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     riflessioni   
     Monday, 18 May 2015 @ 10:45
     Leggi il profilo di: Carlo Frassetti
     Visualizzazioni: 657

    Racconti

    RIFLESSIONI


    L' uomo conosce bene la differenza che passa fra la finitezza del suo essere e l' infinito del suo pensiero e delle sue aspirazioni.
    Pensare l' eternita' ed essere finiti, pensare l' amore e assaporare anche l' odio, insomma pensare i valori assoluti, ed accorgersi che questi non possono in assoluto far parte di noi.
    Li possiamo percepire ma non realizzare, li possiamo desiderare ma sfuggono alla nostra realta'. La stessa ragione, di cui un tempo l’ uomo andava fiero, sa a volte dimostrarsi irrazionale ed incapace di essere coerente con se stessa.
    E allora si astrae, allora in una notte forse buia, forse di luna piena, un essere molto simile a noi vide in quell'astro che brillava, o mancava, tutto cio' che non gli era dato essere e che gli parve fosse.
    Cosi’ fu per il sole, la pioggia il vento il cielo il mare ed altre cose, perche' gli era necessario astrarre in cose per lui tangibili a sufficienza, da cadere almeno in uno dei suoi sensi anche se non in tutti, anzi era indispensabile che fosse cosi', poiche' aveva sperimentato piu' volte la limitatezza delle cose che cadevano sotto tutti i suoi sensi.
    E cosi' col tempo si ando' affinando con la conoscenza scientifica e matematica la sua capacita' di astrazione, ma via via che estraeva da se stesso ed astraeva nascevano altre difficolta'.
    Una per tutte il linguaggio ed il suo significato concreto, per cui piu' si astraeva avvicinandosi all' UNICUM, piu’ gli attributi di questo risentivano delle leggi delle culture delle societa' che lo avevano pensato. Paradossalmente piu' l'uomo affinava le sue conoscenze e le sue capacita' razionali piu' l' unicum si diversificava ed andava addirittura acquistando sfaccettature e momenti di differenziazione, con la sola eccezione della "unicita' " cioe' il concetto che in una ed una sola astrazione dovevano racchiudersi tutte le astrazioni che l'uomo generava nel suo IO.
    Come se l' Lunicum crescesse si sviluppasse con l'umanita', acquistando con essa nuove astrazioni e quindi si modificasse.
    Alle soglie del duemila le conoscenze umane sono molto evolute, anche seppur poca cosa rispetto all' ignoto, sono forse i primi passi i primi bagliori di una conoscenza astrattamente infinita, come infinito e' l' universo (un tempo lo era il mare e poi il cielo ) ora neppure il cielo e' infinito essendo la galassia il nostro cielo ed essendo la galassia finita come lo siamo noi.
    Quindi un unicum come astrazione dell' UOMO e pregnato del suo divenire non puo' che essere in divenire esso stesso perche' non puo' non cogliere la piu' concreta ed immutabile essenza di chi lo genera conprendendone cosi' l' esistenza, il divenire che presenta se vogliamo cogliere la sua vera essenza, l' unico aspetto immutabile e per questo forse piu' vicino all' eternita'.
    Da cio' un concetto di morte non piu' inteso come fine ma come parte imprescindibile della vita stessa come passaggio dal prima al dopo come ponte teso verso uno scorrere infinito di infinite mutazioni che non possono prescindere da cio' che non e' piu', ma che anzi traggono da esso la sola e vera ragione della loro esistenza, tanto da portarne in se quei semi essenziali a che possano germogliare in una nuova essenza.
