi chiedo ogni tanto se ha senso ancora scrivere poesia x me, e mi dico scrivi come viene, senza troppo lavorio mentale, senza scopo alcuno, solo perché è una necessità che va soddisfatta, come mangiare e bere, e quando mangio e bevo nutro il corpo, con la poesia, con le mie parole semplici e nude nutro l'anima, che ha fame.. Ciao, ho letto con piacere

    [ ]

    Poeti da morire *
    Contributo di: Carmen on Sunday, 31 May 2015 @ 13:10
    Io sto con Zio e con Franca.
    Mi sembrano così equilibrati che leggerli mi rasserena, come quando dai la mano a qualche persona rassicurante ringraziando il cielo che non sia tuo padre.
    Guardati il film "Monster", primo meritatissimo premio Oscar a Charlize Theron.
    Un film che mi ha fatto singhiozzare a lacrime asciutte.
    Mi è piaciuta la tua riflessione.

    ---
    Carmen

    " Talvolta la follia stessa è la maschera per un sapere infelice troppo certo".
    F. Nietzsche

    [ ]

    Poeti da morire *
    Contributo di: Lorens on Sunday, 07 June 2015 @ 17:54
    ...definire cos'è la poesia ed osannare chi tenta di
    scriverla, mi sembra un passo lapalissiano, che poi nel
    titolo di questa tua "Poeti da morire" si tratti di
    carcerati, ergastolani o condannati a morte.

    Ciò detto, e credimi non è per andare contro corrente, ma il
    tuo racconto lo giustifico solo nell'ottica dei
    destini assegnati.

    E' ovvio che la zavorra della zona di sopravvivenza dove si
    nasce e si vive inesorabilmente, influisce non poco ad
    assolvere un reo di aver peccato con delitti contro la
    società. Che poi costui divenga un eroe in carcere con libri
    di poesie e romanzi, potrebbe essere un maggior
    proscioglimento nel possibile valore di ravvedimento e
    riammissione nel mondo dei giusti.

    E' anche vero che non tutti i nativi dei luoghi a rischio,
    finiscono con il delinquere nelle forme più gravi. Anche lì,
    con una dose di maggiore buona volontà e di indole nel
    prendere strade migliori, si possono realizzare dei buoni
    propositi.

    In conclusione, vorrei dire di non soffermarsi troppo sulle
    aberranti situazioni delittuose dei colpevoli siano essi
    destinati o no, difenderli troppo si rischia di dimenticare
    le vittime.

    Io sono contrario alla pena di morte, ma sono favorevole
    alla certezza della pena, cosa che oggi è sempre meno
    sicura.

    ciao
    Lorens

    [ ]

    Poeti da morire *
    Contributo di: iTer on Sunday, 07 June 2015 @ 21:22
    Apprezzo il tuo impegno e le tue
    parole. La poesia è universale, come
    la musica, e fa parte dell'essere
    umano. In situazioni estreme ha un
    potere enorme, perché si rivolge al
    nostro essere spirituale.
    Avevo letto cose sorprendenti e
    bellissime uscite da un laboratorio
    sperimentale di poesia in un
    ospedale pediatrico.
    Personalmente leggere poesie mi
    rende migliore, scriverle mi fa
    sentire meglio. Nessuna pretesa,
    sono grata a questo club che
    permette a tutti di scrivere.

    ---
    iTer

    [ ]

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