La società dei dormiglioni

Tuesday, 30 September 2014 @ 12:00

Leggi il profilo di: Melos Delmar

C’era una volta una piccola società di uomini che trascorrevano gran parte del loro tempo a dormire. Di loro si diceva che fossero molto ricchi, e pigri, ma soprattutto si diceva che avessero scoperto il segreto dell’immortalità. In effetti, a guardare bene, non vedevi cimiteri nei dintorni, ma solo boschi di carrubi i cui frutti avevano un insolito colore blu e poi, un enorme fossato pieno d’acqua e infestato da coccodrilli che cingeva l’intero villaggio. Nessuno da anni poteva entrare o mettersi in comunicazione con loro. Gli abitanti dei paesi vicini pensavano che quello dovesse essere il paradiso: nessuno moriva, nessuno lavorava e una gran pace regnava in quell’isola felice.
Una giornalista curiosa, molto curiosa, di quelle persone che amano ficcare il naso negli impicci degli altri, decise che un giorno avrebbe carpito il segreto di quella strana società. Quindi annunciò pubblicamente che presto sarebbe entrata nell’isola dei dormiglioni. Poi si ritirò a pensare e pensò tanto, per molti giorni.
Ma ecco, all’improvviso l’idea: corse a comprare borse costose; poi con quelle si recò da un sarto e si fece cucire un costume da piccolo di coccodrillo, che, come voi sapete, bambini, si chiama “coccodimamma”; lo indossò e corse senza esitare a tuffarsi nel fossato. I veri coccodrilli non rimasero indifferenti all’evento: - A chi appartiene quel piccolo! – Guarda un po’ come nuota male! – Ma dove va, così di corsa? – Bisogna fargli un po’ di domande, questa cosa non è chiara! – Ehi tu, perché non tieni l’aria nei polmoni? Perché stai sempre su a respirare? – Perché non rispondi? Ti siamo antipatici? – Forse non parli la nostra lingua? – Come ti chiami?
Soltanto a metà fossato e già una ressa di coccodrilli ferocissimi e curiosi intorno.
“Vi prego, fatemi passare!”
- Ehi, ma tu parli la lingua umana! – Come fai a conoscerla? – Perché ti tocchi la pancia? – Perché spalanchi la bocca?
- Ma è chiaro! Ha ingoiato un umano intero! Ecco da dove viene la voce umana - Ecco perché non parlava! – Ecco perché si tocca la pancia! – Perché va piano – E non tiene il fiato! – Viva il piccolo che da solo ha ingoiato un umano! – Un esempio per tutti! – Ma diamogli una mano ad attraversare il fossato! – Dai, tiriamolo su a riva! Facciamolo riposare! – Ehi, dov’è che corri? - Aspetta, hai perso la pelle! – Guardate, l’uomo che ha ingoiato sta scappando via dalla sua bocca! – Ha ucciso il nostro giovane fratello! – Vendetta! – Vendetta!
Ma la donna fu velocissima: con due salti fu nel bosco di carrubi. Si sedette sotto un albero per riprendere fiato. Che strani frutti, mai viste delle carrube blu! Ma…
“Chi sei tu?!”
“Io? Ah, sì, io sono…”
“E che ci fai qui?”
“Dicevo, sono una giornalista e sono venuta ad intervistare voi dell’isola, e a portarvi notizie dal mondo!”
“E a noi cosa interessa del mondo? Ti conviene tornartene a casa, prima che sia troppo tardi!”
“Be’, non posso: ci sono i coccodrilli, e sono arrabbiatissimi con me!”
“Allora scegli: o i coccodrilli o il mio fucile!”
Detto questo, il vecchio guardiano sbadigliò, poi abbassò il fucile e si sedette a dormire. Bisognava sbrigarsi; occorreva trovare il capo del villaggio o comunque qualcuno che contasse per proporgli lo scambio: il segreto della longevità in cambio di notizie dal mondo. Ecco le case. Davvero piccole! Ma quale sarà quella del capo! Sono tutte uguali; non c’è un centro, una collina, un monumento… Una distesa monotona di strade perpendicolari e di abitazioni squadrate! Il paese sembra deserto. Saranno tutti a dormire. Che strano, le porte sono aperte; non esistono ladri qui. In punta di piedi, se dormono non si accorgeranno. Magari il loro segreto è nascosto qui, all’interno di queste capanne. Altro che, quanto oro, e gioielli! Mobili in legno pregiato, tappeti persiani… questi devono essere ricchissimi! Aaah, che suono assordante!!! È scattato l’allarme! Sarà meglio darsela a gambe!
“Ehi tu, che ci fai in casa mia? Una straniera! ORRORE! Aiutoo! C’è un intruso! Correte!”
“Cosa succede? Una straniera?! Che schifo! Ieri i topi in casa mia, oggi un forestiero qui da te! Non si riesce più a dormire!”
“Un momento, non volevo essere invadente; volevo solo parlarvi… proporvi uno scambio! – Accidenti, erano meglio i coccodrilli!”
Una gran folla circondò la povera donna; qualcuno la afferrò, legandole una fune attorno al collo.
“Impicchiamola subito e basta!”
Poi fu portata una croce che in pochi secondi venne eretta sulla strada di fronte.