    Cio’ che siamo, e' cio' che furono a partire dalla prima cellula o dalla prima molecola che organizzatasi fu in grado di riprodurre se stessa. Cio' che saranno sara' strettamente legato a cio' che siamo in una catena forse infinita di eventi, e l' Unicum non puo' prescindere da questa regola. "" (tutto scorre).
    Un altro concetto che deve esser preso in considerazione per la comprensione completa dell' esistente e' il concetto di relativita', che una volta confinata ai pensieri ai sentimenti ed alle astrazioni umane, si e' poi guadagnato un suo posto reale nelle scienze e nella conoscenza umana.
    Non solo il bello, il brutto, il buono, il cattivo, il giusto e l'ingiusto sono relativi al momento storico, al popolo, al singolo, ma pure le leggi fisiche chimiche gravitazionali e matematiche sono soggette a questa legge che potrei definire il divenire rapportato allo spazio ed al tempo.
    E come poteva essere diversamente, dato che il divenire fa parte integrante dell'astrazione assoluta l' Unicum, e soprattutto di chi questo genera; l' uomo.
    Nessuna legge fisica chimica o matematica puo' essere considerata assoluta immutabile, sempre vera in ogni tempo ed in ogni luogo, queste leggi sono valide per il nostro mondo ed anche in questo trovano una loro evoluzione, ma in altri spazi, in altre condizioni una legge, altra grande astrazione dell' uomo, non e' piu' valida, come se le lenti che abbiamo adottato per capire il mondo improvvisamente ci impedissero di vedere, ed ecco allora che nuove lenti dovranno essere adottate per comprendere un mondo diverso.
    Ecco cle lo spazio rettilineo non esiste e compare una spazio curvilineo, ecco che la velocita' della luce intesa come la massima velocita' che una particella puo' raggiungere non e' piu' valida in prossimita' dei collassi di massa (buchi neri), ed ecco che il tempo fluisce non sempre uguale in situazioni diverse dalla nostra.
    La quarta dimensione degli oggetti dopo altezza, lunghezza e profondita' ritenuta immutabile in realta' non lo e', varia al variare della velocita' e dello spazio che a loro volta sono dipendenti dalle forze gravitazionali delle masse, e la stessa massa dipende dalla velocita’ cui e’ sottoposta.
    La terra puo’ collassare in un cubetto di un cm. cubo, dove nessuna legge fisica, chimica, temporale, gravitazionale o matematica potrebbe adattarsi.
    Poi chi ci dice che il Big Beng sia avvenuto e che quindi ci sara' il collasso in un enorme buco nero da cui ripartira' un nuovo Big Beng?
    Se invece l' universo temporo spaziele fosse sempre stato senza inizio e quindi senza spazio ne' tempo ? Cio' equivarrebbe a un universo senza principio e senza fine senza passato e senza futuro e dunque senza un Generatore se non se stesso piu’ Big Beng, infiniti che si ripetono come il pulsare di un cuore nel tempo e nella spazio.
    Dunque non si puo' prescindere dalla relativita' ne' per l' uomo ne' per l' universo ne per l' Unicum. E se anche puo' sembrare paradossale neppure per la verita'.
    Una volta chiarito che la verita' e' relativa e non solo quella delle astrazioni ma anche quella scientifica se ne deduce che la verita' possiede un attributo solo, che almeno per ora si salva dal relativo e dal divenire, e cioe' il divenire stesso poiche' anche se si potesse ritenere come il vero la somma di tutte le verita' umane relative ci troveremmo di fronte ad vero che diviene e muta con l’ uomo .

