Una processione alata

Monday, 06 October 2014 @ 12:00

Leggi il profilo di: Macwalt

Una processione alata
.

A Conflans sur Seine Francia, luogo di accoglienza di due fiumi, arrivai una mattina prima dell’alba, coi miei compagni di volo, che era ancora buio. Volevamo assistere al risveglio del giorno e del fiume. Con lo scorrere del tempo e l’aumentare della luminosità del cielo, che lentamente si colorava, i movimenti che segnalavano il risveglio di altri volatili si facevano più intensi e veloci, quasi frenetici: ovunque era uno sbatter d’ali di cormorani, garzette e gallinelle d’acqua, beccaccini e piovanelli; un frullare vivace d’ali di merli, colombi, gazze e cornacchie, un poco più distanti dal fiume, ma sempre vicini, nella pianura contigua, alberata di pioppi e salici.
Alcuni miei compagni si posarono sui rami sporgenti dall’acqua e attesero immobili che la preda finisse nel loro becco possente. Io sono un Airone. Amo vivere dove ci sono specchi d’acqua aperti e poco profondi; dove posso agilmente muovermi anche sui terreni fangosi. La mia tecnica di caccia è interessante: passi lenti nell’acqua, poi di colpo immobile... in silenzio perfetto. Una volta localizzato il cibo con il mio becco appuntito trafiggo la preda in un colpo solo. Invece il pesce lo arpiono, lo lancio in aria, per riafferrarlo al volo e inghiottirlo, dalla parte della testa: così le squame non si aprono e non mi fanno male. Mi piace farlo e sono piuttosto bravo.

Io e i miei compagni eravamo appena fuggiti da un grave pericolo fuori la periferia di Parigi; degli uomini volevano catturarci perché c’incolpavano dell’insuccesso del loro allevamento di pesci. Sono andato altre volte lì, quando nel fiume si trovano più rifiuti che cibo, ma quel giorno, con gli amici, eravamo solo di passaggio. Questi umani, a volte, dimostrano una grande ignoranza delle leggi della natura e in questo caso prendono come “capri espiatori” proprio noi: gli aironi cinerini.

Pensate, a volte ci catturano, ci uccidono e ci appendono a quelle loro orribili e crudeli vasche piene di pesci – è terribile vedere i miei fratelli appesi come monito, come deterrente, dicono… quasi non avessimo noi, gli abitanti del cielo il diritto di cibarci. Invece di riflettere sulle condizioni ecologiche insensate dei loro allevamenti, di accorgersi ell’inquinamento o di altri errori… e gli umani ne fanno di errori, hanno questa pessima abitudine; accusarci dei loro fallimenti e dei loro sbagli. In breve: eravamo fuggiti appena in tempo per evitare quella crudele e insensata fine, verso questa zona, silenziosa, sicura e ancora priva di insediamenti umani. Il fiume, col suo grande respiro, ci avrebbe salvati e protetti.

Era una mattinata tersa: non un filo d’aria increspava la bassa e limpida acqua del fiume; solamente piccoli gruppi di uccelli animavano la scena, alcuni zampettavano nella fanghiglia dove il fiume s’allarga verso il terreno circostante, altri invece erano alla ricerca di bocconcini: piccoli invertebrati, insetti, sull’erba e lungo i contrafforti dei due fiumi. Noi aironi ci confondiamo tra il verde delle canne palustri e dei giunchi, e le ninfee bianche che dondolano pigramente nell’acqua, mentre l’iris giallo punteggia le rive umide accendendole di mille piccoli soli, tra la salvia e la mentuccia che sparge il suo intenso profumo nell’aria fresca e pulita, e il sentore umido del fiume. Ad un tratto ho udito voci allegre di ragazzi, e risate, di voci femminili calde e dolcemente sensuali che intonavano canzone. Dopo aver lasciato l’automobile, erano giunti vicinissimi alla nostra oasi. e sii sono seduti sull’erba, vicini. Una delle ragazze accompagnava le voci riunite nel canto con il suono sapiente della sua chitarra. Volti giovani, belli e sereni, i maschi guardano teneramente alle femmine mentre, sorridendo posano le mani sulle loro spalle. Forte e chiaro,palpabile, questo momento della loro vita: quello che sta loro accadendo porta l’impronta del senso umano dell’amore. Ah, l’amour! L’amour, toujours l’amour! Mi avvicinai cautamente; dopotutto erano giovani umani! La prudenza non è mia troppa, anche se stranamente, un’aura positiva li avvolgeva e non avvertivo, con il mio istinto, nessun pericolo provenire da loro.

Sarà stata quell’aria pregna di magia, eppure mi accorsi che gli alberi sorridevano al loro canto, e anche il fiume domava il suo spirito… mi sentivo assolutamente tranquillo. Fu allora che mi appollaiai, non visto, su di un ramo nascosto, tra le fronde di un salice, in attento ascolto. E vidi questi quattro giovani che avevano smesso di cantare e, posata la chitarra sull’erba, iniziare un gioco tra loro, una sorta di identificazione, paragonandosi agli animali. Quale animale sei? – cominciarono a chiedersi a vicenda. Se tu fossi tigre o gabbiano cosa vedresti? E se invece lupo o furetto, cosa e quanto sentireste col vostro olfatto più acuto? Domande umane del sentir come animale... Sono strani alle volte i giovani umani, quando si chiedono di cose estranee e molto spesso a loro lontane.

