Blob

Tuesday, 17 March 2015 @ 10:00

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L’altra sera dopo cena, mentre dormivo profondamente in poltrona, forse per merito di un noioso dibattito politico alla televisione e la complicità di un buon bicchiere di Montepulciano di Controguerra, sono entrato di soppiatto nella mia testa. Volevo dare una sbirciatina al mio cervello e capire che fine fanno tutti quei nomi propri di persona, animali e città, che alla bisogna mancano regolarmente all’appello.
Mi aspettavo, a dire il vero, di trovare il solito disordine dentro il mio cranio. Pensavo di dover affrontare a viso aperto la confusione mentale di sempre, e di assistere al consueto carosello di domande senza risposte. Temevo inoltre di scorgere l’abituale trambusto tra le vecchie opinioni, di ravvisare fermento tra i dubbi vaganti, tra i problemi irrisolti e la sfilza d’idee assurde sparse in ogni dove. Ho dovuto invece costatare, con mio grande stupore e con un certo sgomento, che tutta questa mercanzia giaceva abbandonata su vecchi scaffali polverosi e che la frenesia di un tempo, in quello spazio angusto, era completamente scomparsa.
La massa cerebrale, un tempo pulsante e in fermento come il magma dentro le viscere di un vulcano, era ridotta a un cumulo di materia gelatinosa privo di forma e di consistenza, molto simile a quella roba schifosa e malefica che gli anglosassoni chiamano comunemente: “Blob”.
Di fronte a tale scempio, incredulo e sconcertato, tra l’indifferenza di sfaccendati neuroni che, alla luce fioca e azzurrina delle esigue sinapsi in funzione, bighellonavano in giro con le mani in tasca, a tentoni e con un po’ di fortuna, riuscii a ritrovare l’archivio dei nomi.
Il casellario era al suo posto. I cassetti c’erano tutti, compresi quelli delle ics, delle ipsilon, delle acca e delle cappa. Ne aprii uno a caso e subito mi resi conto della grande confusione e del disordine che regnava nella mia memoria. Sembrava che qualcuno si fosse divertito a invertire l’ordine cronologico delle schede.
Infatti non ebbi nessuna difficoltà a ritrovare tutti i nomi e perfino le immagini della gloriosa quinta “B”; anche le schede di commilitoni del CAR di Trapani erano lì a portata di mano, mentre le pratiche di molte persone del mio presente erano scomparse.
Rovistando tra le carte di famiglia, mi sono ritrovato tra le mani la foto del mio vicino di casa. Un signore gentile che incontro tutte le mattine all’edicola, e del quale non ricordo mai il nome. La conseguenza di questo disguido è che quando lo incontro per strada, per farmi venire in mente come caz.zo si chiama, sono costretto a pensare a Lello, il cagnolino di mia sorella, poi a Lella, la gatta di mio fratello, e infine allo zio Lele che di nome fa Gabriele, proprio come quel signore che mi saluta con il Corriere in mano.
Insomma, è stata una vera faticaccia rimettere insieme i famosi “cocci della memoria”, tappare le falle, nascondere le crepe… No, non è stato per nulla facile e se si considera che ho dovuto lottare anche contro il tempo, perché temevo di svegliarmi da un momento all’altro, direi che ho compiuto una vera impresa. Temo tuttavia che sia prematuro cantare vittoria e dare per scontato il risultato.
Nondimeno ho il sospetto d’aver commesso un’altra sciocchezza imperdonabile, infatti, prima di uscire dalla mia testa, ho avuto la poco brillante idea di dare una controllata anche al settore della poesia e per la fretta, penso di avere combinato un pasticcio, se non proprio un vero guaio.
Evidentemente ho fatto qualche errore, avrò premuto inavvertitamente qualche interruttore, o magari invertito il processore, perché adesso ho la rima incorporata che mi perseguita e non mi concede tregua. Oddio, per la verità questo piccolo difetto l’ho sempre avuto. Ora però è troppo e devo ricordarmi la prossima volta di rimettere tutto a posto, poiché quando prendo quella china, sono poi costretto a pensare al fegato*, che detesto anche a tavola, ma pare sia una delle poche parole in italiano, forse l’unica, a non avere lo straccio di una rima.

* Altre parole come – uva - e -stomaco- sarebbero senza una rima in senso classico. Poi bisogna intendersi e decidere se fegato faccia o meno rima con “sabato” , tanto per fare un esempio. Ma se si considerano le sillabe dall’accento tonico in giù, allora la rima non c’è, anche se le assonanze che si possono trovare sono molteplici.

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