    Un dubbio ancora piu' grosso del divenire stesso del vero e’ la difficolta' di pensare che nell' universo ora inteso come infinito possa esistere il pensiero, solo e soltanto sulla terra, fra infiniti pianeti sparsi nell' infinito universo.

    Ma addirittura, e’ scindendo l' Unicum dal concetto del DIO uno, al DIO uno e trino col cristianesimo, che ci si avvicina piu' al verosimile, fino a dare una interpretazione immanente e trascendente con Teiard de Sciarden per il quale Dio e' immanente nelle cose e trascendente ad esse.

    Materia antimateria ed energia tre aspetti di una unica essenza. Come dire Padre Figlio e Spirito Santo.
    Ed anche questa visione trina, che si travasa l' una nell' altra, dall' energia la materia dalla materia l' energia, dall' energia l' antimateria da questa l' energia e dall' unione di materia ed antimateria ancora energia, fa si che che per le attuali conoscenze le tre essenze non possono prescindere l'una dall' altra divenendo cosi' un Unicum essenziale.

    Certo sono solo verita' relative in attesa di continue evoluzioni, forse addirittura in attesa di nuove verita' che annulleranno le precedenti. Da questo pensiero che fa della Materia, dell' Antimateria, e dell' Energia il primum movens dell' universo, da esse l' Unicum che ha per natura non l' eterno immutabile ma l' eterno fluire verso la comprensione di se stesso attraverso forme di vita pensanti in grado di avvicinarsi gradualmente alla sua comprensione oltre all'eterno mutare da uno stato all' altro di se stesso. Un po' come l'acqua che ghiaccia, si liquefa' ed gassifica pur restando HO.

    Insomma un Unicum un poco diverso da quello finora pensato, un unicum di cui facciamo parte cone uno dei tentativi casuali o non, per la comprensione di se stesso.

    Quindi questo Unicum pensato relativamente all' uomo ( sua immagine e somiglianza ) ragionevolmente diviene immagini e somiglianze diverse, relativamente alle realta' esistenti e quindi la somma di tutti i possibili relativi pensanti.
    Se si riflette un poco sulla natura del materiale ci si accorge che tutto in fondo e' formato da particelle elementari ed energia e che le varie combinazioni di questi danno luogo ai vari elementi esistenti e che nulla ci differenzia dalle rocce se non la combinazione delle stesse particelle in agglomerati piu' complessi ( molecole e macromolecole ).

    Quanto appare fallace il concetto di un Unicum che quasi umano ci guarda ci giudica ci da’ leggi, ci premia e ci punisce, e quanto piu' ragionevole un Unicum che e' solo se stesso e noi parte di lui, tesi alla sua piu' completa comprensione assieme ad altre realta' piu' o meno avanzate che siano.
    Positivo, Negativo ed Energia, che, associate al divenire al mutare infinito, generano l' universo temporospaziale esistito, esistente e futuro; insomma uno spazio mutevole un tempo mutevole un universo mutevole e quindi non infinito.

    A questo mutare che permia tutto il pensabile e lo scibile non sfugge neppure il futuro che e' cosi' legato al passato da cui trae la sua stessa ragione di essere, essendo imprescindibile da questo.
    E cosi' come nessun futuro potra' esistere senza un passato cosi' nessun passato esisterebbe senza un futuro. Quindi, e' cio' che e' stato che ha deciso cio' che sara'; ma se cio' che e' stato fa da fondamento a cio' che sara' finche' il passato non sara', nessun futuro potra' essere.
    Dunque i futuri saranno tutti possibili rispetto al presente e quindi piu' futuri non uno solo, in funzione di cio' che nel presente viene scelto.

    Ogni scelta, ogni azione del presente limita le possibilita' dei futuri possibili finche' uno solo rimarra' possibile avendo le scelte del passato esclusi tutti gli altri.

    Sembra dunque che allo stato delle conoscenze l' unico immutabile oltre al divenire sia il passato, ma mentre il divenire e' esso stesso immutabile proprio perche' e' un mutare continuo il passato si trova nella condizione di avere per se, e solo per se l' eternita' immutabile.
    Cio' implica l'esistenza di un contrapposto al Divenire,
    l' Immobile e non mutabile.

    Cio' e' logicamente credibile dato che tutto cio' che esiste ha il suo opposto relativo all' esistente temporospaziale in cui si trova ad essere.
    L' amore, altro pensiero e sentimento umano che riveste una notevole importanza per l' Uomo stesso in quanto e' fondamento e base del divenire umano, innato con l' uomo e tramandato dall' albore dei tempi per mantenere la specie, insito nell' innata sopravvivenza e parte di essa.
    Certo amore non statico ma dinamico spesso sublimato dalla letteratura se non addirittura considerato attributo dell' unicum e da questo trascendente quando si intenda l' unicum a nostra immagine e somiglianza.

    In realta' parte di quel complesso disegno genetico della sopravvivenza che noi ammantiamo di tanti attributi : eterno, infinito, altruista atto di donazione di se ad altra persona.
    In realta' l' amore e' Piacere ed Egoismo ammantati e sublimati dal nostro io in un qualcosa che lo renda simile il piu' possibile alle nostre ideali aspirazioni, e l' obbiezione che amore non sempre e' legato a riprocreare e non sempre e' legato a sessualita' non inficia questo concetto, poiche' anche amare persona dello stesso sesso o addirittura amare un oggetto, una opera d'arte o se stessi implica per forza egoismo in quanto amare da piacere gioia e stato di benessere al nostro io e quando cio' non fosse l' amore finirebbe.