Cosa manca che non vedo, che invece l’animale che è in noi, vedrebbe sicuramente o sentirebbe, o fiuterebbe? E così il loro gioco andava avanti, sempre più coinvolgente e in parte era questo gioco intrigante e sconosciuto che li teneva accanto, che faceva superare loro la difficile scoperta della vita adulta. Ed io airone a sentire i loro discorsi appresi che erano pieni di voglia di fare e di creatività: un battello ancorato sulla Senna, riadattato con colori accesi stesi sulle paratie, lungo le scale e sulle porte, pensato per accogliere i bambini; un bateau–mouche come baby parking per le mamme indaffarate che si recavano nel centro di Parigi a fare spese, avvalendosi dell’esperienza e della passione per i bimbi che avevano le due ragazze. Ora stavano parlando tra loro… del modo di vivere naturalmente la vita, con amore per la natura, che li rendeva speciali. E di quanto questo rispetto e considerazione, invece, creasse imbarazzo con altri umani, più legati alla città e al progresso distruttivo dell’ambiente.

- Siamo in anticipo sui tempi, credetemi! Rappresentiamo una novità, per cui spesso siamo accolti nelle cose quotidiane con molto candore e incertezza, ma soprattutto col silenzio. – stava dicendo il ragazzo snello e alto, con i capelli neri – Noi viviamo la natura come Itaca, amiamo scrittori come Kipling, abbiamo intuìto il valore e la forza dell’ambiente incontaminato attraverso la comprensione di Moby Dick, Zanna Bianca, e il bisonte sacro dei nativi americani. Siamo differenti dagli insensibili che fanno commercio degli animali, che li uccidono andando a caccia, che è gesto non più necessario per procurare il nutrimento, in una società come la nostra . Giocano ai grandi, antichi cacciatori, e lo chiamano sport?!

Mi accorsi che, accanto a me, ad ascoltare i discorsi dei questi ragazzi, si erano avvicinati anche un passero, un piccione e un merlo adulto. Ad un certo momento i quattro ragazzi, uno ad uno, ripercorsero il sentiero che li avrebbe riportati all’automobile, per tornare alla città, al loro lavoro, probabilmente. Avevano preso molto seriamente l’impegno di creare un asilo perfetto dentro il battello.

Ma ora erano taciturni e, forse, ognuno stava meditando sul contenuto dei discorsi che si erano scambiati. Io, l’airone cinerino; quindi il merlo, il colombo e il passero, ci ritrovammo ad osservare il sole scendere oltre la linea dell’orizzonte. Stavamo in silenzio, pensosi. Nell’aria percepivano una vibrazione particolare, come di attesa. Ammiravamo la luce calda, arancio rosata che irradiava dal sole al tramonto, rendendo ancora più vividi i colori della natura lungo il fiume.

Ad un tratto,in silenzio ma contemporaneamente ci alzammo in volo e seguimmo i ragazzi che stavano raggiungendo, in fila indiana, la loro automobile. Venendo da Parigi, i ragazzi avevano trovato un merlo, morto, abbandonato sulla strada. Forse colpito da un’auto in corsa, forse ucciso da un ragazzino con la fionda, era comunque scioccamente abbandonato e disteso sull’asfalto.

Walter, il ragazzo che guidava, era sceso dall’auto e aveva preso tra le sue mani quel corpicino freddo. Voglio dargli una onorevole sepoltura si era detto, guardando il povero volatile e ripensando alla vivacità di questi uccelli, al loro canto modulato, alla loro magia. E lasciarlo su quella strada gli sembrò cosa sporca, non degna almeno della sua pecchiata allegria, del suo canto. Ripensò con tenerezza ai merli che aveva ha imparato a riconoscere fin da ragazzino, col loro becco giallo; il merlo delle fiabe, quello con quel buffo movimento della testolina, che solo i merlini fanno in maniera burlesque.

Ho sempre pensato che gli animali che si scontrano con la nostra organizzazione cittadina soffrano di alcuni mali che non riusciamo a capire. Non riusciamo a capirli fintanto che non guardiamo le cose con lo spirito del nostro animale interiore. – concluse pensoso. Così, tornando al battello con le provviste della settimana, i ragazzi portarono con loro questo “ fratello” pennuto.

Adesso, mentre il gruppetto si riuniva per la strada del ritorno in città, e Gianna intonava una canzone accompagnandosi con la chitarra, Walter, che aveva raccolto il merlo, iniziò a scavare una piccola fossa. E, mentre era intento a questo lavoro, augurava al mio fraterno amico un viaggio nel paradiso degli uccelli, dove avrebbe trovato bellissime e piumose merlottine amorose.

Fu in quel preciso momento, in cui tutti e quattro i giovani alzarono la testa per augurare al merlo sepolto il ritorno al cielo della sua piccola anima, che ci alzammo in volo passando davanti a quegli occhi stupefatti, noi chiari, veloci, dolcemente vibranti, ringraziando quei giovani del gesto onorevole che permetteva ad un nostro fratello di lasciare questa terra, disegnando, nel cielo del tramonto, una singolare processione alata.

Non ho più dimenticato quel giorno molto particolare e credo di non sbagliare; anche quei ragazzi lo avranno impresso nelle loro giovani menti. Ho visto chiaramente l’attimo di stupore e gioia sul volto del ragazzo che si occupò della sepoltura del giovane merlo e sento che ancora ricorda questo episodio della sua giovinezza.
.
ciao walt

7 Commenti



http://vetrina.clubpoeti.it/article.php?story=20141005153418288