signor presidente

Wednesday, 06 May 2015 @ 17:30

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Ripropongo all’attenzione dei pazienti amici del Club una proposta politica scritta e pubblicata nella nostra Vetrina, tra i racconti, sette anni fa.
I fatti che caratterizzano l’argomento trattato, già drammatici allora, hanno col tempo assunto le dimensioni spaventose che ci vengono riproposte ogni giorno dai mezzi di comunicazione.



- … Invito pertanto la Signora Ludovica Alibrandi, Ambasciatrice italiana presso le Nazioni Unite, a rivolgersi all’ Assemblea. –

- Signor Presidente, Signor Segretario Generale, Signore e Signori, oggi desidero sottoporre alla Vostra attenzione un progetto che il Governo che mi onoro di rappresentare ha elaborato con l’intenzione di convincere la comunità internazionale a organizzare e normare un fenomeno che in modo sempre più preoccupante sta dilagando nel mondo e soprattutto in Europa: l’immigrazione incontrollata, caotica e spesso disperata di uomini, donne e bambini provenienti dall’Africa, dal Medio Oriente, dall’Europa dell’Est, dal Sud Est asiatico e dalle Americhe, diretta verso paesi economicamente evoluti. Questa gente, in misura sempre maggiore, decide di staccarsi dalla propria terra, dalle proprie tradizioni e dai propri affetti, a volte per sfuggire a guerre e genocidi, molto spesso per cercare soluzioni esistenziali dignitose, quasi sempre nell’ignoranza della lingua, dei costumi e delle leggi dei luoghi dove ha deciso di dirigersi, nell’assenza di garanzie occupazionali e abitative, spesso rischiando e sempre più frequentemente sacrificando la propria vita.

In questo modo genti di origini, etnie, culture, religioni e lingue diverse vengono a trovarsi improvvisamente insieme, in paesi impreparati ad accoglierle, guardate con sospetto dagli abitanti del luogo che loro malgrado le ospitano, con gravi difficoltà di integrazione, anche tra loro stessi. Alcuni, nell’impossibilità di trovare soluzioni accettabili di sopravvivenza, si lasciano reclutare da organizzazioni malavitose che li sfruttano per l’esercizio di attività criminali, molti altri trascinano la propria esistenza mendicando agli angoli delle strade. Questa realtà viene vissuta dalle popolazioni locali in termini che alcuni definiscono razzisti. Si tratta invece di una sensazione di forte pericolo per la salvaguardia dei propri diritti e per la propria incolumità di fronte al crescente livello di criminalità imputabile proprio alla mancanza di controllo del fenomeno e di applicazione di provvedimenti efficaci. Le rapine nelle case isolate sono all’ordine del giorno, spesso si ripetono sugli stessi obbiettivi, a volte si concludono con gravi fatti di sangue. Di sera, in molte città, strade e mezzi pubblici di trasporto si svuotano. La gente ha paura: per molti rapine e stupri sembrano nascondersi dietro l’angolo di ogni casa.

Contemporaneamente molte aziende, nel campo della produzione industriale e dei servizi, e anche molti privati, sono alla ricerca di personale che voglia esercitare compiti che alle popolazioni locali non sono più graditi. Attività manifatturiere, infermieristiche e di collaborazione domestica, per esempio.

E’ manifesta a tutti l’assenza generalizzata, nella classe politica, della volontà di affrontare il problema con decisione e chiarezza, per progettare e organizzare in modo razionale soluzioni operative percorribili nell’interesse di tutti, di chi vorrebbe portare un contributo, ricavandone un beneficio, e di chi avrebbe la necessità di acquisirlo senza correre rischi eccessivi. Il Governo italiano, particolarmente sensibile al fenomeno, ( si contano ben 15.000 immigrati irregolari nei primi sei mesi di quest’anno ) ha deciso di studiare a fondo il problema e desidera proporre oggi alla comunità internazionale un preciso oggetto di discussione, perché riteniamo che soltanto un progetto ampiamente condiviso possa avere concreta applicabilità e possibilità di successo. Il progetto dettagliato, redatto in quattro lingue: italiano, inglese, spagnolo e francese è presente sui vostri banchi. Io mi limiterò, in questo momento, ad illustrarne il contenuto a grandi linee, restando a Vostra disposizione per approfondirne e discuterne i dettagli.

Quella che a nostro avviso va combattuta ed eliminata al più presto è l’immigrazione passiva. Con questo termine intendiamo il flusso migratorio spontaneo e incontrollato, da un paese a un altro, lungo tragitti di solito prescelti solo per motivi di facile percorribilità e utilizzando mezzi fatiscenti gestiti da malavitosi in cerca di facili guadagni. Questo flusso viene affrontato, nei paesi accoglienti, con regolamentazioni locali transitorie, a volte confuse e contraddittorie, tese semplicemente ad arginare nel breve i problemi insorti e risolvere di volta in volta le singole necessità emergenti.