    E' vero che amare e' anche soffrire ma di una sofferenza molto minore a quella che darebbe l' assenza dell' oggetto di amore ( la madre che ama il figlio anche se la fa soffrire non e' che una scelta egoistica perche' e' una scelta fatta fra una sofferenza data dall' oggetto di amore ed un' altra sofferenza, la mancanza dell' oggetto di amore, il figlio, che l' io, inconscio o conscio che sia, sente come maggiore, piu' grande ed insopportabile. )

    Quanti amori eterni sono finiti nel quotidiano dibattersi della vita o quanti addirittura si sono trasformati in odio
    ( sentimento opposto dell'amore e come questo totalizzante ), per cui pure l' amore umano finito ed imperfetto e’ cosi' lontano dall' idea di esso, infinito, eterno, altruista che solo l' illusione del sogno puo' nobilitarlo associandolo all' Unicum.

    Unicum come amore, attrazione fra esseri, fra particelle, pianeti, galassie senza la quale tutto sfuggirebbe nell' universo per suo conto ma anche "odio" senza il quale tutto collasserebbe per amore annientando il reale presente ed il suo divenire.
    Dunque altri due contrapposti che giuocano fra loro, interagiscono senza che mai l' uno possa prevalere sull' altro come un' onda bifasica (positivo negativo) che e' la legge che regola le orbite planetarie nell' universo. Odio o forza antigravita' di fuga o centrifuga ed Amore o forza di gravita' o centripeda. Ed anche queste forze soggette alla legge del divenire e della relativita' nello spazio e nel tempo.

    L' unicum e' anche giustizia intesa in una universalita' del termine, poco reale nel nostro mondo di uomini finiti.
    Il solo cercare di avvicinarsi ad essa ci porta sempre in una confusione incredibile ad un primo approccio, e forse perche' e' la piu' mutevole delle astrazioni umane.
    Se l' amore e' un concetto che varia nel tempo e nello spazio la giustizia varia con una rapidita' tale che molte volte questo avviene nel lasso di pochi decenni.

    Cio' che era giusto ieri fra qualche anno non lo sara' piu', e gia' porta in se il germe del dubbio il giusto di oggi.
    Cio' dipende dal fatto che la giustizia, diversamente dal giusto, e’ non solo pensata ma anche amministrata dall' uomo, e soprattutto dai ceti sociali al potere che posseggono appieno l' amministrare la giustizia, per cui essa non sara' che tesa a mantenere e preservare il potere stesso attraverso chi lo rappresenta ( chi fa le leggi , e chi le applica ), per cui ad ogni variazione di potere vi saranno nuovi concetti di giustizia portati da chi il potere detiene in quel momento e fa quindi fare le leggi e le fa applicare.
    Ed e' la astrazione piu' vicina a quel divenire a quella legge naturale del piu' forte e della sopravvivenza, rapportata a quel singolo di gruppo che sono le societa’, per cui e' naturale che la piu' vitale sopravviva a chi lo e' meno, la piu' forte sopraffaccia la piu' debole.
    Puo' sembrare assurdo ma e' cosi' dato che la società' nonostante le sue astrazioni ideali per sopravvivere non puo' essere giusta nemmeno una infinitesima parte di quello che e' il concetto astratto di giustizia, essendo legata piu' di ogni altra astrazione al reale concetto che non e' di giustizia ma di sopravvivenza sociale dei gruppi dominanti.

    Quindi solo i sogni hanno quella dignita’, eterea ma allo stesso tempo reale, in quanto figli della nostra essenza, che li fa la piu’ alta espressione di noi uomini, tanto da rendere la vita degna di essere vissuta, proprio perche’ godono di un respiro che ci eleva sopra il determinismo contingente dell’ esistenza. Solo essi ci fanno simili, perche’ senza confini, a quell’ Unicum cui tutti tendiamo. Sono la spinta profonda e smisurata verso la creazione, di nuovi esistenti, che, tratti dal nulla dell’ esistente, sono la sola, unica forza che ci rende creatori.