“Crocifiggiamola!”
Fu legata su con delle corde di seta. – Che spreco! – Diamole fuoco! – Strappiamole il cuore!
“Basta! Quanta violenza! Razza di gente incivile! Darle fuoco, strapparle il cuore! Perché sporcare questa bella strada di cenere o peggio di sangue?! Riportiamola indietro da dove è venuta! Che ci pensino i coccodrilli a scortarla fino al suo paese!”
“E no! Questa gentaglia deve imparare! Ci vuole una lezione esemplare! Seppelliamola viva, così eviteremo di sporcare la strada!”
“Un momento, signori! Io volevo soltanto parlarvi! Sono venuta in pace! Vi porto notizie dal mondo!”
“Ah, il mondo! E a noi che ce ne frega! Nessuno deve permettersi di contaminare il nostro paradiso!”
“Eppure al mondo interessa molto di voi!”
“Sì, del nostro elisir di vita eterna, razza di selvaggi, incivili, sporchi!”
“Sì, è vero: ci interessa il vostro elisir, ma non siamo sporchi, e selvaggi! Ma come potete dormire e godervi la vostra immortalità sapendo che lì fuori, intorno a voi, la gente muore?! E soffre, ed è infelice?! Credevo foste un paese civile, ma mi sbagliavo! Siete solo un branco di egoisti dormiglioni!”
“Noi non siamo egoisti, noi abbiamo a cuore il benessere dei nostri cari! È per questo che vi teniamo fuori di qui: voi rovinereste tutto quello che noi ci siamo conquistati! Ed ora basta ad ascoltare una straniera come te! Pensiamo al da farsi!”
“Io voglio ascoltarla!” disse una vecchia uscendo dal mucchio. “Non c’è in fondo niente di male ad ascoltare qualche notizia dal mondo!”
“Ha ragione, sono anni che io non sogno: qui non succede mai niente, questo posto è una noia!”
“Sì, lasciamola raccontare un po’, poi la faremo fuori!”
“Non lasciatevi sedurre dal male, il nostro è un mondo perfetto, non ha niente da imparare dagli altri! Ma guardate signori, quante guerre, quanta miseria, quanta ignoranza lì fuori! Non sono capaci di vivere! Noi invece siamo un popolo eletto, siamo ricchi, saggi, immortali! Dio ci ama! Non abbiamo bisogno di altro! Non abbiamo bisogno di loro!”
“È solo che ci si annoia un po’, tutto qua!”
“Magari potremmo ammazzare il tempo ed anche divertirci un po’, ascoltando le storie del popolo incivile!”
“Sì, lasciamola viva; in cambio, ogni giorno ci racconterà una storia da lì su!”
“E se scappa? Se riesce a tornare nel suo mondo e racconta che noi gli intrusi non li ammazziamo?!”
“Se scappa, voglio andare con lei!” disse una bambina tra la folla.
“Che cosa? Perché dici queste cose brutte? Vedete? Ci sta già corrompendo! Sopprimiamola, prima che sia troppo tardi!”
Ma la bambina, piangendo, continuò: “Io voglio andare con lei; qua non mi piace! Dio a me non mi vuole bene!”
“Che orrore, non si dice ‘a me non mi’!”
“Neanche io sono felice! A che serve vivere per sempre, nell’ordine, nella pulizia, se non si può essere felici? Si può essere felici sapendo che qualcuno soffre? Si può essere felici fintanto che ci sono altri che non lo sono? O felici tutti o nessuno: così è la società!”
“Neanche io mi sento felice!”
“Neanche io!”
Poi parlò la prigioniera: “Voi dite che non avete bisogno del mondo di fuori, eppure i fiori delle piante che mangiate sono fecondati dal polline che viene da fuori! L’aria che respirate esce dai vulcani di fuori! Il sole, la luna, illuminano anche il mondo di fuori! Se Dio vi ama, allora perché non siete felici? Perché dormite, invece di godervi la vostra vita eterna?”
Queste parole lasciarono un gran silenzio. Da tanti anni non si prestava ascolto alla voce di uno straniero. Una voce del mondo di fuori nutriva le menti del popolo eletto.
Un signore molto vecchio disse: “Ho vissuto troppi anni, ora basta, quest’isola mi ha stufato!”
E mentre parlava tirò giù la croce, sciogliendo la prigioniera. Nessuno si oppose.
“Ero venuta per imparare da voi, ma vedo che voi state imparando da me. Una società chiusa è sterile: lasciatevi contaminare dal mondo! Allora sì che sarete felici, e infelici pure; sicuramente vivi. Allora avrete voglia di restare svegli e di sciupare la vostra vita. Ammalatevi della vita del mondo! Insegnate a tutti come vivere per sempre, oppure morite con loro! Insieme! Che tutti insieme possiamo essere felici, o infelici, uomini, donne, animali, piante… tutto il mondo, insieme!”
Piangeva la giornalista, mentre le parole correvano fuori più veloci dei pensieri. Piangeva, perché sentiva che ormai era lei stessa parte di quella strana comunità. Il suo inconcepibile percorso attraverso la fossa dei coccodrilli divenne presto un ponte, trafficatissimo.
E da quel giorno tutti vissero, scontenti e contenti, insieme.