Per immigrazione attiva, al contrario, noi intendiamo un flusso chiaramente regolamentato al quale vengano associate precise definizioni geografiche, temporali e organizzative, in un esplicito e più vasto progetto di collaborazione tra i paesi di origine e quelli di destinazione, che permetta di ottimizzarne i rapporti, facilitare l’integrazione degli immigrati e migliorare lo standard economico dei paesi di origine degli stessi . L’ immigrazione attiva nel progetto italiano si fonda su un concetto innovativo, azzarderei definire rivoluzionario in questo contesto: quello dell’ adozione di un paese economicamente evoluto nei confronti di altri, più sfortunati. Capisco lo sconcerto che leggo qua e là nei Vostri sguardi: il termine adozione ( potremmo però modificarlo in quello più realistico di partnership ) sta conducendo probabilmente qualcuno di Voi a tristi paralleli con memorie di una non lontanissima realtà coloniale con la quale questo termine, almeno così come è oggi inteso da noi, non ha niente da spartire.

Il progetto prevede che ciascuno dei paesi più ricchi adotti una terna di paesi più poveri provenienti da aree di immigrazione diverse considerandoli partner di un serio e dettagliato disegno di cooperazione. La scelta degli accoppiamenti dipenderà dalle caratteristiche dei paesi, in termini di dimensioni demografiche, capacità economica, affinità storiche, linguistiche e culturali, necessità di reperimento e di offerta di manodopera. Questa scelta potrà essere effettuata tenendo conto del gradimento di entrambe le parti e di considerazioni oggettive elaborate da una commissione nominata appositamente per individuare le soluzioni più appropriate.
Facciamo un esempio: l’Italia potrebbe scegliere l’ Eritrea per ragioni di affinità storiche e venir scelta dall’Ecuador per simpatia latina. La commissione infine nominerebbe le Filippine, seguendo altre considerazioni, come terzo partner italiano. Da questo momento in poi nessun immigrato sarà tollerato in Italia al di fuori di questo contesto, a meno che non possa dimostrare di essere economicamente indipendente o di poter contare su occupazione e alloggio certi.

Tra il paese adottante e i tre partner si stabilirà uno stretto rapporto di cooperazione. Il paese adottante realizzerà nei tre paesi unità di apprendimento dove si avrà la possibilità di imparare lingua, cultura e tradizioni del paese ospitante, insieme alle conoscenze relative ad attività economiche compatibili con la cultura, le tradizioni e le risorse naturali sia del paese partner che del paese ospitante. Faccio un esempio: se la coltivazione di determinati prodotti agricoli godesse di un ambiente particolarmente ricettivo, il paese ospitante aiuterà il partner a realizzare attività agricolo-industriali moderne in quel settore e realizzerà presso di sé punti commerciali organizzati per concentrarvi una attività economicamente interessante di tali prodotti. Se le caratteristiche geografiche e naturali offrissero alettanti attrattive turistiche il partner sarà aiutato a realizzare unità ricettive moderne e adeguate. Se il paese ospitante necessitasse di manodopera utile nel settore dei servizi ( attività infermieristiche e di collaborazione familiare, per esempio ) appositi corsi saranno realizzati in loco anche su questi argomenti. La realizzazione locale di centri di apprendimento e di realtà produttive porterà ad accrescere il potenziale economico e quindi la ricchezza del partner e a ridurre nel tempo la necessità di espatrio da parte della popolazione indigena alla ricerca di migliori ma lontane e comunque sofferte soluzioni di sopravvivenza.

L’immigrazione sarà normata da precise procedure concordate e gestite dalle ambasciate dei paesi coinvolti. Le richieste di assunzione, confortate da garanzie abitative, saranno confrontate con le richieste di immigrazione certificate dalle attestazioni di frequentazione dei corsi di lingua e di cultura generale relative al paese ospitante e di quelli di avviamento professionale. Una volta stabilito l’incontro tra domanda e offerta gli immigranti avranno la possibilità di raggiungere il paese ospitante con mezzi di trasporto adeguati e gratuiti e la loro preparazione all’incontro con quel paese verrà sicuramente premiata da sincere attestazioni di simpatia e ospitalità derivate dalla reciproca conoscenza e dal reciproco rispetto.

C’è un proverbio tedesco che afferma che nei dettagli si nasconde il diavolo: bene, i dettagli da discutere nella definizione di questi obbiettivi sono certamente numerosi: mi auguro che sia invece l’angelo che sicuramente risiede in ciascuno di noi a facilitare la realizzazione, in un progetto comunemente condiviso, di una svolta epocale nel rapporto tra i popoli di questa nostra amata terra.

Grazie a tutti Voi dell’attenzione prestatami. Rimango a Vostra disposizione per rispondere alle domande che mi vorrete rivolgere e per ascoltare e valutare con forte interesse i Vostri punti di vista preliminari sulla nostra proposta. -

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