     



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    riflessioni
    Contributo di: gricio on Monday, 18 May 2015 @ 15:20
    In qualche punto mi ha ricordato l'affascinate teoria degli infiniti universi (credo si trattasse del romanzo di sf "Assurdo Universo" di Fredric Brown - 1949 !!!) che già allora iniziava timidamente a dar segno di se. In breve: visto che l'universo è per sua natura infinito esistono sicuramente mondi totalmente differenti al nostro (anzi, diametralmente opposti - ad es. mondi di carne con esseri di pietra, così tanto per dire), così come ne esistono di totalmente identici. Non solo, visto che l'universo ecc. ecc. di questi mondi ne esistono..infiniti !!! Anzi (aridaie) visto che l'universo..... esistono infiniti universi che differiscono dal nostro solo per un particolare insignificante (magari in un mondo ho il telefono alla mia destra, magari in un altro mondo ho tre capelli in meno ... e così via). In sostanza, ogni cosa noi possiamo pensare o sognare, da qualche parte ESISTE !!.
    Torniamo al tuo scritto. Ci sono arrivato in fondo con molta difficoltà; ma non per come è scritto (qualche cazzatiella c'è, tipo Big bEng...) ma proprio per l'argomento, trattato anche con una certa pesantezza. Se già nel 1949 si trattavano temi del genere (per quanto fantascienza fosse) trovarsi settant'anni dopo quasi alo stesso punto, con riflessioni libere su Dio, Unicum, relatività e annessi e connessi non è buon segno, secondo me. Apprezzo il tuo sforzo, tanto più che la lunghezza del tuo scritto -vedrai- non sarà premiata né dalle visite né dai commenti (alla maggioranza dei lettori del Club piacciono le minestrine monodose, un pasto completo mica lo digeriscono sài), ma lasciami dire che ciò che hai -con una certa confusione- trattato non incuriosisce, non stimola e in definitiva è difficilmente giudicabile con voto positivo (per quel che serve il voto, cioè a pochissimo). Sono riflessioni le tue che ognuno di noi (parlo per quelli più o meno "maturi") ha già fatto innumerevoli volte, magari aggiungendoci -tanto per non dimenticare un elemento non proprio trascurabile- che prima o poi si va ad inciampare nella morte.
    Visto che la voglia (e la capacità) di scrivere non ti manca, mi permetto di suggerirti una prova differente, basata su una storia sensata (intendo dire classica, con protagonista, personaggi, accadimenti ecc.) nella quale far muovere più leggiadramente le tue considerazioni. Io ci ho provato diverse volte, con risultati contrastanti, ma sicuramente senza annoiare (almeno non più di tanto).
    Comunque cordialità.


    ---
    "parlare di musica è come ballare di architettura" (F.Zappa)
    http://gricio-gricio.blogspot.com/

    [ ]