Qualcuno mi ha chiesto dei carrubi: perché proprio blu? Boh, non mi ricordo più!

La favola insegna che la solidarietà è l’ingrediente più importante di una società. Una società senza solidarietà è come una pizza senza farina. Cosa? Questa coda morale non serve alla favola? Ma fatti i fatti tuoi! L’ho scritta io, fidati serve! Chi poi crede che questo sia buonismo, forse non ha ben chiaro cosa significhi vivere insieme, né cosa sia la felicità. L’uomo, come la maggior parte delle specie animali e vegetali, non tutte per la verità, è fatto per vivere in società con altri esseri, e questo vuol dire collaborazione, reciproco aiuto, condivisione delle gioie e delle pene. Chi pensa di poter fare a meno di queste cose, vive e fa vivere male. Cosa c’è invece di più bello che estendere la propria società a tutti gli esseri e a tutte le cose del mondo? E vivere con essi in simbiosi, e cercare il bene del mondo prima ancora che di sé? Il bene del mondo è anche il nostro: è per questo che quanto di buono facciamo agli altri ci torna, amplificato. Non è forse importante testimoniare questo? Buonismo! Chi crede di poter essere solidale solo con un gruppo ristretto, come la sua famiglia, o la sua nazione, non fa che costruire un’isola intorno a sé, magari un po’ più grande del proprio corpo. Ma in nessuna isola può esistere felicità. Su un’isola puoi, al massimo, dormire.

PS: Per correttezza professionale riporto un commento di un turista dall’isola di Ibiza: “A coso, pensa pe’ te!”

4 Commenti



http://vetrina.clubpoeti.it/article.php?story=20140929200820462