    riflessioni
    Contributo di: epitteto on Monday, 18 May 2015 @ 17:08
    Più che un racconto, trattasi di un saggio mistico-filosofico-parascientifico della più bell'acqua.
    Un minestrone confuso buono per tutti i palati.
    Mi inserisco con l'astrofisica moderna recente, che fa piazza pulita dei tanti miti e credo pazzoidi.
    Forse di tanto in tanto val la pena soffermarsi sui grandi numeri, per constatare le tante piccinerie di cui siamo inutilmente capaci.
    "Certamente molti di voi avranno sentito parlare del PARADOSSO DI FERMI.
    Siamo le uniche forme di vita nell'Universo?
    L'Universo da noi osservabile ha un diametro di 90,000,000,000 anni luce.
    Ci sono almeno 1,000,000,000 di galassie.
    Ognuna contenente dai 100,000,000,000 ai 1,000,000,000,000 di stelle.
    Recentemente si è scoperto che anche i pianeti sono alquanto diffusi.
    Probabilmente ci sono trilioni e trilioni di pianeti abitabili nell'Universo.
    Il che significa che dovrebbero esserci molte opportunità per la vita di esistere e svilupparsi.
    L'Universo dovrebbe allora brulicare di navette spaziali.
    Ma anche se ci sono civiltà aliene in altre galassie, non v'è alcun modo di venirne a conoscenza.
    In pratica tutto ciò che è fuori dal nostro vicinato spaziale ( c.d. Gruppo Locale ) sarà sempre oltre la nostra portata per via dell'espansione dell'Universo.
    Anche se avessimo delle navicelle spaziali molto veloci, ci vorrebbero letteralmente miliardi di anni per raggiungere altri luoghi viaggiando attraverso le aree vuote del nostro Universo.
    Quindi val la pena concentrarci solo sulla Via Lattea.
    La Via Lattea è la nostra galassia e consiste in un insieme di 400 miliardi di stelle.
    Più o meno 10.000 ogni granello di sabbia della Terra.
    Nella Via Lattea ci sono 20 miliardi di stelle con caratteristiche simili al Sole e un quinto di loro ha un pianeta con dimensioni simili alla Terra e condizioni compatibili con la vita.
    Se solo lo 0,1% di questi pianeti ospitasse la vita, ci sarebbe un milione di pianeti < viventi > nella nostra galassia.
    La Via Lattea ha 13 miliardi di anni.
    All'inizio inospitale perchè soggetta a continue esplosioni, dopo 1-2 miliardi di anni nacque il primo pianeta abitabile.
    La Terra ha solo 4 miliardi di anni, quindi ci sono stati trilioni di possibilità per la vita di svilupparsi.
    Se su uno solo dei pianeti del passato si fosse sviluppata una superciviltà in grado di viaggiare nello spazio lo avremmo notato da tempo.
    Una razza aliena avanzata sarebbe pari ad una divinità per noi.
    Se costruissimo generazioni di navette spaziali in grado di sostenere una popolazione per un migliaio di anni, potremmo colonizzare la nostra galassia in 2 milioni di anni.
    Ma allora, coi miliardi di pianeti nella Via Lattea aperti alla vita, dove sono tutti gli alieni?
    Questo è il < Paradosso di Fermi > e nessuno conosce la risposta.
    Forse siamo l'unica civiltà dell'Universo, forse siamo soli.
    Al momento non abbiamo prove di altre vite oltre alla nostra.
    L'Universo sembra vuoto e morto.
    Nessuno che ci invii messaggi, nessuno che risponda alle nostre chiamate.
    Intrappolati su questa palla di fango in un Universo eterno ".
    Se avete letto fin qui, i vostri dubbi e le tante minchiate dovrebbero sciogliersi come neve al sole.
    Barhabba

    [ ]

    riflessioni
    Contributo di: Lorens on Friday, 29 May 2015 @ 00:36
    ...il tuo brano è un lancio completo di dubbi e domande. Le
    risposte non troveranno mai esatto riscontro comprovante
    autenticità e sicurezza. Epitteto con Barhabba ha mostrato
    le dimensioni nelle quali in "full immersion" siamo dominati
    dall'arcano infinito. Ho letto il tuo racconto con
    attenzione ed interesse. La narrativa contiene diverse
    ripetizioni, la cui scrittura si presenta appesantita anche
    da punteggiatura inappropriata in diversi momenti dello
    scritto. Probabilmente ti sarai fatto prendere dalla foga e
    l'interesse per l'argomento trattato, trascurandone forma e
    analisi nel solfeggio del contenuto.
    Sicuramente sei una buona penna, ti aspetto in un prossimo
    inserimento, il cui argomento possa essere più liberatorio
    di questo, in un contesto, magari, meno impegnativo dal
    punto di vista inquisitorio ma più rispondente ai canoni
    della conoscenza.

    Voti da (1 : 10)
    incipit =
    musicalità =
    fantasia = 6,5
    verso =
    contenuto = di profondità inevaso nelle risposte (5)
    messaggio = riflessivo fantascientifico (6)
    scrittura = 5
    narrativa = 5
    emozionalità = 6
    interesse = personale (6)

    ciao
    Lorens
    -----------------------------------------------------------
    N.B.
    mi dispiace ma la direzione del club mi ha invitato a non
    inserire più barzellette...


    [ ]

    riflessioni
    Contributo di: Carmen on Sunday, 31 May 2015 @ 23:23
    D'accordo sia con te che con Epitteto.
    Testo dalla sintassi un po' disordinata, la voce verbale "dà" perennemente senza accento in questo club.
    Buonanotte.

    ---
    Carmen

    " Talvolta la follia stessa è la maschera per un sapere infelice troppo certo".
    F. Nietzsche

    [ ]

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